Storia economica primo parziale
La storia economica studia come si è sviluppato il sistema di economia di mercato, il capitalismo, dove operano i soggetti culturali e come.
L’economia, secondo la visione neoclassica, è la gestione delle risorse in funzione del soddisfacimento dei bisogni. Le risorse sono scarse, quindi vanno gestite in modo efficiente, mentre i bisogni sono mutevoli nel tempo, quindi si può dire che l’economia deve essere efficiente e dinamica; perché l’economia sia tale vengono studiati dei metodi e modelli per comprendere la miglior gestione possibile in un determinato tempo.
Gli attori dell’economia inizialmente erano quattro, successivamente si aggiunse un quinto soggetto che divenne protagonista:
- L’imprenditore: colui che trasforma e gestisce le risorse (nell’età preindustriale l’artigiano, ora Zuckerberg).
- Il lavoratore: colui che trasforma, trasporta.
- Le istituzioni, tra cui lo Stato, che determinano le regole della comunità.
- Il consumatore: colui che ha i bisogni dinamici.
Il rapporto dinamico tra la domanda (i bisogni) e l’offerta (la produzione) genera un mercato che agisce all’interno della finanza, ovvero il sistema della moneta (linea di comunicazione).
Il capitalismo vede 4 rivoluzioni:
- La rivoluzione industriale.
- La seconda rivoluzione industriale (l’industria siderurgica e chimica ed elettricità).
- L’industria di massa.
- L’industria del petrolio (oggi).
Cap. 1: Le società preindustriali
Dalla metà del 400 (umanesimo e rinascimento, 1492) fino alla metà del 1700 per gli economisti si parla di economia preindustriale. Dalla metà del 400 la popolazione in Europa cresce e c’è un buon rapporto tra risorse e produttori (tanta terra, pochi contadini); la risorsa principale nell’età preindustriale è la terra.
Nell’età preindustriale nell’Europa del centro nord, (l’Olanda e la Gran Bretagna) si abbassa l’età di matrimonio, aumenta la natalità e cala la mortalità infantile e cresce il bisogno di lavoratori.
Il centro culturale però era il Mediterraneo, in particolare l’Italia dove, con una forte influenza cristiana, nasce il rinascimento.
La gestione delle risorse (principalmente terra) nell’età preindustriale viene studiata e in seguito teorizzata dal pastore inglese Malthus.
Il tetto malthusiano
La gestione delle risorse nell’età preindustriale è di fatto la gestione della terra. Questo primo processo è stato teorizzato dal pastore della chiesa Malthus nel 1798 quando scrive il saggio sulla popolazione e si domanda come si muova la popolazione rispetto alle risorse.
Malthus sostiene che la popolazione di una determinata area è limitata dalla quantità di alimenti di cui si può disporre: il limite è il cosiddetto tetto malthusiano. Secondo il teorico la popolazione si muove rapidamente verso il tetto; tuttavia mentre la produzione di alimenti cresce in proporzione aritmetica (1,2,3,4,5), il numero degli individui si muove con una progressione geometrica (1,2,4,8), quindi, data la sproporzione tra popolazione e risorse, la maggior parte delle persone è costretta a una alimentazione scarsa; la crescita delle risorse non sostiene la crescita della popolazione.
Anche se la popolazione tende al tetto non lo raggiunge mai, perché quando vi è vicina, cominciano a funzionare una serie di controlli o freni che decelerano la crescita della produzione; i freni operano congiuntamente, ma la prevalenza degli uni o degli altri è provocata dalle credenze e dai costumi del tempo. Questi controlli possono essere di due tipi:
- Freni compulsivi: funzionavano automaticamente in quanto l’alimentazione insufficiente priva il corpo delle difese che normalmente fanno fronte alle malattie; aumenta la mortalità limitando la popolazione.
- Freni preventivi: agiscono prima di quelli compulsivi per limitare il tasso di natalità riducendo o addirittura fermando la crescita; strumenti dei freni preventivi sono il ritardo dell’età del matrimonio, l’aumento della singletudine definitiva e, in tempi moderni, l’utilizzo di pratiche contraccettive.
La centralità dell’agricoltura
La terra costituisce in epoca preindustriale il fondamento del problema della scarsità delle risorse, infatti, per quanto riguarda l’agricoltura sussiste un problema di allocazione. La terra era suddivisa in:
- Il latifondo, la grande proprietà estensiva: nella proprietà feudale, affidata dal re ai vassalli, non è importante la quantità di bene prodotto, ma la quantità di terra posseduta in quanto più questa è alta, più è il potere del latifondista.
