INTRODUZIONE
La storia economica come disciplina si sviluppa tra il 1930-1970, e uno dei suoi principali obiettivi è quello
di analizzare e interpretare la storia, per capire cosa ha portato certi paesi a svilupparsi e altri no.
La di erenza fondamentale e sostanziale con la storia è dunque questa: una si limita a esporre i fatti, l’altra
li analizza e cerca di comprenderli.
La storia economica si studia non tanto a “date”, ma ad epoche. Ogni epoca inizia e nisce grazie da una
CESURA STORICA: un qualsiasi fenomeno che ha alterato gli equilibri economici di un’area.
1 medioevo: caduta impero romano (410) - scoperta dell’America (1492)
→
2 età moderna: scoperta dell’America - rivoluzione industriale (+- 1700)
→
3 età contemporanea: rivoluzione industriale - giorni d’oggi.
→
I principali oggetti di studio di questa disciplina sono 3:
PRODUZIONE: di beni e servizi, ottenuta con la combinazione di materie prime, lavoro e capita-
A. le;
DISTRIBUZIONE: ripartizione del valore dei beni e servizi tra coloro che hanno contribuito alla
B. loro produzione (argomento ancora oggi difficile);
CONSUMO: utilizzo che si fa dei beni e dei servizi
C.
Ci sono altre due materie legate all’economia che analizzano gli stessi aspetti: l’economia politica e la poli-
tica economica. La prima, tratta in particolare lo studio dei fenomeni del passato per andare a formulare
nuove leggi, mentre la politica economica ha come tema la distribuzione e il consumo della ricchezza pro-
dotta.
Dunque qual è a di erenza sostanziale tra un economista e uno storico? Proprio il fatto che uno guarda al
futuro, mentre l’altro è fermo sul passato, a cercare di analizzare i vari comportamenti dell’uomo e le scelte
economiche che ha preso. Perché in tutto ciò, bisogna ricordare che è tutto frutto dell’uomo: dei suoi com-
portamenti e delle sue scelte.
LE GRANDI RIVOLUZIONI DELLA STORIA DELL’UMANITÀ’
1: rivoluzione cognitiva: pensiero astratto, capacità di di ondere le proprie conoscenze, anche solo con
l’uso dei gesti. Homo Sapiens: creazione di miti e religioni, ha portato alla creazione di gruppi da max 100
individui che viaggiavano in continuazione alla ricerca di cibo e sopravvivenza. Problema: di cile muoversi
con bambini e anziani, spesso uccisi o lasciati da soli.
2: rivoluzione agricola: questi gruppi iniziano a sedentarsi, e a basarsi sull’economia, ma diventa più di ci-
le, la loro sopravvivenza dipende dai loro terreni e al poco bestiame. Se non piove e non ci sono frutti, non
c’è sopravvivenza. Aumenta la popolazione, ma le condizioni di mantenimento sono peggiori
L’ECONOMIA E’ PREINDUSTRIALE: cosa vuol dire?
+80% della popolazione vive grazie all’agricoltura (basta questo per definire un’economia tale);
1. Bassa produttività: troppe risorse impiegate per poco guadagno;
2. Basso reddito nazionale: tanta povertà perché non c’è surplus;
3. Poco se non nullo commercio (autoconsumo, verso l’estero perché non esistono strade e collega-
4. menti)
Un sistema molto utilizzato era il SISTEMA FEUDALE: un sovrano dava, in cambio di aiuto, fedeltà e consi-
glio, a dei vassalli un pezzo di terra (feudo) che a loro volta davano ai loro contadini da lavorare. La proprie-
tà rimaneva nelle mani del sovrano, che poteva revocare le terre in qualsiasi momento. Solo negli anni a
venire il terreno poteva essere lasciato in eredità dai vassalli, in cambio di un riconoscimento in denaro. I
contadini invece, per poter lavorare le terre, dovevano pagare un tributo al feudatario, essere sempre di-
sponibili a dare una mano con prestazioni gratuite (corvees) e mettere a disposizione uomini per andare in
guerra come fanti. Le terre erano così divise:
1: riserva Dominica: il sovrano le dava da lavorare ai suoi servi
2. Mansi: terreni dati in concessione a contadini liberi per lavorare
3: terre comuni: per il pascolo, la legna… potevano accedervi tutti.
La società era così divisa: oratores (coloro che pregavano); bellatores (la nobiltà, che combatteva) e labora-
tores (il resto della popolazione che lavorava)
ff ff ff fi ffi ffi
Durante questo periodo, ovvero il precedente alla rivoluzione industriale, la società si diceva di “ANCIEN
REGIME”, ovvero regime antico: era divisa in classi sociali, dove al vertice avevamo nobiltà e clero, seguita
dai primi borghesi (banchieri, artigiani, commercianti) e, in ne, troviamo contadini servi e schiavi. Anche le
donne troviamo in basso: non venivano considerate tanto quanto gli uomini.
