Fondamenti di urbanistica
La nascita dell’urbanistica: l’età industriale in Europa e il Novecento: le idee e la realtà
La nascita dell’urbanistica come disciplina avviene alla fine dell’Ottocento, ma l’urbanistica nasce dal concetto che la città è un luogo di aggregazione umana, dettata dalla società che la governa, per rispondere ai bisogni delle persone, alle loro esigenze.
Con il passare del tempo, a partire dalle città greche fino ad oggi, le esigenze rimangono simili, ma cambiano le forme, i recipienti in cui esse si realizzano.
La città greca è il primo esempio di urbanistica della storia, nasce quando nell’VIII secolo le popolazioni greche non trovando nelle loro terre le risorse necessarie al sostentamento iniziarono a fondare colonie in Asia, Africa e Magna Grecia.
Le polis sono caratterizzate da tracciati regolari, strade ortogonali, isolati rettangolari, sono il primo esempio della storia ortogonale, qui ci sono una o due piazze, l’Agorà politica vicino all’Acropoli, e l’Agorà commerciale vicino al porto. È stato Ippodamo da Mileto a stabilire regole per l’organizzazione di una città ortogonale.
Per quanto riguarda quindi l’Italia, le città greche si trovano nella Magna Grecia, quindi in Sicilia e coste meridionali, mentre nella zona centrale e settentrionale si trovano le città etrusche, di cui non rimane molto se non tombe, sono situate su sommità di colline, protette da fiumi e mura massicce.
I romani hanno avuto la capacità di assorbire informazioni da altre culture, specialmente da quella greca. La città romana è organizzata secondo assi, cardi che seguono la direzione del meridiano, o del Nord-Sud, e decumani che seguono la direzione dei paralleli, o dell’Est-Ovest, e nel punto d’incontro del cardo con il decumano viene generalmente collocato il Foro, luogo di incontro e di raccolta.
La città romana è complessa, ed è fitta di reti per il commercio, nel periodo di massima potenza l’impero si estende in buona parte dell’Europa, c’era un flusso di prodotti che viaggiava per mare e per terra, tramite le strade consolari, quando poi l’Impero comincia a crollare, comincia a crollare anche l’intero sistema organizzativo del territorio, arrivano i barbari che sconvolgono l’assetto delle città, e le popolazioni per motivi di sicurezza migrano in altri luoghi.
Comincia così a svilupparsi l’impianto medievale in un periodo in cui c’è una forte spiritualità, infatti da una parte i signorotti realizzano la loro fortezza, il loro castello, e d’altra parte i religiosi creano spazi conventuali, quindi i contadini ecc. si rifugiano in castelli o conventi, e pian piano si creano dei nuclei.
La regola di queste nuove città era dettata dalla sicurezza, il luogo doveva essere facilmente difendibile, inaccessibile, quindi nasce una città geomorfica che segue l’andamento del suolo e quindi si perde l’assetto ortogonale. La città si va a impiantare nelle zone paludose con il fiume che la protegge.
La maggior parte delle città medievali perdono quindi la regolarità dell’assetto romano e sviluppano un andamento radiocentrico che partendo dal palazzo comunale o dalla Cattedrale si adatta alla conformazione del suolo. Pian piano si arriva a disegnare la città ideale, in prevalenza avente un impianto ortogonale interno alle mura, e intorno ha un perimetro a forma di stella.
La rivoluzione industriale e l’urbanistica moderna
La rivoluzione industriale porta a uno stravolgimento della struttura sociale e quindi della città, l’Inghilterra è una sorta di paese guida, si verifica un aumento della popolazione, delle produzioni industriali, allungamento della vita media. L’architettura ne risentirà con l’aggiunta di nuovi materiali, come il ferro e il vetro, così pian piano si sviluppa l’urbanistica moderna.
La condizione delle persone non era molto accettabile, gli spazi urbani divengono schiavi della speculazione. C’è una sorta di piano regolatore che è sempre esistito, e ci sono due opposti atteggiamenti riguardo questo, uno dei neoriformisti, più tradizionalisti che volevano potenziare le regole del piano, e quello dei radicali che invece volevano una rottura con il passato, ma entrambi concordano con il fatto che non si può conoscere il presente se non si conosce il passato.
Molti architetti disegnano città ideali, come la ciudad lineal di Arturo Soria y Mata, nel 1882 immagina un impianto molto lungo ma di larghezza limitata, con al centro un asse centrale nel quale corre la ferrovia affiancata da due strade, il piano viene iniziato nel 1894 a nord-est di Madrid ma poi interrotto.
Un altro piano è la cité Industrielle di Tony Garnier, nel 1917, in cui ci sono anche i dettagli architettonici.
Urbanistica e sociologia
Nei primi decenni del XX secolo l’urbanistica comincia ad essere influenzata da altre scienze come la sociologia, il sociologo Tonnies aveva già riconosciuto nella famiglia l’unità di base dell’organizzazione sociale, ma fu Clarence Perry negli anni ’20 a definire l’unità di vicinato nelle sue caratteristiche, le strade non attraversano il vicinato ma lo aggirano, è presente una scuola elementare in ogni vicinato e un supermercato usato da più vicinati.
