TECNOLOGIA MECCANICA
Appunti completi – III Parziale
Asportazione di truciolo: formazione del truciolo, tornitura, fresatura, foratura
Usura degli utensili e analisi di Taylor
Rettifica per molatura
Processi di saldatura
Indice
Processi di asportazione di truciolo ..................................................................................................... 3
Formazione del truciolo ........................................................................................................................... 3
Gli utensili .............................................................................................................................................. 14
Tornitura ................................................................................................................................................ 14
Fresatura (milling) .................................................................................................................................. 24
Altri processi di asportazione del truciolo ............................................................................................. 31
Usura dell’utensile ................................................................................................................................. 38
Rettifica per molatura ...................................................................................................................... 45
Molatura (grinding) ................................................................................................................................ 46
Saldatura ......................................................................................................................................... 51
SMAW – Shielded Metal Arc Welding .................................................................................................... 53
GTAW – Gas Tungsten Arc Welding ....................................................................................................... 58
GMAW – Gas Metal Arc Welding ........................................................................................................... 59
CMT – Cold Metal Transfer (saldature a freddo) ................................................................................... 62
FCAW – Flux Cored Arc Welding ............................................................................................................ 63
SAW – Saldatura ad arco sommerso ...................................................................................................... 63
PAW – Plasma Arc Welding .................................................................................................................... 64
LBW – Laser Beam Welding ................................................................................................................... 64
RSW – Resistance Spot Welding ............................................................................................................ 64
RSEW – Resistance Seam Welding ......................................................................................................... 65
OW – Oxyfuel Welding ........................................................................................................................... 66
FRW – Friction Welding.......................................................................................................................... 66
Brasatura ................................................................................................................................................ 67
Processi di asportazione di truciolo
L’asportazione di truciolo è uno dei processi produttivi più utilizzati in assoluto, perché è il più versatile di
tutti. A discapito di un tempo di lavorazione più lungo, permette di ottenere forme molto più complesse
e particolari che con altri processi produttivi non sarebbero realizzabili, come gli spigoli vivi, oltre a
ottime tolleranze superficiali e dimensionali.
Lavorare per asportazione di truciolo significa partire da un volume di materiale maggiore di quello
richiesto dal componente e rimuovere il volume in eccesso fino a ottenere la forma finale. I processi
sono di asportazione di truciolo (una lama rimuove il materiale in eccesso tagliandolo) oppure abrasivi
(con mole dure e componenti abrasivi).
Esistono anche processi non convenzionali, che non vedremo in questo corso: ci concentreremo sui
processi classici di asportazione di truciolo.
Analizzando rapidamente pregi e difetti: si possono lavorare tutti i materiali, ottenere ogni forma e
raggiungere tolleranze superficiali e dimensionali molto spinte. Tra i difetti ci sono invece il tempo di
lavorazione, che aumenta notevolmente, e il truciolo di scarto, che ha un impatto ambientale notevole
perché è imbevuto di oli che non possono essere dispersi nell’ambiente e devono quindi essere trattati
appositamente.
Formazione del truciolo
Lo studio del truciolo (la sua formazione, la sua geometria e il suo equilibrio) ci permette di analizzare il
processo di asportazione. Il truciolo si forma grazie al moto relativo tra il componente e l’utensile, che
genera stati tensionali di taglio capaci di causare deformazione plastica e strappo in modo locale,
asportando il truciolo. Con i processi di asportazione di truciolo, vista la cinematica della macchina,
possiamo produrre generalmente solo componenti assialsimmetrici (nel caso della tornitura).
Durante la lavorazione l’utensile penetra nel materiale di partenza e si muove di moto relativo,
generando stati tensionali locali che provocano una zona di scorrimento plastico.
