STORIA DELLE RELAZIONI INTERNAZIONALI
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UNIFI prof. Roberto Ventresca
LEZIONE 1
METODO STORIOGRAFICO
La Storia delle Relazioni Internazionali non è una semplice narrazione cronologica, ma uno sforzo
interpretativo critico. Questa concezione si è evoluta nel tempo: se per Tucidide la storia serviva a
comprendere la natura umana (ritenuta immutabile) e per Erodoto rispondeva all'esigenza di ricordare
imprese degne di nota, oggi, seguendo l'insegnamento di Marc Bloch, sappiamo che la storia serve a
rispondere alle domande poste dal presente.
Un nodo centrale della disciplina è il problema dell'oggettività. Max Weber interviene su questo punto
teorizzando il concetto di avalutatività: lo storico è inevitabilmente influenzato dal proprio background
quando sceglie cosa studiare, ma nel momento in cui analizza le fonti deve spogliarsi dei propri pregiudizi.
A garantire la scientificità della ricerca è, quindi, il rigore del metodo. Questo metodo si applica in primo
luogo negli archivi, i "laboratori" dello storico, che non sono però contenitori neutri: le fonti stesse (siano
esse documenti ufficiali o testimonianze orali) sono il frutto di una selezione umana e politica, in cui
qualcuno ha deciso cosa tramandare e cosa destinare all'oblio.
Nel corso del tempo, l'approccio alla materia è mutato. Si è partiti dalla Storia Diplomatica, focalizzata
quasi esclusivamente sui trattati e sulle "high politics", come la fondamentale Pace di Westfalia del 1648,
che ha sancito il principio giuridico di uguaglianza tra le nazioni europee. Successivamente, si è passati
alla Storia delle Relazioni Internazionali, che mantiene lo Stato al centro dell'indagine ma allarga lo
sguardo anche alle organizzazioni sovranazionali. Infine, spinta dalla scuola francese delle Annales e dal
desiderio di superare l'eurocentrismo, è nata la Storia Globale, che non guarda più ai singoli Stati ma alle
connessioni trasversali (migrazioni, tecnologie, culture) di lungo periodo.
LEZIONE 2
LO STATO, IL POTERE, LA SOVRANITA’
Spostando l'attenzione sugli attori del sistema, lo Stato moderno è un soggetto storicamente determinato,
caratterizzato in primis dal monopolio del potere coercitivo (il potere di ultima istanza). Filosoficamente, i
pensatori post-hegeliani lo definiscono attraverso elementi precisi: un territorio dai confini difendibili, un
popolo e un potere sovrano. Tuttavia, storicamente, questo modello non è nato dal nulla, ma si è forgiato
attraverso secoli di conflitti con i corpi intermedi (corporazioni, ceti territoriali) e con lo sviluppo di
complessi apparati burocratici.
Il concetto di sovranità, strettamente legato a quello di Stato, ha subito un profondo processo di
laicizzazione:
Jean Bodin la teorizzava come un potere assoluto ("plenitudo potestatis") in grado di esigere
obbedienza senza necessità di consenso, legittimato in ultima istanza da Dio.
Thomas Hobbes sposta la legittimazione su basi laiche e utilitaristiche: attraverso un patto di
soggezione, i cittadini cedono il potere al sovrano (il Leviatano) in cambio della sicurezza e della
sopravvivenza, per sfuggire alla violenza dello stato di natura.
John Locke ne offre una lettura liberale, in cui il patto serve a tutelare diritti inalienabili come la
proprietà privata, giustificando persino la ribellione se il sovrano li viola.
Ugo Grozio, infine, fonda il diritto internazionale su una legge naturale universale, stabilendo che i
patti sono validi solo se basati sul consenso reciproco.
CAPITALISMO ED EGOMONIA
Lo sviluppo politico degli Stati si intreccia inesorabilmente con l'evoluzione economica, in particolare con la
nascita del Capitalismo. Questo sistema prende avvio tra il XIV e il XV secolo grazie a fenomeni di natura
violenta come le enclosures (la recinzione e privatizzazione delle terre comuni), che portano
all'espropriazione e alla conseguente proletarizzazione delle masse contadine, trasformate in forza lavoro
salariata. A questo si aggiunge, secondo la lettura di Weber, la spinta culturale del Calvinismo, che vede
nel successo economico un segno della grazia divina.
In questo scacchiere internazionale, emerge il concetto di Egemonia. Come teorizzato da Antonio
Gramsci, l'egemonia non si regge solo sulla forza militare (coercizione), ma richiede anche una direzione
morale e intellettuale; uno Stato è veramente egemone quando riesce a far percepire e accettare i propri
interessi particolari come se fossero universali.
