Letizia R. - Scienze turistiche e valorizzazione del territorio (a.a 2023/2024)
Vivere l’esperienza turistica
Prof. Antonio Bova
Martedì 9:45 – 12:15 => 13:00 – 14:00
Definizione e origine del turismo
Il turismo è un fenomeno complesso, ma proprio tale complessità offre alla psicologia un terreno d’indagine particolarmente proficuo. Il turismo è un’occasione per gli psicologi per provare sul campo paradigmi e modelli teorici. Un paradosso si presenta a chi ne affronta lo studio: i contributi accademici sono relativamente pochi, soprattutto in quelle discipline che si occupano di spiegare il comportamento umano.
Il turismo non è sempre esistito, questo fenomeno ha iniziato a apparire con la rivoluzione industriale, la società ha creato la figura del turista, individuo raro e di provenienza britannica. Non si tratta di necessità, ma di desiderio. Dumazedier (1967) riporta che la parola turismo fu inventata da Stendhal per descrivere chi viaggiava per divertimento o per istruzione e non più per interesse o necessità. Probabilmente è stato proprio nello stesso periodo che il termine apparve in Inghilterra: la parola Tourist, dal francese tour, compare nella lingua inglese agli inizi del XIX secolo.
Il turismo è dunque un fenomeno tipico dell’era moderna e si sviluppa in una società che sta già compiendo i primi passi nel passaggio dal bisogno al desiderio. Passaggio da una società tradizionale ispirata a valori religiosi a una secolare, che produce un cambiamento profondo in valori e bisogni. Secolarizzazione della società, cioè una società che non organizza la propria quotidianità basandosi su valori religiosi, ma è una società laica, cioè dove l’organizzazione della società è dettata dalle persone.
Il viaggio nella società tradizionale e moderna
In una società tradizionale il nuovo è guardato con sospetto e ostilità e vi è tendenzialmente resistenza al cambiamento; il viaggio è associato al rischio e ai pericoli che costituiscono. Una società secolare (moderna), invece, è maggiormente protesa verso il nuovo, ed è favorevole al cambiamento. Di conseguenza il viaggio diviene espressione di libertà, di evasione dalla necessità e dagli obblighi, un piacere e un mezzo per ottenerlo; il viaggio genera e soddisfa un bisogno di mutamento.
Ma il termine francese “tour” (giro, viaggio), veniva già utilizzato nel resto dell’Europa da quando nacque il Grand Tour, il viaggio dei nobili inglesi del ‘700. Il Grand Tour può essere considerato come uno dei primi modelli di turismo della storia: i giovani inglesi si recano all’estero per migliorare il loro livello culturale, ma anche per divertirsi, sperimentare, e lontani dai vincoli e divieti familiari, realtà nuove e sconosciute.
Oltre al Grand Tour la nobiltà inglese ideò tutte le altre forme di turismo: la stagione d’inverno sulla costa del Mediterraneo da ottobre a aprile, la stagione elegante d’estate alle terme; momenti che, al di là del loro contenuto terapeutico, favorivano i contatti e i rapporti sociali tra persone ricche. Anche l’interesse per la montagna, per secoli associata alla paura e all’orrido, viene scoperta, sempre grazie agli inglesi, come luogo di piacere e divertimento.
Lo sviluppo del turismo
Inizialmente, nella fase del turismo aristocratico, nel XIX secolo, il turismo era precluso sia alle categorie improduttive o semi produttive, sia mediante la barriera culturale, alla borghesia commerciale e industriale, nonostante la sua indubbia disponibilità economica. Quest’ultima preclusione inizia a cadere nella prima metà del ‘900, negli anni ’50 la villeggiatura diventa un bene di lusso diffuso sia tra nobili che tra i borghesi. Lo sviluppo dei trasporti e l’aumento del grado di istruzione della popolazione sono tra i fattori che hanno contribuito a questo cambiamento.
Il passaggio da turismo di élite a quello di massa non sarebbe però stato possibile senza uno sviluppo di un’industria dell’accoglienza diversificata per qualità, ma soprattutto per prezzo e convenienza. In pochi decenni si è così sviluppata l’ispirazione a far parte del mondo turistico, uno degli strumenti per la realizzazione della persona.
