Storia dell'Asia orientale
Introduzione del corso
L'impero cinese nel corso del XVIII secolo può essere capito partendo dalla storia della Cina stessa. La sua storia è millenaria e richiede un corso molto lungo per il suo studio. Bisogna ricordare come nella metà del XVIII secolo, il rapporto di forza fra le potenze imperialiste che operavano in Asia e gli imperi asiatici stessi, approfondendo il caso indiano e la sua complessa e imprevista svolta verso l'impero indiano. Questo cambiamento fra potenze occidentali e oriente tocca a partire dalla fine del 700' anche quello cinese, ma non si deve pensare che il territorio cinese non avesse avuto contatti con le compagnie commerciali europee, perché ve ne erano stati e anche numerosi, non solo con le potenze conosciute (Portogallo e Inghilterra) ma anche direttamente col vicino russo.
I contatti quindi col mondo occidentale, non passavano solo per contatti indiretti ma anche tramite l'impero russo che si estendeva fino alla Siberia. La Russia completa la sua espansione verso est arrivando all'oceano Pacifico e d'altro canto nella Cina meridionale, i contatti fra potenze commerciali, passavano per due porti sud:
- Canton → emporio internazionale
- Macao → emporio ottenuto dai portoghesi al raggiungimento della Cina meridionale.
Queste due basi erano state concesse dalla Cina ai mercanti; quindi, non erano conquiste ma erano state date per reciproca comodità: la Cina aveva rapporti con i “barbari del mare” ai mercanti veniva data la possibilità di avere dei magazzini per prodotti pregiati. I mercanti che operavano nelle due basi non operavano direttamente sui mercati cinesi, ma operavano per intermediazione di un'organizzazione ossia la HONG (che si traslittera anche con KONG) che davano loro prodotti per poi rivenderli. I mercanti occidentali per buona parte del secolo erano reclusi all'esterno della Cina e non gli era permesso di acquistare prodotti direttamente. La Cina, non commerciava con l'estero in modo diretto, ma lo faceva sicuramente ed in modo indiretto e privato in giro per l'Asia.
Ex: A Giakarta, ad esempio, esisteva un quartiere commerciale cinese enorme ed i cinesi erano ottimi ed attivi mercanti. La chiusura cinese era quindi relativa agli stranieri fossero questi mercanti o missionari cristiani che dal 500' arrivano in Cina operando proselitismo con un moderato successo. A nord, i mercanti passavano per delle “vie della seta” nei bacini dei fiumi Amur e Ussuri. Nel complesso, questi scambi Cina-potenze occidentali erano non particolarmente rilevanti per l'impero cinese pur essendo significativi. L'economia cinese girava anche in funzione del commercio interno (popolazione numerosa e territorio vasto).
Abbattista scrive che “la storia dell'impero cinese fu contrassegnata da una duratura prosperità…che arricchì una civiltà che aveva solide radici. Si sviluppò un atteggiamento guardingo con gli stranieri”. Dal 600' fino al 700' per seguire e fare riferimento allo spirito cosmopolita dell'età dei lumi, in particolare Voltaire prevaleva fra le élite colte europee un atteggiamento di sinofilia. Il popolo europeo apprezzava la Cina per la solidità delle leggi e l'altezza morale, di fatto erano considerati atei. Il fatto che non vi fosse una concezione da parte dei cinesi di un meccanismo di pena-ricompensa era visto dagli europei come un valore aggiunto ed elevato. Come gli orientalisti impareranno, una riverenza astratta verso il cielo e una più concreta verso l'imperatore erano i fondamenti della cultura cinese che faceva riferimento alla morale confuciana.
Molti intellettuali consideravano gli imperatori cinesi come l'ideale del “despota illuminato” teorizzato da molti, quindi un sovrano interessato al buon governo e al benessere dei sudditi. È una visione naif che avevano molti intellettuali, ritenendo che il sovrano migliore pur non essendo eletto dai sudditi ma di tipo “ereditario”, operava per il bene del popolo e dei sudditi.
L'epoca d'oro e la dinastia mancese
Il diciottesimo è definibile come un'epoca d'oro vedendo l'ascesa della dinastia Mancese. L'epoca d'oro si conclude con l'imperatore Qianlong (1735-1795). Le problematiche che si riscontrano sotto il suo regno sono, ad esempio:
- Sfruttamento intensivo della terra → Aumento della popolazione
- Malcontento generale e diffuso
Questa instabilità sociale data dall'impoverimento delle campagne, dà il là per la nascita di una serie di fratellanza (sette) molte di queste pericolose. A tutto questo si aggiunge una non del tutto sopita fedeltà e nostalgia da parte degli abitanti delle province per la vecchia dinastia che era stata soppiantata dalla dinastia mancese dei Qing (ultima dinastia cinese insediata nel 1644 fino al 1911). Alcune di queste sette che approfittano dell'instabilità sociale, sono legate ai precedenti imperatori e sono definite anche sette “legittimiste” (essendo la mancese straniera, non era considerata da molti la legittima). Tra le molte ribellioni del 700' la prima e più grave venne compiuta dal loto bianco (setta messianica).