Possiamo quindi evidenziare il materiale di base come la linea orizzontale a sinistra, il materiale lavorato
come la linea orizzontale a destra e il piano di scorrimento plastico come la linea tratteggiata che li
collega. In verde abbiamo il volume del truciolo che si distacca. Da questo schema di partenza possiamo
cominciare uno studio analitico che ci permette di determinare le forze di taglio.
In tornitura, come in tutti gli altri processi di asportazione, conta sempre e solo il moto relativo tra
utensile e componente, non quello assoluto.
L’utensile è caratterizzato da una velocità di taglio, ovvero la velocità con cui l’utensile vede arrivare il
materiale sul tagliente. Ha inoltre una superficie frontale sulla quale scorre il truciolo, detta petto del
tagliente, e una superficie inferiore detta dorso; la loro intersezione genera il tagliente. Nell’utensile si
definisce poi un angolo fondamentale ovvero l’angolo formato dal petto dell’utensile rispetto alla
,
perpendicolare alla superficie del componente passante per il tagliente. Questo angolo è chiamato
angolo di spoglio superiore. La geometria del truciolo dipende fortemente da questo angolo, che può
essere sia positivo sia negativo.
I processi di tornitura si suddividono in tre tipologie. Noi studieremo la più semplice, il taglio ortogonale
libero, in cui il tagliente e la velocità di taglio sono tra loro ortogonali; per «libero» si intende che il
tagliente ha dimensioni maggiori della parte di truciolo asportata. Esistono anche processi di
asportazione con taglio obliquo, libero e non libero.
Nel taglio ortogonale libero facciamo l’ipotesi semplificativa che le deformazioni siano le stesse su tutta
la sezione.
Definiamo ora alcune grandezze fondamentali. Si definisce
=
come il rapporto tra lo spessore del materiale non deformato ( ) e lo spessore del truciolo ( ). Lo
spessore del truciolo risulta sempre maggiore dello spessore di materiale non deformato, per cui < 1.
Questo rapporto lo possiamo controllare gestendo l’angolo .
Si definisce poi l’angolo come angolo di spoglio superiore e come angolo del piano di scorrimento
(shear angle), ovvero l’angolo che si genera tra il piano orizzontale e la retta che congiunge i piani di
lavorazione: cos
tan = 1 − sin
Detto questo potremmo calcolare le forze di taglio, ma prima cerchiamo di capire la meccanica
dell’asportazione del truciolo.
Possiamo immaginare la lavorazione come lo scorrimento di una serie di elementi infinitesimi lungo il
piano di deformazione plastica del materiale. Il truciolo scorre sul petto dell’utensile con velocità ,
mentre il materiale scorre lungo il piano di scorrimento con velocità . Possiamo quindi costruire il
triangolo delle velocità, da cui ricavare anche la velocità di scorrimento di ogni infinitesimo di truciolo
lungo il piano di deformazione.
Possiamo quindi concludere con la seguente relazione cinematica:
sin
= =⋅
cos( − )
Analizzando la deformazione che ogni singolo elemento infinitesimo subisce, possiamo determinare
anche lo shear strain (la deformazione angolare) come relazione trigonometrica:
= tan( − ) + cot
Si intuisce quindi l’importanza dell’angolo di spoglio superiore.
Conoscendo le deformazioni possiamo stimare le forze di processo. Il modo più semplice per studiarle è
analizzare l’equilibrio del truciolo. Il truciolo avrà in ogni caso delle forze di attrito con il petto del
tagliente, visto il moto relativo che si genera tra i due. La normale è invece la risposta alla pressione
che il materiale esercita sul petto a causa dello scorrimento. La somma delle due azioni dà:
=+
e si definisce come il coefficiente di attrito tra utensile e truciolo, tale che:
= tan
Dal lato del piano di deformazione plastica si genererà sicuramente uno sforzo di taglio, parallelo al
piano stesso, per cui si può definire:
=
con area di taglio, definita come:
= sin
dove è la larghezza del tagliente in presa.