Nella società industriale, il tempo di lavoro, scandito in modo rigido e uniforme, fa sì che la domanda turistica sia concentrata sia in termini temporali che spaziali. Pertanto, in vacanza è importante essere in determinate località, mentre restare in una grande città come Milano e Torino comporta il subire una pressione ambientale e culturale. Milano in estate era silenziosa, perché si svuotava in quel determinato periodo dell’anno. Il silenzio è simbolo di sottrazione della vita, di quella festa che si stava svolgendo altrove.
Il turismo nella società postindustriale
Nella società postindustriale (oggi), invece, l’organizzazione più elastica e la maggior flessibilità dell’orario di lavoro, danno vita a nuove opportunità di tempo libero e consentono al turismo di distribuirsi durante l’intero arco dell’anno. (smartworking)
- Dalle domeniche ai weekend
- Dalle festività natalizie e pasquali ai lunghi ponti
- Alle settimane bianche
La motivazione tradizionale che vede la vacanza come un periodo di riposo dallo stress quotidiano viene gradualmente sostituita da un concetto di vacanza come periodo attivo in cui conoscere e sperimentare situazioni e luoghi nuovi e interessanti (non si dice più finalmente vado in vacanza così mi riposo, ma vado in vacanza per passare giornate diverse, fare cose nuove, si va in vacanza per essere più attivi, per spezzare la routine quotidiana).
Definizioni di turista
L’organizzazione mondiale del turismo (World Tourism Organization) definisce il turista come:
Chiunque viaggi in paesi diversi da quello della sua residenza abituale, al di fuori del proprio ambiente quotidiano, per un periodo di almeno una notte ma non superiore a un anno e il cui scopo principale della visita sia diverso dall’esercizio di ogni tipo di attività remunerata all’interno del paese visitato.
In questo termine sono inclusi coloro che viaggiano per: svago, riposo e vacanza; per visitare amici e parenti; per motivi di affari e professionali; per motivi di salute, religiosi/pellegrinaggio e altro.
Il National Tourism Resources Review Commission degli Stati Uniti definisce il turista come:
Un viaggiatore che si sposta dalla propria residenza (di almeno 50 miglia) per affari, piacere, motivi personali od ogni altro proposito al di fuori del pendolarismo lavorativo.
Infine, l’ONU definisce il turista come:
Una persona che si trasferisce temporaneamente allontanandosi dalla propria residenza, per una durata di almeno 24 ore e non superiore a un anno, per questi motivi: tempo libero (scopi ricreativi, vacanze, salute, studi, religione e sport), affari, famiglia, missione, meeting.
Il ritardo della psicologia nel turismo
Il ritardo della psicologia è stato colmato da altre discipline, le quali si sono avvalse di costrutti e termini psicologici (in modo approssimativo e a volte improprio…)
Cosa è il turismo?
L’economia analizza il fenomeno turistico in termini di consumo. Il turismo appare come un intreccio di più attività industriali e i turisti come consumatori. Von Schullern (1910): “L’insieme di tutti i fenomeni, in primo d’ordine economico, che si producono a causa dell’arrivo, del soggiorno e della partenza di viaggiatori” Ogilvie (1933): “chi si allontana per un breve periodo dalla propria residenza impiegando, durante tale periodo, denaro non guadagnato nel luogo visitato”.
La geografia e il turismo
Il focus della geografia è lo spazio. Il fenomeno turistico è studiato in base a considerazioni di natura:
- Ambientale (riguardanti il rapporto tra sviluppo del turismo e risorse ambientali e territoriali)
- Regionale (su identità, peculiarità e differenze dei luoghi)
- Spaziale (per la ricerca sistematica delle variabili capaci di spiegare i diversi gradi di attrattività delle destinazioni)
- Evolutive (per l’individuazione di modelli idonei per descrivere il ciclo di vita delle destinazioni)
L’antropologia e il turismo
Per l’antropologia, il turismo è incontro. Incontro fra uomini, gruppi sociali, società e culture diverse, fra chi ospita e chi è ospitato. Ma il turismo è anche processo che parte da una società che, liberando i suoi membri dalle fatiche del lavoro, genera tempo libero e flusso turistico. Il focus è sull’impatto del fenomeno sulle culture ospitanti. Minore attenzione è dedicata ai vissuti dei turisti che si trovano a contatto con culture diverse.
