Capitolo I. Le origini e l’integrazione attraverso il mercato
§ 1. Il dopoguerra tra utopia e ricostruzione
L’idea di un “sistema di collaborazione tra gli Stati europei” inizia a svilupparsi già agli inizi del XIX sc., nel pieno delle guerre napoleoniche, come strada volta a mantenere una pace durevole sui continenti. Tuttavia tale idealismo fu oscurato dal prevalere dei nazionalismi, dalle strategie di espansione e dominio, che alimentarono i conflitti internazionali.
Dopo il primo conflitto mondiale (1918) vennero evidenziati i danni causati dal nazionalismo economico e dell’isolazionismo commerciale e politico, e ciò contribuì a rendere più concreta la tesi di una possibile unione tra gli Stati europei.
Tra gli anni ’20 e ’30 si intensificarono le proposte di un’Europa federata, anche da parte di politici liberali come Churchill, ed esponenti del socialismo europeo, tra i quali Filippo Turati, che vedevano in tale tesi la strada migliore per sviluppare basi di pacifica convivenza.
Tali speranze, benché combattute dalla follia hitleriana e dall’idea nazi-fascista, consentirono, durante e dopo il secondo conflitto mondiale, il rafforzarsi dell’idea che un’Europa unita rappresentasse la strada migliore per evitare nuovi scontri tra potenze.
In Italia, mentre Einaudi tratteggiava una possibile unità europea, il movimento federalista europeo fondato da Spinelli nel 1943 svolse un ruolo determinante nel diffondere una nuova coscienza europea.
Bisognava fare i conti con le resistenze dei grandi partiti comunisti, le diverse realtà sociali per realizzare una complessa conversione delle politiche nazionali alla politica di cooperazione paritetica.
Il disegno americano di creare un fronte comune contro i pericoli di una espansione sovietica, da un lato, l’occasione dei governi europei di superare le barriere del protezionismo e dell’autarchia, dall’altro, giocarono un ruolo determinante nella costituzione di un sistema di collaborazione tra gli Stati europei, come emerse dall’ERP (Piano Marshall) - European Recovery Program del 1947 e dal Congresso tenutosi all’Aja nel maggio del 1948.
Un ulteriore passaggio decisivo dell’integrazione europea è rappresentato dalla presenza dell’Italia nel nuovo concerto Atlantico, che portò a sviluppare le premesse del Patto Atlantico del 1948.
(Il Patto Atlantico è un trattato puramente difensivo stipulato tra le potenze dell’Atlantico settentrionale a cui poi aderiranno anche paesi non geograficamente atlantici, ossia senza sbocchi sull’oceano Atlantico come l’Italia, la Grecia, la Turchia ed altri. La chiave di lettura più importante del trattato risiede nell’articolo V in cui viene dichiarato che ogni attacco ad una nazione tra quelle appartenenti alla coalizione verrà considerato come un attacco alla coalizione stessa. La nascita dell’accordo trova origine dal timore, molto radicato in quel periodo, di un possibile attacco dell’Unione Sovietica a una delle nazioni dell’Europa Occidentale. L’URSS ed altre nazioni a regime comunista costituirono a loro volta il patto di Varsavia. Era il periodo della cd. guerra fredda.)
Si confrontavano due strategie di fondo: quella di chi voleva realizzare un sistema di cooperazione politica tendenzialmente federale e quella di chi pensava ad un processo di integrazione fondato sulla collaborazione in singoli settori economici.
Quest’ultima via prevalse e portò alla costituzione della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA) e alla piena e convinta adesione italiana.
Anche se restava traccia del congresso “federalista” dell’Aja, i governi del Continente si avviarono alla strada dell’integrazione “funzionalista”, ovvero per settori, proposta dal Ministro degli esteri francese Schuman. In particolare, il Piano di Schuman si basava su una visione dell’integrazione europea funzionale alle esigenze economiche di ricostruzione e di sviluppo delle economie continentali, tra le quali appunto la produzione del carbone e dell’acciaio.
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In tal senso anche il francese Monnet, il quale elaborò un Piano (1950) che prevedeva l’aumento della produzione di carbone e la sua più razionale distribuzione sul mercato europeo.
Il piano Monnet venne avvalorato dalla presenza di un’Autorità europea sopranazionale, cui venivano attribuiti poteri di controllo e di gestione, sostenuta da un Comitato formato dai Ministri rappresentanti dei governi che aderivano all’iniziativa e da una Corte di Giustizia, con competenze sulle controversie in materie di produzione e commercializzazione.
