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Storia delle donne e di genere

Che cos’è la storia?

La storia è lo studio del passato. Essa è una selezione di cose che si sceglie di raccontare e studiare. Si investono risorse su cose che si ritengono meritevoli di essere raccontate, perché importanti, che hanno influenzato eventi successivi. Ognuno di noi si pone degli interrogativi, in base anche al posizionamento.

Le fonti sono la materia viva della storia. Non esiste racconto storico che non è basato su delle fonti. In base alle domande che uno fa, cerca delle fonti. Ci sono dei soggetti che hanno prodotto delle fonti più accessibili, e altri soggetti che hanno proposto dei temi che non sono immediatamente visibili nelle fonti, dipende anche dai rapporti di potere che esistevano nel passato. Ad esempio, noi possiamo trovare il libro contabile di una piantagione e possiamo studiare lo schiavismo che vi era. Più difficile è trovare le fonti che raccontano dalla loro prospettiva la vita e la condizione degli schiavi. In quanto essi erano una massa, non sono degli individui che sono usciti dal passato. La questione delle fonti, in tutta la storia delle donne, è una questione centrale.

È importante centrare il carattere posizionato dello storico e della storica. Vale a dire, il modo in cui si racconta una storia è frutto del posizionamento in cui vivono: gli storici stessi sono frutto del contesto in cui vivono. Non è un caso se durante il fascismo vi è stata una riscoperta della romanità, in quanto era un’opera di propaganda. Esso è un meccanismo molto ricorrente, frutto delle condizioni sociali e politiche che si vivono nel momento in cui succedono. La storia non è una disciplina neutra, anche il modo di fare storia è cambiato nel corso del tempo. Fino agli anni '70 del '900 ha prevalso quasi esclusivamente un’idea di cosa fosse la storia: che fosse una trasmissione di potere in campo politico ed economico. È stato ribaltato tutto nel momento in cui nuovi soggetti politici si sono affermati sulla scena. Vi è l’affermarsi di nuovi soggetti che chiedono un posto nella storia, chiedono parola e chiedono che la loro storia venga raccontata. Questo nuovo protagonismo, questa domanda è quello che pone l’affermarsi di nuove storiografie. Non a caso negli anni '70 nasce la storia delle donne, studi sull’immigrazione. Tutto ciò non è un’operazione indolore e non è conclusa. È ancora molto vivo il conflitto rispetto a cosa deve raccontare la storia. La rivoluzione portata dall’insieme di queste storiografie è una rivoluzione che ha mirato alla base dell’idea di cosa era la storia e come si faceva il racconto storico. È più faticoso trovare delle fonti che danno voce ad altri soggetti.

Periodizzazioni

Una delle cose più importanti. Nella storia occidentale, consideriamo le date delle rivoluzioni come l’inizio dell’età dei diritti (rivoluzione francese). Periodizzazione classica. Apre l’età dei diritti per gli uomini. La rivoluzione francese e il codice napoleone è una codificazione dell’inferiorità naturale delle donne. La questione delle periodizzazioni, ossia delle scansioni che vengono scelte, decidono la data che stravolge, la cesura storica. Anche essa è un’operazione che è fortemente messa in crisi non solo per quanto riguarda la storia delle donne. Le periodizzazioni sono qualcosa di relativo: dipendono dagli storici che decidono di porre una data come inizio storico. Non valgono per tutti.

Storia delle donne

La storia delle donne nasce negli anni '70, in quanto vi è un movimento femminista. Il legame tra storia e politica è un elemento che officia l’oggettività del racconto storico ed è un elemento che esce sempre fuori. Gianna Pomata è una delle storiche più importanti. Fin da subito ha combinato l’interesse per la metodologia storica tradizionale con le influenze che vanno dalla pedagogia, sociologia, antropologia ecc. Ha influito nella necessità di dover sporcare la metodologia della ricerca storica con l’aiuto di altre strumentalizzazioni.

(Passaggio del libro “La storia delle donne: una questione di confine”) è considerato il manifesto della storia delle donne in Italia e non solo.

