Istituzioni di filosofia
Introduzione al corso
Corso che introduce alla filosofia, non esiste discorso metaconcettuale sulla filosofia, il discorso sulla filosofia è già da subito filosofia.
Laurana Macor: Estero lunedì 27 settembre
Che cosa significa pensare?
- Mi interrogo sulle conseguenze scrivere-pensare significa anche scrivere: perché voglio dire qualcosa e man mano che scrivo, ciò che avevo da dire smarrisce.
- Cosa smarrisce? Smarrisce ciò che si sa e ciò che pensiamo di pensare. Uno scrive perché sta pensando qualcosa, perché qualcosa in me pensa.
Attraverso il dialogo cerchiamo una risonanza alle nostre domande, cerchiamo l'altro che ci dica qualcosa che noi non siamo in grado di vedere.
Pensare è l'atto che si fa incontro ad una verità che non è sempre uguale a se stessa.
Chi si occupa della filosofia si dedica all'arte delle differenze sottili: Che cos'è il pensiero? ≠ Che cosa significa pensare? Che cosa significa pensare? = Quali sono le implicazioni del lato stesso del pensare, del pensiero che ci attraversa, che ci coglie istintivamente.
La filosofia come strumento
La filosofia non è una disciplina applicativa, è uno strumento sensibile che vibra diversamente in base a come noi ci approcciamo al mondo, in base ai nostri modi di essere. Noi italiani siamo eredi dello storicismo (Benedetto Croce).
Singolarità e soggettività
Trovare la propria chiave singolare, il proprio passo = passo autentico. Accedere alla propria soggettività.
3 filosofi, 3 momenti della filosofia, tutti maschi, uno francese e due tedeschi. Kant e Heidegger sono tedeschi e scrivono entrambi in tedesco ma in realtà sono due lingue profondamente diverse (in che lingua scrive un pensatore? Che risonanze si aprono).
Kant e Heidegger
KANT: lingua del razionalista e attento alla nascita della stampa, alla diffusione delle idee. HEIDEGGER porta echi del misticismo.
Filo teorica considera i filosofi del passato come contemporanei = Pensare il tempo filosofico come tempo della stratificazione, compresenza dei loro stili/domande. Essere contemporanei = vivere e sperire (fare esperienza) della compresenza attraverso altre epoche proviamo a pensare alla nostra epoca.
Tempo filosofico
Entrare lentamente dentro la tessitura dei testi: siamo tutti contemporanei in quanto parliamo con gli antichi perché siamo in grado di entrare dentro le trame dei testi. Tempo filosofico è tempo di coesistenze = è un tempo in cui le cose non sono mai dette per tutte, vanno incontro a modificazioni e trasformazione.
Entrare nella filosofia = entrare nell'avventura di un tempo che non esclude mai il prima e il dopo, nel tempo filosofico il prima e il dopo sono sovrapposti nell'ordine della stratificazione.
Il divenire infinito della filosofia
C'è un divenire infinito della filosofia = Michel Foucault non scrive solo un testo a partire da Kant ma trasforma il testo di Kant, gesto filosofico. Il trasforma i materiali su cui si appoggia. Il gesto della filosofia non è il gesto del trascendimento ma è quello di stare dentro del tessuto minuto di come sono fatte le cose, è difficile vedere qualcosa di cui siamo fatti.
Contemplazione
Contemplare: La teoria è la contemplazione, sollecitare ciò che contempliamo, provare un'altra risonanza del mondo. Occorre imparare a guardare, porre domande. Sguardo filosofico non è mai quello naturale, è uno sguardo che porta con sé qualcosa di inedito.
La filosofia come esigenza
La filosofia esiste non come qualcosa o come un insieme di cose da sapere ma più come l'ESIGENZA di qualcosa, bisogno di far risuonare le cose. L'esistenza della filosofia è nella sua esigenza = ciò che agisce in me portandomi al di fuori di me.
Desiderio: La questione del si può corrispondere al gesto filosofico del desiderio = Desiderio di chiedersi la causa ma anche di lasciare andare l'idea stessa di causa - è un'arte dell'impermanenza della verità/degli stati di cose.
Teoria e prassi
Gioco di differenze - è un (nella filosofia si gioca tra qualcosa di proprio e qualcosa di inappropriabile) ed è differente anche in base a provenienza/genere/modi di vita - è un'impresa/movimento collettivo in cui prendiamo in prestito le parole.
