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Il casus belli della prima guerra mondiale

Il casus belli della prima guerra mondiale fu l'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell'Impero Austro-Ungarico, compiuto a Sarajevo (Bosnia) il 28 giugno 1914 da parte di un nazionalista serbo-bosniaco. La concezione di Lenin del conflitto sembra molto plausibile: la guerra aveva natura imperialista per la spartizione delle aree di influenza economica nel mondo. In totale, i paesi coinvolti nel conflitto furono 35, distribuiti in 5 continenti, che parteciparono anche le colonie e che furono mobilitati 65 milioni di individui.

Le alleanze e i presupposti del conflitto

I presupposti della coalizione vanno ricercati nel patto segreto difensivo stipulato nel 1879 dalla Germania con l'Austria-Ungheria. L'alleanza servì a un duplice scopo: rafforzò ulteriormente la Germania rispetto alla Francia e fornì all'Austria-Ungheria un potente alleato nel suo tentativo di bloccare l'espansionismo balcanico della Russia. L'Italia, politicamente isolata e frustrata dall'occupazione francese della Tunisia, si unì ai due alleati nel 1882 formando in tal modo la Triplice Alleanza, una posizione che contrastava la situazione del Risorgimento italiano. Nel 1915, a guerra già iniziata, l'Italia si staccò dalla Triplice Alleanza per unirsi alle potenze della Triplice Intesa (patto di Londra).

Il pericolo rappresentato dalla Triplice Alleanza fece riavvicinare anche Francia e Gran Bretagna, che stipularono una serie di accordi (Entente cordiale) per le principali controversie coloniali tra i due paesi. Tuttavia, proprio l’origine di queste alleanze, insieme ad una crescente corsa al riarmo da parte di tutti i paesi industrializzati, lasciano intendere che la guerra fosse pianificata.

Obiettivi economici e geopolitici

La natura economica degli obiettivi degli stati aderenti alla Triplice Alleanza, sono particolarmente evidenti e creati con una certa coerenza. Basti pensare che nel 1893 fu fondata la Lega pangermanica. Nata come organizzazione di propaganda nazionalista, divenne la voce del movimento di destra. Gli obiettivi erano:

  • Creare una grande area economica uniforme, la Mitteleuropa, in cui la Germania e l’Impero austriaco avrebbero fatto confluire, la Svizzera e i Paesi Bassi;
  • Sottrarre alla Russia la Polonia e gli Stati Baltici.

Il ruolo degli Stati Uniti e del Giappone

Gli USA non parteciparono subito alla guerra e con il protrarsi delle ostilità, Gran Bretagna e Francia furono costretti a chiedere finanziamenti, che gli USA accordarono. Ma nel 1917 viene affondata una nave americana e ciò sancì l’intervento degli USA a fianco dell’Intesa. Così come gli USA, il Giappone si schiera con l’Intesa, in posizione anti-tedesca per una serie di motivi:

  • Innanzitutto il Giappone entra in guerra nel 1914 perché la Germania minaccia la pace nel Pacifico;
  • Non è interessato all’Europa, ma alla Cina;
  • Come ulteriore obiettivo economico ha la vendita di armi in Occidente.

L'inizio del conflitto

Dopo l’assassinio dell’erede al trono austriaco, il governo di Vienna, assicuratosi l'appoggio della Germania, inviò un ultimatum alla Serbia ritenuta responsabile di un piano antiaustriaco. A quel punto la catena delle alleanze scattò e l'Austria dichiarò guerra alla Serbia il 28 luglio 1914. La Germania dichiara guerra alla Francia e alla Russia con conseguente invasione al Belgio, che venne difeso dalla Gran Bretagna. Mentre l'Italia si dichiarava neutrale, il Giappone dichiarò guerra al Reich, attaccando subito dopo i possedimenti asiatici.

Il fronte occidentale e orientale

La guerra, partendo dalla Germania, si svolse su due fronti: il fronte occidentale e quello orientale. Il piano strategico tedesco prevedeva una rapida guerra di movimento contro la Francia, per poi volgersi contro la Russia, ma fu bloccato dall'esercito francese. Ne seguì una sorta di gara in velocità verso il Mare del Nord, con l'obiettivo di acquisire il controllo dei porti sulla Manica, molto strategici. Finita la guerra di movimento, la guerra divenne guerra di logoramento, di cui furono protagonisti la trincea, l'assalto con la baionetta, l'artiglieria. Nel marzo del 1915 gli inglesi tentarono, senza esito, di rompere il fronte nemico, il quale reagì usando il gas e fu la prima volta che la guerra chimica venne praticata.