Cronologicamente abbiamo prima la nascita della storia delle donne, negli anni '60-'70 del '900, e poi abbiamo una messa a punto della questione del genere. Essa nasce direttamente legate all’esplosione dei movimenti femministi nei paesi industrializzati, tanto quanto nasce la storia dell’omosessualità anch’essa legata ai primi movimenti omosessuali. Sono i soggetti politici, o soggetti sociali che avanzano una domanda di costruzione del proprio passato. Perché avere una storia riconosciuta ricostruisce dignità, autorevolezza. Gli obiettivi erano di scoprire le dinamiche che hanno portato alla subordinazione femminile e quello che è rimasto tutt’ora molto forte è quello di raccontare la presenza delle donne nel passato. Una presenza significativa. Quello che si cerca di fare è di guardare al passato dimostrando che le donne hanno avuto una presenza significativa per le società del passato. L’influenza che hanno avuto, il loro ruolo dimostrandone il peso storico. È un’operazione che viene fatta inizialmente con alcune biografie di donne che non sono mancate nell’800, come ad esempio quelle di alcune regine particolarmente influenti. Ma non è la donna di eccezione ciò che interessa, ma interessa recuperare la presenza sociale e diffusa delle donne. Non è un’operazione che si può fare senza cambiare prima l’idea di cosa sia rilevante o meno nella storia. Perché se continuiamo a guardare solo la questione della totalità e della politica vediamo solo alcune donne di eccezione. Se noi riteniamo importante anche la sopravvivenza, la condizione sociale, si estende ad altre figure. Bisogna, quindi, rivoluzionare gli scenari del passato. Le donne di cui si parla sono donne che hanno rappresentato in qualche modo una ribellione. Ad esempio, le cosiddette “streghe”, la stregoneria è un movimento di massa, è uno dei temi che vengono presi per primi in analisi negli anni '70, in quanto le streghe sono le ribelli per eccellenza ma non perché mettono in moto l’intenzionalità politica, ma perché vengono perseguitate in virtù di un sapere relativo al campo medico della comunità che in quel momento entra in conflitto con un’altra storia della medicina, che oggi viene chiamata medicina tradizionale che si impone come sapere maschile. La caccia alle streghe è talmente enorme e imponente che si configura come un conflitto di genere in maniera quasi immediata. Non stupisce che negli anni '70 si sia visto in quel tipo di processo uno dei temi da recuperare in maniera più importante. Svolgono una funzione dal punto di vista politico molto importante.

Il primo movimento femminista

Altro tema sono le femministe di fine '800. Le prime storiche lavorano sul tema del primo movimento femminista, le considerano le loro madri ma anche troppo poco coraggiose. Vi è una parte del codice civile che si occupa di famiglia, nel 1865 riprendendo il codice napoleonico viene introdotto in Italia l’istituto dell’autorizzazione maritale, perché la famiglia viene definita come un’organizzazione che ha alla propria guida un capo famiglia che è il marito, la donna deve a lui obbedienza, deve spostare la residenza ovunque lui voglia, stabilisce che la podestà genitoriale è solo del padre. L’istituto di autorizzazione maritale prevede che indipendentemente dallo status, dalla condizione culturale, civile, patrimoniale della donna sposata deve chiedere l’autorizzazione al marito per tutte le azioni che prevedono un’azione giuridica, come muovere del denaro, affittare case, apertura di un’attività. Fu abolita nel 1919, come ricompensa dopo la partecipazione alla prima guerra mondiale, mentre in Inghilterra nello stesso anno hanno il diritto di voto. In Italia il voto arriverà più tardi.

La storia delle donne nei vari paesi

La storia delle donne non segue lo stesso filone nei singoli paesi. Negli Stati Uniti, la storia delle donne si incardina immediatamente con l’università. Il movimento femminista statunitense vuole entrare dentro gli spazi del potere, vuole essere riconosciuto, è interessato a starci. È un riconoscimento che non vi era ancora nelle altre parti del mondo. A cosa si rivolgono le studiose nordamericane quando studiano la storia delle donne? Se dovessimo studiare le donne del passato per prima cosa dobbiamo vedere dov’è che le troviamo, ossia nella sfera domestica. Operazione che ha a che vedere con il fatto che chi fa la storia e quello che studiano sono due elementi strettamente legati. Gli Stati Uniti hanno forte l’idea che esiste una sfera di potere che è quella maschile e d’altra parte una sfera domestica che è quella delle donne. Non casualmente la storia delle donne negli Stati Uniti guarda alla sfera domestica, ma riguardanti le donne di classe media bianche.

