Didattica delle lingue straniere
Quadro comune di riferimento europeo per le lingue
Che cos'è il quadro?
Il quadro è un metro comune, di riferimento per tutto il mondo, che serve per valutare la competenza linguistica e comunicativa in maniera omogenea in tutto il mondo. Fornisce una descrizione di tutti gli obbiettivi da raggiungere per acquisire un determinato livello della scala dall’A fino al C.
È indispensabile per la creazione dei programmi di insegnamento, esami e test i quali devono essere attentamente proporzionati al livello dello studente. Il quadro è stato creato secondo le politiche europee definite dai ministri nelle Raccomandazioni R (82) 18 e R(98) 6 del Concilio Europeo. In tali documenti si sostiene ed incoraggia il rispetto e l’accettazione delle altre culture, con lo scopo di eliminare le barriere che le diversità culturali possono porre. Incentiva ad intervenire nell’interesse di una reciproca comprensione fra gli stati membri che diventi fonte di arricchimento per la comunità.
Come usare il quadro?
Esso può essere utilizzato per molti scopi tra cui:
- Elaborare i programmi di apprendimento linguistico definendo gli obbiettivi, i contenuti ed i prerequisiti.
- Progettare la certificazione linguistica formulando i testi e redigendo i criteri di valutazione.
Un approccio orientato all’azione
Il quadro considera i parlanti come “attori sociali” che usano la lingua per eseguire azioni sociali in contesti concreti che danno all’atto linguistico il suo vero significato. I contesti possono essere di dominio educativo, pubblico, professionale, personale e richiedono competenze specifiche, e strategie differenti.
Per contesto si intende tutto l’insieme di eventi e fattori situazionali, fisici sia interni che esterni alla persona. Per competenze si intendono quelle empiriche ricavate dall’esperienza e quelle accademiche acquisite con una formazione. Entrambe sono ugualmente importanti nella realizzazione di un compito linguistico. Le competenze si dividono in sociolinguistiche, riguardanti le convenzioni sociali, e pragmatiche, concernenti l’uso funzionale della lingua per raggiungere uno scopo attenendosi a coerenza e coesione testuale.
I livelli comuni di riferimento
I livelli sono stati creati con l’idea di poterli impiegare in qualsiasi contesto, pubblico, familiare, personale, professionale, per giudicare in modo omogeneo le conoscenze di un soggetto. I livelli sono 6:
- A1: Livello di contatto, il parlante riesce a comprendere ed utilizzare espressioni molto comuni che soddisfano bisogni di tipo concreto. Si sa presentare e porre domande analoghe. È in grado di interagire seppur con molto aiuto da parte dell’interlocutore.
- A2: Livello sopravvivenza, il parlante comprende informazioni su più contesti importanti (persona, famiglia, lavoro, geografia…). In questo livello l’apprendente fa i primi passi nella descrizione di ciò che lo circonda.
- B1: Livello soglia, passa dalla comprensione di frasi isolate ai testi, riesce a produrne di semplici e diretti su argomenti familiari. Oltre alla descrizione, si inizia ad impratichire con l’argomentazione, infatti è in grado di dare spiegazioni semplici.
- B2: Livello progresso, riesce a comprendere a grandi linee testi più complessi su vari temi, soprattutto nel suo settore di specializzazione. Riesce a produrne di chiari e articolati su una vasta gamma di argomenti esponendo i pro ed i contro di diverse opzioni.
- C1: Livello efficacia, va più a fondo nei significati dei testi più complessi, si esprime in modo scorrevole e spontaneo con poco sforzo. Riesce a produrre testi complessi mostrando un controllo sui coesivi e connettivi.
- C2: Livello padronanza, è il livello più avanzato nel quale si capisce e produce senza difficoltà e si è in grado di modulare il linguaggio, inserendo nel discorso anche sfumature di significato più elaborate e sottili per esprimere idee complesse.
Strategie di comunicazione
L’uso di strategie comunicative in tutti i contesti (ricezione, interazione, produzione, mediazione) ha uno scopo specifico, relativo alla funzione di ogni strategia. Nella pianificazione preliminare chi parla struttura il suo discorso in base al contesto situazionale, analizzando per esempio le conoscenze del pubblico al quale si rivolge e le loro possibili reazioni. Durante la fase dell’esecuzione si prende la parola e si interloquisce con il pubblico, coinvolgendolo più o meno attivamente nell’atto linguistico. Grazie al controllo o riparazione si valuta il successo del messaggio e successivamente si cerca di chiarificare, chiedendo e dando chiarimenti, in modo che la comunicazione risulti vincente.