- Le terre comuni (Common lands): la terra era in appezzamenti comunali, beni legati al soddisfacimento dei bisogni comunitari (prevalentemente legno e pascolo).
- I campi aperti (open fields): l’insieme di appezzamenti attorno al villaggio che il villaggio concede in cultura ai singoli abitanti. In questi appezzamenti venivano organizzate diverse colture e il primo raccolto veniva attribuito alla comunità, non al singolo.
- Il maggese: sistema di sospensione per un anno della cultura di un appezzamento di terra (secondo una rotazione).
Questo sistema tuttavia era a bassa resa (il latifondo), la distribuzione delle risorse era affidata alla comunità per il sostentamento (campi aperti) e non al singolo (come avverrà invece con la prima rivoluzione industriale e il sorgere della figura dell’imprenditore), mancava di innovazione tecnologica (maggese) e, a causa della presenza delle terre comuni vi era una totale mancanza di commercio al di fuori della comunità (sistema chiuso).
La stagnazione demografica e il sistema agricolo incapace di gestire efficacemente fanno sì che il XVII secolo sia ricco di riforme, guerre e importanti cambiamenti; l’esempio più noto tra questi tumulti è la rivolta del pane.
Inizia un lungo e complesso cambiamento che, a partire dall’agricoltura, coinvolgerà l’allevamento ed infine il sistema istituzionale; si parla infatti di un processo graduale, non di una rivoluzione. Si potrebbe addirittura dire che il capitalismo nasce da questo processo di trasformazione, non dalla rivoluzione industriale inglese che invece costituisce il suo apice.
Dalle problematiche al cambiamento
- Il calo della coltivazione del grano a favore di altre colture come mais e patata definisce il primo cambiamento verso la specializzazione e quindi l’economia di mercato: si produce per il mercato, non più per il sostentamento.
- La crisi di sovrapproduzione delle aziende agrarie e il fallimento delle piccole identità contadine dimostra l’incapacità del sistema a gestire le risorse: i contadini lasciano la terra e si crea disoccupazione; in alcune aree di fronte alla disoccupazione agricola non si decide di cambiare i sistemi di produzione, si frenano quindi le nuove tecnologie e il contadino rimane abitante del feudo; queste zone rimarranno arretrate a differenza di altre, tra cui la Gran Bretagna, dove i contadini lasciano la terra e vanno a lavorare per la manifattura urbana.
- Dove l’offerta è maggiore della domanda i salari si abbassano: è presente una cattiva distribuzione del reddito (pochi ricchi, tanti poveri); la massima esemplificazione di questo fenomeno è la Francia del 1600 dove il 55% della popolazione è povero; i principali detentori del reddito sono i poteri politici (comuni, signorie, principati, Stati nazionali); la domanda prevalente è quella legata ai beni di lusso. Con la rivoluzione industriale quando il modello cambierà il modello e si passerà al consumo di massa.
Cap. 2: L’economia urbana preindustriale
Il teorema della banana
Il teorema della banana sintetizza il movimento del processo economico di transizione verso la rivoluzione industriale; prende il suo nome dalla figura che crea tra le aree geografiche interessate: dall’Italia, passando per la Francia, arriva a Londra.
In seguito a tale processo avverrà lo spostamento dell’asse geopolitico dal Mediterraneo, culla dell’umanesimo (1400) e del rinascimento (1492), all’Europa del nord: il capitalismo nasce in Olanda e Gran Bretagna.
In particolare nel ducato di Milano (Lombardia esclusa Brescia e Bergamo, territorio che coincide circa con la diocesi di Milano) le aziende agricole tra Pavia, Crema e Piacenza iniziano a produrre per il mercato con innovazioni come le marcite, nuove infrastrutture, grandi aziende agricole, il superamento del maggese e la rotazione continua (non solo dei cereali, ma anche dell’allevamento zootecnico, le mucche); il modello del ducato di Milano viene esteso in Svizzera, in Borgogna fino ai Paesi Bassi e poi in Inghilterra.
Nel diario in cui descrive il proprio Grand Tour (viaggio dell’élite nord europea nelle principali città tipico dell’Ottocento) Arthur Young racconta l’azienda agricola del ducato di Milano che progressivamente verrà estesa ai Paesi Bassi e poi all’Inghilterra.
