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Università UniCamillus di Roma

Corso singolo: Glottodidattica: fondamenti teorici

Titolo dell’elaborato: L’apprendente al centro: i fondamenti della glottodidattica umanistico-affettiva, le dinamiche di acquisizione e il ruolo della metodologia ludica in età adulta

Corsista: Alice Dall’Olio

L’insegnamento delle lingue ha attraversato, nel corso dei secoli, innumerevoli fasi metodologiche, riflettendo di volta in volta le visioni filosofiche e scientifiche delle diverse epoche. Fino alla prima metà del Novecento, l’approccio dominante era di stampo formalistico e deduttivo: la lingua veniva concepita come un corpus statico di regole grammaticali e vocaboli da memorizzare, un oggetto di studio da sezionare e tradurre, senza alcuna reale attenzione alla comunicazione viva. Solo con l’avvento dello strutturalismo e, successivamente, dell’approccio comunicativo, la disciplina ha iniziato a mutare pelle, spostando progressivamente il proprio baricentro dalla lingua in sé all’uso che ne fa il parlante all’interno di un contesto sociale.

Tuttavia, il vero e proprio cambio di paradigma si è concretizzato quando la glottodidattica ha rivendicato la propria autonomia come scienza teorico-pratica e spiccatamente interdisciplinare. Come sottolineato da illustri studiosi, tra cui Paolo E. Balboni, l’educazione linguistica non può più essere considerata una semplice applicazione pratica della linguistica teorica. Al contrario, essa si configura come un crocevia in cui convergono le scienze del linguaggio, le scienze dell’educazione (pedagogia), le scienze della cultura (antropologia e sociologia) e, in modo preponderante, le scienze psicologiche e neurologiche. È proprio da questa feconda intersezione che prende forma la glottodidattica umanistico-affettiva, una prospettiva che smette di considerare l’allievo come una “tabula rasa” da riempire di nozioni e inizia a guardarlo come un individuo complesso, in cui la dimensione cognitiva è inseparabile da quella emotiva e relazionale.

Per comprendere appieno l’efficacia degli approcci umanistico-affettivi, è essenziale volgere lo sguardo alle scoperte delle neuroscienze, in particolare alla teoria della bimodalità e della direzionalità. Il cervello umano elabora le informazioni in modo differenziato: l’emisfero destro è preposto a una comprensione globale, intuitiva, visiva ed emotiva, mentre l’emisfero sinistro governa le funzioni analitiche, logiche, sequenziali e strettamente grammaticali. L’insegnamento tradizionale si rivolgeva quasi esclusivamente all’emisfero sinistro, generando spesso frustrazione e affaticamento. La glottodidattica umanistica, invece, propone un approccio olistico che coinvolge l’intera mente, stimolando prima l’emisfero destro (attraverso la motivazione, il contesto, l’intuizione e l’affettività) per poi passare alla formalizzazione logica nell’emisfero sinistro.

Da un punto di vista strettamente psicologico, questa corrente deve moltissimo alla psicologia umanistica americana di Carl Rogers e Abraham Maslow. Rogers, in particolare, ha introdotto il concetto di “apprendimento significativo”, sostenendo che l’acquisizione di nuove competenze avviene in modo profondo e duraturo solo quando il discente percepisce il contenuto come rilevante per la propria crescita personale e quando si trova in un ambiente non minaccioso. Il docente, in questa cornice, si spoglia della sua veste autoritaria per assumere il ruolo di facilitatore, di “counselor” empatico che accompagna lo studente, abbattendo le dinamiche competitive a favore di un clima cooperativo e di reciproco rispetto.

I principi della psicologia umanistica hanno trovato la loro massima teorizzazione in ambito linguistico grazie a Stephen Krashen e al suo Natural Approach (Approccio Naturale). Il modello di Krashen si regge su cinque ipotesi fondamentali che hanno rivoluzionato la prassi didattica.

La prima e più celebre è

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/14 Critica letteraria e letterature comparate

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