Concetti Chiave
- La Chiesa romana affrontava una grave decadenza, con il celibato del clero non ancora stabilito come regola vincolante.
- Nel 1054 si verificò lo scisma tra Oriente e Roma, con la chiesa orientale che rifiutò l'autorità universale del papa, segnando una frattura significativa.
- La "lotta per le investiture" vide il conflitto tra Enrico IV e Gregorio VII riguardo all'autorità di nominare vescovi, culminando con la scomunica di Gregorio VII.
- Il concordato di Worms del 1122 stabilì la supremazia della Chiesa nella scelta dei vescovi, riservando all'imperatore l'investitura politica.
- La rinascita delle città, favorita da un aumento demografico e da migliori tecniche agricole, portò a un'economia monetaria vivace e alla nascita dei primi istituti bancari.
Decadenza della chiesa romana
La chiesa romana era attraversata dalla grave decadenza. A quel tempo la regola secondo la quale i preti non dovevano sposarsi (celibato del clero) non era stata ancora stabilita in modo vincolante.
Scisma tra Oriente e Roma
Erano arrivati al punto di rottura i rapporti da tempo difficili fra l'Impero d'Oriente e la chiesa di Roma (lotta di potere). La rottura si verificò nel 1054, in seguito a una nuova disputa teologica. La chiesa orientale proclamò ortodossa, ossia "giusta", "autentica" e rifiutò definitivamente di riconoscere l'autorità universale del papa. Nacque così il primo grande scisma (separazione, frattura).
Lotta per le investiture
Lo scontro che si aprì è conosciuto col nome di "lotta per le investiture" perché ciascuno dei contendenti (Enrico IV e Gregorio VII) rivendicava per sé l'autorità di investire del suo titolo un vescovo che svolgesse anche funzioni di feudatario. L'imperatore rifiutò il Dictatus Papae e tolsero il potere a Gregorio VII. Questi aveva immediatamente isposto con la scomunica che scioglieva i sudditi dall'obbligo di fedeltà all'imperatore (1076). Enrico VI fu costretto a cercare un accordo con il papa che ottenne solo piegandosi a implorare il suo perdono (1077).
Concordato di Worms
Il concordato di Worms (patto tra papato e impero) del 1122, riconosceva alla chiesa la supremazia nel campo spirituale e quindi la scelta dei vescovi, ma che lasciava all'imperatore l'investitura nella carica politica loro assegnata.
Rinascita delle città e commercio
L'aumento demografico, il miglioramento delle tecniche agricole e l'incremento della produzione avevano innescato un generale processo di rinascita delle città e delle attività mercantili.
Si ripristinarono le vecchie vie di comunicazione, se ne aprirono di nuove, sia per terre sia per mare, e ne trassero beneficio gli insediamenti urbani posti presso i porti marittimi e fluviali e all'incrocio di diverse strade. Ma si moltiplicarono anche i mercati periodici, le fiere. I commerci rilanciavano l'economia monetaria, che era rimasta a lungo stagnante e in certe zone era quasi del tutto sparita. La circolazione del denaro e le operazioni di cambio e di prestito cominciarono a essere regolamentate e garantite da accordi e normative aprendo così la strada alla nascita dei primi istituti bancari.
Nascita dei comuni italiani
L'attività commerciale aveva bisogno di autonomia. Nacquero così i comuni, libere associazioni volontarie.
La zona in cui lo sviluppo urbano raggiunse il suo massimo splendore fu quello dell'Italia centrale e settentrionale. In Italia alla fondazione e alla vita dei comuni concorse una pluralità di iniziative, che sono riconducibili in varia combinazione a tre gruppi sociali: uomini di guerra, uomini di denaro e uomini di cultura. I comuni italiani, diversamente da quelli europei, ebbero la tendenza a espandere il proprio controllo politico sul contado (campagna).
Libertà e privilegi cittadini
"L'aria di città rende liberi", si diceva allora. Infatti i cittadini vivevano entro cerchie murarie che distinguevano nettamente due sistemi di diritto: fuori dalle mura vigevano i rapporti di subordinazione feudali e servili, entro le mura esistevano libertà e privilegi, come quello di tenere liberamente un mercato o di esercitare parziali forme di autogoverno.
Struttura politica dei comuni
In effetti alla cittadinanza medievale era del tutto estranea l'idea moderna di eguaglianza. Erano generalmente fondati da un giuramento (coniuratio) fra i rappresentanti del "popolo", ovvero delle famiglie economicamente più influenti, che aveva come obiettivo la difesa di interessi privati e la conquista di autonomie rispetto all'autorità feudale. Il "popolo" si ritrovava in assemblea (arengo) ed eleggeva un esecutivo, un governo della città, composto da un numero variabile di membri (anche più di venti) in carica per un tempo determinato, generalmente un anno.
Il potere politico veniva esercitato sotto il controllo di un consiglio cittadino nel quale erano rappresentate le famiglie più in vista e le corporazioni professionali. A questo punto il comune era divenuto un'istituzione dotata di autonomia, che tuttavia variava di grado secondo lo sviluppo delle città e la forza con cui esse sapevano rapportarsi al potere feudale, al re o all'imperatore. La vita dei comuni registrò sempre forti tensioni interne fra le diverse componenti sociali e i contrapposti schieramenti politici. Il podestà veniva dato a un unico magistrato, di solito chiamato da fuori. Le istituzioni della città si orientavano così verso la signoria, la forma di governo con cui, alla fine del Medioevo, si concluse la parabola dell'esperienza comunale.
Domande da interrogazione
- Quali erano le cause della decadenza della chiesa romana?
- Quando si verificò lo scisma tra Oriente e Roma e quali furono le sue conseguenze?
- Cosa rappresenta la lotta per le investiture e quali furono i protagonisti principali?
- Quali fattori contribuirono alla rinascita delle città e del commercio nel periodo medievale?
- In che modo i comuni italiani si differivano da quelli europei e quali erano le loro caratteristiche politiche?
La chiesa romana attraversava un periodo di grave decadenza, in parte dovuto all'assenza di una regola vincolante sul celibato del clero, che non era ancora stata stabilita.
Lo scisma si verificò nel 1054 a causa di dispute teologiche, portando la chiesa orientale a rifiutare l'autorità universale del papa e segnando la nascita del primo grande scisma.
La lotta per le investiture fu uno scontro tra Enrico IV e Gregorio VII, in cui entrambi rivendicavano l'autorità di investire i vescovi, culminando in scomuniche e nel riconoscimento della supremazia della chiesa nel 1122 con il concordato di Worms.
L'aumento demografico, il miglioramento delle tecniche agricole e l'incremento della produzione portarono a una rinascita delle città e delle attività mercantili, con la riapertura di vie di comunicazione e la nascita di mercati.
I comuni italiani tendevano a espandere il proprio controllo sul contado e si fondavano su giuramenti tra famiglie influenti, esercitando il potere attraverso un consiglio cittadino e un magistrato esterno, con forti tensioni interne e una progressiva evoluzione verso la signoria.