Concetti Chiave
- Dante e Virgilio arrivano sulla riva dell'Acheronte, fiume che separa l'antinferno dal Limbo.
- Caronte, il dèmone traghettatore, appare con un aspetto orribile, avvertendo i dannati della loro eterna condanna.
- Il dialogo tra Caronte e Dante mette in luce la volontà divina, con Virgilio che ordina a Caronte di non opporsi al passaggio di Dante.
- I dannati si accalcano sulla riva dell'Acheronte, paragonati da Dante a foglie d'albero che cadono nel vento autunnale.
- La traversata dei dannati è caratterizzata da un continuo va e vieni, con Caronte che colpisce chi si attarda nel traghettamento.
L'arrivo all'Acheronte
Nel III canto dell’ Inferno, Dante e Virgilio giungono sulla riva del fiume Acheronte che separa l’ antinferno dal Limbo.
L'incontro con Caronte
Qui, dopo aver incontrato lo stuolo degli ignavi, essi scorgono Caronte, il dèmone che traghetta i dannati dall’altra parte del fiume Acheronte e che si fa avanti, in piedi su un battello. Le parole che indirizza ai dannati che lo aspettano accalcati sulla riva sono tremende: non potranno più rivedere il cielo e ricorda loro che lesta attendendo un mondo fatto per sempre di tenebre ed ogni pena possibile. Il suo aspetto è orribile e imponente nello stesso tempo. Viene descritto come un vegliardo dai capelli e dalla barba bianca e incolta e con gli occhi infuocati. E’ un personaggio mitologico, figlio dell’ Erebo e della Notte, già incontrato da Enea nell’ Ade e trasformato da Dante in dèmone.
Il dialogo con Caronte
Appena egli scorge i due viandanti, si rivolge a Dante in modo imperioso, ordinandogli di andarsene immediatamente perché fa ancora parte delle anime che non hanno abbandonato il corpo, ma Virgilio spiega a Caronte che questa è la volontà di Dio e gli ordina in modo perentorio di non porre più domande. Tuttavia, vedendo che Dante indugia, continua dicendo che per raggiungere la sua metà egli dovrà utilizzare un’imbarcazione più leggera, facendo riferimento al vascello che, guidato da un angelo nocchiero, raccoglie le anime alla foce del Tevere per trasportarle agli antipodi, cioè sulla riva dell’isola su cui si eleva la montagna del Purgatorio.
La traversata dei dannati
Il canto prosegue con la descrizione dei dannati che si ammucchiano sulla rive dell’Acheronte per essere traghettati: Caronte fa un cenno perché si facciano avanti e colpisce con il remo coloro che si attardano. Due sono le similitudini a cui ricorre Dante: i dannati sono simili alle foglie di un albero che cadono una dopo l’altra al soffiare del vento autunnale e la loro risposta al gesto del nocchiero, ricorda la reazione di un uccello da richiamo al fischio del cacciatore. Sull’Acheronte è tutto un va e vieni: quando l’imbarcazione guidata da Caronte ha quasi raggiunto la riva di destinazione, su quella opposta si accalca di nuovo una moltitudine di dannati pronti pere ssere traghettati.
Domande da interrogazione
- Chi è Caronte e quale ruolo svolge nel III canto dell'Inferno?
- Come reagisce Caronte all'arrivo di Dante e Virgilio?
- Quali similitudini utilizza Dante per descrivere i dannati in attesa di essere traghettati?
Caronte è il dèmone che traghetta le anime dei dannati attraverso il fiume Acheronte, separando l'antinferno dal Limbo. La sua figura è descritta come orribile e imponente, con capelli e barba bianchi e occhi infuocati, e le sue parole avvertono i dannati che non potranno mai più rivedere il cielo.
Caronte ordina a Dante di andarsene, poiché ancora parte delle anime vive. Tuttavia, Virgilio interviene, spiegando che la loro presenza è voluta da Dio, e Caronte deve accettare la situazione, anche se continua a esprimere la sua riluttanza.
Dante paragona i dannati a foglie che cadono da un albero al soffiare del vento autunnale e alla reazione di un uccello da richiamo al fischio del cacciatore, evidenziando il loro comportamento disperato e la frenesia nell'attesa di attraversare l'Acheronte.