Agirà poi sicuramente anche uno sforzo normale, che non conosciamo, , tale che:
+ = ′
La risultante delle due azioni deve annullarsi affinché il sistema sia in equilibrio. Per imporre l’equilibrio
cambiamo il sistema di riferimento: questo non ci fa perdere generalità, ma semplifica i conti. Possiamo
farlo perché la forza di taglio la conosciamo (è imposta da noi) e dal punto di vista sperimentale è quindi
più semplice utilizzare questo sistema.
Disegniamo dunque il triangolo delle forze nel punto di contatto utensile–truciolo e osserviamo che uno
dei fattori fondamentali per definire l’equilibrio è l’angolo che però non conosciamo a priori. Noto
, ,
potremmo valutare tutte le componenti di tutte le forze nei vari sistemi di riferimento. Per calcolare
possiamo procedere sperimentalmente, misurando e ricavando dalla relazione con oppure
,
tramite un’analisi energetica. Uno dei primi modelli energetici si deve a Merchant, che descrisse la
seguente relazione:
= + −
4 2 2
dove è l’angolo di attrito. Merchant, cercando la configurazione di equilibrio a minor energia, riuscì a
determinare la relazione che individua tale angolo sulla base delle ipotesi semplificative viste anche da
noi e studiando il sistema al solo variare di una volta fissati tutti gli altri valori.
,
Come possiamo vedere, dipende fortemente da aumentando quest’ultimo aumenta l’angolo di
:
scorrimento plastico. L’aumento dell’angolo porta alla diminuzione della superficie del piano di
scorrimento, per cui, all’aumentare di (e quindi dell’angolo di spoglio superiore), ci aspettiamo una
diminuzione delle forze a parità di sforzo di taglio. Al contrario, se l’angolo diminuisce o per spogli
negativi, la superficie aumenta e quindi, a parità di tensione di taglio, la forza di processo aumenta
fortemente.
Conviene quindi, apparentemente, mantenere ampi angoli di spoglio superiore, ma questo ha un limite.
Per aumentare l’angolo di spoglio superiore dobbiamo infatti ridurre l’angolo di taglio , cioè l’angolo
che si genera tra il dorso e il petto del tagliente. Per ridurre ulteriormente questo angolo dovremmo
ridurre lo spessore dell’utensile, ma non è sempre possibile, altrimenti il tagliente non sarebbe
abbastanza rigido.
Compreso questo e assunta come vera l’ipotesi di Merchant, possiamo studiare il triangolo delle forze e
scrivere che la risultante delle azioni complessive vale:
⋅⋅ℎ
= )
sin ⋅ cos( + −
Definiamo poi la risultante scomposta nel sistema di riferimento visto precedentemente e otteniamo la
forza di taglio (nella direzione della velocità di taglio): )
cos( −
= ⋅ ⋅⋅ℎ
)
sin ⋅ cos( + −
e )
sin( −
= ⋅ ⋅⋅ℎ
)
sin ⋅ cos( + −
ovvero la forza perpendicolare al taglio (la quale quindi non compie lavoro), che però agisce sull’utensile
e tende ad allontanarlo dal materiale. Questo comporta un errore nella lavorazione in termini di
tolleranza dimensionale.
Nelle formule l’angolo di spoglio superiore è indicato con e lo spessore del truciolo non deformato con
è l’angolo di attrito.
ℎ;
Analizzando queste espressioni, vediamo che sono definite da una costante per , dove la costante è
tutto il resto del prodotto. Si può affermare che, stabiliti un utensile, un angolo di spoglio e l’attrito,
questa costante è indipendente dalla forma del tagliente e dalla sua penetrazione (ovvero è
indipendente dalla lunghezza del tagliente impegnato e dall’altezza del truciolo indeformato
ℎ).
Il prodotto è detto sezione del truciolo indeformato: è la sezione che non ha ancora subito il
⋅ ℎ
processo di deformazione, ma che stiamo per asportare applicandovi la forza.