Storici come Braudel e Arrighi hanno analizzato l'alternarsi di questi cicli egemonici (Olanda, Gran
Bretagna, Stati Uniti). Arrighi, in particolare, nota che l'apice di una potenza coincide con la
finanziarizzazione dell'economia (generare profitto dal denaro stesso, abbandonando la produzione
materiale); tuttavia, questa fase rappresenta anche l'"autunno" del ciclo, il preludio alla sua crisi.
Un esempio perfetto è l'Egemonia Britannica, che subentra a quella olandese. La Gran Bretagna si
impone grazie a una combinazione letale per i suoi avversari francesi e spagnoli: il controllo del commercio
triangolare atlantico e lo scoppio della Rivoluzione Industriale. Quest'ultima, favorita dall'aumento
demografico, dalle innovazioni tecnologiche (come la macchina a vapore) e dalla stabilità politica garantita
dal parlamento, ha permesso all'Inghilterra di dominare la produzione e i mercati globali, consolidando il
suo potere egemonico. LEZIONE 3
POST RIVOLUZIONE FRANCESE ALLA GUERRA DI CRIMEA
Tra la RIVOLUZIONE FRANCESE e il CONGRESSO DI VIENNA (1815), ha intraversato in Europa
Napoleone, tentando di ridefinire gli equilibri internazionali europei, alla luce degli interessi francesi.
l’ideale
Dopo aver preso il potere, egli tentò infatti di esportare della rivoluzione francese in Europa,
all’isola d’Elba Sant’Elena.
finendo però in esilio e poi a
Le POTENZE (Austria, Russia, Prussia, Gb) si riuniscono a Vienna tra il settembre del 1814 e il giugno
del 1815 nel “Congresso di Vienna”.
Questo congresso maturò le proprie deliberazioni in una fase in cui Napoleone non era stato ancora
l’ordine
definitivamente sconfitto, dunque i potenti europei stavano ridefinendo post-napoleonico quando
lui era ancora politicamente attivo, benché già evidentemente in declino.
La storiografia ha chiamato il Congresso di Vienna e il post-1815 come ETÀ DELLA
superare l’esperienza napoleonica, “l’ancien régime”,
RESTAURAZIONE- cercare di restaurare
l’equilibrio
tornare ad una fase precedente al 1789, ridefinire europeo come se la rivoluzione francese
non fosse mai esistita.
Si voleva farla finita con tutto ciò: la rivoluzione doveva essere ricordata come una PARENTESI, dopo
l’ancien
la quale regime sarebbe potuto tornare a governare l'Europa e il mondo. La rivoluzione tuttavia
ha un valore plasmante, le cose non torneranno più come prima, nonostante i tentativi del Congresso di
Vienna. “La
Restaurazione, Ludwig Von Heller nella sua opera Restaurazione della forza dello stato" diede il
all’epoca.
nome
La RIVOLUZIONE FRANCESE costituisce un PUNTO DI SVOLTA importante: ridefinisce il ruolo della
Innesta una serie di meccanismi che condussero all’affermazione
Francia nella storia europea. di una
personalità come quella di Napoleone, ma fu uno shock, perché portò alla decapitazione del re, e ciò
significa sfidare millenni di LEGITTIMISMO MONARCHICO. collettivo
Non voler avere a che fare con le monarchie rappresenta una rottura con l’immaginario
internazionale. Le monarchie erano state sconfitte, messe da parte, sfidate, non solo in Francia ma
anche in altri contesti, dovevano essere rimesse al loro posto, bisognava, con la forza, riaffermare le
monarchie, ricollocare al proprio costo.
d’accordo su come attuare questo legittimismo, perché un’idea prevedeva di intervenire
Non tutti erano
negli affari interni degli stati. A partire dal 1789 si affermano nuove figure della politica: non solo re
Le masse in politica non nascono nell’ ‘89, ma le
ed eserciti ma anche le MASSE. rivendicazioni
quell’anno
politiche di facevano di esse le nuove protagoniste della politica, si apre il terreno per una
futura democratizzazione.
I protagonisti del congresso di Vienna furono:
- Metternich (Austria),
- Castlereagh (Gran Bretagna),
- Talleyrand (Francia),
Si cercava ORDINE e STABILITÀ, un equilibrio tra tradizione e modernità. Soprattutto Metternich si
impegnò per riequilibrare armonicamente il passato, riformandolo quanto bastasse per farlo
sopravvivere. coinvolsero anche la Francia all’interno delle
I nemici di Napoleone (Russia, Prussia, Austria, GB),
consultazioni del congresso, dove Luigi 18 venne riportato sul trono: ebbero INTELLIGENZA POLITICA,
perché dopo una guerra scatenata da uno stato, i trattati di pace molto spesso riguardano la gestione
territoriale, politica di chi ha scatenato la guerra.