Al progetto aderirono non solo Francia e Germania, ma anche Italia, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo (6 Paesi).
Il Piano Monnet e la Dichiarazione Schuman
Nel 1950, al risorgere di nuove tensioni internazionali, Monnet decise fosse venuto il momento di tentare un passo irreversibile verso l’unione dei paesi europei. Prepara, con alcuni collaboratori, il testo di quella che sarà la Dichiarazione Schuman.
Nel 1952 Jean Monnet diventa il primo presidente dell’Alta Autorità della Comunità europea del carbone e dell’acciaio. La sua intuizione più grande, è senz’altro l’utilizzo delle risorse carbo-siderurgiche, fino a quel momento oggetto di aspre contese tra Francia e Germania, per la prima volta come strumento di cooperazione.
La cosiddetta dichiarazione Schuman è il discorso tenuto a Parigi alle ore 16 del 9 maggio 1950 da Robert Schuman, l’allora Ministro degli Esteri del governo francese, che viene considerato il primo discorso politico ufficiale in cui compare il concetto di Europa come unione economica e, in prospettiva, politica tra i vari Stati europei e rappresenta l’inizio del processo d’integrazione europea.
La dichiarazione, prospettando il superamento delle rivalità storiche tra Francia e Germania legate anche alla produzione di carbone ed acciaio grazie alla realizzazione di un’Alta Autorità per la messa in comune ed il controllo delle riserve europee di tali materie prime (auspicio che trovò realizzazione poco meno di un anno dopo, con la creazione della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio), dà infatti avvio al processo di creazione delle Comunità Europee, da sviluppare come base concreta per una futura unione federale.
La dichiarazione Schuman si colloca in una fase storica nella quale gli Stati Uniti d’America erano favorevoli ad una ripresa economica della Repubblica Federale Tedesca che avrebbe permesso di arginare ulteriori avanzate sovietiche in Europa, nonché combattere eventuali malcontenti che avrebbero potuto portare al diffondersi delle idee del comunismo. La Francia, timorosa di fronte alla prospettiva di una ripresa tedesca ma desiderosa di essere considerata dagli USA l’alleato privilegiato in Europa al posto della Gran Bretagna, decise di rendere l’acciaio tedesco l’acciaio “europeo”. In questo modo una futura guerra tra Francia e Germania sarebbe stata impensabile ed impossibile, facendo dello storico motivo di discordia tra le due nazioni (il controllo di queste risorse) un motivo di integrazione e pacificazione.
In ricordo di tale iniziativa il 9 maggio è stato proclamato dal Consiglio europeo di Milano del 1985 e viene attualmente celebrato come Festa dell’Europa.
§ 2 - Verso una comunità “più vasta e profonda”
Il trattato CECA, sottoscritto il 18 aprile 1951, rappresentò il primo passo “funzionale” all’integrazione europea. La sua importanza non fu solo a livello internazionale, ma anche relativamente agli equilibri interni dei singoli paesi, tanto che i partiti comunisti francese ed italiano ritenevano che si trattasse di un’operazione capitalistica e conservatrice.
Il Trattato, fortemente voluto da Schuman e Monnet da un lato e da Adenauer (cancelliere tedesco) dall’altro, fu rapidamente ratificato anche grazie all’opera di De Gasperi.
Per comprendere le basi su cui nasce la CECA, occorre fare una premessa sulla politica di Adenauer. Alla luce del blocco di Berlino (vedi nota alla fine) da parte dei sovietici, del ponte aereo (vedi nota alla fine) e dell’intensificarsi della guerra fredda, la strategia del Cancelliere del nuovo Stato Tedesco (nato nel 1949), mirava al “ristabilimento” e alla costituzione di una intesa quale “premessa fondamentale per un futuro migliore … per l’Europa e per gran parte del mondo”.
Il bisogno di pace e di sviluppo rappresentarono il mezzo per contenere le opposizioni interne, in quanto perno del programma di governo dei cristiano democratici.
Tali prospettive emergono chiaramente nel preambolo del Trattato, ove si sottolinea la necessità di creare le condizioni per una pace duratura e l’impegno dei governi a legare tale traguardo alla costruzione di un’Europa unita. La CECA mirava ad estirpare le radici del conflitto nel cuore dell’Europa, risolvendo le questioni della Ruhr e della Saar. Infatti Monnet era preoccupato della rapida ascesa economica tedesca e della ricostruzione del suo esercito – che sarebbero state sicuramente favorite dagli Stati Uniti – ma a differenza di molti altri, maturò velocemente la convinzione che solo la condivisione dei problemi anziché la contrapposizione, fosse capace di risolvere il dissidio franco-germanico.
