Giulio Romano (1499-1546)
Nato a Roma. Si forma nella bottega di Raffaello Sanzio dal 1513.
Giulio Romano è un bravo disegnatore della prospettiva, disegna i Suppositi dell’Ariosto nel 1519 -> prospettiva per opere teatrali su esempio dei classici.
Stanze vaticane: fra il 1515 e 1519 partecipa alla decorazione delle stanze vaticane. La sua mano si riconosce nell’Incendio di Borgo e nella Battaglia di Ostia, oltre che nella Sala di Costantino (1520-24).
Dopo la morte di Raffaello comincia la sua attività autonoma di architetto che indurrà Baldassarre Castiglioni, funzionario di corte dei Gonzaga, a proporgli ed ottenere la sua partenza per Mantova alla corte dei Gonzaga.
Giulio Romano si trasferisce a Mantova nel 1524.
Palazzo Adimari-Salviati (1520) - Roma
- Architetto: Giulio Romano.
- Data: 1520.
- Luogo: Roma.
- Committente: vescovo Filippo Adimari.
Giulio Romano inizia la costruzione nel 1520, ma verrà completata nel 1550 dopo la sua morte.
Giulio Romano progetta: il piano terra, l’andito e l’ingresso e l’impostazione di dettaglio della facciata.
In facciata prevale l’uso del bugnato in travertino, diventa caratteristico, usato con una certa libertà: le bugne in travertino marcano il basamento, la campata mediana del portale, e profilano le finestre del piano terra e i settori verticali fino alla cornice e profilano agli angoli con lesene.
Le lesene determinano gli assi verticali della facciata che è scandita secondo la regola geometrica dell’intersezione tra gli assi orizzontali e verticali.
La distanza tra le aperture non è equivalente ma alcune sono più ravvicinate e altre hanno un interesse diverso più ampliato.
L’uso dell’arco riquadra la finestra al piano terreno mentre al secondo piano le finestre sono trabeate.
L’uso delle piattabande, di bugne e di mensole diventa preminente e segna gerarchicamente la facciata.
La gerarchia della facciata è data anche dal corpo centrale che aggetta leggermente rispetto alle ali laterali. Al corpo centrale corrisponde l’atrio al piano terra e al salone con grandi porte finestre del primo piano. Le ali laterali contengono le stanze private.
Sulla facciata vengono impiegate le bugne in travertino per il basamento e la campata mediana terrena del portale e profilano le finestre del piano terra e i settori verticali sino alla cornice.
L’avancorpo centrale, ambienti di rappresentanza, è leggermente aggettante rispetto alle ali laterali, stanze private.
L’edificio verrà ampliato e completato a partire dal 1550 dopo la morte di Giulio Romano.
Villa Turrini Lante (1521) - Roma
- Architetto: Giulio Romano.
- Data: 1521.
- Luogo: Roma.
- Committente: Baldassarre Turrini da Pesca, esecutore del testamento di Raffaello.
È la prima villa progettata da Giulio Romano.
La villa venne eretta sul colle Gianicolo sulle fondamenta di un edificio antico ritenuto essere la villa di Marco Valerio Marziale, poeta latino.
È concepita come luogo di incontro per un ristretto numero di amici intellettuali.
Riscoperta dei testi antichi: nelle camere Giulio Romano dipinge Raffaello, in veste di poeta, con Dante, Petrarca e Poliziano.
La villa è un corpo compatto di dimensioni ridotte, ha un’organizzazione in cui la simmetria si limita solo alle prime due stanze in corrispondenza dell’ingresso, la simmetria poi salta completamente per creare una sala rettangolare, affiancata ad un’altra piccola stanza, affiancata a una testata loggiata.
Nella loggia c’è un ritorno della serliana. Impiegata in una forma continua, ripetuta serialmente, 3 serliane connessa l’una con l’altra -> arco - trabeazione - arco - trabeazione. La serliana è un’arcata interrotta con trabeazione.
Dall’arco centrale della loggia si domina la cupola del Pantheon -> c’è un’assialità diretta.
Esterno: libertà nella composizione dei prospetti.
Il basamento si presenta volontariamente rustico, sorge sulle rovine romane, è la parte riservata agli ambienti di servizio, cucina, dispensa, cantina ecc.
