Teoria elasticità lineare
Con il termine materiale elastico lineare si definisce, da un punto di vista puramente qualitativo, un materiale che, se sottoposto a carichi, subisce una deformazione (proporzionale alla tensione di carico) che scompare una volta rimossi i carichi stessi.
La teoria dell’elasticità raccolse il concorrente contributo di matematici, meccanici teorici, ingegneri… ma la prima vera teoria risale già da Newton, che propose l’idea secondo la quale la fisica dell’elasticità dipenda dalla proprietà di attrazione degli atomi che formano i corpi. Questa teoria venne avvalorata osservando che la capacità di attrazione delle particelle che formano i corpi può essere causata da numerosi fenomeni naturali (esempio: reazioni chimiche, fermentazioni ecc.).
Col passare degli anni, in seguito alle teorie di Musschenbrock e di Maziere, il quale definiva l’elasticità come una materia sottile esterna incuneatesi nei pori del materiale: ovviamente era una deduzione metafisica. I primi veri passi per liberare la spiegazione dell’elasticità furono compiuti da due scienziati italiani Belgrado e Riccati, facendo riferimento alle leggi dell’urto elastico, che faranno sì di buttare le prime basi sulla meccanica dell’elasticità poi ripresa successivamente da Saint Venant, Carnot ecc.
Teoria molecolare di Navier-Cauchy e geometria della deformazione
Solo grazie a Navier si riuscì a trasformare le vaghe congetture fisiche in una moderna teoria matematica dell’elasticità. Deduzione analitica, dando inizio alla.
Successivamente Cauchy riprese i suoi studi e ampliò il metodo di Navier; infatti, gli scienziati dell’800 continueranno ad attribuire grande autorità ai risultati di Navier-Cauchy.
Secondo il modello di Navier, il solido elastico è ricondotto a numerose particelle P, Q, …, P0, Q0, … materiali, che, poste inizialmente in P0, Q0, si portano dopo la deformazione in P1, Q1, cambiando la loro mutua distanza e generando forze interne d’attrazione o di repulsione reciproca.
Dunque, se le particelle sono distribuite nello spazio in modo caotico, il comportamento del materiale è lo stesso su ogni riferimento, ovvero le forze interne insorgenti in una generica molecola P non cambiano quando le molecole vicine si allontanano o si avvicinano di più ad essa in maniera orizzontale o verticale o secondo una qualsiasi direzione: per P la situazione intorno è sempre la stessa, a prescindere dall'orientamento. In fisica e ingegneria, questa caratteristica di comportarsi allo stesso modo in ogni direzione si chiama isotropia materiale.
Se invece le particelle sono disposte su un reticolo, quindi con un certo ordinamento, si avrà che la risposta alla deformazione sarà diversa a seconda della direzione per cui avviene la deformazione: si parla di comportamento anisotropo.
Studio della deformazione
Per lo studio della deformazione è sufficiente considerare due elementi lineari che si incontrano ortogonalmente in un generico punto continuo. Ricordiamo che si parla di spostamenti continui, in quanto mettono in relazione uno spostamento geometrico con una deformazione.
Siano P0, (x, y, z) le coordinate di P0, ovvero la posizione della particella nel continuo indeformato, e P la posizione della stessa particella nel continuo deformato. Definiamo spostamento di P0, u(P0), il vettore che congiunge P0 con P.
Le sue componenti sono ux, uy, uz, che supporremo funzioni di x, y, z, continue e derivabili quanto occorre, oltre che infinitesime con le derivate. Accanto a P0 c'è, orizzontalmente, Q0; e la particella inizialmente posta in Q0 si porta in Q, subendo uno spostamento u(Q0) che poco differisce da quello di u(P0); infatti le coordinate di Q0 sono (x + dx, y, z) e quindi, per la continuità delle funzioni ux, uy, uz, si ha:
{ ∂ux / ∂x
ux(Q0) = ux(P0) + (∂ux / ∂x)P0 dx
uy(Q0) = uy(P0) + (∂uy / ∂y)P0 dx
Dilatazione lineare
Si definisce dilatazione lineare in P0 nella direzione x il seguente rapporto:
εxx = (PQ − P0Q0) / P0Q0 ≅ [dx + ux(Q0) − ux(P0)] / dx
Essendo P0Q0 = dx e PQ = dx + ux(Q0) − ux(P0), si ha dalla formula precedente che:
εxx = (∂ux / ∂x)P0
In generale, dunque, la dilatazione lineare nelle tre direzioni è descritta dalle:
εxx = ∂ux / ∂x, εyy = ∂uy / ∂y, εzz = ∂uz / ∂z
Ricordiamo che sopra P0 c’è R0, e lo spostamento in R0, u(R0), sarà ancora legato a u(P0) da relazioni del tipo:
ux(R0) = ux(P0) + (∂ux / ∂y)P0 dy
Scorrimento angolare
Definiamo poi scorrimento angolare γxy in P0 la differenza tra l’angolo π/2 = Q0P0R0 e l’angolo QPR, ovvero, q