Il Trattato della CECA conteneva le regole basilari della Comunità, tuttavia erano presenti lacune, che consentirono agli organi della Comunità, mediante l’interpretazione, di rispondere ai bisogni dinamici della Comunità.
Gli organi della Comunità erano i seguenti:
- L’Alta Autorità, che doveva applicare le norme del Trattato ed era composta da nove membri. Il primo presidente Monnet seppe garantire l’impegno sopranazionale del nuovo organismo, anche avvalendosi di un Comitato consultivo che riuniva i rappresentanti di alcune delle più importanti organizzazioni sindacali e imprenditoriali dei settori del carbone e dell’acciaio.
- Consiglio dei Ministri, che rappresentava gli Stati membri, normalmente attraverso i rispettivi Ministri dell’Economia.
- L’Assemblea, composta da 78 rappresentanti dei paesi aderenti, scelti tra i deputati nazionali. Aveva il compito di controllare il resoconto annuale dell’Alta Autorità e non aveva poteri legislativi.
- La Corte di Giustizia, competente nei casi di violazione delle norme del trattato o per difettosa applicazione o per elusione delle decisioni dell’Alta Autorità. Grazie anche a quest’organo la Comunità svolse negli anni ’50 un ruolo trainante dell’economia e favorì l’accesso delle industrie al prestito internazionale contribuendo a favorire una maggiore circolazione di risorse finanziarie (più 40% prod. acciaio).
§ 3 - Tra CECA e CED
Al successo della CECA è seguito l’insuccesso della CED “Comunità Europea di Difesa”, nata con ambiziose prospettive e caratterizzata dalla previsione di perdite di sovranità da parte degli Stati.
Per comprendere la nascita della CED bisogna fare una premessa storica.
Alla luce dell’intensificarsi della Guerra Fredda, il pericolo di uno scontro con l’Unione Sovietica e la perdita del monopolio americano sul nucleare a favore dell’URSS, spinsero sempre più l’amministrazione americana, guidata da Truman (Presidente degli Stati Uniti – su sua iniziativa tra l’altro fu creata la NATO) a ritenere indispensabile la necessità di un riarmo della Germania Ovest al fine di conservare i sistemi politici occidentali.
Il governo francese temeva, dal suo canto, il riarmo tedesco, di qui la proposta di Schuman e dello stesso Monnet di seguire l’esempio della CECA e di creare una comunità per la comune difesa, con le forze tedesche inserite in un solo esercito controllato dalla politica europea.
Nasceva in tale contesto la CED, ove il ruolo dell’Italia fu di particolare rilievo.
De Gasperi (fondatore della democrazia cristiana) e il Ministro degli esteri Sforza appoggiarono il progetto francese, come emerse nell’incontro di S. Margherita Ligure nel febbraio del 1951, che tra l’altro dava all’Italia un importante compito di base militare per contrastare un temuto attacco da est.
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A Lisbona nel 1952 venne prevista la costituzione di un esercito assai consistente, guidato da europei e in particolare da un ministro della difesa assistito da un consiglio e dai rappresentanti degli Stati e comprendente l’inserimento di divisioni messe in campo e equipaggiate dalla Germania, che usciva così dagli obblighi di disarmo.
Il Trattato firmato il 27 maggio del 1952 a Parigi da sei Stati che facevano parte della CECA, nasceva con grossi limiti visto che prevedeva che gli Stati Uniti volevano che la CED fosse subordinata alla NATO, così da conservare il controllo delle forze in caso di guerra in Europa.
I parlamenti degli Stati sottoscrittori del trattato, non si dimostrarono favorevoli alla ratifica del trattato CED, in particolare quello Francese nel 1954 si rifiutò di ratificare il trattato a causa della linea politica di De Gaulle che mirava a difendere l’antico sogno del primato della Francia in Europa e vedeva la CED come uno strumento per sottoporre l’Europa alla Germania. Per De Gaulle la Francia non poteva essere meno dell’Inghilterra (che non aveva aderito al trattato) e neanche al pari di due potenze sconfitte (Italia e Germania), per cui i tre sostenitori del trattato, De Gasperi, Adenauer e Schuman venivano sconfitti.