I dopoguerra sono spesso tanto importanti quanto la guerra stessa: inserire la Francia di Luigi 18 nelle
discussioni relative ai trattati che contrassegnavano il congresso, fu un modo per stabilire un nuovo
concerto europeo che si basava su un principio di equilibrio che era soprattutto di carattere
territoriale: stabiliti dei confini, questi non dovevano essere toccati.
che caratterizzarono l’Europa dopo il Congresso
Le principali QUESTIONI TERRITORIALI di Vienna
furono:
- Francia vede diminuire i confini entro quelli stabiliti nel 1782,
- Belgio unito a Olanda,
- Regno di Sardegna ottiene territori del vecchio Regno di Genova,
- Non venne ristabilito il Sacro Romano Impero per garantire equilibrio nel contesto austriaco,
con l’emergere di una forte potenza e fortemente
e la Germania ridotta a 39 unità politiche,
attiva in politica estera, la Prussia,
entra sotto l’influenza
- Polonia diretta della Russia,
- GB si vede affermare gran parte dei suoi possedimenti coloniali nei Caraibi, in Africa, in Asia.
Tutti questi equilibri, soprattutto da parte dello Zar di Russia, venivano concepiti all'interno di un
quadro caratterizzato da misticismo religioso che darà luogo alla SANTA ALLEANZA; un accordo tra
alcune potenze del congresso in cui si stabilisce che se una delle potenze contraenti dovesse essere
attaccata, le altre sarebbero dovute intervenire in sua difesa.
Tuttavia, la GB non accetta questa logica, percepita contraria ai suoi interessi e vede con sospetto la
creazione di un’alleanza politico-militare che coinvolgesse anche la Francia (avevano interessi in
conflitto).
La Santa Alleanza implicava per lo Zar la possibilità di intervenire negli affari di altri stati se
tendenze di carattere liberale (contrarie a quelle della restaurazione), avessero prevalso. La GB dice
che è rischioso, perché in un'epoca con fermenti rivoluzionari ancora presenti, avrebbe significato un
coinvolgimento militare permanente.
La GB dà così vita alla QUADRUPLICE ALLEANZA- rispetto sostanziale dei territori e dei confini,
solo nel momento in cui questi vengono attaccati si può intervenire.
L’accordo su come applicare i principi della restaurazione era tutto fuorché unanime, nonostante creato
dalle potenze stesse.
CLIMA IDEOLOGICO CULTURALE CHE ACCOMPAGNA LA RESTAURAZIONE
l’ideale che aveva
Dal punto di vista IDEOLOGICO-CULTURALE, la Restaurazione si scagliava contro
accompagnato la rivoluzione, ovvero l’illuminismo.
La fase post-rivoluzionaria e post-napoleonica è tendenzialmente anti-illuministica.
Il romanticismo di fine 700 è generalmente sfiducioso nei confronti di un razionalismo che non
sembrava soddisfare le premesse politiche, ideologiche, intellettuali che lo sostenevano.
controrivoluzionario, nelle sue “Riflessioni si pone come autore
Burke, sulla rivoluzione francese”,
profondamente antirivoluzionario: riteneva che la rivoluzione francese fosse fondata su presupposti
sbagliati in quanto portatrice di caos, la rivoluzione crea caos politico/sociale dove ordini e gerarchie
si frantumano e qui gli ordini statuali, la società nel suo insieme, decadono.
Questa reazione antirivoluzionaria, questa sfiducia è una componente della fase culturale che
accompagna il Congresso di Vienna e la fase successiva, esistono però altre correnti:
LIBERALISMO DI CONSTANT: per egli la libertà è essere sottoposti unicamente alle leggi.
La nuova riflessione sulla libertà alla luce della restaurazione: ridefinisce i confini tra due sfere
centrali: sfera del privato e del pubblico/società civile e stato. Il richiamo alla genesi della libertà
degli antichi, deve richiamare ad un ordine che rifiuta la schiavitù dell’uomo.
COSTITUZIONALISMO: la richiesta di un limite legale al potere dei governi monarchici
sancito da un documento scritto, la COSTITUZIONE, che doveva salvaguardare l'esistenza di
un organismo che definiva, discuteva e approvava le leggi, ovvero i parlamenti.
