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Filologia germanica

Dalla seconda metà del XVIII sec. la filologia è sempre stata intesa come una disciplina che serviva per raggiungere/ricostruire una forma testuale il più possibile vicina all’originale (ovvero alla volontà dell’autore) di un determinato testo. La filologia si applicava soprattutto a testi classici romani e greci e poi anche ai testi medievali.

Nel corso dell’Ottocento, con la riscoperta delle letterature medievali e la nascita dei nazionalismi, sorgono degli interessi prettamente nazionali e si vanno a costituire dei sottoinsiemi nella filologia: romanza (francese, spagnolo, occitanico, rumeno ecc.) e germanica (che da noi in Italia è sinonimo di tedesco ma non è così. In realtà è insieme di lingue che possono essere rimandate al gruppo germanico), celtica, slava, ugrofinnica…

Filologia germanica

La filologia germanica, a differenza di altre filologie, si occupa di testi piuttosto antichi (anche del II sec d.C., testi con traduzione della Bibbia in lingua gotica del IV sec. d.C., altri del IX sec.). La filologia germanica ha bisogno di indagare la civiltà germanica per capirla meglio. La filologia germanica si preoccupa perciò anche della fase precedente alla scrittura. Per noi anche l’oralità gioca un ruolo essenziale per capire la cultura delle genti germaniche.

Testo è qualunque cosa sia stata scritta: sia un poema di 3000 versi o sia un'iscrizione lasciata dentro un anello. Testo non ha valenza letteraria bensì documentale. La filologia germanica va dall’inizio dell’era cristiana fino alle soglie delle riforme protestanti (15 secoli di interesse). Nell’alto medioevo è collocato il periodo di maggior interesse.

Periodi storici

Ci occupiamo di testi del periodo tardo-antico (II sec d.C. – VII d.C.),altomedievale (VII-XI/XII sec. d.C., dipende dalle aree geografiche) e basso-medievale (XII-XV sec.). Noi ci occuperemo soprattutto dei testi prodotti tra il IV e il XIII sec. (che contiene Cantare dei Nibelunghi).

Nella seconda metà del Settecento si prende coscienza che ci sono delle lingue simili tra loro quando dei laureati inglesi vanno a vivere nel subcontinente indiano e avendo studiato greco e latino riescono a capire con maggiore facilità la lingua dei testi religiosi usata in India: il sanscrito. Si arriverà così al concetto di indoeuropeo: lingue strettamente imparentate tra loro che si trovano sia nel subcontinente indiano sia in Europa. Rapporti tra loro sia di rapporto lessicale che morfologico, similitudini fonetiche.

Le lingue indoeuropee non sono agglutinanti. L’indoeuropeo conosce 3 generi (maschile, femminile e neutro) e tre numeri (singolare, duale e plurale). Questa era la situazione originaria, poi le lingue si sono semplificate. [duale significa noi due, voi due] Lo sloveno ha ancora maschile, femminile, neutro, singolare, duale e plurale. I rapporti di tipo lessicale e morfologico portano a capire che ci sono lingue simili raggruppabili in famiglie (o ceppi).

Lingue germaniche

  • D occlusiva dentale sonora piede
  • T occlusiva dentale sorda sanscr. Pad-F fricativa labiale gr. pos, podòs
  • P occlusiva labiale russo pod
  • Ingl. Foot
  • Ted. Fuss

Laddove lingue indoeuropee c’è suono dentale anche nelle lingue germaniche c’è suono dentale. Quando lingue indoeuropee c’è una labiale la ritroviamo anche nelle lingue germaniche (anche se diversa). Nell’inglese e tedesco consonanti sono simili ma non identiche: ciò permette di distaccare un gruppo di lingue dal restante bacino indoeuropeo. Nell’insieme indoeuropeo abbiamo sottogruppo di lingue con comportamento simile dal punto di vista fonetico delle consonanti: ovvero le lingue germaniche (IE germanico GMC). All’interno del gruppo germanico sempre utilizzando un metodo comparativo è possibile vedere ulteriori differenze; si creano 3 sottogruppi di lingue germaniche:

  1. Lingue gmc. Settentrionali
  2. Lingue gmc. Occidentali
  3. Lingue gmc. Orientali

Lingue germaniche settentrionali

Sono le lingue scandinave. Il termine Scandinavia è equivoco perché noi lo intendiamo anche dal punto di vista geografico e comprende Danimarca, Svezia, Norvegia e Finlandia. Ma dal punto di vista linguistico il finlandese non possiamo inserirlo perché non è una lingua indoeuropea bensì ugro-finnica. Dal punto di vista linguistico comprendono Danimarca, Svezia, Norvegia, Islanda, Fær (pecore) Øer (isole). Usiamo il termine lingue nordiche per indicare le lingue germaniche parlate in questi territori. La Finlandia fa parte della Scandinavia ma non delle lingue nordiche. Per questo è più corretto usare il termine lingue nordiche.