CRESCITA, SVILUPPO E PROGRESSO
Contrariamente all’uso quotidiano che si fa di questi termini, in economia non sono da intendere come si-
nonimo, anzi:
Crescita→ aumento del valore complessivo di beni e servizi all’interno di un paese (calcolato con più o
meno con il PIL o il PNL)
Sviluppo→ passaggio da un’economia preindustriale a una industriale
Progresso→ questione etica (esempio aziende belliche)
MISURA DELLA CRESCITA
Per misurare la crescita di un paese, come detto anticipatamente, vengono utilizzati principalmente il PIL
(prodotto interno lordo), che corrisponde al valore monetario di beni e servizi prodotti all’interno di un paese
in un anno da cittadini e da stranieri (dunque da chiunque si trovi sul territorio in quel momento) al lordo
degli ammortamenti, e il PNL che sarebbe la stessa cosa, ma prendendo in considerazione solo gli abitanti
di un paese. Abbiamo poi il PIL pro capite che permette di conoscere il valore dei beni che più o meno ha
prodotto ogni cittadino.
CRISI E CICLI ECONOMICI
Sia nell’età industriale che in quella preindustriale, ci sono state tante crisi, caratterizzate nel primo caso o
da sovrapproduzione, o nel secondo da sottoproduzione.
Per quanto riguarda la sovrapproduzione si presentano sempre con la stessa successione di eventi: la do-
manda aumenta, si alzano i prezzi, i macchinari migliorano, si chiedono nanziamenti alle banche, MA suc-
cede che a un certo punto si produce troppo. La merce rimane invenduta, le aziende non possono ripagare
i debiti e tutti falliscono.
Anche nell’età preindustriale ci sono state tante crisi che hanno portato a un’alternarsi costante di periodi di
crescita e depressione
A: XII-XIII CRESCITA vari cambiamenti, aumento popolazione, nuove tecnologie e città;
B: XIV-XV DEPRESSIONE epidemie, carestie e guerre: crolla la popolazione;
C: XVI (metà 1550) CRESCITA nuove risorse, espansione demogra ca, aumento domanda
D: XVII DEPRESSIONE crisi (anche se poco di use), peste, carestie, prezzi altalenanti.
Lo studio di queste crisi è stato inquadrato nei cicli economici: ovvero l’eternarsi di crescita E depressione
in un’economia di mercato.
Ogni ciclo si può considerare come formato da quattro fasi: espansione, crisi, contrazione, ripresa. Indipen-
dentemente da queste fasi, un ciclo economico si può studiare in base a questi 3 elementi:
VARIABILE CICLICA: grandezza che rappresenta il sistema economico (esempio PIL), impor-
A. tante andare ad analizzare le sue variazioni;
DURATA DEL CICLO: quanto tempo ci vuole affinché un ciclo completi tutte e 4 le fasi;
B. AMPIEZZA DELLA FLUTTUAZIONE: distanza tra il valore massimo e il valore minimo du-
C. rante il ciclo
La ciclicità dell’economia può essere osservata nel breve o nel lungo periodo. Ne osserveremo tre:
JUGLAR fu il primo a capire che le crisi si trovavano all’interno di un ciclo economico; egli individuò cicli
→
brevi, dalla durata di 8-10 anni
KONDRAT’EV cicli lunghi; economista russo, sosteneva che un ciclo durasse circa 50 anni (N. B. : aveva
→
previsto la crisi del 29). Lui sosteneva che ogni ciclo fosse composto da 2 fasi: fase “a” di espansione, e
fase “b” di recessione. Inoltre, lui non guardava il PIL come variabile ciclica, ma l’andamento dei prezzi:
E etto a catena: vedere problema di sovrapproduzione.
ff ff fi fi fi
LA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE INGLESE (lezione 8)
La rivoluzione industriale inglese indica le trasformazioni volute in Inghilterra tra ne Settecento e inizio Ot-
tocento, quando una parte crescente della popolazione passò da lavori agricoli ad occupazioni industriali.
Thomas Ashton de nisce la rivoluzione industriale come un mutamento rapido e radicale delle strutture
economiche in Inghilterra tra il 1760 e il 1830. Il termine però del tutto corretto perché è rivoluzione fa pen-
sare a cambiamenti bruschi mentre il processo è durato decenni. Anche industriale non è propriamente cor-
retto perché sembra ridurlo soltanto alla parte delle fabbriche mentre coinvolse anche aspetti economici,
sociali e culturali. studi più recenti ci confermano che si trattò di un insieme di cambiamenti inseriti in uno
sviluppo globale in cui la Gran Bretagna ebbe un ruolo sia attivo che reattivo.