Capito questo, possiamo comprendere ogni processo di asportazione di truciolo: le forze in gioco sono
sempre le stesse e tra processi differenti cambia solo la cinematica assoluta, che però, essendo
importante per l’asportazione solo la cinematica relativa, ci riguarda poco.
Questa analisi è però valida solo nel caso ideale, in cui il tagliente è uno spigolo vivo perfetto e la
deformazione avviene esattamente lungo il piano di scorrimento. Nella realtà lo spigolo vivo perfetto
non esiste, per cui il tagliente presenta un certo raggio di raccordo tra petto e dorso. A livello teorico
questo porta ad avere infiniti taglienti, con angoli di spoglio differenti, che vanno dal negativo fino a
quello ideale. Questo raccordo, per quanto impercettibile, ha notevoli conseguenze, prima tra tutte il
fatto che il piano di scorrimento nella realtà non è più un piano vero e proprio, ma diventa una zona
tridimensionale che coinvolge tre regioni:
• la zona di scorrimento primaria, la principale, che segue la stessa direzione del piano di
scorrimento ideale;
• la zona di plasticizzazione secondaria, in cui si deforma plasticamente il componente non
lavorato. Questa zona incrudisce leggermente rispetto al resto del materiale interno, per cui
qualsiasi prodotto ottenuto per asportazione di truciolo avrà nella parte esterna del materiale
incrudita, come nella trafilatura (il concetto è molto simile);
• la zona di scorrimento secondaria, di plasticizzazione sul truciolo. Questa deformazione plastica
deriva dal fatto che abbiamo supposto un attrito di tipo coulombiano tra truciolo e utensile, ma
in realtà, per via delle alte pressioni, può diventare adesivo e portare alla deformazione del
truciolo.
Come possiamo vedere, nel caso reale la zona di plasticizzazione è molto maggiore rispetto al piano del
caso ideale. Dal punto di vista della microstruttura del truciolo, tutto quello che abbiamo visto si
rispecchia sui grani cristallini.
A livello pratico le formule che abbiamo trovato non vengono utilizzate. Nonostante l’analisi energetica
di Merchant sia corretta nel caso ideale, nel caso reale deve essere modificata, considerando una diversa
formula per il calcolo dell’angolo di scorrimento:
= + −
2 2 2
dove non possiamo più considerare il caso ideale con ma dobbiamo sostituirlo con un valore da
/4,
determinare sperimentalmente.
Appare chiaro che è inutile determinare sperimentalmente conviene piuttosto determinare
:
sperimentalmente la costante relativa a diverse asportazioni di truciolo, in modo da scrivere le forze
come: e
= ⋅ ⋅⋅ℎ = ⋅ ⋅⋅ℎ
con e determinate sperimentalmente.
L’aumento di temperatura
Tutti i processi di deformazione plastica o di asportazione di truciolo provocano attriti e liberazione di
energia di deformazione, che portano a un aumento di temperatura locale. Il calore si trasferisce poi per
conduzione all’interno del pezzo, sul truciolo e sul petto del tagliente. Ovviamente il componente da
controllare è l’utensile: l’aumento di temperatura dell’oggetto in lavorazione è infatti positivo, perché
diminuiscono così le forze necessarie a deformarlo, e il truciolo si distacca, per cui non ci interessa la sua
temperatura (fortunatamente è quello che assorbe più calore). Il tagliente invece assorbe poco calore,
ma in maniera costante, e sarà quindi quello che, dopo un po’ che il tornio è in funzione, subirà il
maggior innalzamento di temperatura. Questo è un effetto sgradito, perché diminuisce la durezza della
punta, che invece è fondamentale perché il processo avvenga.
L’utensile viene quindi solitamente raffreddato e si cerca inoltre di produrlo con materiali ad alta
conducibilità termica. Il picco di temperatura sull’utensile non si raggiunge sul contatto tagliente–pezzo,
ma un po’ più in alto, perché i
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