Lo svedese è parlato da 10 milioni di persone nella Svezia e in alcune zone della Finlandia (sulle coste). Lo svedese ha delle parentele lessicali con la lingua tedesca, tra le lingue nordiche è la più complessa (la complessità sta nel fatto che vi sia anche un accento musicale, che appartiene anche al norvegese ma in quest’ultimo caso non ha valenza morfologica).

Il danese è parlato in Danimarca ed è discretamente conosciuto sulle isole Fær Øer e in Islanda, perché sono state dominio della Danimarca. L’Islanda lo è stata fino al 1944, mentre nelle isole c’è ancora il protettorato. La lingua danese ha varianti fonetiche significative al proprio interno complesse da imparare per uno straniero. Il danese è parlato da 5.460.000 abitanti. La Groenlandia è sotto il protettorato della Danimarca. La Groenlandia = isola verde, ci sono stati i vichinghi.

Il norvegese è parlato da circa 5.500.000 abitanti. È parlato soltanto in Norvegia. Bokmål (letteralmente “libro” e “lingua”). La Norvegia dopo essere stata importante nel corso del Medioevo con l’ingresso nell’età moderna perde importanza e viene conquistata dalla Danimarca che cresce durante la prima parte dell’età moderna. La popolazione norvegese vive soprattutto lungo le coste. La popolazione è in stretto contatto con l’amministrazione pubblica e di conseguenza in Norvegia già a partire dall’età moderna si adotta il danese e lo si pronuncia in un modo diverso, più dialettale. Si chiama bokmål (lingua dei libri) perché è la lingua dell’amministrazione, è la vecchia lingua danese parlata in modo diverso dai norvegesi e quindi non ha la stessa complessità fonetica del danese. Dal punto di vista della scrittura non ci sono grosse diverse, ci sono più che altro dal punto di vista fonetico. Il norvegese ha differenza del danese ha sviluppato accento musicale come lo svedese. Heter= chiamarsi. Verbo non cambia. Hva heter du? = Come ti chiami? [c’è accento musicale, la voce sale alla fine della frase].

Nel corso dell’800 alcuni grammatici studiosi vogliono recuperare quella che secondo loro è la vera lingua dei norvegesi: la vanno a cercare nelle campagne all’interno. Credono che quella non sia influenzata come sulle coste, dove si parla il Bokmål. Nelle campagne trovano il nynorsk (ny=nuovo, norsk=norvegese) ovvero il neo-norvegese. Norge= Norvegia in Bokmål, Noreg in nynorsk. Sono praticamente identiche. Dibattito su quale dovesse essere la lingua nazionale va avanti per quasi due secoli. Vengono definite poi entrambe lingue nazionali, ma il Bokmål è più parlato.

L’islandese è la lingua che ha sviluppato il minor numero di cambiamenti lessicali e sintattici dalla fase medievale a quella mediterranea. L’islandese è la lingua che più si è fossilizzata nello stadio medievale. Nel 1264 l’Islanda perde la sua indipendenza e diventa parte del regno di Norvegia. Questa sudditanza nei confronti della Norvegia porta l’islandese ad un livello identitario per la società. Parlare islandese diventa importante per mantenere la propria identità. L’accento in islandese non indica l’accento tonico bensì la lunghezza vocalica (come se avessi scritto la lettera due volte). Reykjavik = baia del fumo (poiché ci sono delle poll vulcaniche dalle quale esce fumo). Viking= appartenente a (alla baia del fumo). Infatti è l’abitante dell’Islanda.

Il feroese è parlato da 69mila persone. La capitale delle isole Fær Øer è Tórshavn, porto di Tor letteralmente. Il feroese non ha una letteratura molto antica, ha solo delle ballate raccolte nel XIX sec. Mentre norvegese, svedese e danese sono comprensibili l’uno l’altro (uno svedese può capire il danese) diverso è il discorso per l’islandese e il feroese. L’islandese si è fossilizzato al XIII secolo. Una tendenza alla divisione dialettale già sorta nel Medioevo diventa uno sviluppo indipendente a partire dall’età moderna per quanto riguarda svedese e danese. Evoluzione delle lingue germaniche settentrionali: possiamo dividerle in lingue germaniche orientali (Danimarca e Svezia) e occidentali (Islanda e Norvegia).