Successive offensive franco-inglesi portarono allo sfondamento della prima linea delle trincee tedesche. Sul fronte orientale, la Russia cercava di avanzare in territorio tedesco, ma fu sconfitta. Nel frattempo altre quattro armate russe, avanzarono in Galizia, ma, ai confini con l'Ungheria; l'azione venne bloccata dalla controffensiva austro-tedesca che dai monti Carpazi proseguì in Polonia centrale, obbligando i comandi russi a richiamare le truppe dalla Galizia.

Rivoluzione russa e ingresso degli USA

Contemporaneamente in Russia avvenne lo scoppio, nel marzo 1917, dell'insurrezione popolare che portò all'abdicazione dello zar Nicola II. Appena insediato, il governo provvisorio si impegnò a proseguire la guerra, ma la successiva Rivoluzione bolscevica avrebbe portato al ritiro della Russia dalla guerra. Il 20 novembre il nuovo governo firmò l'armistizio.

La svolta decisiva si ebbe, dall’ingresso in guerra degli USA. Il pretesto fu l’annuncio della Germania che le ostilità si sarebbero aggravate con una guerra sottomarina contro le imbarcazioni in arrivo o in partenza dalla Gran Bretagna, anche violando i diritti dei paesi neutrali. Gli Stati Uniti, allora, entrarono in guerra e gli alleati franco-inglesi, con l’aiuto degli USA, che portarono nuovi finanziamenti e armi, riuscirono ad avere la meglio sui paesi centrali.

La fine del conflitto

La guerra non finì per una vittoria decisiva, ma nel 1918, una crisi attraversò sia l’Impero tedesco che quello austriaco. La crisi germanica fu dovuta al fatto che i “socialisti” cessarono di sostenere la guerra. Infatti, quando Guglielmo II abdicò, fu instaurata una Repubblica moderata di tipo socialista, favorevole alla fine della guerra. In questi momenti di crisi, le truppe italiane ripresero l’offensiva, varcarono il Piave, sconfissero i nemici a Vittorio Veneto e conquistarono Trento e Trieste. Il 4 novembre la Germania e l’Austria firmarono con l’Italia l’armistizio di Villa Giusti.

A metà luglio i tedeschi lanciarono un’ultima e disperata offensiva, ma furono fermati dai francesi. Gli alleati dei tedeschi cominciarono lentamente a cedere, fino a quando la Germania chiese ed ottenne l’armistizio.

Conseguenze umane ed economiche

La guerra fece 8,6 milioni di morti e oltre 20 milioni di feriti tra i militari, a cui vanno aggiunte 6 milioni di vittime tra i civili. Come se non fosse bastato, altre decine di milioni di persone morirono a causa della “spagnola”, l’ultima grande epidemia mortale che colpì il mondo intero. La gravità della prima guerra mondiale si comprende meglio considerando che tutte le guerre avvenute nel corso dell’Ottocento avevano mietuto in tutto 5,5 milioni di morti.

Per quanto fosse stata meticolosamente pianificata dalla Germania, la guerra, che sarebbe dovuta durare pochi mesi, durò in realtà quattro anni e ciò significò che i mezzi a disposizione si rivelarono ben presto insufficienti, coinvolgendo non solo i paesi “teatro” di guerra, ma anche le aree capaci di rifornire risorse. Per affrontare lo sforzo bellico, che andava ben al di là delle riserve auree, furono adottate una serie di misure:

  • Più alta imposizione fiscale;
  • Aumento del debito pubblico;
  • Emissione di prestiti all’estero, soprattutto negli Stati Uniti;
  • Aumento della circolazione monetaria.

Per far fronte alle esigenze della guerra, l’intera economia dei paesi coinvolti fu deviata verso la produzione di tutto ciò che fosse ritenuto necessario per vincere la guerra. Parliamo dunque di “economia di guerra”.

Impatto sulla società e industria

Durante la guerra fu anche necessario garantire un’adeguata produzione manifatturiera. Per ovviare a questi problemi furono "usati" giovani, donne, prigionieri di guerra e lavoratori stranieri. Inoltre, la guerra di logoramento, condusse allo smantellamento del capitalismo liberale in tutti i paesi in guerra e alla crescita dell’intervento statale. Lo stato creò dipartimenti ministeriali incaricati di:

  • Verificare le scorte;
  • Effettuare le richieste necessarie alla produzione bellica;
  • Attivare le produzioni di beni sostitutivi.

Appena la guerra ebbe inizio sorsero problemi di natura commerciale. Al blocco tedesco seguì quello inglese. In fin dei conti la guerra sottomarina voluta dai tedeschi fu controproducente, in quanto si preferirono i più sicuri porti interni. Il blocco delle importazioni dovute alla guerra marina, unita alla riduzione della produzione agricola comportò un crollo dei consumi alimentari. La scarsità dei prodotti di prima necessità spinse i prezzi verso l’alto. Di fronte a questo fatto, la Germania iniziò a controllare i prezzi e a razionare i generi alimentari. Solo la Gran Bretagna possedeva risorse sufficienti da investire in agricoltura.

