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Riassunto evitare le emozioni, vivere le emozioni Ilaria Rognoni

Capitolo 1

Evitare le emozioni

Le emozioni sono qualcosa che per essere vissuto necessita di un lavoro a monte che presuppone l’integrità di alcuni apparati che le rendano assimilabili. L’evitamento delle emozioni è una delle attività principali della nostra mente. Quando una modalità prevale sulle altre diventa un sintomo e noi abbiamo dei meccanismi evacuativi: possiamo evacuare nel corpo, malattie psicosomatiche, nel corpo sociale, delinquenze, o in spazi della mente. Aggregati di proto-emozioni compattati formano le fobie.

Alcune strategie per evitare le emozioni:

  • Narcisismo: ad esempio per Guglielmo tenere una distanza di sicurezza da ogni proto-emozione lo salva dall’essere investito e dal perdere ogni capacità di pensiero, dopo che ogni attivazione di emozioni è percepita come subire una violenza. Nella vita di Guglielmo tutto deve essere perfetto perché l’imperfezione attiva emozioni non gestibili. La sua fatica per gestire tutto affinché sia perfetto richiede un enorme sforzo, ma è nulla rispetto a quella per emozioni impreviste che potrebbero attivarsi.
  • Funzionamenti autistici: la costanza di ogni dettaglio, il ripetersi uguale di ogni gesto, la miniaturizzazione delle emozioni sono funzionali all’evitamento degli impatti emotivi non gestibili. Spesso preferiamo la monotonia, la routine, la familiarità piuttosto che partire alla scoperta di nuove possibili dimensioni emotive.
  • Anoressia: le parti non tollerabili vengono scisse e proiettate, ma vengono viste da quello sguardo che consente all’anoressica di vedere dietro le proprie spalle la massa degli stati proto-emotivi che hanno un peso e una dimensione enormi.
  • Fenomeni macrosociali: hanno la stessa funzione di bloccare stati macroemotivi. Ad esempio i fanatismi o la religione, che è un antidoto per un dolore intollerabile.

Il transfert può essere inteso come l’apertura di quel canale che consente il transito di proiettili nella mente dell’altro, dove può avere inizio il processo di trasformazione e di alfabetizzazione di tali proiettili e di esplosione contenuta. L’analista opererà delle forme di boicottaggio verso questo livello proto-emotivo, nella maggior parte dei casi usando delle teorie inadeguate, che vengono definite da Bion come delle parafrenie, le quali ci consentono di aggrapparci a qualche cosa per la paura che abbiamo del nostro pochissimo sapere; le teorie sono spesso una sorta di zattera per non annegare nell’angoscia.

Rumine

Un’altra funzione della nostra mente è quella del rumine, il quale ripropone il contatto con le proto-emozioni che sono state evacuate, scisse e messe a distanza.

È necessario non confondere la violenza, l’incontenibilità delle emozioni con l’aggressività; quest’ultima è una dotazione normale, non è mai in eccesso. L’urgenza emotiva spesso è alla base di molti comportamenti che in superficie possono sembrare aggressivi, esempio: paziente che va in vacanza in Spagna con amici, dormono in una cascina, chiudono la porta e la notte i proprietari, presi dalla paura che qualcuno abbia fatto male ai loro bambini, buttano giù la porta con violenza.

Trasferire le emozioni

È utile capire, dopo che il paziente ha parlato, a quale oggetto interno proiettato sull’analista sta parlando, esempio: paziente che chiama l’analista “Vacca”. Ci si riferisce ad un’analisi che guarda in avanti, al 1 futuro, non ai contenuti ma alla trasformazione dell’attrezzatura per pensare. La seduta diviene un sogno condiviso, dove prendono vita storie, trasformazioni e attitudini. L’analisi porta allo sviluppo della mente, della capacità di sognare, di sentire, di pensare. Il motore della storia è il bisogno che il non dicibile e l’incapacità di dire trovino uno spazio-tempo che porti alla capacità di pensare e di dire. Il transfert in questo senso è il trasferimento di queste capacità dall’analista al campo e dal campo al paziente, che a sua volta porta il carburante e le sue attrezzature per questo processo.

Vivere le emozioni

Vivere le emozioni è il punto di arrivo di una serie di operazioni: inizialmente la storia inizia a figurarsi nella mente dell’analista, il quale comincia a creare scenari più ampi in cui funzionamenti fino ad allora scissi possano tornare a vivere almeno in un luogo del campo. È possibile che molti casi di timidezza patologica, fobia sociale o relazionale abbiano questa comune radice di funzionamenti scissi che fanno paura e che devono essere continuamente controllati, evitati. Le tematiche fobiche di evitamento e quelle ossessive di controllo sono una difesa della funzione α insufficiente che altrimenti sarebbe inondata, il pulire di continuo sembra un modo per detergersi da tutte le proto-emozioni eccessive. Un esempio è la sindrome del bambino eccessivamente ben trattato: egli non ha modo di cimentarsi con emozioni primitive come rabbia, gelosia, rivalità; quindi queste rimangono lungo scisse e generano paura, insicurezza e persecuzione. Alla base ci sono genitori che hanno un’insufficiente funzione α, un’insufficienza del contenitore, che stabiliscono con i figli rapporti pacificati che lasciano fuori proto-emozioni difficili. Alcune volte le emozioni, dopo un lungo lavoro analitico che abbia sviluppato qualità contenitive della mente, possono vivere nella stanza di analisi in modo condiviso.