La formula “rivoluzione industriale” oggi viene usata come convenzione storiogra ca per descrivere un in-
sieme di cambiamenti che portarono poi al capitalismo industriale, ma nel corso della storia ci sono state
molte interpretazioni. In particolare ci si chiede se si possa de nire come cesura storica o come fase di un
processo più lungo.
Le prime interpretazioni insistono su dei cambiamenti rivoluzionari e su innovazioni economiche
- accompagnate da trasformazioni nei rapporti sociali. Alcuni francesi per analogia con la rivolu-
zione francese, usano questo termine già a fine Settecento per descrivere i cambiamenti inglesi.
Negli anni Venti e Trenta si affermarono i cosiddetti gradualisti che sostenevano che i cambia-
- menti furono graduali, localizzati, e tecnologicamente incompleti.
Tra le due guerre abbiamo anche una lettura ciclica legata alle teorie sulle onde lunghe dello sviluppo: le
- innovazioni sono il motore della crescita, ma non ci sarebbe unicità nella rivoluzione industriale, che sa-
rebbe solo una delle grandi fasi espansive tecnologiche nella storia.
Dopo il 1945 si è tornati a una visione più ampia, che tiene insieme i cambiamenti sia economici che sociali
e culturali. Agli studi precedenti si sono giunti anche in analisi sul ruolo dell’imprenditore, dell’inventiva, del
debito pubblico, e del dissenso religioso, Evidenziando la complessità del fenomeno.
L’esperienza ha mostrato che ogni rivoluzione industriale è diversa e che il caso inglese è unico e irripetibile.
Ma perché proprio in Inghilterra?
Nel settecento, il primato economico in Europa te lo giocavano Inghilterra e Olanda. A dirci perché questa
evoluzione scoppia proprio qui è Paul bairoch, che passa in rassegna varie spiegazioni mostrando sia punti
di forza che i limiti:
Religione mentalità: il protestantesimo inglese era più favorevole all’attività economica rispetto al cattoli-
- cesimo.
Contro-> altri paesi protestanti non si industrializzarono subito e zone cattoliche come il Belgio furono di-
namiche quanto in Inghilterra.
Struttura politica: la monarchia parlamentare avrebbe favorito la tutela degli interessi economici e quindi
- la crescita.
Contro-> in Francia esisteva già da molti secoli un parlamento e avevano addirittura favorito attività econo-
miche senza però generare un’analoga rivoluzione industriale.
risorse naturali e trasporti: disponibilità di carbone e ferro e buone comunicazioni interne avrebbero dato
- in Inghilterra un vantaggio tecnico.
Contro-> carbone abbondava anche in paesi come il Belgio e anche Paesi Bassi avevano tecniche di navi-
gazione avanzate.
commercio internazionale e colonie: l’Inghilterra avrebbe costruito il suo primato grazie al commercio ma-
- rittimo è un vasto impero coloniale
Contro-> l’Olanda ad esempio era molto più avanzata dell’Inghilterra all’inizio e c’erano anche imperi molto
più vasti come quello di Spagna e Portogallo.
Crescita demogra ca e agricoltura: la forte crescita demogra ca inglese avrebbe spinto il miglioramento
- del tecniche agricole e all migrazioni verso le città.
Contro-> ci fu una forte crescita demogra ca anche in altri paesi, ma non ebbero rivoluzioni industriali im-
mediate.
Conclusioni:
Non esiste dunque una causa unica, ma una combinazione di fattori favorevoli che nel caso dell’Inghilterra
operarono insieme.
fi fi fi fi fi fi fi
LA RIVOLUZIONE DEMOGRAFICA
Il classico regime demogra co venne pian piano sostituito da un regime detto moderno. Questa transizione
iniziò con una importante diminuzione del tasso di mortalità, soprattutto infantile, al quale si aggiunse poi la
diminuzione del tasso di natalità. Dunque, a ne processo, ci troviamo in una fase in cui abbiamo poche
nascite. E poche morti. Inoltre, nei paesi sviluppati, si allunga anche il trend di vita, con donne che vivono 4-
6 anni in più rispetto agli uomini.
Metà 1700-1800: popolazione mondiale del 60% in più;
Europa: da 118 a 187;
L’aumento della popolazione è si un qualcosa di positivo, ma solo se il sistema produttivo si adatta e cresce
di conseguenza.
Secondo la teoria di Notestein, ci sono 3 fasi nel processo di transizione demogra ca:
“Potenziale elevato di crescita”: alta fecondità e alta mortalità;
1. “Crescita transazionale”: alta natalità e declino della mortalità; RIVOLUZIONE DEMOGRAFI-
2. CA QUA
“Inizio del declino”: crescita zero
3.