Città e campagna
Il medioevo cominciò senza l’esistenza di vere e proprie città quindi in assenza dei settori caratteristici dei nuclei urbani, ovvero il settore secondario e terziario; persisteva una totale mancanza di commercio. Verso l’anno 1000, insieme all’avvento del feudalesimo, si promosse la rinascita della città urbana quindi vennero risollevate le città romane e se ne fondarono di nuove.
La crescita della popolazione non comportò solo la nascita delle nuove città, ma anche rese agrarie maggiori e quindi eccedenze che vennero investite dai signori feudali nel mercato. Le città medievali mantengono una stretta simbiosi con la campagna circostante: dal punto di vista demografico l’aumento della popolazione della città proviene dalla campagna; dal punto di vista economico la città si alimenta con le materie prime fornite dalla campagna, infatti maggiore è la produzione rurale, maggiore è quella artigianale.
Tuttavia la città è limitata in base alla quantità di eccedenza che può ricevere dalla campagna: più le eccedenze sono scarse, maggiori saranno i costi che gli artigiani dovranno assumere e il prezzo dei loro prodotti, in questo caso i loro beni saranno sempre meno competitivi e il nucleo urbano tenderà a decadere. Il luogo di incontro tra città e campagna è il mercato, uno spazio di interscambio regolato e protetto legalmente, dove i contadini e cittadini portano i propri prodotti.
L’individualismo agrario
Nelle aree dove si sviluppano i centri urbani nasce l’individualismo agrario: l’agricoltura produce per il mercato, per la vendita, e quindi ha come obiettivo il profitto.
- Il maggese viene sostituito da colture foraggere, utili all’allevamento bovino per produzione casearia.
- C’è un ampliamento della terra coltivabile.
- C’è una crescente intensità di lavoro.
- C’è un miglioramento delle attrezzature.
- Avviene la specializzazione produttiva.
- L’economia di sussistenza va in declino.
- Si sviluppano colture intensive: canapa, lino, luppolo, guado, colza.
Il commercio a lunga distanza
La crescita urbana dipende soprattutto dal commercio a lunga distanza: il commercio non scomparve mai del tutto, ma fino all’XI l’attività mercantile era decisamente ridotta, se non inesistente per la maggior parte della popolazione: era costituito prevalentemente da beni di lusso (spezie, tessuti di cotone, seta, profumi, gioielli o oggetti artistici) provenienti dal mondo bizantino e musulmano.
Inoltre il commercio era lento, pericoloso e caro, data anche la difficoltà fisica degli animali a portare più di 120 kg; oltre alle intemperie, le difficoltà erano date anche dal fatto che non erano presenti strade in buono stato o sicure; il commercio marittimo era soggetto alla stagionalità (siccità dei fiumi, venti o correnti sfavorevoli in mare) e alla pirateria.
Il Mediterraneo
L’Europa dell’alto medioevo era molto arretrata rispetto al mondo musulmano, bizantino e cinese, ma, a partire dal XII secolo, con le crociate, e le grandi scoperte nel XIV secolo, il Mediterraneo riuscì a ottenere il predominio nel commercio mondiale.
Le Fiandre, maggiore esportatore di tessuti di lana grossa in Medio Oriente attraverso i porti italiani, crearono un asse Fiandre-Italia-Medio Oriente a partire dal quale si costruì il commercio europeo; già dal XII secolo Genova spiccava tra le città italiane, seguita da Pisa e Venezia; in seguito si affermarono Firenze, Barcellona e la città di Maiorca; nelle Fiandre Bruges era al centro principale, mentre in Oriente, il grande astro commerciale si prolungò all’interno dell’Asia attraverso la via della seta che consentiva il contatto con il commercio cinese.
Con la peste nera si affermò l’Inghilterra nel XIV secolo che cominciò a esportare tessuti a buon mercato; si creò anche una lega tra le città del centro della Germania (Amburgo, Lubecca e Colonia) e nella Germania del sud (Asburgo, Norimberga e Ravensburg). Le corone di Castiglia e di Portogallo, che mettevano in contatto il Mediterraneo e l’Atlantico, avrebbero avuto il loro apice delle grandi scoperte dell’America (Cristoforo Colombo 1492) e dell’India (Vasco da Gama nel 1498).