Abilità
La sensibilità alla lingua ed al suo uso presuppone diverse abilità:
- Abilità fonetiche: Capacità di discriminare e produrre suoni non familiari, riuscendo a individuare, nel flusso continuo di suoni, stringhe di significato compiuto.
- Abilità di studio: Consistono nell’approfittare delle occasioni di apprendimento, cogliendo i loro scopi, lavorando in gruppo, conoscendo i propri punti di forza e traendone vantaggio con l’attuazione di strategie adeguate.
- Abilità euristiche: Capacità di trovare le relazioni di causa-effetto o i legami logici. Permettono allo studente di confrontarsi con nuove sfide, informazioni o tecnologie.
Competenze linguistiche
- Lessicale: consiste nel saper usare in modo appropriato il lessico.
- Grammaticale: concerne la conoscenza ed il saper mettere in uso la grammatica.
- Semantica: si realizza con un’oculata attenzione alla scelta dei significanti.
- Fonologica: è la capacità di percepire e riprodurre i fonemi e i fenomeni fonologici.
- Ortografica: consiste nel saper riprodurre i simboli che costituiscono gli alfabeti.
- Ortoepica: è l’abilità di riuscire a pronunciare correttamente.
Errori e sbagli
Gli errori, detti anche errori di apprendimento, sono dovuti all’interlingua cioè quella fase nella quale non si è raggiunta una competenza adeguata per un compito non proporzionato alle proprie capacità. Gli sbagli si verificano invece quando quelle abilità che si sarebbero dovute consolidare, non vengono applicate in modo dovuto.
Le sfide di Babele
Le società complesse e una glottodidattica adeguata. Dopo il Novecento sono scomparsi i blocchi di nazioni contrapposte ed è venuta a crearsi una società di nazioni interconnesse grazie alla globalizzazione, ciascuna con una cultura e stile linguistico diversi. La glottodidattica deve perciò fornire un lifelong language learning a cui lo studente può accedere in qualsiasi fase della propria vita.
Cosa sono approcci e metodi; le loro variabili
L’approccio è la riflessione sulle conoscenze note a noi grazie alle scoperte scientifiche.
- Le teorie fondanti, provenienti dal mondo delle idee, sono di campi diversi: del linguaggio, socio-culturali, neuro-psicologiche e dell’educazione. L'approccio è definito come filosofia di fondo per l’idea che si ha di lingua. Successivamente può dar luce ad un metodo che è la risultante pratica.
- I percorsi dell’apprendimento sono deduttivi o induttivi.
- Lo studente è concepito come tabula rasa o protagonista. Nel caso ultimo l’insegnante adatta il percorso e/o i contenuti alle esigenze personali che derivano dalle possibili diverse intelligenze e stili cognitivi in gioco. Le variabili possono essere disparate.
- Il docente può ricoprire un ruolo di regista (organizza la lezione), facilitatore (guida lo studente in maniera adeguata) o modello insindacabile in quanto portavoce della verità.
- La lingua è un insieme di regole o uno strumento di comunicazione. Può essere considerata standard ed inflessibile quanto variabile su assi diastratici, diamesici e quant’altro.
- La cultura può essere insegnata dal testo letterario o dal contesto quotidiano. Può venire analizzata complessamente o superficialmente affidando la descrizione di un popolo a stereotipi ormai consolidati.
- La strumentazione ed i materiali possono essere di vario tipo, limitati al cartaceo o proiettati verso la tecnologia audio video delle LIM.
Lo studente
Chiamato da Chomsky “Language Acquisition Device” è l’hardware che permette l’acquisizione linguistica allo studente. Esso è trasmesso geneticamente nella nostra specie. A sostegno di ciò portiamo tre prove:
- Lo sviluppo del linguaggio nel bambino segue percorsi simili per i primi 36 mesi.
- Viene a mostrarsi durante il processo acquisitivo un ordine naturale.
- L’esistenza di grammatiche universali rafforza l’idea di punti cardine comuni per tutte le lingue del mondo.
Possiamo distinguere cinque fasi di acquisizione linguistica:
- Osservazione, fase di input esterni e di ricezione di quest’ultimi.
- Ipotesi, il soggetto crea dei pattern per generare autonomamente prodotti linguistici.
- Verifica, il prodotto suddetto provoca una reazione nel ricevente, che agisce da feedback e dà conferma, o meno, sulla correttezza.