Evacuazioni necessarie

→ C’è una quota fisiologica e necessaria di elementi β o di elementi α che se non espulsi diventerebbero tossici. Quindi vi è una serie di attività evacuative o para-evacuative della nostra mente che sono vitali, sono evacuazioni motorie, proto-emotive, scariche di diversa natura.

Capitolo 2

Derivati narrativi → Ad analista sufficientemente funzionante, a paziente fisicamente presente, a setting funzionante non c’è nulla che possa essere detto, disegnato, narrato nella stanza d’analisi che non possa essere considerato un derivato narrativo del pensiero onirico della veglia. I derivati narrativi sono un insieme di immagini, parole, situazioni espresse in stato di veglia, ma che rimandano all’esperienza del sogno. Non vi è nulla dentro la stanza che non attenga all’analisi.

Funzione organizzatrice dell’analista → ci sono pazienti che portano in seduta tutti gli ingredienti in modo tale che la nostra funzione sia solamente quella di trovare un legame tra loro e una luce diversa con cui illuminarli.

Trasformazioni → sottese alle trasformazioni narrative ci sono, ovviamente, delle trasformazioni affettive. Giocare col paziente, giocare coi significati, giocare con noi stessi, questo ci porta alla creatività che è formulazione di nuovi significati mai pensati prima e mai pensabili da un solo membro della coppia analitica.

Un modello della mente

L’uomo è un’evoluzione di stati precedenti che grazie allo sviluppo della mente è divenuto capace di imbrigliare gli aspetti istintuali e pulsionali che lo accomunano agli altri primati. La mentalizzazione è anche un fattore di disturbo: solo se la mente ha avuto modo di svilupparsi nel migliore dei modi può diventare un arricchimento maturativo, ma tutte le volte che essa è disfunzionante diventa un fattore di disregolazione. 2 La delinquenza e la violenza sono state considerate solo marginalmente come derivanti da un mentale disfunzionale. Dove vi è un livello più arcaico di disfunzionamento mentale porterebbe ad allucinazioni, deliri o malattie del corpo. Una caratteristica della delinquenza è la stupidità, proprio perché è spesso azione di un pensiero che non si sa più quale sia stato.

Se c’è un discontinuum tra l’uomo e le altre specie ciò implica che il mentale, non solo regolerebbe e disregolerebbe tutto il resto dell’apparato umano, ma prevaricherebbe su tutto il resto. Ad esempio la sessualità: omosessuale maschile sarebbe contenuto che cerca di accoppiarsi con un contenuto, di ♂♂, sottometterlo o di assecondarlo; omosessuale femminile sarebbe un rapporto di pacificate ♀♀, omogeneità con le proto-emozioni che rimangono scisse. Il vero rapporto eterosessuale sarebbe solo quello ovvero contenuto che si accoppia in modo fertile con un contenitore che ne consente lo sviluppo, ♀♂, sviluppandosi a sua volta. Ciò significherebbe che omosessuale ed eterosessuale avrebbero pertinenza con il funzionamento delle menti: una coppia omosessuale potrebbe avere un funzionamento delle menti sia eterosessuale che omosessuale e stessa cosa vale per una coppia eterosessuale, continua nel cap. 8.

Un’altra conseguenza del mentale è la consapevolezza e spesso l’intollerabilità della nostra fine e il non poter avere risposte in un momento dell’evoluzione che consente solo di porci domande. Non tollerare l’assenza di risposte ci porta a quelle forme di anestesia, di bugie necessarie che chiamiamo religione, fede. Solo una grande maturazione della nostra capacità di pensare ci permette di affrontare la caducità della nostra esistenza senza la necessità di aggrapparci a bugie, sia pure condivise.

Il problema della specie Homo sapiens è quello di avere una mente che ha bisogno di cure per svilupparsi armonicamente e i cui fallimenti di sviluppo portano alle varie modalità di evacuazione degli elementi β non trasformati in α. Ciò che non riesce ad essere alfabetizzato verrà evacuato in allucinazioni, malattie psicosomatiche, agiti senza spessore di pensiero.

Capitolo 3

Sono molte le situazioni di sofferenza psichica nelle quali non vi è una consensualità nella percezione di sé, degli altri o del mondo. Si riscontrano spesso dei fenomeni iperpercettivi, anoressia, fenomeni dell’arco allucinatorio o delirante, in cui la persona vede aspetti di sé scissi, nascosti, proiettati che sfuggono allo sguardo obiettivo dell’altro, ma che lo sguardo ecografico della persona stessa consente di vedere. La stessa cosa accade nelle patologie paranoidi, dove aspetti intollerabili di se stessi vengono spalmati sugli altri che diventano depositari persecutori di questi aspetti. Anche nei fenomeni allucinatori, in cui il paziente vede aspetti scissi di sé scissi e proiettati nel mondo esterno, che si colora di questi funzionamenti. Il mentale deriva dalla trasformazione di ciò che è sensorialità, ovvero tutto ciò che afferisce alla mente come esperienza dal di dentro e dal di fuori, in elemento α. L

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher IlariaRognoni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dinamica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Nespoli Giorgio.
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