Questa sfera domestica per le studiose era da una parte un luogo di confinamento ma anche un luogo di potere. Luogo in cui le donne hanno il loro reame, dove hanno delle responsabilità. Le studiose degli anni '70 studiano i libri delle buone maniere, le lettere, si inventano delle fonti nuove. Si tratta di fonti che parlano di quella classe sociale e di quel tipo di donna. Il primo momento in cui si afferma come disciplina già in se la storia delle donne ha una grande capacità di autocritica, nel momento in cui nascono gli studi sulla storia delle donne contemporaneamente ci sono altre studiose che muovono delle critiche, come quelle di aver guardato solo a un certo tipo di donna o solo ad una certa classe sociale. Centrale fu il concetto di “sfere separate”. La sfera domestica era anche il luogo della complicità femminile.

Vi sono diversi sviluppi nazionali della storia delle donne. È interessante notare che negli anni '60 si sviluppa in maniera diversa in base alla storia: la storia è influenzata dal contesto. Nei paesi anglofoni la storia delle donne nasce per prima.

In Gran Bretagna, si vede fiorire una storia delle donne meno istituzionalizzata degli Stati Uniti. Ci furono influenze riguardanti il marxismo e il femminismo. Nasce come storia del lavoro. Ci sono stati studi sulle suffragiste e sull’ostilità dei familiari che hanno dovuto fronteggiare il militare. In un paese in cui la partecipazione al mondo operaio fonda la cittadinanza, il lavoro era una dimensione molto importante. Anche in GB ci furono studi sulla dimensione domestica: Davidoff e analisi della dicotomia pubblico/privato.

In Italia il movimento femminista si differenzia per una forte carica istituzionale. Ci furono movimenti che hanno prodotto pochi risultati nei dipartimenti di istituzione. Ancora oggi si fa fatica ad avere dei percorsi istituzionalizzati. Hanno avuto un ruolo fondamentale le riviste: alcune di esse sono state dei veri e propri laboratori, “Memoria”, la prima rivista della storia delle donne in Italia. Anche l’associazionismo è molto importante, SIS.

Questa peculiarità di avere una forte varietà di voci ha fatto sì che la storia delle donne seguisse varie strade. Siamo abituati a pensare alla storia come un processo lineare, in realtà è bene pensare che non esiste un processo lineare. Ma ci sono dei movimenti che non sono continui e direzionati in un'unica parte. Vi è l’idea della complessità, compresenza di caratteri a livello opposto, contribuisce a riposizionare i soggetti.

Critiche alla storia delle donne

Negli anni '80 ci furono le prime critiche alla storia delle donne. Ad esempio, aver assunto un’idea di esperienza universale femminile ignorando le differenze tra le donne, usare “la donna” parlando al singolare. Oppure, la storia delle donne veniva isolata da quella maschile e ufficiale, costruendo così una “storia ghetto” che non ha cambiato le narrazioni, storia isolata da una storia generale. In questa fase è un’operazione frutto di due processi, il bisogno di costruire un’identità, quindi separarsi. Richiede un unico processo, proteggersi dall’esterno. Da una parte vi è la reclusione del ghetto e dall’altra l’identificazione.

Gender turn

Prende piede negli anni '80. È fondamentale capire che dietro a queste critiche c’è una richiesta d’innovazioni che porterà alla questione di genere. La categoria di genere non nasce in ambito storiografico. Di grande importanza è anche il saggio di Joan Scott “Il genere: un'utile categoria di analisi storica” del 1986. Secondo Joan Scott questi approcci devono avere un fondamento storico, bisogna puntare bene le categorie che usiamo. La funzione è storicizzare le differenze, operazione che apre dei mondi. Importante svelare che le differenze tra uomini e donne hanno una storia, cambiano a seconda dei contesti. La questione di genere è un’analisi della relazione di potere.