L’Islanda è toccata da un ramo della corrente del Golfo ma nonostante ciò è stata fino alla metà del IX sec. una terra disabitata. Sappiamo solo di alcuni monaci irlandesi che per eremitaggio raggiungevano in barca le coste meridionali dell’Islanda per passare l’estate. L’esistenza dell’Islanda era ben nota già da prima della nascita di Cristo. Veniva detta Ultima Thule. Ne parlava già Seneca. Viene colonizzata a partire dalla seconda metà del IX sec. Lungo le coste della Norvegia si erano formati dei luoghi di potere sparsi durante il corso dei IX sec. Con l’avvento dell’età carolingia si afferma il feudalesimo. La Norvegia va verso un sistema feudale: abbiamo il re Aroldo Bellachioma il quale si prefissò di sottomettere al suo potere tutta la Norvegia affinché potesse avere una struttura feudale sotto di lui. L’epiteto Bellachioma deriva dal fatto che lui decise di non lavarsi e tagliarsi i capelli finché non avesse sottoposto la Norvegia al suo potere. Non tutti i capi-clan che vivevano in Norvegia erano disposti a sottostare ad Aroldo, perciò abbandonano la Norvegia. Prima si insediano nelle isole Orcadi, Ebridi e in alcuni luoghi dell’Irlanda (come Dublino, che fu centro del potere vichingo) poi alcuni si spostano in Islanda.

Lindisfarne insediamento di monaci. Islanda e Norvegia a partire dal IX sec. parlano la stessa lingua. Norreno = lingua letteraria che univa Islanda e Norvegia. I legami tra Islanda e Norvegia non si interrompono con l’abbandono dei capi-clan della Norvegia per andare a insediarsi altrove bensì continuano nei secoli. L’Islanda possedeva una foresta primordiale coperta da boschi di betulle. Nel giro di una-due generazioni l’Islanda viene disboscata perché la popolazione deve insediarsi. Fino a 30 anni fa l’Islanda non aveva alberi. L’Islanda si va a procacciare il legname in Norvegia, per questo mantengono i rapporti.

Protonordico

Protonordico: lingua parlata in tutto il bacino settentrionale e arriva fino all’anno Ottocento (soglie della colonizzazione dell’Islanda) partendo dal Duecento.

Lingue settentrionali sull’asse cronologico

  • Protonordico 200-800
  • Antico nordico 800-1300
  • Lingue nazionali 1300 (iniziano a separarsi) 1500 (lingue divise)

Antico nordico=norreno. Unica differenza norreno viene usato per parlare dell’ambito letterario. Di tutte le lingue settentrionali quella che ci ha lasciato più testimonianze scritte è l’islandese. Grazie alla letteratura islandese l’Islanda ci ha lasciato quasi tutto quello che sappiamo della tradizione religiosa germanica pagana.

Lingue germaniche occidentali

  • Inglese
  • Tedesco
  • Nederlandese
  • Afrikaans
  • Yiddish
  • Longobardo (estinto)

Inglese: la Britannia era stata conquistata dalle legioni romane fino all’altezza di Edimburgo dove venne eretto il vallo di Adriano che doveva difendere l’isola dagli attacchi dal nord dei Pitti, antenati degli scozzesi. Nel 410 avviene il sacco di Roma a causa dei visigoti. L’ingresso dei barbari nel territorio italiano fa prendere delle decisioni all’imperatore, ovvero di abbandonare territori periferici, ovvero la Britannia. Romani abbandonano la Britannia. Genti delle coste dell’Olanda settentrionale, Germania settentrionale e Iutland entrano nella conflittualità dell’isola e a partire dal V sec. si stanziano in Inghilterra e ne diventano i patroni. Genti celtiche vengono cacciate in Galles. Mentre le popolazioni insediate fino al vallo di Adriano prendono il nome di anglosassoni.

Gli Iuti si insediano nella contea del Kent e sull’isola di Wight. I sassoni vanno a stanziarsi nella parte sud-occidentale dell’Inghilterra (Wessex e Sussex, dove per sex si intende sassoni. West Sex= sassoni occidentali, Sus Sex= Sassonia meridionale. Essex= Sassonia orientale). Gli Angli si insediano dal nord al sud tenendo fuori il Galles. La parte più settentrionale prende il nome di Northumbria (a nord del fiume Humber), l’altra parte prende il nome di Mercia (da sotto il fiume Humber fino al Tamigi).

