Filologia germanica
Definizione e origine della filologia
Filologia è una parola composta che deriva dal greco, filos e logos, colui che ha amore per la parola, chi ama il discorso. È l’amore, la cura per il discorso e tutto ciò ci rimanda alla retorica. A Roma, il filologus era la figura dell’erudito, faceva dell’approfondimento linguistico-letterario l’oggetto del suo studio e interpretava opere di altri scrittori, cioè aveva una funzione esegetica su opere precedenti.
La filologia nel medioevo
La filologia nel medioevo, con la crisi della cultura, è esemplificata da quel testo di Marziano Capella che scrive il testo delle nozze di Mercurio e Filologia. È una sorta di anello di congiunzione tra la cultura pagano tardo antica e la cultura dell’occidente cristiano. Mercurio rappresentava la sapienza e la filologia la facoltà elocutiva.
La filologia studia il testo e il concetto di autorialità, almeno fino all’invenzione della stampa (15esimo secolo). Ogni opera che richiedeva una o più copie prevedeva l’intervento di copisti, cioè amanuensi, ed è provato che per ogni copia si genera almeno un errore. Calcolando che fino all’epoca della stampa la maggior parte delle opere erano anonime, ad esempio Walter Scott non firmava tutte le sue opere per paura di deludere i suoi lettori.
Quindi, per tutto il medioevo con tutti i suoi errori, alla fine la filologia si occupa di stabilire l’autenticità del testo, cioè se il testo corrisponde alle intenzioni autoriali originali, se è composto nella maniera in cui voleva l’autore, se è stato scritto dall’autore a cui è attribuito, se è stato scritto oggi come noi lo leggiamo. Se si rispecchia la volontà di chi lo ha composto o se invece il messaggio sia stato alterato in modo più o meno consapevole dai copisti. Un testo di cui non si possiede l’originale può aver subito modifiche. Ogni nuova copia contiene un numero più o meno alto di errori, possono essere errori intenzionali dovuti alla presunzione del copista di voler trasformare il testo madre, per un credo ideologico oppure per un credo religioso, un testo subisce molte alterazioni.
Le diverse filologie
Pertanto, a seconda delle tradizioni linguistiche e culturali ai quali si collegano i vari testi, si parla di una filologia classica, che è lo studio e la traduzione delle edizioni di testi greci e latini, filologia romanza che riguarda le lingue romanze, filologia italiana che riguarda i testi del volgare italiano medievale umanista, filologia celtica che riguarda la tradizione celtica. La filologia germanica riguarda la tradizione e l’edizione di testi composti in una delle varie lingue germaniche.
Lingue germaniche
Filologia germanica non significa filologia tedesca, le lingue germaniche sono tutte le parlate evolutesi in un ramo nord-occidentale della grande compagine linguistica indoeuropea e che si collocano in un’area dell’Europa temperata tra nord delle Alpi e Scandinavia. Esse si sono formate nei secoli transmigrando, interagendo, ricreando nuovi agglomerati di clan, quei vari raggruppamenti che oggi hanno dato vita a quelle che oggi chiamiamo lingue germaniche: inglese e tutti i dialetti inglesi, il nederlandese e i suoi dialetti, ad esempio il frisone, ma anche l’afrikaans, la lingua degli antichi coloni olandesi che colonizzarono il Sud Africa che si chiamavano boeri. Boeri deriva dall’olandese ed è la stessa parola del tedesco Bauer che vuol dire contadini. Tutt’oggi l’afrikaans è più arcaico del nederlandese.
Il tedesco è una serie di parlate: bavaresi, alemanno i vari dialetti franchi, i dialetti del nord della Germania, ci sono i dialetti alto tedeschi che stanno a meridione sulle cime delle Alpi e i basso tedeschi sono quelli del nord della Germania. Questi sono dialetti derivati dall’antico sassone che ancora oggi rimane nel nome del Land che è la Sassonia e poi ci sono lingue moderne, le lingue scandinave, il danese, i norvegesi hanno almeno 2 lingue. Non esiste un'unica lingua nazionale norvegese, una più simile e poi c’è l’islandese.