§ 4 - Il mercato comune
Alla fine del 1950 fu istituito un organismo, l’Unione europea dei pagamenti (UEP), che rappresentava un ibrido tra una banca ed una stanza di compensazione del credito. (Aveva per obiettivo la compensazione dei crediti e dei debiti bilaterali tra Stati aderenti e la liberalizzazione degli scambi commerciali)
L’UEP costituì una premessa fondamentale per la creazione di un’unione doganale, e favorì il commercio tra gli Stati membri.
La ripresa del cammino verso l’integrazione si ebbe anche grazie all’Italia, che organizzò una decisiva riunione dei ministri degli esteri a Messina nel giugno 1955, i cui lavori furono diretti dall’allora Presidente del Consiglio Scelba (Democrazia cristiana) e dal ministro Martino.
A Messina venne elaborato un progetto di integrazione basato sulla creazione di un mercato unico e su di un organismo comunitario per l’utilizzazione pacifica dell’energia atomica (nasceranno la CEE e l’EURATOM), la quale entrava di prepotenza nel dibattito europeo, non senza scontri, in particolare tra Germania e Francia.
La prima propendeva per l’esclusione di ogni uso militare dell’atomo, mentre la seconda mirava, al pari delle grandi potenze, a possedere la bomba atomica.
Per realizzare tale progetto, venne istituito un Comitato presieduto da Spaak (Belgio) il quale premeva sulla strada del gradualismo, basata sul consenso a piccoli passi per ottenere il consenso dei governi e anche in tal senso si decise di tenere ben separati le strade del mercato comune e quella dell’energia nucleare.
Ciò consentì il superamento degli ostacoli alla creazione di un’unione doganale fra i sei membri della CECA, anche alla luce della decisione del Presidente Egiziano Nassar di nazionalizzare il canale di Suez (luglio 1956) sottraendone il dominio allo sfruttamento delle grandi potenze coloniali (Francia e Gran Bretagna). L’attacco delle truppe anglo-francesi a Suez suscitò la reazione americana e sovietica, che portò all’isolamento del governo della Francia.
Quest’ultimo, presieduto dal socialista Mollet, ribaltò abilmente tali esiti disastrosi, vedendo nella strada dell’unificazione con il vecchio continente l’unica soluzione. Altro elemento che giocò a favore dell’integrazione fu il sottrarsi di De Gaulle alle pressioni inglesi di alleanza.
§ 5 - I Trattati di Roma (25 marzo 1957)
Il prevalere dell’approccio “gradualistico” aveva indotto alla proposta di costituzione di due diverse autorità, una per l’utilizzo pacifico dell’energia atomica, l’altra per la creazione del mercato comune ispirato all’esperienza del Benelux, che prevedeva il libero scambio tra Belgio, Olanda e Lussemburgo (come emerse chiaramente dalla Conferenza di Messina e il Comitato presieduto da Spaak).
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Tale strategia rispondeva all’esigenze della Germania, che aveva bisogno del mercato comune per lo sviluppo della propria economia e della Francia che aveva bisogno di sviluppare il proprio programma nucleare. In Italia, ove entrambi gli obiettivi erano ampiamente condivisi, non mancavano le opposizioni interne e il progetto era scarsamente sentito dall’opinione pubblica, ma grazie all’opera del liberale Gaetano Martino si diede un forte impulso alla stesura dei trattati.
Gaetano Martino (Protagonista del rilancio europeo a metà degli anni cinquanta, Martino, all’epoca ministro degli Affari esteri nel governo Segni, è il promotore della Conferenza di Messina. In meno di due anni si arriva alla firma dei Trattati di Roma e il ministro Martino guida la delegazione italiana per la stesura e la firma dei Trattati di Roma).
Sulle predette premesse furono firmati a Roma il 25 marzo 1957 i trattati CEE e EURATOM, dai sei paesi della CECA.
L’EURATOM, fortemente voluto dalla Francia in quanto strategico per liberare l’Europa da ogni dipendenza dai fornitori stranieri e dal ricatto delle grandi compagnie petrolifere, aveva il compito di sviluppare la ricerca nucleare, promuovere norme di sicurezza comuni, controllare l’uso pacifico dell’atomo.
Tuttavia, le scarse risorse a disposizione e il segreto militare costituirono grossi limiti alla realizzazione degli obiettivi preposti.
La CEE (Comunità econ
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