La sociologia e il turismo
Il tempo libero è il focus della sociologia. Ambito di indagine e interesse sono i valori, gli atteggiamenti e i comportamenti delle collettività umane, dal piccolo gruppo (microsociologia) allo stato nazionale (macrosociologia).
Psicologia e turismo: Qual è il contributo?
Dallo studio della motivazione al marketing… Ai problemi legati ai processi di scelta… Dal rapporto tra turisti e comunità ospitanti al problema della formazione degli operatori… Al ruolo e al significato sociale che tale esperienza comporta.
Storicamente il turismo è stato letto come un fenomeno separato dalla vita quotidiana. Appartenendo alla sfera del tempo libero, si configura come l’attività derivante dall’allontanamento volontario dagli obblighi imposti dalla società e dalla ricerca di svago e di esperienze gratificanti. Il turismo allora può essere esaminato e compreso solo in relazione al suo opposto, ossia la vita quotidiana. Questo significa che lavoro e tempo libero sono espressione di sfere separate regolate dalla pratica sociale. Agire come un turista è uno dei caratteri che definiscono l’essere moderni, è legato alle grandi trasformazioni nell’ambito dei rapporti di lavoro.
La vacanza come necessità
La vacanza diviene sempre più una necessità. La vacanza diventa un momento rivelatore di risorse personali. Il turismo diviene così un sistema di comunicazione di nuovi bisogni, centrati sulla persona e sul sé. Il viaggiare come momento di incontro tra civiltà diverse, come mezzo per entrare in contatto con altre società sembra stia subendo una battuta d’arresto. Si sta affermando un turismo tra eguali, un turismo in cerca, soprattutto, di conferme, che non mette in discussione le proprie convinzioni o il proprio stile di vita.
Chiavi di interpretazioni possibili di questo cambiamento
- Nuovi consumatori. Sono più sofisticati, ricercano nuove esperienze e qualità della vita piuttosto che una semplice pausa al sole. Il muro di separazione tra quotidianità e vacanza è sempre più sottile, perché anche in vacanza generalmente mantengo lo stesso stile di vita che ho sempre.
- Nuove tecnologie: lo sviluppo delle tecnologie è stato rapido. Forse è stato più rapido che il cambiamento nel mercato del consumo.
- Conferma delle aspettative: per vedere nuove località oggi le persone non necessariamente devono spostarsi, lasciare la propria casa. Così l’esperienza turistica si riduce alla visione di scene annunciate. (Quando andiamo in una località turistica andiamo a vedere se le foto che ho visto online corrispondono alla realtà)
Significato, motivazioni e funzioni della vacanza
Quello che noi consumiamo aiuta noi e anche gli altri a capire chi siamo. In questi ultimi anni si sta diffondendo una dimensione sempre più individuale e soggettiva del consumo (la parte più difficile è capire qual è la cosa che voglio comprare per comunicare una determinata cosa). Consumare diventa il segno reale del benessere economico e tramite il consumo si realizza l’appartenenza sociale e la definizione della propria identità.
“Il consumo segue la logica del desiderio e non del bisogno, dell’impulso e non della necessità, dell’estetica e non dell’etica, del gioco e non della razionalità.”
Senza reddito non si possono acquistare le vacanze. Ma il reddito spiega solo in minima parte le scelte di acquisto del consumatore-turista. Gli studi hanno messo in luce come il comportamento del consumatore, e quindi anche del turista, sia complesso, molto poco lineare e non spiegabile solo in termini di disponibilità economica.
Perché?
I prodotti non vengono più considerati solo per le loro caratteristiche materiale e funzionali, ma per la loro capacità di fornire giustificazioni psicologiche strettamente connesse con la definizione della propria personalità e del proprio stile di vita. Il turismo come consumo assume un ruolo attivo. Il consumatore, il turista, sceglie di modificare per un periodo limitato di tempo la propria condizione di vita per ottenere, attraverso l’esperienza della vacanza, il soddisfacimento di alcuni bisogni.