L’Islanda fu colonizzata a partire dalla seconda metà del nono secolo (870-880) da dei coloni norvegesi che scappavano dalla madre patria per una serie di ragioni politiche e non. Poi c’è il feroese, lingue estinte come il norn, che è il dialetto scandinavo che si parlava fino alla fine del 18esimo secolo sulle Orcadi e Shatland, che oggi sono di proprietà della corona inglese perché una volta erano di proprietà della corona scozzese. La figlia del re di Danimarca, a cui appartenevano Shatland e Orcadi, portò in dote le Shatland e le Orcadi al re di Scozia, James Stuart terzo. E quindi passarono come dote matrimoniale prima al regno di Scozia e poi alla corona inglese.
Lingue estinte come il gotico, il longobardo, il burgundo. Tutto questo complesso prende il nome di lingue germaniche. Perché le chiamiamo germaniche? Sono parlate dai Germani. In realtà la parola germanico non è una parola germanica e i nomi in genere sono dati dagli altri. In francese tedesco si dice allemand, cioè alemanni.
Nome e origine delle lingue germaniche
La questione nome-raggruppamento etnico è sempre stato un problema, si può vedere anche negli eschimesi. Gli eschimesi non danno il nome eschimo a se stessi, il termine eschimo è di origine algonchina, cioè di quei dialetti del nord del Canada, coloro che vedevano gli eschimo e gli hanno dato il nome eschimo che in quella lingua dei redskin nordamericani significa eschimo, cioè quelli che mangiano la carne cruda. Gli eschimesi si chiamano da soli inuit, che vuol dire la gente, il popolo. Gli altri danno degli etichette che spesso si contrappongono a quelle proprie.
I vichinghi nei loro processi di espansione verso l’Europa, una parte degli svedesi arriverà ad est sfruttando le pianure ricche di corsi d’acqua sfruttabili e sfruttando i bacini idrici delle pianure dell’Europa orientale mettevano nelle acque pelli e tutto quello che potevano commerciare arrivando a Bisanzio. Questa parte fu oggetto della fondazione dei primi centri di potere economici, dove si trasferirono uomini impiantando le loro attività come migranti, fondando dei centri di potere che diventeranno sempre più importanti. Quei migranti scandinavi di epoca vichinga, che va dal 750 al 1050, la cosiddetta Viking age, venivano chiamati dai finlandesi Rus, che significa svedese. Il nome degli antichi vichinghi svedesi ha finito per dare il nome delle aree colonizzate da quei vichinghi e poi alle persone. I russi portano in sé il nome di un periodo culturale che avrà delle enormi ripercussioni nella storia dell’alto medioevo europeo.
Origini della denominazione "germani"
Germani non è un nome germanico, non si sa che origine abbia. Qualcuno l’ha messo in relazione alla radice indoeuropea, ghermos, thermos, cioè caldo, quelli che urlano. Origine probabilmente celtica perché i Germani si sviluppano credibilmente all’interno di una macrocultura dell’epoca del bronzo. L’età tra bronzo e ferro ha un nome, cioè i Celti, sono i Celti che dai Pirenei fino ai Balcani produssero un livello di civiltà e di potere economico-politico incredibile in tutta l’epoca del ferro.
I Celti avevano, diversamente dai romani, poco accentramento politico, erano ordinati in città-stato che in termini archeologici prendono il nome di oppida. All’interno di questi centri si racchiudevano le risorse delle varie aree d’influenza e quindi costituivano delle città-stato. La forza di Roma fu d’intuire questo e distruggere tutte le città-stato fino alla caduta dell’ultima roccaforte dove era considerato l’ultimo grande potere confederale, incarnato dal Vercingetorige, Giulio Cesare sconfitto ad Alesia nel 52.
Quindi i Celti esercitavano una sorta di dominio che aveva più i connotati di un’egemonia su tutte le microculture satelliti che ruotavano intorno a un macropotere. Quindi le varie culture satelliti che si trovavano in aree di origine celtica entravano in contatto ed erano inglobate nella cultura celtica. I Celti non sottomettevano, prendevano mercenari.
Giulio Cesare è il primo che ribattezza un popolo e una regione. È a lui che si deve l’inventio di popolo di Germani, una definizione arbitraria ma di grandissimo valore culturale di eredità culturale. Ancor oggi il Reno divide la Francia dalla Germania. La distinzione di Cesare era una fake news, i Germani lavoravano per i Celti tant’è vero che come i Celti i Germani non conoscevano l’istituto monarchico, non avevano re, in epoca preistorica cioè pre documentaria, non si scriveva a quel tempo. Queste informazioni ci vengono date da altre discipline, ce lo dice la linguistica.