- Fissazione, la regola viene ripetuta e reimpiegata, fino alla memorizzazione.
- Riflessione, è la fase ultima e più complessa perché metalinguistica. Il funzionamento della lingua viene analizzato nelle sue forme e strutture.
L’attitudine alle lingue
Alla luce di ciò, il LAD di ogni individuo deve essere valorizzato, evitando metodi che riducono lo studente ad un mero vaso da riempire con regole e concetti. Il cervello è lateralizzato e ricopre funzioni opposte. La parte sinistra è analitica, quella destra creativa e simultanea (recepisce la globalità senza scendere nelle strutture non intuitive).
La fase globale, analitica e di sintesi
Quando il cervello riceve un input linguistico lo esamina prima nella globalità, ricercando analogie con gli eventi noti, anticipando così i possibili risvolti di una conversazione. Egli ipotizza in base al contesto quanto potrà avvenire. Si innesca un processo di anticipazione grammaticale che serve a prevedere alcune caratteristiche grammaticali, morfologiche e sintattiche della frase. Ad esempio, se un nome è femminile plurale, gli aggettivi che seguiranno saranno sicuramente concordati in genere e in numero ecc.
La comprensione globale è resa più intuitiva grazie al frequente ricorso che si fa alle metafore, le quali essendo forme fisse e cristallizzate, permettono di elaborare immediatamente un significato. A questo punto si apre la strada per una sequenza di analisi più profonda che richiede l’intervento del lato sinistro del cervello. Si può far riflettere lo studente su temi culturali, fenomeni linguistici e linguaggi non verbali dell’evento comunicativo osservato. Infine lo studente dev’essere guidato in una fase di sintesi spontanea di ciò che è stato presentato. Solo se il soggetto riflette autonomamente forma connessioni naturali che lo porteranno ad acquisire una conoscenza permanente.
Le intelligenze, gli stili cognitivi e i tratti della personalità
L’intelligenza è il modo di percepire ed elaborare la realtà, mentre gli stili di apprendimento sono i modi di affrontare un compito:
Stili cognitivi
- Analitico/globale: Segue un percorso d’apprendimento sistematico e riflessivo oppure intuitivo.
- Ideativo/esecutivo: Lo studente ideativo si basa sulle teorie e ha bisogno di applicarle ed imparare dagli errori dai quali non si lascia deprimere.
- In/tolleranza per l’ambiguità: Sono quegli apprendenti che si accontentano di dettagli ambigui, valutando più la sensatezza globale.
- In/dipendenza dal campo: È la capacità di non lasciarsi distrarre da stimoli irrilevanti, analizzando nel dettaglio non si lascia traviare da un apparente schema globale.
- Capacità/difficoltà di previsione: È la cosiddetta grammatica dell’anticipazione che permette di prevedere contenuti. In questo modo è più facile comprendere dal contesto elementi sconosciuti fino a quel momento e la loro funzione.
- Tendenza/difficoltà ad apprendere dagli errori: Tale ostacolo è rintracciabile negli insegnanti con i quali ci si è confrontati nel passato, i quali condannavano l’errore come fattore da estirpare. Questo porta l’apprendente a non essere ottimista e a demoralizzarsi.
- Autonomia/Indipendenza nello studio: È importantissimo in quanto lo studente può orientarsi da solo fra le sue difficoltà. Ciò era considerato un pericolo nella scuola tradizionale che proponeva solo programmi rigidi ed inflessibili.
Tratti
- Cooperazione/competizione: Ci sono studenti che mirano ad emergere nel gruppo ed altri a giocare di squadra.
- Introversione/Estroversione: Lo studente estroverso si esprime con più facilità, mentre colui che ha difficoltà nell’esprimersi aggiunge a tale fatica il disagio psicologico di non raggiungere risultati a causa del suo guscio.
- Ottimismo/Pessimismo: Ha una rilevanza considerevole nell’atteggiamento globale verso l’apprendimento.
Tipi di intelligenza
- Intelligenza linguistica: Sceglie le parole opportune e riesce a modulare il linguaggio secondo il contesto.
- Intelligenza logico-matematica: Coglie l’aspetto logico e rifugge dall’ambiguità, privilegiando la precisione.
- Intelligenza spaziale: Ricorda i dettagli spaziali e le disposizioni degli oggetti in un ambiente.
- Intelligenza musicale: Imita facilmente i tratti prosodici ed intonativi, memorizza canzoni e filastrocche facilmente.
- Intelligenza inter-personale: &E