Questa città è ad “albero”, perché proprio come rami piccoli nascono da quelli grandi via via arrivando fino al tronco, più vicinati costituiscono un quartiere, più quartieri la città.
Alcuni modelli morfologici del 900
- Quello di Wolf del 1919, città giardino tripla, ogni unità è attraversata da un asse mediano e i tre assi si incontrano nel centro geometrico, sede delle attività pubbliche principali.
- Quello di Unwin, in cui ci sono diversi nuclei che si dispongono intorno a una città centrale dove si svolgono le principali attività.
- Quello di Golden del 1923, dato da nuclei urbani distinti e monofunzionali, distribuiti su un vasto territorio agricolo.
- E quello di Edwards del 1930, una città a settori radiali, delimitati dalla viabilità radiale e attraversati dalle strade ad archi circolari concentrici quindi il tutto viene diviso in spicchi, sei settori, di cui due residenziali e gli altri destinati all’industria, commercio, e così via.
Negli anni ’20 si formano i principi su cui si basa la città moderna, principi che comunque si basano sul costruire in base alla funzione che il tutto deve avere. Nel Bauhaus per esempio, sotto la direzione di Gropius, si impara a disegnare oggetti d’uso comune, ma sempre partendo dalle funzioni per le quali l’oggetto viene creato.
L’esemplificazione per eccellenza della filosofia dell’architettura razionalista è la purezza formale degli edifici di Mies Van der Rohe, ma forse è Le Corbusier a rappresentare meglio il razionalismo.
Lo spazio urbano, come quello abitativo, viene scomposto in elementi minimi per ciascuna delle funzioni, l’elemento di partenza non è più l’isolato, il volume delimitato da quattro strade, ma la cellula abitativa.
L’unico piano urbanistico realizzato, ma parzialmente, è quello per la capitale dello stato indiano del Punjab. Oltre oceano si riaffaccia l’utopia, con Frank Lloyd Wright, per il piano di Broadacre City, studiato insieme agli studenti della Taliesin Fellowship, che si basa sull’autosufficienza delle famiglie che hanno ognuna un proprio appartamento con un orto da coltivare.
Urbanistica e sociologia
Nei primi decenni del XX secolo l’urbanistica comincia ad essere influenzata da altre scienze come la sociologia, il sociologo Tonnies aveva già riconosciuto nella famiglia l’unità di base dell’organizzazione sociale, ma fu Clarence Perry negli anni ’20 a definire l’unità di vicinato nelle sue caratteristiche, le strade non attraversano il vicinato ma lo aggirano, è presente una scuola elementare in ogni vicinato e un supermercato usato da più vicinati.
Questa città è ad “albero”, perché proprio come rami piccoli nascono da quelli grandi via via arrivando fino al tronco, più vicinati costituiscono un quartiere, più quartieri la città.
Alcuni modelli morfologici del 900
- Quello di Wolf del 1919, città giardino tripla, ogni unità è attraversata da un asse mediano e i tre assi si incontrano nel centro geometrico, sede delle attività pubbliche principali.
- Quello di Unwin, in cui ci sono diversi nuclei che si dispongono intorno a una città centrale dove si svolgono le principali attività.
- Quello di Golden del 1923, dato da nuclei urbani distinti e monofunzionali, distribuiti su un vasto territorio agricolo.
- E quello di Edwards del 1930, una città a settori radiali, delimitati dalla viabilità radiale e attraversati dalle strade ad archi circolari concentrici quindi il tutto viene diviso in spicchi, sei settori, di cui due residenziali e gli altri destinati all’industria, commercio, e così via.
Negli anni ’20 si formano i principi su cui si basa la città moderna, principi che comunque si basano sul costruire in base alla funzione che il tutto deve avere. Nel Bauhaus per esempio, sotto la direzione di Gropius, si impara a disegnare oggetti d’uso comune, ma sempre partendo dalle funzioni per le quali l’oggetto viene creato.
L’esemplificazione per eccellenza della filosofia dell’architettura razionalista è la purezza formale degli edifici di Mies Van der Rohe, ma forse è Le Corbusier a rappresentare meglio il razionalismo.
Lo spazio urbano, come quello abitativo, viene scomposto in elementi minimi per ciascuna delle funzioni, l’elemento di partenza non è più l’isolato, il volume delimitato da quattro strade, ma la cellula abitativa.
L’unico piano urbanistico realizzato, ma parzialmente, è quello per la capitale dello stato indiano del Punjab. Oltre oceano si riaffaccia l’utopia, con Frank Lloyd Wright, per il piano di Broadacre City, studiato insieme agli studenti della Taliesin Fellowship, che si basa sull’autosufficienza delle famiglie che hanno ognuna un proprio appartamento con un orto da coltivare.