BIOSTERICOS = vita, questo ha un'espressione: teoretica, dedita alla teoria. PRASSI: vita azione i fenomeni. TEORIA - contemplazione, domanda l'ascolto.
Prassi e teoria non sono mai separati, si contaminano sempre, sono presi in un movimento in cui si indeterminano. Non so dove inizia la prassi e dove finisce teoria e viceversa. Due cose che o ci sono entrambe oppure… come dice Heidegger...
Storia e critica della filosofia
È una storia di fantasmi = la filosofia si fa con voce, con la scrittura (LOGOS x i greci) con l'esperienza di qualcosa di cui faccio esperienza ma di cui non conosco i confini. Logos è qualcosa che viene e che va, viene sottoposto alla sua ritmicità a presenze e assenze, il logos non è io, il logos non è a disposizione, non è una proprietà.
Fare filosofia = Confrontarsi con qualcosa di inappropriabile, di improprio.
Gilles Deleuze e Faux Guattari
I filosofi sono stranieri anche se la metà anni '90: alla domanda: 'Che cos'è la filosofia?', filosofia è greca. Filo nasce in Grecia ha bisogno della cultura greca per nascere ma i filosofi sono stranieri. Vanno/viaggiano (come Platone) c'è quindi una mobilità che il pensiero imprime alla vita del filosofo.
La filosofia è la capacità di operare dei piccoli spostamenti rispetto ad un modo di guardare una cosa, è la capacità di dire 'forse possiamo vederlo anche in un senso differente', operare una variazione di luce dove noi ci spostiamo.
La filosofia come invenzione
La filosofia è l'invenzione di un altro sguardo sulla realtà, serve per guardare la realtà come altri non riescono a guardarla (mito caverna Platone, schiavo che si è liberato deve tornare nella caverna per spiegare la verità la bellezza) ma rispetto allo sguardo inteso come naturale (sguardo uguale in tutti).
Filosofia è la produzione di differenze effettive, capacità di fare effettivamente la differenza, essere portatori di trasformazioni Heidegger. Tra esistenzialismo e adesione al nazismo, aderisce al nazismo. Meßkirch (Meskie Germania minore) nel 800, morto anni 70. Gettatezza del mondo, Essere e tempo 1927 (parla autore di della sono sempre confrontato con il resto del mondo) attraverso il quale compie la trasformazione della scuola fenomenologica inesistenzialismo. Inventerà esistenzialismo.
Immanuel Kant
Immanuel Kant 1724 Königsberg (Russia) morale ragion pratica. Ha scritto tre critiche dedicate all'atto teoretico della filosofia (Etica estetica) stato di minorità. Per Kant l'umanità si trova in uno e rinuncia a pensare, non c'è un pensiero possibile ma forse c'è un pensiero già pensato, il pensiero di pensare, questione ILLUMINISMO - Illuminista, prende in mano la, è un movimento infinito che non si è ancora compiuto, movimento preso nel suo non ancora, è l'esigenza stessa del pensiero di accogliere il non ancora. Illuminismo è sempre un movimento incompiuto, un movimento ancora da compiere. Illuminismo eredita laicamente il fatto che il messia nella tradizione ebraica è sempre e non ancora, assume questa doppia temporalità.
Illuminismo e filosofia
La cosa principale è l'incompiuto. Il mancare è ciò che porta avanti l'illuminismo stesso. Ha ancora da dirci qualcosa? L'incompiutezza kantiana dell'illuminismo, che Kant testimonia e rivela, ha a che fare con l'esigenza della filosofia (è un'ipotesi). L'illuminismo ci esige, la questione del pensiero ci esige, è la filosofia (UN'ESIGENZA) che ci esige, un'esigenza senza soggetto, la filosofia non esclude la mia biografia/soggettività MA ANZI la implica però confronta questa biografia con qualcosa di inappropriabile.
Aufklärung
Aufklärung = Nella seconda metà del Settecento, il movimento di idee chiamato Illuminismo. = Azione di illuminare. Illuminismo è il luogo in cui coraggio di pensare arriva alla sua realizzazione. Qualcosa del pensiero può farsi largo, attraversare il muro (il muro del dogmatismo/censura statale). Illuminismo è un atto di rottura, un fare breccia. Pensare significa fare delle brecce.