La vacanza ha molto in comune con la festa:
- Il ricorrere periodicamente in specifici momenti del ciclo annuale
- Favorire la propensione a dissipare in un breve periodo di tempo più di quanto accumulato con il lavoro (si spende senza pensarci nemmeno troppo)
- Svolgere una funzione rigenerativa rispetto al tempo lavorativo
- Costituire uno spazio libero per accedere a piaceri altrimenti negati (in vacanza facciamo cose che nella vita quotidiana ci sentiremmo in colpa a fare)
- Attivare un processo di effervescenza collettiva, di esaltazione
In vacanza l’eccesso è permesso, la persona compie o approva cose che non accetterebbe nella vita di tutti i giorni. (Ognuno ha un indicatore di eccesso diverso da altri). Il turista incapace di raggiungere, ad esempio, la classe superiore o il gruppo di riferimento nel comportamento quotidiano lo fa in vacanza, re per un giorno e contadino per un giorno. Andare piano è il lusso più grande durante una vacanza. La vacanza offre la possibilità di mettere momentaneamente da parte la voce della coscienza e del dovere e lasciare così emergere la parte più istintuale e infantile della nostra personalità.
=> Riferimento a Freud => ID => non mi interessa delle conseguenze, ma prendo e faccio tutto subito. (Mi piace un giubbotto costoso, lo compro lo stesso anche se papà si arrabbia/ non ho più i soldi per pagare il mutuo ecc… => può portare a un eccesso di piacere in una vita senza regole. Super io => molto razionale Io => cercare equilibrio tra id e super io.
In vacanza è anche importante essere in determinate località (tendenza a seguire la massa, andare in una località per farsi vedere lì o di fare quella cosa). Perché? Perché si è orgogliosi/soddisfatti di pubblicare una foto di un piatto di Cracco?
Realtà sociale e influenza sociale
Realtà sociale = sono le nostre interpretazioni soggettive (il significato che noi diamo) delle altre persone e delle nostre relazioni.
Ognuno vive questo evento (la lezione di ora) in un modo diverso. Per qualcuno è una lezione magnifica e per altri noiosa. Quindi questo evento è una realtà sociale molto diversa per tutti noi (le nostre interpretazioni soggettive). La realtà sociale che noi costruiamo determina chi troviamo interessante, chi troviamo minaccioso, cosa cerchiamo e cosa evitiamo.
Il nostro comportamento è profondamente influenzato dalla realtà sociale: le persone con cui interagiamo ogni giorno. Le realtà sociali creano influenza sociale: il processo attraverso il quale le altre persone cambiano i nostri pensieri, sentimenti e comportamenti (ovvero l’ABC => affect, behaviour, “pensieri” in inglese) e attraverso il quale noi cambiamo i loro. (Se io inizio a percepire un ristorante come bellissimo, ad un certo punto inizieranno a percepirlo così anche gli altri. Se poi tutti percepiscono i piatti come chissà cosa mentre io non percepisco questa cosa, mi sento quasi a disagio, mi sento fuori dal gruppo). L’influenza sociale NON è volontaria. La persuasione, invece, È volontaria.
Possiamo vedere gli effetti della pressione sociale nel nostro stato d’animo, negli stili d’abbigliamento e nelle attività scelte durante il tempo libero. Questa tendenza a imitare altre persone è definita effetto camaleonte. L’influenza (o pressione) sociale tende a uniformare le aspettative verso certi tipi di beni e servizi e le modalità d’acquisto tra gli individui che si riferiscono a un certo gruppo sociale.
Conformismo e categorizzazione sociale
Il conformismo è definito come un cambiamento nel comportamento al fine di conformarsi alle norme di un gruppo come risultato della pressione reale o immaginaria del gruppo stesso. Non ha accezione né positiva né negativa. Un po’ di conformismo è comunque necessario per far funzionare la nostra società (es. Se la lezione inizia alle 9:30 ma ognuno viene all’ora che vuole / in una squadra di calcio ognuno si veste uguale agli altri).
Pensare agli altri in termini di appartenenza al gruppo è noto come categorizzazione sociale. Il processo cognitivo mediante il quale categorizziamo gli individui in gruppi sociali.
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