La grande utopia
Molti architetti disegnano città ideali, come la ciudad lineal di Arturo Soria y Mata, nel 1882 immagina un impianto molto lungo ma di larghezza limitata, con al centro un asse centrale nel quale corre la ferrovia affiancata da due strade, il piano viene iniziato nel 1894 a nord-est di Madrid ma poi interrotto.
Un altro piano è la cité Industrielle di Tony Garnier, nel 1917, in cui ci sono anche i dettagli architettonici, norme che regolano la costruzione degli edifici, egli quindi illustra la proposta in tutta la sua concretezza.
Una delle prime utopie urbanistiche è quella di Owen, agli inizi del 1800, egli vive in prima persona i cambiamenti portati dalla rivoluzione industriale e dati i disagi egli teorizza una comunità fondata sul lavoro collettivo, così nasce l’idea del villaggio d’armonia e cooperazione, dalla pianta quadrilatera con tre lati circondati da case e un lato da dormitori per bambini che sono nati in famiglie aventi già due figli, Owen tenta di mettere in atto il piano creando il villaggio New Harmony, ma con scarsi risultati.
Fourier invece non tenta di attuare il suo piano urbanistico fondato sull’eguaglianza e armonia degli uomini, il Falansterio, un luogo con un corso d’acqua, vicino a una foresta e poco lontano da una grande città.
Howard è un altro personaggio dell’Inghilterra, fine 1800, che teorizza un sistema territoriale composto da una gerarchia di centri urbani circondati da spazi agricoli e con al centro il capoluogo, egli quindi teorizza essenzialmente una città radiale, e la mette in atto nella città di Letchworth, che però arriva con difficoltà a meno della metà degli abitanti e quindi fu un tentativo malriuscito, e nella città di Welwyn, che invece riesce meglio perché è molto vicina alla capitale del Regno Unito.
Gli interventi sulle grandi città europee tra fine 800 e inizio 900
Il primo periodo del 1900 incide molto sulla vita europea e sulla pianificazione delle maggiori città:
Amsterdam
In Olanda, ad Amsterdam, nel 1928 viene istituito l’ufficio comunale per stabilire un piano regolatore, coordinato da Van Eesteren anche se più di 20 anni prima la pianificazione era cominciata con il piano di ampliamento a sud, di Berlage. Dopo la guerra, con l’espansione urbana si è consolidata l’area conurbata anulare, Randstad, intorno al lago Ijsselmeer, della quale Amsterdam fa parte con altre città maggiori e minori. Ci sono quattro Rapporti nazionali sulla pianificazione fisica di Amsterdam, il primo afferma la distinzione tra città e campagna per tutelare le aree verdi, nel secondo si afferma una riqualificazione edilizia. È nel 1990 che nasce il piano regolatore di Amsterdam, basato su un imponente sistema di trasporti.
Londra
A Londra il piano regolatore ha la caratteristica di integrare pianificazione urbanistica e territoriale in uno stesso processo, esso è coordinato da Sir Alec Abercrombie. L’intera area metropolitana venne divisa in 4 zone, una centrale per la quale si prevede il trasferimento di oltre 600.000 residenti, la cintura suburbana per la quale si prevede il trasferimento di 400.000 residenti, la zona agricola esterna con otto città nuove destinate all’insediamento di abitanti e di iniziative industriali, e molte aree acquistate in forza del Green Belt Act che istituì la cintura verde inedificabile destinata a spazi verdi e a parchi. Nel 1965 i confini vennero ampliati con l’istituzione del nuovo Greater London Council, Glc, che comprende 33 boroughs, 14 appartenenti alla Inner London, e 19 appartenenti alla Outer London.
Berlino
La città di Berlino nel 1920 venne risagomata fino a comprendere 7 comuni urbani, 59 rurali e 27 distretti agricoli. Con il coordinamento di Machler fu avviato l’assetto metropolitano, con quello di Wagner il piano delle aree residenziali della Grande Berlino, basato sulle Siedlungen distribuito intorno al centro urbano. Questi sono gli anni in cui nasce lo studio degli spazi funzionali minimi, la “cellula” abitativa. Dopo la guerra, la Germania, Berlino, è la città più segnata dagli eventi bellici, così toccò a H. Sharoun il compito di effettuare un piano di ricostruzione, che proponeva il contenimento di funzioni amministrative e residenziale entro la cerchia della ferrovia sopraelevata. Ma comunque è solo con la caduta del muro nel 1989 che si può pensare alla possibilità di un rinnovamento unitario della città.
Parigi
Nel periodo interbellico Parigi crebbe molto e dovette fare i conti con la riorganizzazione amministrativa a causa del fatto che la metropolitana fosse in continua crescita. Il piano direttore di Post poneva i seguenti problemi: definire le zone da sottoporre ad urbanizzazione preservando le aree ambientali, e individuare l’ossatura di autostrade per evitare traffico tra centro, periferia e rete nazionale. Il piano fu bloccato dalla guerra e poi ripreso nel 19
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