La storia di genere è un dibattito molto complesso. Parlare di genere non vuol dire parlare di una dimensione che le persone hanno nella vita sessuale o di come la interpretano le persone. Ci serve a capire che i valori, i simboli di cui investiamo la sessualità hanno un ruolo di potere, riguardano l’ordine sociale. Vi è una differenza che da Joan Scott nel suo saggio: c’è bisogno di una sistematizzazione teorica. Disarticola la definizione di genere dividendola in due parti:

  • Il genere è un elemento costitutivo delle relazioni sociali fondate su una cosciente differenza tra i sessi: il modo in cui proponiamo il maschile e il femminile. Non a caso la categoria di genere nasce in contrapposizione alla categoria del “sesso”: è come se si volesse mettere da una parte la storia e dall’altra la natura. Questo per dirci che ciò che viene chiesto agli uomini non è per natura. Questa differenza per natura è una disuguaglianza, una gerarchia inferiorizzante delle donne. Il genere si impone per dirci che l’inferiorizzazione delle donne non è data per natura.
  • L’immutabilità: la dimensione altra evoca la naturalità di una condizione, quella condizione non è soggetta alla mutabilità storica.

Il genere è un fattore primario del manifestarsi dei rapporti di potere come elemento fondamentale su cui costruirsi: il processo di costruzione della nazione, della patria quindi di una comunità coesa, ha uno dei fondamenti più forti sul discorso e l’ordine di genere. La patria è rappresentata come una donna, svestita, vulnerabile e oggetto erotico. Perché è un corpo da difendere: la comunità che lo difende, il soggetto che difende la patria è l’uomo. Nell’imperialismo il genere è sempre arruolato: il femminile che si sottomette. La femminilizzazione del popolo che si vuole sottomettere è un’operazione circense, contemporaneamente riforma l’inferiorizzazione delle donne e fonda su questo l’inferiorizzazione del popolo. Sta a significare che quel popolo è inferiorizzato per natura. L’incapacità giuridica delle donne fa eco all’incapacità giuridica dei colonizzati.

Che cos’è la storia di genere?

Lo studio di come nel tempo sono cambiati il modo di considerare l’essere uomo e l’essere donna, i ruoli sociali assegnati ai due sessi, le aspettative e le rappresentazioni e da quali fattori dipendono questi cambiamenti. Usare la categoria di genere significa guardare ad altri processi storici: nazionalismo, colonialismo.

Genere e intersezionalità nella storia

Con intersezionalità intendiamo quei fenomeni, quei temi che ci permettono di vedere come le categorie sociali operano simultaneamente. Ciò che determina la condizione ed esperienza delle persone. Se c’è una corrente che è stata in grado di promuovere la trasformazione e il cambiamento è questa. La storiografia di genere è determinata negli anni '80, quando si insinua e critica che proviene ad avere assolutizzato la soggettività delle donne bianche di classe media. Il genere ha portato nell’analisi storica le differenze e la riflessione sulle relazioni di potere. Queste donne chiedono di raccontare anche la loro storia, il racconto non solo della loro subordinazione, sfruttamento ma anche che vengano ricostruite le relazioni di potere. La domanda di riconoscimento delle differenze non poteva esser soddisfatta da storie parallele di minoranze. Bisogna rimappare la stessa storia delle donne. Un approccio più complesso che metta a fuoco non solo i conflitti tra donne e uomini ma anche quelli tra donne. Gli e le studiose hanno dovuto focalizzarsi sul contatto tra diversi gruppi, sia che si trattasse di contatti avvenuti nella forma interpersonale sia attraverso la rappresentazione dell’altro. Questo per studiare come genere e razza si sono plasmate nella storia: a fronte di una domanda soprattutto da parte delle donne nere, uno dei primi ambiti è stato quello della "filantropia": tema importante già per la prima storia delle donne: era l’ambito in cui le donne di classe media, bianche, dalla fine dell’Ottocento sperimentarono forme di partecipazione alla vita pubblica, vi erano delle campagne specifiche, come quella per il voto o la prostituzione che porta le donne nei bassi fondi delle città.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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