Il prolungarsi della guerra più del previsto comportò anche problemi legati all’approvvigionamento militare a cui far fronte con i relativi apparati industriali. Con il passare del tempo si venne addirittura a creare una sorta di specializzazione tra i paesi dell’Intesa: l’artiglieria di piccolo e medio calibro era fornito dai francesi; quella pesante dai britannici; gli aerei sia dalla Francia che dalla Gran Bretagna.

La prima guerra mondiale fu la prima guerra che comportò un’elevata mobilitazione del potenziale economico, e in particolare industriale: basti pensare alle automobili, ai carri armati e agli aeroplani, ampiamente utilizzati. Richiese una quantità colossale di risorse, pari a 7-9 volte il Pnl del 1913 dei paesi coinvolti e 3 volte il Pnl mondiale. Il conflitto, però, generò anche dei “profitti” soprattutto per i paesi rimasti del tutto o in parte estranei al conflitto, la cui economia fu pertanto avvantaggiata dalla domanda di beni generata dalla guerra.

La guerra svolse una funzione di catalizzatore dell’innovazione tecnologica. In Europa si diffuse il cosiddetto sistema americano, ossia la produzione in grandi quantità di parti intercambiabili standardizzate e la realizzazione del prodotto finito sulla catena di montaggio. La guerra accelerò anche l’introduzione di nuove tecnologie come ad esempio i veicoli pesanti a motore, assieme ai quali nacque tutta una categoria di addetti alla guida e alla manutenzione. Anche la necessità di rapide comunicazioni fece progredire la telefonia e la tecnologia della trasmissione via radio sulle navi e sugli aerei.

Innovazioni militari

In particolare, le nuove armi furono numerose:

  • I gas tossici; in particolare al cloro che sarebbero stati poi sostituiti da un tipo di gas più evoluto, sparato da proiettili, denominato iprite (dal nome della stessa città di Ypres).
  • La mitragliatrice, che consentiva di sparare centinaia di colpi al minuto agevolando molto la difesa delle trincee.
  • I lanciafiamme,
  • I carri armati.

L'aviazione militare ottenne rapidi progressi, dallo sviluppo delle mitragliatrici per poter sparare in avanti, allo sviluppo dei bombardieri. Altrettanto innovativi furono i sottomarini tedeschi, grazie ai periscopi.

La pace e altri aspetti della guerra

Il primo serio tentativo di ritornare a condizioni di pace fu fatto dal presidente degli Stati Uniti Thomas Wilson, eletto nel 1912 e premio Nobel per la pace del 1919. Secondo Wilson, per salvaguardare la futura pace era necessaria l’unione di tutte le nazioni del mondo in una lega, capace di imporsi sugli stati singoli. Quest’idea fu esposta nel 1918 nel celebre discorso dei “Quattordici punti” che possono essere così riassunti:

  • Libertà di navigazione in pace e in guerra per tutti i popoli;
  • Massima libertà di commercio;
  • Autogoverno;
  • Disarmo.

Nonostante la speranza che gli accordi raggiunti alla fine della guerra potessero ristabilire una pace duratura, la prima guerra mondiale pose al contrario le premesse di un conflitto ancor più devastante. Gli Imperi Centrali dichiararono la loro accettazione dei "Quattordici punti" del presidente Wilson come base per l'armistizio, al contrario, gli Alleati europei si presentarono alla conferenza di Versailles e a quelle successive per imporre ai paesi vinti delle condizioni di pace molto gravose: riparazioni equivalenti all'intero costo della guerra, territori e possedimenti delle nazioni sconfitte.

La mancanza di cooperazione internazionale si vide già alla fine del conflitto. Tra il 1919 e il 1920 furono siglate paci separate tra vincitori e vinti: il trattato di Versailles con la Germania, che era il più importante, il trattato di Saint-Germain-en-Laye con l'Austria, il trattato di Neuilly-sur-Seine con la Bulgaria; (tutte queste nel ‘19) il trattato del Trianon (1920) con l'Ungheria e il trattato di Sèvres (1920) con la Turchia.