La questione è: Chi è il soggetto dell'illuminismo/del pensiero? Chi è il soggetto del pensiero per Kant? (Cioè Chiedersi oggi che cosa ne è delle nostre soggettività, in che modo incontriamo la nostra verità folgore) Cos'è necessario per pensare? Quali sono le precondizioni per pensare?
La materialità del pensiero
Esiste una materialità del pensiero, Kant ci fa scoprire qualcosa di questa materialità. Testo minore 10 pagine, non è mai stato concluso una volta per tutte perché anche se è fatto di nodi noi continuiamo a lavorare su questo tessuto. Non bisogna cadere nell'oggettivazione di ciò che studiamo, è il desiderio di porsi domande che trasforma Michel Foucault.
Testo preso sotto osservazione da Michel Foucault studi sulla volontà sapere, sessualità, istituzioni p.e psichiatrica. Poitiers, provinciale 1926, morto 58 anni più tardi di AIDS (metà anni 80 impossibile sopravvivere), impegnato per lotta diritti. Prende in mano testo di Kant ma non fa operazione storicistica/di esaminazione critica, non ci dice cosa ci sta dicendo Kant, è interessato a capire se sotto lo strato storicizzato iper definitodell'illuminismo classico esista ancora qualcosa che arde.
Due tipi di verità
In un corso psichiatrico distingue con questa distinzione vuole dire che in fondo esistono verità di ordini differenti non superiori ma hanno qualità differenti, non sono solo quantitative, sono verità di cui da afferrare. Verità orizzonte (dell'identità, A è uguale a A ed è diverso da B) = della scienza, è la verità indipendente dall'osservatore/luogo/tempo, fedele nei secoli. Orizzonte uguale a tutti, è una verità sovratemporale, una verità immutabile, delle formule scientifiche.
Verità folgore (tutto ciò che si sottrae alla presa del principio di identità che è il principio fondamentale della nostra logica) della singolarità, dell'istante, soggetta alla trasformazione, è in divenire, cambia a seconda che sia detta o scritta, è la verità della filosofia ma anche di certi rituali sacri, va colta nel momento in cui si rivela, ha bisogno di consapevolezza del tempo.
Verità esistenziali sono meno rassicuranti di quelle scientifiche, ma più complesse.
La critica
Cosa accade quando qualcosa del pensiero si rende accessibile per la nostra soggettività? Testo riferimento: e critica” Michel Foucault “illuminismo in italiano (que-est ce que la critique?) È una conferenza molto breve che tenne nel 78. Mette in luce come l’atteggiamento critico sia un tratto critico della cultura occidentale. Critico viene da krínein= separare/fare la differenza. LA CRITICA si muove verso il governo/leggi, si svolge quindi nei confronti dell’autorità. Tutto ciò che è autorità è oggetto della critica= capacità di mettere in discussione tutto ciò che pretende di avere una posizione privilegiata.
Kant e la critica
All’interno della cultura occidentale la critica è un grande progetto a cui Kant vorrà dare un contributo (scrive tre critiche, in Kant la critica è sempre una critica della ragione, una critica che il filosofo rivolge a se stesso / alla propria ragione). La critica è stata il laboratorio della filosofia avvenire.
C’è una definizione da parte di Foucault in questo testo: riferimenti che ci riportano all’idea del biostoreticos, la filosofia è sempre vita filosofica. La filosofia trasforma anche i propri modi di essere.
Critica come pensiero
In questo testo: critica è pensare dire e agire - La una certa maniera di : cose che Foucault nomina sempre insieme, il che ci fa presupporre che esista una complicità segreta e ineliminabile. L’Agire dipende spesso dal linguaggio, dal modo in cui articoliamo il pensiero LOGOS= pensiero e linguaggio, inseparabile linguaggio.
Il non è uno strumento comunicativo (un tema di HEIDEGGER) linguaggio è complicedel pensiero Una certa maniera di dire, parlare e agire implicano un certo rapporto con l’esistente (può essere sorella, morosa, nonna, cane, natura AL DI LÀ DELLE SUE SPECIFICHE DI GENERE E DEL NOME PROPRIO). Questo sottolinea non solo il che cosa del rapporto ma soprattutto il come io mi rapporto/agisco/penso.