Il primo piano corrisponde al piano nobile.
Il primo piano è marcato all’esterno dalla loggia e dalle lesene trabeate.
C’è un’alternanza di interessi stretti e interassi larghi -> travata ritmica A-B-A.
Le lesene in facciata sono appoggiate su dadi per essere più slanciate.
Al di sopra c’è una parte di mezzanino cieco che è uno spazio riservato alle volte per svilupparsi senza interferire con il vero mezzanino che è quello in alto sotto la cornice di gronda.
Tutti gli ambienti della villa sono voltati, soffitto voltato. La loggia invece ha una copertura a volta a botte.
L’ordine del mezzanino cieco è costituito da lesene ioniche sottili.
Il terzo piano è incorniciato su modello raffaellesco.
Le decorazioni della loggia sono legate all’antico: sono stucchi.
Al piano inferiore c’erano i servizi come la cucina, al piano più alto c’erano le stanze per la servitù.
La loggia era aperta, oggi chiusa da vetri; esibisce la serliana continua, il soffitto interno è decorato con stucchi a motivi geometrici e scultorei. Le decorazioni della loggia simulano le decorazioni degli antichi romani.
La serliana continua interrompe la trabeazione e la perfetta corrispondenza fra l’ordine tuscanico del primo piano e quello ionico del secondo.
L’erede di Bramante Raffaello introduce l’irregolarità per ravvivare la monotonia del canone architettonico.
La pittura in facciata non è colorata, come a Mantova, ma simula la pietra.
Palazzo Stati Maccarani
- Architetto: Giulio Romano.
- Luogo: Roma.
- Committente: Cristoforo Stati.
Ispirazione bramantesca e raffaelliana ma reinterpretati.
Piano terra scandito da botteghe con apertura quadrata che richiama le insule romane, con grandi piattabande.
Ipertrofia di portare a dimensioni gigantesche le architetture legate al bugnato, bugne grandi, quindi c’è rompere con la regola, regola dell’antico e ripresa degli stili di Bramante ma c’è una volontà di iconci diventano giganteschi, le punte dei conci vengono tagliate dalle finestre del mezzanino.
Pian terreno con botteghe e mezzanino finito e solido bugnato.
Piano nobile con ordine binato con lesene tuscaniche che inquadrano le finestre con un frontone triangolare curvo alternati.
Lo schema è uguale a Palazzo Caprini di Bramante solo che al posto delle semicolonne ci sono le lesene binate.
Finestre sono alternate con frontone triangolare e curvo, hanno un piccolo poggio, parapetto.
Secondo piano l’ordine binato è ridotto in astratte fasce geometriche, manca il capitello e la base, e le finestre sono chiuse da archi ribassati.
Altra interruzione della regola: c’è una fascia marcapiano in corrispondenza della trabeazione del portale che viene interrotta dalle bugne, sembrano bugne più alte che tratteggiano una fascia marcapiano.
Il travertino è usato per bugne e cornici, mentre la muratura è realizzato con un conglomerato di frammenti di mattoni e tufo, chiamato muro a tavolozza, era in origine rivestito in intonaco chiaro per simulare il travertino.
La pianta rivela una certa irregolarità nella disposizione degli ambienti data dall’irregolarità dei lotti.
L’ingresso non è posto sull’asse del cortile rettangolare.
Le scale sono sulla destra del portico del piano terreno.
Casa di Giulio Romano (1524 restauro)
- Architetto: Giulio Romano.
- Data: 1524, restauro.
- Luogo: Roma.
La casa di Giulio Romano si trova al Macello dei Corvi. È stata ereditata dal padre.
Oggi l’edificio non esiste, al suo posto c’è l’altare della patria.
È una casa di lotto gotico su due campate, quella dell’ingresso aggettante e l’altra campata a fianco.
Nel 1524 ne progetta il restauro per renderlo un edificio rinascimentale.
Il portale a destra con ordine dorico romano fasciato regge la trabeazione, con ghiera ad arco compressa fra le due lesene, regge un poggio, dietro al quale sta una finestra a edicola con delle semicolonne che hanno i dadi che fasciano le semicolonne e che regge la trabeazione. La trabeazione è interrotta dalla piattabanda.
