Fénelon fu un importante pedagogo francese. In pieno ‘600,
egli confuta i presupposti dell’educazione formale, basata
sull’insegnamento delle discipline scolastiche. Fénelon
introdusse molti aspetti innovativi nella pedagogia:
Egli dava una grande importanza all’educazione delle
ragazze che sarebbero diventate madri e quindi dovevano
essere istruite per educare i figli, in quanto l’educazione non
parte dalla scuola, ma ancor prima, dalla famiglia. Le madri
devono essere in grado di raccontare storie (quindi avere
capacità dialogiche), far giocare i fanciulli, educarli senza
troppe costrizioni. Nonostante questa innovativa concezione,
si rimase diffidenti verso l’educazione delle ragazze, anche
nei ceti benestanti.
L’educazione non si deve costruire sui macigni dei grandi
ideali formativi, ma al contrario, è un dialogo delle minime
cose, che parte dal vissuto e dall’esperienza.
L’importanza data non solo alla cura della mente, ma anche
a quella corporea: Fénelon, precursore dell’educazione
naturale, affermava che la cosa migliore per la prima
infanzia fosse curare la formazione di un organismo sano e
di un buon sangue, attraverso una giusta alimentazione e un
salubre tenore di vita.
Dal punto di vista cognitivo, egli affermava che la mente si
formasse impegnandola qualitativamente, non
quantitativamente: non è importante la quantità di cose che
vengono apprese, ma quanto bene vengono apprese.
Gli educatori devono adattare le conoscenze alle capacità
degli alunni, senza pretendere troppo. Devono inoltre stare
attenti al carattere dell’alunno e a non rendere i vivaci ribelli
e gli introversi stupidi.
L’insegnante non deve essere pedante o imporre troppe
costrizioni, che non fanno altro che generare paura e
carattere chiuso. Per educare bisogna piuttosto far leva
sull’immaginazione e sulla curiosità, la via naturale che
conduce all’istruzione. Infatti, soddisfacendo la curiosità, i
discenti apprenderanno senza nemmeno accorgersene.