I Grimm con la linguistica pensavano di ricostruire non solo una parola ma anche la cultura. Non era vero però scopro che in germanico esistono dei nomi, Teoderico, famoso re dei Goti d’Italia, Alberico, Rico è la radice come nel latino regs. La parola ricco è un prestito germanico eppure non è una parola di origine germanica perché la linguistica, tra le lingue indoeuropee, la e lunga dà sempre la e lunga, quindi la forma rix.
Tutti questi termini sono in germanico il prodotto di un prestito culturale oltre che linguistico proveniente dal celtico. I Germani quando presero in prestito questa parola non significava re, ed hanno sviluppato altre forme. Rix gli antenati dei Germani hanno riconosciuto nella carica di un capo celtico che aveva un’egemonia anche su quest’insediamenti lo riconoscono come termine sentito dai Celti e ripreso nella lingua celtica, quindi Germani sono gruppi vari.
Archeologia e cultura germanica
Nell’indagine che gli archeologi hanno fatto, la cerchia nordica si tratta di una serie di civiltà. Siccome dalle sepolture gli archeologi sono in grado di capire a grandi linee la struttura di una società, quindi sepolture di tipo diverso faccio fatica a dire che sono imparentate quelle civiltà, magari sono confinanti. Quindi in un area a est del Reno che occupa dalla Germania alla Scandinavia abbiamo testimonianze che ci riportano a siti archeologici diversi alcuni con similitudini altri con diversità ma comunque connotate da povertà, alcune conoscono il ferro altre no. Siccome i Celti hanno inventato il ferro, i dati che ci provengono dalla realtà preistorica dei Germani sono sconfortanti, non si capisce chi erano. Solo un elemento riesce a renderceli “chiari” nella loro interpretazione cioè la lingua, un elemento che connota in modo definitivo.
Il problema riguarda il rapporto fra culture archeologiche e culture etniche. All’inizio del 900 l’archeologo Gustav Kossin che aderì agli ideali nazisti, quest’idea di una supremazia tedesca a cui aderirono molti intellettuali. Le SS sono due rune germaniche, si prendono degli elementi ritenuti cruciali e si mettono a rafforzare dei concetti che ci siamo costruiti aprioristicamente. Questo è il caos dei Germani che nell’800 vengono considerati coloro che furono annichiliti ingiustamente dai Romani. Il problema è che di questi Germani non c’è traccia, il mondo era diviso tra Celti e Sciiti, nel mezzo non abbiamo notizie e questi Germani probabilmente non sono mai esistiti come unica cultura.
Kossin fu colui che rinvigorì le teorie archeologiche di fine 800 asserendo un topos che è quello dell’analogia tra cultura archeologica e cultura etnica sulla base delle cartine del mondo antico, idiozia che non tiene conto dei fenomeni migratori. Le invasioni barbariche non erano altro che movimenti di genti che premevano per entrare nei centri di benessere economico.
I germani nella storia
I Germani si affacciano alla storia con i nomi che vengono dati alle singole etnie, che i Germani man mano incontravano. Cesare li nomina per la prima volta e 150 anni dopo li tratta per la prima volta Tacito. Probabilmente appaiono nel a metà del primo millennio avanti Cristo, sono culture unite dalla lingua ma che sono connotate da forti elementi di povertà. Non hanno bisogno di un aristocrazia, i popoli medievali sono fenomeni sociali, culturali di grande flessibilità e mutevolezza. Non esistevano le terre di Gotia, di Longobardia, ma si spostavano e questo nome che si porta dietro quest’aggregazione etnica può cambiare a seconda delle alleanze, a seconda della religione, essi avevano una mitologia ma non sappiamo granché.
Tutte le fonti in nostro possesso, i Germani non aderivano al politeismo ma all’enoteismo! Culto di una divinità di riferimento pur nella conoscenza dell’esistenza di altre divinità. Essi hanno diverse peculiarità che li rendono oggetto di studio molto complicato: 1-le migrazioni, 2-la loro cristianizzazioni avranno delle ripercussioni fondamentali perché modificheranno completamente il loro approccio al potere politico alla guerra. L’arrivo della religione sarà uno dei fattori più devastanti della tradizione germanico originaria, la religione portò una rivoluzione e comportò lo sviluppo della scrittura.
