STORIA DELL’ITALIA REPUBBLICANA (1946-2018)
ANNI COSTRUTTIVI
L’ITALIA ALLA FINE DELLA GUERRA
Al termine della Seconda guerra mondiale, l’Italia si trovava in condizioni catastrofiche → circa il
20% della ricchezza privata italiana fu perso + distruzione di edifici e monumenti irrecuperabili +
degrado delle terre agricole per la mancanza di fertilizzanti + deterioramento dei macchinari per
usura e scarsa manutenzione + conseguenze sanitarie della guerra (malattie, ferite, disagio).
La guerra ebbe effetti differenziati a livello territoriale
- nel Mezzogiorno, i principali danni furono causati dai bombardamenti alleati tra il 1942 e il
1943, mentre la ritirata tedesca non provocò ulteriori distruzioni significative (salvo Napoli).
- nell’Italia centrale, lungo le linee difensive Gustav e Gotica, i danni derivarono sia dai
combattimenti sia dalla ritirata tedesca, che spesso comportava distruzioni volontarie.
- nel Nord, i maggiori danni furono dovuti ai bombardamenti aerei, che ci furono fino al 1945.
Le abitazioni e le infrastrutture subirono i danni più gravi → dati del ministro per la Ricostruzione
Meuccio Ruini: risultavano 6.700.000 vani abitativi distrutti o danneggiati (circa il 21%) → di questi,
2 milioni distrutti, 1 milione danneggiato e il resto subì danni lievi + risultavano distrutte il 40% delle
aule scolastiche, il 20% delle attrezzature ospedaliere e 11.000 edifici di culto.
Il sistema delle comunicazioni fu devastato: furono distrutti circa 8.000 ponti e il 60% delle strade
risultava interrotto o danneggiato → il parco mezzi di trasporto subì una drastica riduzione:
autocarri, locomotive a vapore, locomotori elettrici e carri merci si dimezzarono → il 36% dei binari a
doppia corsia, il 46% delle linee ferroviarie aeree, il 57% dei magazzini merci e il 68% delle officine
di riparazione risultavano inutilizzabili.
La marina mercantile fu molto colpita → 1945: disponibilità di navi ridotta rispetto all’anteguerra.
Le infrastrutture portuali furono compromesse: il 50% di banchine, moli e attrezzature era distrutto.
La produzione agricola subì un grave tracollo a causa di combattimenti, razzie militari, distruzione di
alberi e raccolti, impoverimento del suolo e carenza di fertilizzanti chimici e antiparassitari → dati
sindacali, 1947: andarono distrutti 5 milioni di ulivi, 4 milioni di alberi da frutto e 125 milioni di vitigni.
Il patrimonio zootecnico subì pesanti perdite: i bovini passarono da 7,8 milioni a 6,25 milioni di capi.
Presenza di mine nei campi → era necessaria un’opera di sminamento, ritardando la ripresa delle
attività agricole e causando numerose vittime tra sminatori e civili, a causa delle bombe inesplose.
L’industria del Nord fu in larga parte risparmiata dalle distruzioni, grazie all’azione di imprenditori,
della Resistenza e della classe operaia → tuttavia, molti impianti erano ormai obsoleti e richiesero
successive sostituzioni + la ripresa industriale fu ostacolata dalla distruzione delle infrastrutture,
dalla carenza di capitali, dalla mancanza di materie prime ed energia
Drastica riduzione della produzione industriale: soprattutto della produzione di ghisa e di acciaio di
prima lavorazione + nel settore meccanico, i cantieri navali producevano circa un terzo rispetto
all’anteguerra + la produzione di autoveicoli scese + i settori cementiero, tessile e chimico furono
colpiti dalla carenza di materie prime + carenza di carbone, fondamentale per l’industria.
La gravità della situazione rese l’Italia dipendente dall’aiuto degli Stati Uniti per la sopravvivenza del
paese → carbone e farina provenienti dagli Stati Uniti
1
1945: le condizioni di vita degli italiani erano estremamente precarie → risultato di un processo di
impoverimento avviato con l’entrata in guerra decisa da Mussolini.
Dal 1936: SISTEMA DI RAZIONAMENTO: prevedeva la consegna delle derrate (= beni di prima
necessità) da parte dei produttori sotto il controllo della Federazione Italiana dei Consorzi Agrari,
con regolare pagamento → le merci raccolte venivano distribuite ai commercianti → i consumatori
potevano acquistare i beni solo presentando i tagliandi ritagliati da una tessera di razionamento.