Le scoperte consentirono l’espansione del commercio a livello mondiale e la sottomissione politica di alcune comunità da parte delle potenze europee (prima Portogallo, Castiglia, poi Olanda, Gran Bretagna e Francia). L’espansione europea fu possibile per la superiorità “in vele e cannoni” (militare), ma fu importante anche l’iniziativa commerciale e la spinta dei poteri pubblici.
Predominio iberico
Castiglia
Non trova in America una vita commerciale organizzata; lo sfruttamento del nuovo continente si basa sul saccheggio, l’occupazione del territorio, la sottomissione degli indigeni e solo in seguito all’organizzazione della produzione. Il saccheggio dei tesori dell’impero azteco e Inca fu molto redditizio; vennero deturpate anche le miniere d’argento.
Portogallo
Organizzò lo sfruttamento delle colonie come impresa commerciale per consentire l’esportazione di prodotti dall’India a un prezzo migliore di quello della rotta tradizionale del Medio Oriente. Occuparono le coste dell’Africa e dell’India dove commerciavano i mercanti indigeni.
Tuttavia l’integrazione commerciale fu limitata alle zone più facilmente raggiungibili, lunga, data la durata delle spedizioni e la lentezza della crescita del commercio, e cangiante, date le variazioni dei paesi leader e dello sfruttamento.
Nel secolo successivo alle grandi scoperte, il metallo prezioso americano arrivato a Siviglia serviva in parte a pagare le spese politico-militari della monarchia ispanica e in parte per saldare il deficit commerciale provocato dall’importazione delle spezie da Lisbona e manifatture dal centro nord dell’Europa; la parte dei metalli preziosi arrivata a Lisbona finanziava direttamente il commercio con l’Oriente, mentre la parte canalizzata in Europa sosteneva il commercio europeo.
Tra Siviglia, Lisbona e le Fiandre si era formato un triangolo commerciale con rotte extra europee verso l’America e l’Asia. Il commercio era incentrato sulle città fiamminghe, tra cui spiccava Amsterdam; oltre a questo circuito erano presenti altri due circuiti secondari:
- Il circuito mediterraneo delle rotte da Venezia all’Egitto e verso la Germania del sud.
- Il circuito del Baltico verso l’Europa occidentale.
I paesi del nord ovest
A partire dal XVII secolo il commercio europeo e lo sfruttamento delle altre parti del mondo subirono cambiamenti sostanziali:
- L’abbondanza d’argento provoca una perdita del valore e un aumento dei prezzi; inoltre la produzione del metallo diventa sempre più cara, sia perché il minerale si doveva estrarre in una maggiore profondità, sia perché l’abuso aveva fatto scomparire gran parte della manodopera indigena.
- Proprio insieme al calo dell’argento, iniziarono ad aumentare le uscite rapidamente di conseguenza, con la rottura del monopolio di Castiglia e Portogallo, si andarono ad affermare i paesi del Nord ovest: Olanda, Inghilterra e Francia.
Inghilterra e Paesi Bassi avevano sperimentato una crescita economica superiore a quella del resto dell’Europa a partire dalla peste nera: grazie a un forte incremento del lavoro, la specializzazione e l’innovazione, queste due potenze adottarono istituzioni e politiche favorevoli allo sviluppo economico.
Nasce la repubblica delle sette province dalla rivolta dell’Olanda alla Spagna di Filippo II, simbolo degli aspetti tradizionali feudali sia dal punto di vista religioso che della politica fiscale: attaccò le colonie, in Brasile e nell’oceano indiano, ottenendo così importanti vantaggi commerciali; sia l’Inghilterra che la Francia seguirono l’Olanda comportando importanti trasformazioni:
- Lo sfruttamento delle colonie resta principalmente nelle mani di grandi compagnie commerciali privilegiate che si convertono in società di capitali, le prime società anonime.
- L’organizzazione della produzione coloniale passa dall’estrazione alle piantagioni realizzate con manodopera schiavile o soggetta; le piantagioni erano dedicate alla monocultura di un prodotto con domanda in Europa (zucchero, cacao, indaco e poi più tardi tabacco e cotone).
- In Asia le piantagioni arrivarono molto più tardi in quanto la compagnia olandese delle Indie orientali organizzava a proprio vantaggio anche la produzione degli indigeni: venivano imposti forti i tributi, ma i n
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