Il ruolo del cristianesimo
23/9/20: I Germani sembrerebbero come entità etnica realisticamente attestabile una realtà molto controversa, molto eterogena, dal punto di vista archeologico si fa fatica ad identificare con chiarezza un gruppo germani vs un gruppo celtico. Noi conosciamo vari siti archeologici che ci danno indicazioni diverse, quelle più vicine ai Celti sembrano assimilabili alle sepolture, mentre i siti più orientali non sempre presentano quest’uniformità. L’antropologia moderna tende ad aver acquisito il dato che le realtà etniche sono costruzioni culturale ideologiche e non biologiche. Impatto devastante del cristianesimo che 9 secoli dopo Cristo propone una serie di attività di evangelizzazione che porteranno i Germani ad essere integrati nella storia, nell’orbe cristiano del medioevo.
Si formeranno le monarchie romano germaniche sui territori dell’ex impero romano e quindi i barbari diventeranno degli eredi di quell’impero romano. La chiesa fungerà da medium e rappresenta il fattore d’integrazione culturale e sociale più importante nella storia delle relazioni romano germaniche, imporrà uno strumento rivoluzionario che è la scrittura. Tutte queste civiltà celtiche, germaniche, slave erano in origine civiltà ad oralità primaria che non necessitavano di una trasmissione scritta. La filologia si occupa di documenti scritti, ma tutto quello che viene prima come facciamo a studiarlo? Noi conosciamo i Germani solo grazie alla cassa di risonanza culturale imposta dal cristianesimo, cioè la scrittura, il cristianesimo scrive tutte le sue leggi su un libro, la Bibbia. Ma le realtà precristiane che non avevano bisogno di scrittura come facciamo a studiarle? Questo è il problema della filologia germanica che si trova a conoscere frammenti di cultura letteraria che non è alto che il frutto di una rivoluzione culturale avvenuta col cristianesimo che ha spazzato via l’80% dei caratteri originari. La difficoltà di un lavoro sui testi germanici antichi sta nell’individuare gli elementi spuri e gli elementi originari e questo è difficilissimo, richiede di dialogare con discipline che aiutano nell’assenza di documenti ci aiutano a capire qualcosa di più di quelle antiche culture germaniche di cui non sappiamo più niente.
Furono i Romani a conoscere nel 1 secolo a.C. a conoscere i Germani, ma quale affidabilità hanno le fonti romane e latine nei confronti di coloro che consideravano barbari? Anche la storia ci dà il suo contributo su queste culture dell’oralità. La cristianizzazione si allea con il potere politico e impone quasi ovunque con la forza la nuova fede. I Germani sono noti per le codificazioni letterarie, i testi letterari impongono una critica letteraria e uno studio della linguistica. Fra tutte le incertezze che dominano la conoscenza di informazioni, le lingue germaniche le possiamo conoscere e hanno un’unità, sono un elemento chiaro, netto di un gruppo di parlanti all’interno della compagine linguistica indoeuropea. Il germanico è una lingua indoeuropea che ha delle caratteristiche proprie: 1-la fissazione dell’accento sulla sillaba radicale, mentre nell’indoeuropeo l’accento era mobile, 2- crisi del sistema flessivo per la perdita dello spessore tonico degli elementi che seguono l’accento.
Se l’accento cade sulla sillaba radicale, tutto quello che sta a sua destra, soprattutto nei polisillabi, tende a perdere peso. La perdita di peso sillabico farà sì che le lunghe diventeranno brevi, le brevi cadranno e nei polisillabi ci sarà un processo di caduta tale per cui forte è nelle lingue germaniche il processo di usura fonetica. Le lingue germaniche sono tali perché subiscono un processo a cariche del sistema consonantico che prende il nome di mutazione consonantica germanica, e nelle lingue indoeuropee ce l’ha solo il germanico. Un'altra caratteristica delle lingue germaniche è il processo di fusione: A breve e O breve si fondono in A breve, A lunga e O lunga si fondono in O lunga, quindi si crea un sistema nel germanico che è zoppo nel senso che avremmo soltanto in origine 4 vocali brevi e 4 vocali lunghe fino a che il sistema non riprodurrà di nuovo i fonemi mancanti.
Il sistema germanico incide moltissimo sulla struttura di base originaria dell’indoeuropeo perché oltre a conoscere una mutazione consonantica che modificherà tutte le consonanti di origine indoeuropea, oltre ad avere la fissazione dell’accento che produrrà delle crisi dal punto di vista della caduta delle sillabe atone e anche delle flessioni. Ad esempio, l’inglese non ha desinenze, questo è il risultato della fissazione dell’accento sulla sillaba radicale. Ci sono anche fenomeni morfologici, uno è la doppia declinazione aggettivale.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.