Inefficienza del sistema + corruzione dei funzionari + mancanza di controlli
→ i prezzi non corrispondevano al valore effettivo delle merci, incentivando i produttori a evadere
l’obbligo di conferimento agli ammassi (= consegnare allo Stato prodotti agricoli a prezzo imposto)
→ alimentò il fenomeno del MERCATO NERO, in cui i beni erano venduti a prezzi speculativi →
conseguenze economiche e sociali: passaggio da un’economia monetaria a un sistema basato sul
baratto + rapido arricchimento di alcuni produttori agricoli + creazione di nuove fortune monetarie.
La guerra e l’immediato dopoguerra furono segnati da un’inflazione vertiginosa
→ spinse molte famiglie a intaccare e infine perdere i propri risparmi
→ per sopravvivere, si ricorse a: vendita di beni di famiglia + lavori manuali + prostituzione.
Rovesciamento del rapporto città-campagna: la campagna divenne il luogo con maggiori possibilità
di sostentamento e sicurezza, mentre le città, esposte ai bombardamenti, risultavano svantaggiate.
I ceti medi e impiegatizi a reddito fisso soffrirono un declassamento sociale → il malcontento sociale
crebbe di fronte al rapido arricchimento di popolani, contadini e avventurieri coinvolti nel mercato
nero → molti “nuovi ricchi” non seppero difendere il loro patrimonio dall’inflazione o dalla
spregiudicatezza (“Abbasso la ricchezza!”, 1946)
La fine della guerra permise il ritorno degli sfollati nelle città devastate dai bombardamenti → case
distrutte e scarsità di alloggi: costrinse molte persone a sistemazioni di fortuna in baracche,
scantinati, soffitte o persino grotte (Napoli) → fenomeno del sovraffollamento
Il costo umano della guerra per l’Italia fu elevatissimo, con circa 440.000-450.000 morti + feriti +
mutilati + donne vittime di violenze (cifre inferiori rispetto alle perdite della Prima guerra mondiale)
→ nonostante l’alto numero di vittime, la popolazione italiana aumentò nel periodo bellico.
La guerra comportò esodi forzati di popolazione e il problema dei militari prigionieri: Internati Militari
Italiani (IMI) deportati in Germania dopo l’8 settembre 1943 + soldati imprigionati in URSS, spesso
destinati a non fare ritorno + italiani furono detenuti nei campi di prigionia alleati
Questi prigionieri furono dispersi in diverse aree del mondo, tra cui Gran Bretagna, Stati Uniti,
Africa, Asia e Australia → il rimpatrio iniziò nell’estate del 1945 e si protrasse fino a febbraio 1947.
Molti reduci si trovarono di fronte a nuove difficoltà: la devastazione del paese, la perdita della casa
e dei propri cari, la disoccupazione + subirono spesso un atteggiamento di fastidio e rifiuto da parte
della popolazione, che voleva dimenticare in fretta la guerra.
Con la fine del conflitto, rientrarono in Italia anche i deportati per motivi razziali o politici che erano
sopravvissuti a lager come Auschwitz, Mauthausen, Dachau e altri → cause della deportazione:
persecuzione razziale (ebrei e rom), convinzioni antifasciste, scioperi nelle fabbriche, aiuto ai
perseguitati, rifiuto di obbedienza ai tedeschi → circa 45.000 deportati italiani
Il reinserimento fu estremamente difficile, sia per le condizioni fisiche e psicologiche dei
sopravvissuti, sia per le difficoltà economiche e sociali → gli ebrei italiani affrontarono ulteriori
ostacoli nel tentativo di recuperare i beni confiscati a seguito delle leggi razziali del 1938 e delle
persecuzioni del 1943-1945. 2
Il governo Parri (1945)
La fine della guerra e la riunificazione dell’Italia resero necessaria la formazione di un governo
realmente nazionale, rappresentativo delle diverse componenti del paese.
Il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) esercitò pressioni affinché la guida del
nuovo esecutivo fosse affidata a una figura non legata al prefascismo → si escluse Ivanoe Bonomi
che si dimise il 12 giugno 1945.
21 giugno 1945: Ferruccio Parri formò un governo con la partecipazione dei leader dei partiti
antifascisti membri del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN): Democrazia Cristiana, Partito
Comunista, Partito Socialista, Partito d’Azione, Partito Liberale e Democrazia del Lavoro.
Alla vicepresidenza del Consiglio furono nominati Manlio Brosio (liberale) e Pietro Nenni (socialista)
+ il democristiano Alcide De Gasperi mantenne il Ministero degli Esteri + il comunista Palmiro
Togliatti assunse il Ministero della Giustizia + entrarono nel governo l’azionista Ugo La Malfa e il
democristiano Mario Scelba
La nomina di Parri suscitò entusiasmo nel Nord partigiano → lo riconosceva come uno dei principali
rappresentanti, avendo ricoperto il ruolo di vicecomandante del Corpo Volontari della Libertà (CVL).