(Dopo la pace e i trattati si verificarono in tutta Europa delle insurrezioni) Fin dall’inizio, il congresso si rivelò uno strumento incapace di creare le basi per una pace cooperativa: alle trattative non furono ammessi i rappresentanti dei paesi vinti. A Parigi, dunque, erano presenti i “Tre Grandi”: Il presidente Wilson, Lloyd George e Clemenceau. Il presidente Wilson, insistette affinché si accettasse il programma delineato nei "Quattordici punti", ma finì con l'abbandonare questa posizione. La trattativa fu particolarmente complicata perché fu difficile stabilire una linea comune, perché ognuno aveva da rivendicare cose diverse alla Germania. Il risultato fu un compromesso che non soddisfò nessuno in pieno. La Francia chiese che tutti i costi della guerra fossero imputati ai colpevoli, chiese la restituzione dell’Alsazia e della Lorena, volle la demilitarizzazione della Renania per proteggersi contro l’eventualità di attacchi futuri e una drastica riduzione dell’esercito tedesco; inoltre, come garanzia, volle che le venisse dato il controllo di molte fabbriche tedesche e che fossero previsti dei blocchi navali intorno alla Germania in modo da controllare le merci in entrata e uscita.

Lloyd George comprendeva bene che se la Francia avesse ottenuto tutto ciò che chiedeva, sarebbe divenuta la potenza europea più importante e quindi voleva una Germania relativamente forte economicamente per controbilanciare l’ascesa francese. Wilson voleva istituire una politica mondiale che assicurasse la pace ovvero la Società delle Nazioni. Il principio di base era che qualora nazioni più deboli fossero attaccate, le altre avrebbero dovuto garantire la loro protezione. L’accettazione del principio dell’autodeterminazione portò allo sfaldamento degli Imperi europei, articolo X. (gli USA erano contrari)

Trattato di Versailles

Grazie al Trattato furono prese decisioni riguardo a:

  • Disarmo;
  • Mutamenti territoriali;
  • Spese di riparazione;
  • Nascita della Società delle Nazioni.

In particolare, per la questione del disarmo, i Paesi vincitori obbligarono la Repubblica di Weimar a:

  • Abolire il servizio militare obbligatorio;
  • Ridurre l’esercito;
  • Non produrre e commerciare armi;
  • Limitare dell’apparato militare (massimo 24 navi, nessun sottomarino, e niente aviazione).

Veniamo adesso al punto più controverso del Trattato di Versailles: le riparazioni. Un’apposita commissione quantificò i danni in 269 miliardi di marchi-oro a titolo di riparazioni, da corrispondere in 42 annualità. I pagamenti potevano essere in moneta, natura, impianti e prodotti industriali. Si trattò di una cifra davvero sbalorditiva che non dava alla Germania alcun margine di ripresa. Francia e Gran Bretagna, come si ricorderà, nel corso della guerra si erano indebitate con gli USA. Al termine delle ostilità chiesero che questi debiti fossero annullati. Gli Stati Uniti si rifiutarono di annullare i debiti di guerra per impedire a Francia e Gran Bretagna di ritrovare una posizione di forza in Europa. Le due potenze europee, dunque, si accanirono ancora di più verso la Repubblica di Weimar, caricando le spese di riparazione.

La società delle nazioni

La Società delle Nazioni fu attiva dal 1920 al 1946, anno in cui venne istituita l'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU). Fra i compiti della Società rientrava anche la soluzione delle controversie internazionali; vi appartennero in totale 63 stati. L'apparato prevedeva un'Assemblea, un Consiglio e un Segretariato; i membri del Consiglio si distinguevano in "permanenti" (Francia, Gran Bretagna, Italia; in seguito anche Germania e Unione Sovietica) e "non permanenti", eletti dall'Assemblea; le delibere potevano essere prese solo all'unanimità. Uno dei primi compiti della Società fu la gestione delle ex colonie tedesche e turche.

Fra i meriti della Società delle Nazioni vanno ricordati alcuni successi sul piano della lotta al traffico internazionale di stupefacenti e alla prostituzione, nella difesa dei rifugiati della prima guerra mondiale e in campo sanitario. Le grandi potenze continuarono tuttavia a gestire i propri interessi, come ad esempio l'occupazione francese della Ruhr e l'occupazione italiana di Corfù, entrambe del 1923. Si rivelò infine impotente nel prevenire l'aggressione tedesca alla Cecoslovacchia nel 1938 e più in generale l'espansione tedesca, limitandosi invece a espellere nel 1939 l'URSS. La Società delle Nazioni fu sciolta, infatti, nel 1946. Il fallimento di questa istituzione può essere ricondotto a diversi aspetti:

  • Non disponeva di forze armate;
  • Le delibere potevano essere prese solo all’unanimità;
  • Le decisioni erano lente perché il Consiglio e l’Assemblea non erano permanenti.

Imponendo tutte le spese di riparazione alla Germania, la Francia e la Gran Bretagna, si confidava di poter finanziare con questi soldi la ricostruzione. D’altro canto, i Paesi per così dire “minori” che parteciparono alle trattative di pace videro infranti i loro obiettivi. Basti pensare che gli obiettivi geopolitici e le riparazioni imposte avrebbero alimentato tensioni che avrebbero poi portato a nuovi conflitti nel futuro.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Kevinzerilli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Marcelli Angelina.
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