NAZIONALISMO: La nazione è una costruzione culturale, non esiste nella realtà, Benedict
Anderson, 1983, pubblica le "Comunità immaginate”, questo sono le nazioni, comunità
immaginate che si costruiscono a partire dalla separazione tra passato e presente, ovvero
selezionando elementi culturali e simbolici del passato, organizzandoli in maniera
legittimando l’esistenza di qualcosa che è un prodotto.
politicamente orientata,
(I nazionalismi sono prodotti delle élite locali, che hanno storicamente accesso ai simboli culturali, hanno
le capacità di padroneggiare determinati simboli su cui si fonda un mito di autolegittimazione).
s’inizia
Stato e Nazione non sono la stessa cosa, ma storicamente a individuare la necessità di formare
dell’Ottocento. Esistevano stati già
uno stato là dove vi sia una comunità proprio nel corso
giuridicamente più definiti (Francia e Gran Bretagna) e altri non formati (Germania e Italia avevano stati
diversi compresenti).
La LINGUA è centrale nella formazione della nazione, viene veicolata attraverso i mezzi di
comunicazione di massa.
CLIMA ECONOMICO-SOCIALE DEGLI ANNI DEL POST CONGRESSO DI VIENNA
Siamo negli anni della PRIMA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE, quando la GB accoglie in sé le condizioni
guida tra fine ‘800 e tra la metà del primo ‘900.
che le permetteranno di diventare la nazione Nella prima
dell’800
metà abbiamo:
- AUMENTO DEMOGRAFICO, dato anche dal miglioramento delle tecniche di produzione agricola,
dove la produttività si raffina.
- MECCANIZZAZIONE dei PROCESSI PRODUTTIVI, ma anche applicazione delle innovazioni
tecnologiche ai trasporti (macchina a vapore nella prima rivoluzione, petrolio nella seconda
rivoluzione).
- Le VIE DI COMUNICAZIONE si raffinano, si sviluppano e determinano quella che lo storico
“Moderna
Mayer ha definito come territorialità”, possibilità di governare il territorio
attraverso uomini, amministrazioni, eserciti, commerci. Periodo in cui le connessioni, le
infrastrutture, iniziano a svilupparsi, per ragioni economiche ma anche politiche (controllo del
territorio).
- QUESTIONE OPERAIA in Europa: gli operai in questa fase sono i contadini che in massa si
spostano versi i centri urbani dove vi sono le prime forme di fabbriche, si ammassano nelle città.
Abbiamo la proletarizzazione, condizione sociale più ampia, proletario si ammassa in citta in
condizioni abitative e igieniche disastrose, ma al contempo si iniziano ad organizzare forme di
organizzazione per difendere gli interessi di questi operai come LEGHE, SINDACATI.
Si sviluppano anche correnti di pensiero contro cui poi Marx si sarebbe scagliato:
- Saint Simon, alleanza tra produttori e lavoratori.
- Proudhon, anche lui aveva immaginato di superare il tema dello sfruttamento attraverso
un'alleanza di produttori e lavoratori.
- Fourier, immaginava una comunità abitativa dove le attività di produzione e consumo erano
immediatamente collegate e collocate in un contesto chiuso, falansterio, qui le famiglie
producono beni che poi consumano. Cerca di trovare una risposta alla condizione di sfruttamento
degli operai.
Marx si scaglia contro questo socialismo utopistico, in quanto essi non avevano colto i veri problemi =
LAVORO SALARIATO e PROPRIETÀ DEI MEZZI DI PRODUZIONE.
ASSETTO POLITICO EUROPEO POST 1815
La prima fase del concerto europeo funzionò tramite periodiche riunioni tra gli esponenti delle grandi
potenze, per gestire diplomaticamente i problemi che si presentavano.
La cosiddetta: “diplomacy by conference” = Ogni potenza si impegnava a: consultazioni prima di qualsiasi
azione unilaterale nessuna potenza doveva essere esclusa da conferenze lo status quo si modificava solo
nel consenso, ognuna aveva quindi diritto di veto i piccoli stati avevano diritto di protezione e ascolto, ma
non di veto.
La minaccia dello status quo provenne dal moltiplicarsi di rivoluzioni e focolai di rivolta, contesti dove vi
sono le maggiori insofferenza verso Vienna:
- SPAGNA: aveva ottenuto nel 1812 una costituzione (di Cadice) poi tolta con la restaurazione,
nel 1820 il malcontento non era placato, repressione dei moti liberali con Ferdinando VII e la
Francia, l’ordine di Vienna venne ristabilito. Entra in una nuova fase di cappa reazionaria.
contesto instabile, governa l’Impero Ottomano, che è debole, sta decadendo,
- BALCANI: dove il sentimento antiturco esplode nel 1821 e l’anno successivo si
soprattutto in Grecia,
riunisce un’assemblea che dichiara l’indipendenza. Gli ottomani, appoggiati dall’Egitto, placano
la rivolta in modo violento, tanto da portare all’intervento di paesi europei come Francia, GB,
Russia. 1829 pace di Adrianopoli, la Grecia sembra guadagnare indipendenza, ma la Francia e
la Gran Bretagna impongono la sovranità di un re (1827-32 bre
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