La situazione politica, economica e sociale era estremamente difficile: l’Italia era totalmente
dipendente dagli Alleati + attraversata da tensioni ideologiche tra i sei partiti del CLN
→ la sinistra chiedeva “tutto il potere ai CLN”, ritenendo necessario rifondare lo Stato
→ i partiti moderati temevano una deriva simile ai soviet del 1917.
Questione dei consigli di gestione, nati dall’esperienza resistenziale per favorire la partecipazione
dei lavoratori alla gestione delle imprese, ma mai realmente attuati per l’opposizione degli industriali
e la mancanza di volontà politica.
EPURAZIONE DEI COLLABORATORI DEL FASCISMO: la quasi totalità dei lavoratori aveva
dovuto aderire al Partito Nazionale Fascista (PNF) per ottenere impieghi pubblici → l’epurazione fu
difficile da applicare, suscitando malcontento e colpendo soprattutto funzionari di basso livello.
→ 1944 (dopo la liberazione di Roma): si era tentato di disciplinare il processo, ma l’intransigenza
della sinistra, in particolare del Partito d’Azione, alimentò le polemiche.
Parri si distinse per la sua dedizione al lavoro, mantenendo un costante dialogo con i cittadini e le
delegazioni partigiane e contribuendo a riavvicinare il Nord resistenziale alle istituzioni nazionali →
tuttavia, incontrò diffidenze tra i principali partiti + nella burocrazia ministeriale.
25 settembre 1945: creazione della Consulta nazionale, composta da 430 membri scelti tra
personalità antifasciste e prefasciste + Carlo Sforza come Presidente → la Consulta doveva
esprimere pareri legislativi e controllare il governo, pur essendo priva di poteri sostanziali.
Parri adottò misure per mitigare tensioni regionali e prevenire il rischio di disgregazione nazionale:
Valle d’Aosta: fu riconosciuto l’uso del francese + agevolazioni economiche (zona franca fiscale).
Alto Adige: si avviarono politiche per affrontare la complessa questione etnico-linguistica.
Sicilia: si contrastò il separatismo
Sardegna: beneficiò di provvedimenti economici.
Il governo Parri si indebolì rapidamente: il Partito Liberale Italiano (PLI) + la Democrazia Cristiana
(DC) ritirarono i propri ministri, accusando Parri di incapacità governativa → 24 novembre 1945:
Parri rassegnò le dimissioni.
Le trattative per il nuovo governo furono rapide e portarono alla nomina di Alcide De Gasperi.
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L’ascesa di De Gasperi
Alcide De Gasperi: primo cattolico militante a ricoprire l’incarico di Presidente del Consiglio dal 1861
→ vantava un’ampia esperienza politica: deputato nel Parlamento austro-ungarico (1911) e in
quello italiano (1921) + antifascista: aveva trascorso dal 1927 al 1928 in carcere per tentato espatrio
clandestino + solido legame con il mondo cattolico e con la Santa Sede, in particolare con
monsignor Giovanni Battista Montini (futuro Paolo VI)
10 dicembre 1945: entrò in carica il primo governo De Gasperi, con ministri come Togliatti, Nenni,
Scelba, il liberale Epicarmo Corbino al Tesoro e l’azionista Riccardo Lombardi ai Trasporti.
→ epurazione: si sciolse l’Alto Commissariato preposto e si sostituirono i prefetti nominati dai CLN;
→ la Borsa registrò un forte rialzo
→ 1º gennaio 1946: il Nord, ancora amministrato dagli anglo-americani, fu restituito all’Italia.
→ gennaio 1946: nuovi accordi con gli Stati Uniti per il programma di aiuti UNRRA (United Nations
Relief and Rehabilitation Administration) → l’Italia ricevette a titolo gratuito l’80% dei prodotti
agricoli, il 70% dei generi alimentari, il 20% dei prodotti industriali e il 100% dei medicinali.
Ipotesi del cambio della moneta: era stata considerata già durante la guerra, per evitare che i
tedeschi introducessero in Italia grandi quantità di valuta contraffatta → dopo il conflitto:
- la sinistra proponeva il cambio della lira con un’imposta straordinaria sul patrimonio per
colpire gli industriali arricchitisi con le commesse belliche.
- il ministro del Tesoro Corbino e la Banca d’Italia spinsero per rinviare la misura a tempo
indeterminato.
L’orientamento del governo era volto a ridurre l’intervento statale nella ricostruzione economica →
le teorie liberiste, promosse da economisti come Epicarmo Corbino, Luigi Einaudi e Giovanni
Demaria, influenzarono la politica economica, segnando una cesura con l’autarchia fascista.
Per favorire il commercio internazionale, fu istituito un Ministero per il Commercio con l’Estero.
LA NASCITA DELLA REPUBBLICA
La questione istituzionale tra monarchia e repubblica divenne centrale dopo la svolta di Salerno e la
liberazione di Roma.
