Riflessione rapida sul discorso degli anni 90 e primissimi anni del secolo
Riflessione rapida, complementare sul discorso degli anni 90 e primissimi anni del secolo e calarla su una città. Nell’ottica di provare a dire cosa produce architettura e città in anni recenti? Quali sono attori e fattori da tenere in considerazione?
Torino è un pretesto, non perché è particolarmente significativa in relazione al panorama, ma perché il prof aveva fatto una ricerca già su questa città ed abita lì.
Primo esempio
Cino Zucchi, nuovo edificio direttivo per la Lavazza. Due anni fa non c’era completamente. È un’osservazione provvisoria della città e questo edificio ce lo dimostra, non parleremo di tutti i fenomeni, guarda agli sguardi possibili su una città contemporanea.
Ci sono delle tradizioni narrative da tenere in considerazione rispetto a Torino, ci furono una serie di occasioni in cui si è raccontata e rifondata la città. Quali sono queste occasioni?
Sono saggi e mostre negli anni 80, che ricostruiscono un’immagine storiografica della città,
- Curata da Carlo Olmo (è stato anche preside, persona influente negli ultimi 30 anni).
- Un articolo di Paolo Scribano nel volume di Francesco Daccò, dedicato a Torino.
- Esposizioni grandi e interessanti o meno che ricostruiscono.
La specificità di Torino
Quali sono i punti più significativi? Come viene presentata Torino rispetto ai due casi per eccellenza dell’architettura del dopoguerra, Milano e Roma? Qual è la sua specificità?
Torino è la città dell’automobile, industriale, grigia, la città con un solo grande centro di potere decisionale rispetto a Milano (è città plurale della competizione e della coazione).
Sviluppata coi Savoia, Torino, è diversa rispetto agli altri contesti. Cos’ha di diverso? Uno degli elementi della cultura progettuale locale è l’ironia: iniziata con Carlo Mollino e poi nel dopoguerra proseguita da altri tra cui Gabetti e Isola. È una narrazione che arriva fino agli anni recenti, anche perché Gabetti è morto ma Isola c’è.
Questa narrazione arriva agli anni 80-90, una narrazione ancora presente in parte. Un certo disincanto rispetto ai grandi miti della modernità e la peculiare posizione che è periferica rispetto a Milano e Roma della città è quella di essere fuori dal centro delle grandi città. Ciò determina questo atteggiamento nobiliare e aristocratico.
Questa doppia chiave tra periferia e orgoglio è abbastanza presente. Da un lato si dava conto di Torino come periferia milanese, dall’altra si sostiene che Torino possa essere un centro per le avanguardie.
Torino come città laboratorio
Si innesta su questa tradizione un secondo fenomeno: Torino inizia ad essere governata da un’alleanza di centro-sinistra, non del tutto nuovi come partiti laici-repubblicani che avevano prodotto dei sindaci ma un po’ in ombra perché inizia il terremoto istituzionale di tangentopoli. E allora si crea l’immagine di una città laboratorio, rispetto a una ricerca di una nuova vocazione dopo quella di città industriale.
In secondo luogo, laboratorio politico: si tentano alchimie e alleanze nuove, luogo di alleanze estendibili anche a scala nazionale. Questa idea rimane, si legge spesso e ricorre spesso sui giornali.
È indubbio che però questa serie di amministrazioni più o meno concordi dove i sindaci per uno o due mandati si susseguono l’un l’altro più o meno con la stessa etichetta politica, segna un ciclo di continuità difficile da ritrovare in altri contesti, tendenzialmente opposto alla politica internazionale. Mentre al governo ci sono i vent’anni di Berlusconi qui governa il centro-sinistra.
Questo partito può sviluppare la sua azione in maniera continuativa perché si susseguono sindaci dello stesso partito che riprendono e continuano la stessa linea.
Questa cosa era molto evidente: in questa foto per la strada vengono festeggiati anche i 20 anni del piano regolatore approvato nel 1995, segnando come la coerenza e le politiche di questo piano hanno cambiato la città.
Fiorenzo Alfieri (ex assessore della cultura), pubblica un memoriale celebrando la storia di Torino “La città del concetto”. Questa è un’altra delle figure dominanti rispetto al tentativo di creare una storia della città. Con il sindaco 5 stelle la lunga continuità è saltata.
Insieme di personaggi che incidono su Torino in questi anni: architetti, amministratori, politici, imprenditori, Farinetti (fondatori di Italy), amministratori di banca, Fiat e molti signori che agiscono su più piani o concordi o discordi.
Punti di vista sull’evoluzione recente
Elenco di alcuni punti di vista per mappare l’evoluzione recente.
- Quali sono le cronologie da tenere conto, fino a quando bisogna tornare indietro per riflettere sul presente. Si parte da abbastanza indietro, in cui la città ha un’identità che perde, la città della grande industria viene meno. 14 ottobre 1980, ci fu la marcia dei quarantamila (40mila in piazza per la ripresa della regolarità del lavoro, passo per il ridimensionamento della produzione e l’ingresso della robotizzazione, una città che è operaia), la marcia organizzata dall’amministratore delegato Fiat era a favore della ripresa della produzione. Da un lato c’è un piano, uno vecchio maniera che lavora sugli standard sugli indici sulle destinazioni d’uso. Un piano connotato ideologicamente dal partito di sinistra.
Marzo 1982, piano firmato dal consigliere del comune “nuova società” dove si fanno vedere le nuove idee per la nuova città.
Enorme area, grattacielo orizzontale. Lingotto