Questi 4 territori rappresentano i 4 dialetti che queste genti si portano con sé. In Northumbria si parte il northumbrico, nella Mercia si parla il merciano, nella parte sud-occidentale dell’Inghilterra si parla sassone occidentale e nel Kent si parla il kentico. Sono poco diversi tra loro per questo possiamo parlare di un’unica lingua che prende il nome di inglese antico o Old English. Il merciano e northumbrico vengono detti dialetti anglici.

Le tracce più antiche dell’inglese antico si trovano intorno al VII sec. e va fino al 1066 (battaglia di Hastings). Nel 1066 arrivano i normanni e occupano l’isola. Finisce dominio di Canuto il Grande che regna su tutta l’Inghilterra intorno all’anno mille. Muore e l’isola cade nell’anarchia: arrivano i normanni (north-men, uomini del nord che provengono dalla Normandia, che prende il nome da loro), genti che provenivano in particolare dalla Danimarca e si stanziano in Normandia e Rollo diventa il primo principe della Normandia su concessione del re di Francia. La lingua prenderà il nome di anglo-normanno, perché i normanni portano con sé una parlata francese. Rimane però nelle classi elevate della società, non diventa la lingua della popolazione, che è l’inglese antico.

Battaglia di Hastings: scontro tra Normanni e Anglosassoni. Ben presto i Normanni imparano la lingua locale: anglo-normanno. Anglo sta ad indicare che questo dialetto francese viene parlato sull’isola britannica. Anglo-normanno resta la lingua d’élite e delle classi dirigenti. Tra XI e XIII sec. troviamo la maggior parte dei manoscritti scritti sull’isola.

Verso la fine del XIII sec. cambiano gli interessi politici del regno di Inghilterra. I normanni aumentano sempre di più il controllo in Francia. Il re Enrico II Plantageneto (re d’Inghilterra) sposa Eleonora d’Aquitania (ereditiera francese) e così grazie a questo matrimonio controlla la stragrande maggioranza della Francia, controlla più territori del re di Francia. La Francia non è d’accordo e inizia così la guerra dei Cent’Anni. A causa della guerra dei trent’anni gli inglesi perderanno territori francesi. L’ultimo rigurgito inglese riguardo al territorio francese riguarda Enrico V. Con la perdita dei territori nel XIV sec. gli interessi della corona inglese si concentrano soprattutto sull’isola. La stessa popolazione dell’isola comincia una crescita di tipo economico grazie al commercio della lana. Classe mercantile diventa ricca e rinasce letteratura che vuole esprimersi nella lingua locale: cioè l’inglese. Riparte in maniera preponderante la lingua inglese.

Periodo dell’inglese medio che giungerà fino alla riforma anglicana. L’inglese medio prende spunto dalla parlata delle Midlands e della zona di Londra. Non è più uno dei tanti dialetti anglosassoni. È la lingua importata da Chaucer nei suoi testi. È una lingua che resta germanica: ha quella struttura sintattica e grammaticale ma al suo interno sono entrate nel corso dei secoli parole del francese e del latino. Ciò che fa la fortuna di questa lingua è l’essere la meno germanica tra le lingue germaniche e adotta al suo interno molti elementi delle lingue romanze. La difficoltà dell’inglese sta nella scelta del registro linguistico. L’occupazione danese avviene soprattutto durante il IX secolo. I testi in inglese antico non registrano parole in antico nordico, continuano a scrivere con le proprie parole. Questa influenza della lingua nordica comparirà invece durante il periodo inglese medio. Ingresso di lessico che avviene nel IX sec. ma che non si ritrova nella scrittura fino a che non compare l’inglese medio. È un’influenza, uno strato che non si vede ma c’è. Lascia nella lingua inglese tracce importanti.

Con lo scisma di Enrico VIII si crea la chiesa d’Inghilterra e nascono le traduzioni della Bibbia (già tradotto precedentemente da Wycliffe ma era stata rifiutata dalle chiesa ufficiale). Ciò porta a Early Modern English: inglese proto-moderno. Non avvengono grossi cambiamenti dal punto di vista lessicale ma avviene fenomeno fonetico che porta al cambiamento della pronuncia delle vocali. Movimento che parte dal XVI secolo e va avanti fino al XIX: questo fenomeno prende il nome di Great Vowel Shift e interessa le vocali lunghe che mutano di timbro o si dittongano. Nel 1611 avviene ultima grande traduzione della Bibbia in inglese: Authorized Version conosciuta anche come King James’ Bible: bibbia di Re Giacomo, erede di Elisabetta I, fa produrre questa traduzione.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/15 Filologia germanica

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