Inizialmente demandata alla futura Assemblea Costituente da eleggersi a suffragio universale →
subì forti pressioni da parte dei monarchici, timorosi che la prevalenza repubblicana nella
Costituente segnasse la fine della dinastia sabauda.
1945-primi mesi 1946: il dibattito si intensificò
→ la sinistra si oppose al referendum,
→ De Gasperi, consapevole della natura filorepubblicana della DC e della componente monarchica
del mondo cattolico, sostenne la consultazione popolare → il partito evitava di schierarsi
ufficialmente, lasciando libertà di coscienza agli elettori.
De Gasperi riuscì a imporre la sua linea, con il sostegno ufficioso di inglesi e americani: il governo
approvò i decreti del 16 marzo 1946, n. 98 e n. 99
→ stabilirono il referendum istituzionale e l’elezione della Costituente il 2 giugno 1946, con metodo
proporzionale per l’elezione dei 556 deputati
→ prevedevano che, in caso di vittoria repubblicana, il Presidente del Consiglio assumesse le
funzioni di Capo provvisorio dello Stato
→ stabilirono che l’ASSEMBLEA COSTITUENTE avesse poteri limitati alla redazione della nuova
Carta fondamentale, escludendo quelli legislativi ordinari, che rimasero al governo.
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Le elezioni comunali precedettero il voto politico per smorzare gli entusiasmi della Resistenza: la
Democrazia Cristiana ottenne 2.534 comuni ≠ 2.289 comuni conquistati da socialisti e comunisti →
forza dei partiti di massa.
La campagna elettorale fu intensa, con ampia diffusione di materiale a stampa e utilizzo della radio.
Il voto del 2 giugno segnò la prima partecipazione delle donne in Italia: l’Azione Cattolica e il Centro
Italiano Femminile mobilitarono il mondo cattolico + il Partito Comunista Italiano si avvalse
dell’Unione Donne Italiane (UDI).
Il clero, temendo che la repubblica portasse a un “salto nel buio”, evocò scenari apocalittici, ma una
minoranza cattolica filorepubblicana risultò decisiva.
Casa Savoia tentò di influenzare la situazione → 9 maggio 1946: abdicazione di Vittorio Emanuele
III, favorendo l’ascesa del figlio Umberto II (“Re di Maggio”) figura più giovane e non compromessa
con il fascismo + Vittorio Emanuele III partì per l’esilio ad Alessandria d’Egitto, dove morì
Il voto del 2 giugno
Le elezioni per l’Assemblea Costituente mostrarono una netta predominanza della Democrazia
Cristiana; la sinistra risultò forte a livello nazionale ma molto più debole nel Mezzogiorno; i partiti
liberali e azionisti ottennero risultati bassi, segnando la crisi definitiva dello Stato liberale.
Le donne elette furono solo 21 su 556
- DC: 35,2% → 207 seggi
- PSIUP: 20,7% → 115 seggi
- PCI: 18,9% → 104 seggi
- UDN: 6,8% → crisi dei liberali
- Uomo Qualunque: 5,3% → voto di protesta
- PRI: 4,4%
- Partito d’Azione: 1,5% → risultato molto debole
Il referendum istituzionale vide la vittoria della repubblica, ma il conteggio procedette lentamente
→ 7 giugno: un gruppo di giuristi padovani contestò la validità dei risultati parziali, sostenendo che il
decreto istitutivo del referendum stabiliva la vittoria sulla maggioranza degli elettori votanti e non
solo dei voti validi, rendendo necessario il conteggio delle schede nulle e bianche.
→ 10 giugno: la Corte di Cassazione comunicò i risultati senza includere le schede nulle,
Rischio di spaccatura del paese: manifestazioni repubblicane al Nord + manifestazioni monarchiche
al Sud + Umberto II rifiutò compromessi con De Gasperi + i monarchici denunciarono brogli.
→ 12 giugno: con il sostegno del governo, De Gasperi si proclamò Capo provvisorio dello Stato.
→ 13 giugno: Umberto II lasciò l’Italia per l’esilio in Portogallo, denunciando l’atto come
“rivoluzionario”, ma evitando un conflitto interno.
→ 18 giugno: la Corte di Cassazione proclamò ufficialmente la Repubblica, chiudendo il dibattito.
→ 22 giugno: il ministro della Giustizia Togliatti emanò un’AMNISTIA GENERALE (poi discussa a
lungo) che favorì ex fascisti e alcuni partigiani colpevoli di reati post-Liberazione.
→ 25 giugno: l’Assemblea Costituente elesse Giuseppe Saragat presidente.
→ 28 giugno: per rassicurare i monarchici, fu scelto come Capo provvisorio dello Stato Enrico De
Nicola, napoletano e monarchico, già presidente della Ca
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