Cause rivoluzione demogra ca:
Alimentazione: più regolare, dieta diversificata e abbondante;
1. Condizioni igieniche migliori;
2. Progressi medicina: pochi ma buoni, vaccino contro il vaiolo;
3. Riduzione mortalità infantile.
4.
PREOCCUPAZIONI CRESCITA DEMOGRAFICA
Thomas Malthus (“saggio sulla popolazione”) sosteneva che la crescita della popolazione corrispondeva a
una “legge naturale”: ogni 25 anni si sarebbe raddoppiata, se non fosse stata frenata dalla scarsità di risor-
se alimentari, che era oggettivamente impossibile far crescere allo stesso ritmo.
Egli sosteneva che la razza umana cresceva con progressione geometrica con ragione due: 2, 4, 8, 16…
mentre i mezzi di sussistenza secondo una progressione aritmetica (1, 2, 3, 4…) (TRAPPOLE MALTHUSIA-
NE).
Ci sono due modi per ritardare l’incremento demogra co:
Freni repressivi: guerre, epidemie, carestie…
1. Freni preventivi (a cui fece maggiormente appello): restrizione morale: ritardo o rinuncia al ma-
2. trimonio, per rallentare la procreazione e ridurre le nascite.
Inoltre, era fermamente convinto che andassero soppresse le leggi sui poveri (POOR LAWS), ovvero le leggi
secondo cui la parrocchia sosteneva economicamente le famiglie meno abbienti con dei gli. Togliendo
queste leggi, anche i poveri non sarebbero stati spronati a procreare perché non potevano permettersi il
mantenimento dei gli.
Fortunatamente, mentre Malthus esponeva la sua teoria, in Inghilterra stava succedendo la rivoluzione in-
dustriale, che migliorò la produzione e non c’era rischio che i prodotti non bastassero per tutti. La sua teoria
era corretta e applicabile all’ancien regime
LA DINAMICA DEMOGRAFICA IN INGHILTERRA
Nel corso del 1700:
Speranza di vita media alla nascita-> da 32 a 38 anni (riduzione della mortalità)
1. Età media del matrimonio da 26 a 23 anni (donne, questo comporta un’aumento della fertilità)
2. % popolazione che viveva in centri urbani (5. 000 abitanti): da 13 a 27
3.
Questi dati, possono essere correlati alla rivoluzione industriale, perché:
> meno morti perché nuove tecniche per costruire delle abitazioni più sicure ma anche ospedali
> più lavoro per le donne, quindi avevano abbastanza denaro per potersi sposare prima
>nelle città c’erano le industrie=lavoro.
Questa correlazione tra aumento demogra co+urbanizzazione da una parte e crescita economica dall’altra,
può essere spiegato con il meccanismo del FEED-BACK:
“Ad azione corrisponde reazione”. Questo meccanismo è stato utilizzato da Wrigley per spiegare la COR-
RELAZIONE TRA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE E RIVOLUZIONE DEMOGRAFICA.
fi fi fi fi fi fi fi fi
Egli dimostrò che in età preindustriale esisteva un FB negativo, perché poco reddito causava meno popola-
zione. Questo causava ancora meno redditi e via dicendo. Secondo questo meccanismo, il saldo era sem-
pre più negativo.
rivoluzione industriale→feed-back positivo tra le variabili economiche e demogra che
→
RIVOLUZIONE AGRARIA INGLESE
Che ruolo ha avuto l’agricoltura durante la rivoluzione inglese? Come è stato possibile sfamare tutte queste
persone?
Per prima cosa capiamo il concetto di produttività (diverso da produzione): rapporto tra input ed output;
quanti fattori produttivi utilizzo per un solo prodotto. La produzione invece è semplicemente quanto si è
prodotto.
Chiaramente, perchè la società sia in equilibrio, è fondamentale che ci sia un maggiore output, i modo tale
da sfamare correttamente ed adeguatamente tutta la popolazione
Dinamica rivoluzione
Aumenta popolazione> parte si sposta nelle città e lavora nelle fabbriche> bisogno di migliorare sistema
agrario perchè oltre alle periferie andavano sfamati anche i centri urbani>TRASFORMAZIONE TECNICHE E
AUMENTO PRODUZIONE, ecco la rivoluzione.
In generale, per aumentare la produzione, si possono seguire due strade:
Aumentare l’uso di risorse, ma la terra è quella che è;
1. Migliorare le tecniche, facendo anche tanti investimenti; Inghilterra segue questa alternativa.
2.
La produttività inglese migliorò grazie a:
Enclosures;
A. Introduzione di nuove colture;
B. Miglioramenti degli attrezzi (aratro a ruote, seminatrice);
C. Estensione terre arabili;
D. Maggiore uso de cavalli.
E.
Enclosurers-> recinzioni: i camp
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