Il fronte dell’edificio era pensato solo su due campate, quella dell’ingresso e quella aggettante, con un ingresso ad arcata trionfale romana, trabeazione semplificata ma fregiata da un motivo a greca sulla quale poggiava la finestra ad edicola ionica con semicolonne fasciate.
La seconda campata, leggermente arretrata, era fregiata come la prima da un opus isodomum, opera quadrata, particolarmente raffinato che ne accentuava invece la bidimensionalità.
Palazzo Te a Mantova (1524-1536)
- Architetto: Giulio Romano.
- Data: 1524-1536.
- Luogo: Mantova.
- Committente: Federico II Gonzaga.
Costruito per Federico II Gonzaga. Era un edificio preesistente. È la seconda villa che progetta per Federico Gonzaga, la prima è andata oggi perduta.
Palazzo Te era posto sull’isola del Te a Mantova, oggi non è più un’isola.
Era costituito da un corpo a nord, un altro corpo a sud e una muraglia che la chiudeva verso ovest e una stalla la chiudeva verso est.
Il palazzo si sviluppava su un cortile quadrato.
C’è anche un grande giardino con l’appartamento segreto a sinistra.
Ci sono due grandi Peschiere che, come in villa Madama, servivano ad allevare il pesce fresco.
L’esedra è una realizzazione seicentesca.
Confronto con Villa Madama di Raffaello: Palazzo Te è di dimensioni molto più ampie. Sono orientate geograficamente allo stesso modo.
Sia Palazzo Te sia Villa Madama sono orientati in base alle stagioni: era divisa in ambiente per l’estate, a nord in quanto dovevano rimanere freschi, e ambienti per l’inverno, a sud in quanto doveva essere caldo. Sia Raffaello sia Giulio Romano per la costruzione di queste architetture si basano su Vitruvio.
Composizione, vedi immagine sopra: 4 logge, atrio tetrastilo con 4 colonne, come l’ingresso della Domus romana, distribuisce gli ambienti lungo il cortile. Le logge, in giallo, sono spazi di filtro tra un appartamento e l’altro.
A sinistra si trovano gli appartamenti femminile e maschile.
Gli appartamenti femminili erano riservate alla moglie o all’amante di Federico II.
L’appartamento maschile ha delle camere più grandi rispetto all’appartamento femminile.
A destra ci sono gli appartamenti di rappresentanza, che erano anche appartamenti maschili, e gli appartamenti invernali.
A destra ci sono anche gli appartamenti della servitù. La cucina è a sud-ovest.
Dal vestibolo tetrastilo, entrata principale - n. 1, si poteva andare a sinistra verso gli appartamenti femminili, e a destra nei tinelli.
Atrio tetrastilo: commistione di parti rustiche e parti finite con volta a botte cassettonata retta da un sistema trabeato con colonne con fusto sbozzato, non rifinito, gusto rustico.
Prospetto di ingresso occidentale: tutto è regolare nella scansione degli interrassi, delle finestre e delle campate.
Giulio Romano usa il bugnato, ovunque per piano terra e mezzanino, e l’ordine gigante per le lesene.
Il piano attico è cieco.
Il cornicione è fatto in modo da nascondere le falde del tetto.
Facciata settentrionale è irregolare, gli interrassi fra gli appoggi non sono uguali e le finestre non sono centrate, l’irregolarità è data dal fatto che Giulio Romano si innesta su una struttura preesistente, utilizza le stesse aperture senza stravolgere la muratura antica.
Dietro la facciata settentrionale c’è l’appartamento femminile con la loggia delle muse che divide l’appartamento femminile da quello maschile.
Appartamento femminile.
Nella stanza “camera di Ovidio” (n. 6 sulla mappa), c’è una ripresa nei decori dell’antico, la metamorfosi di Ovidio.
Nella stanza “camera delle imprese” (n. 7 sulla mappa) i decori costituivano le virtù e i difetti dei Gonzaga.
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Giulio Romano - Sangallo - Peruzzo
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Lezione su Peruzzi, lunghezza, Antonio da Sangallo
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Antonio da Sangallo il giovane
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Da Piero Della Francesca a Giulio Romano