Critica e alterità
Nel momento in cui riconosciamo colonna portante di un certo pensiero occidentale noi stiamo dicendo di nuovo ‘biostoreticos’, stiamo dicendo che il modo in cui io penso mi porta a essere in un determinato rapporto con l’esistente, con la società che mi circonda e con la cultura. Critica è - La una articolazione/evento del pensiero che è inseparabile da un come, la critica mi porta ad essere in un certo come/modo.
Determiniamo gli spazi-modi-tempi delle nostre relazioni in determinati modi-maniere il che la critica implica che esiste solo in relazione a qualcosa diverso da essa, la critica è il pensiero nella misura in cui il pensiero non si confronta mai semplicemente col medesimo ma sempre con l’altro/l’alterità. Sapere-pensare, c’è relazione tra non una relazione di identità ma di esclusione (qualcosa del pensiero che esclude il sapere che ho). Il sapere è necessario ma non è sufficiente per il pensiero. Il pensiero mi rapporta al sapere che io ad un certo punto della mia vita ho accumulato, il pensiero mi porta ad un certo punto ma devo riconoscere che il sapere che ho accumulato no a quel momento mi lascia nudo e privo di risorse, non è dentro il sapere che troverò la risposta alle domande che cerco.
Critica pt 2
Il pensiero mi rapporta con l’ALTERITÀ. Alterità è per definizione qualcosa di non saputo, alterità in quanto tale è l’alterità che sfugge dal sapere, l’alterità resta tale. Quanta verità esistenziale su me stesso è verità folgore-verità che mi sorprende?
Verità folgore è la verità di quella dimensione di alterità che non è mai riducibile all’oggettualità ma è riducibile all’oggetto. L’oggetto è: davanti a me, la cosa che è li contro di me, muro che sta li davanti. Il vivente non è mai oggettuale, è in un divenire.
La critica e Foucault
Tornando alla questione più vicina a Michel Foucault sull’intervento Aufklarung kantiana: La Critica implica dei modi e anche delle conseguenze. Pone il governo in questione - implica il fatto di non voler più essere governati. La critica non è mai semplicemente un atto teoretico astratto del tempo, è il punto in cui la teoria e prassi si indeterminano e in cui l’analisi conduce al desiderio di un altrove/un altro modo/vorremmo quindi essere governati in un altro modo.
Lo scarto: non solo quello implicato dalla non accettazione di quello che l’autorità ritiene essere vero MA.. della critica: (Atteggiamento l’autorità pone una verità e chi si pone come critico accetta la possibilità della non verità di quanto dice l’autorità) possibilità dell’altrimenti/MA.. è anche la di un’alterità che diventa operativa il più presto possibile. Non c’è più semplicemente uno sguardo che guarda la realtà e la coglie come tale ma inizia a desiderarne la trasformazione.
Foucault sulla critica
Rispetto a questo Foucault in un dice: (si parla di critica) la critica designa il movimento il soggetto si riconosce il “Allora direi che attraverso il quale diritto di interrogare la verità nei suoi effetti di potere e il potere nei suoi discorsi di verità, la critica sarà pertanto l’arte della disobbedienza volontaria della indocilità ragionata. Funzione fondamentale della critica sarebbe perciò il disoggettamento nel gioco di quel che si potrebbe chiamare la politica della verità”.
Critica e soggetto
Critica designa il movimento 1-la- quindi non designa la capacità o la disciplina- non è semplicemente una pratica se non nella misura che questa pratica implica un divenire-trasformazione in atto il soggetto si riconosce il diritto di interrogare la verità 2--il soggetto molto probabilmente non possiede questo diritto ma questo diritto lo chiama a se e eventualmente lotta per averlo, tutto questo nasce da un non possesso- vuol dire che il soggetto si autorizza.
Soggetto e autorità
C’è una formula che ha usato uno psicanalista francese per parlare della Formazione degli psicanalisti: “Il psicanalista è qualcuno che si autorizza da se (anche qui stessa cosa, autorità filosofica non può che venire che da se, il soggetto di cui parla Foucault si autorizza, non aspetta l’autorizzazione da un’autorità o da qualcun altro, l’autorità filosofica viene da se ed è basata sul lavoro. Autorizzarsi ad un certo punto si compie.
Kant direbbe che il filosofo si autorizza al libero uso della ragione, si autorizza alla propria singolarità, al proprio incontro singolare con la storia della filosofia / la tradizione occidentale.
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