Questa setta, molto probabilmente riconducibile ad una setta buddista, nel XVII secolo si rifonda e si indirizza verso un'attività di contrasto della dinastia mancese. Il loto bianco combinava buddismo e taoismo predicando l'avvento della fine del mondo con l'apparizione dell'ultimo Buddha. Proclamava direttamente molti concetti estranei alla cultura dell'epoca come:
- Uguaglianza fra donne e uomini
Questo attacco politico-ideologico costringe l'imperatore del tempo a combattere una lunga guerra che si conclude nel 1805, contro la setta. La sconfitta di quest'ultima porta delle conseguenze importanti sia in termini di denaro, sia in termini di vite umane. Nelle province meridionali cinesi, non solo si radica la setta del loto bianco ma se ne radicano anche altre, affiliate al gruppo delle triadi cinesi (mafia cinese di Hong Kong) che non erano messianiche, ma legate alla visione tradizionalista della Cina.
Relazioni con la Gran Bretagna
Il XIX secolo si apre per la Cina quindi come un periodo difficile. Le ingerenze delle potenze europee porteranno alla nascita di una repubblica nella Cina nel 1912. Per quanto riguarda invece le relazioni fra Cina e Gran Bretagna, a partire dall'ultimo quarto del XVIII secolo i rapporti si intensificano a partire dalle esportazioni di tè in Inghilterra. Il volume di scambi rende necessario per la Gran Bretagna la ricerca di maggiori quantità di tè che diventa ricercato a seguito delle campagne puritane come contrasto all'uso di alcool. Questa propaganda di matrice religiosa legata anche dalla concezione calvinista, durerà molto. Il tè spinge quindi l'East India Company ad intensificare i contatti con la Cina per averne in quantità maggiori, processo che poi porterà a rivalità commerciali con i commercianti olandesi che già da tempo contrabbandavano il tè con l'Inghilterra.
Con l'abbassamento dei dazi, si ha un picco di esportazioni del tè che arrivava quasi tutto dalla Cina in quanto le grandi piantagioni di tè risalivano già ad oltre la metà dell'800'. La domanda elevata di tè da parte degli inglesi, era frenato da due fattori:
- Difficoltà nel trovare una contropartita al tè → i cinesi volevano come pagamento l'argento.
- Complessità della burocrazia imperiale cinese verso i mercanti stranieri → l'intermediazione della Kong, comincia ad essere motivo di disturbo.
Nel 1783, parte la prima ambasciata conosciuta dei britannici verso la Cina, guidata da George McCartney e si fece guidare da alcuni missionari, fra cui Robert Morrison. L'imperatore respinge le offerte dei britannici ed anche i successivi tentativi di Pitt e Napier. Fra le élite cinesi, vi era la convinzione che l'apertura agli occidentali fosse inutile in quanto la Cina godeva già di un fiorente commercio interno. “Il commercio interno della Cina basta e avanza per occupare quella parte della nazione che potrebbe occuparsi alle attività mercantili”.
A ciò si aggiunge la questione sul protocollo cinese dell'obbligo di prostrarsi all'imperatore da parte degli inviati britannici che era visto come qualcosa di intollerabile da parte degli inglesi ma che per loro risultava fondamentale. Nel 1795 ambascerie meno legate agli aspetti di orgoglio nazionale e personale come quella guidata da Isac Tizing, ottengono dalla corte cinese dei privilegi che gli inglesi otterranno solo anni dopo. Questo è dato dal fatto che conoscevano meglio i rituali di corte che invece le ambascerie inglesi non rispettavano ed è quindi la conoscenza dell'altro a far sì che gli olandesi abbiano dei vantaggi.
Una testimonianza dell'imperatore Qing che invia a re Giorgio di Inghilterra dice: “il tuo regno lontano situato al di là di molti oceani… aveva in precedenza fatto attraversare il mare ai suoi messi. Allora i ministri messaggeri britannici si erano conformati ai nostri riti… senza rincorrere in nessun rimprovero… ed erano stati chiamati in udienza a contemplare la figura dell'imperatore. Quest'anno hai inviato nuovamente dei messi… destinati ad essere presentati a me…” questa lettera, mostra il rapporto che era instaurato fra imperatore cinese e re inglese e la percezione data è di netta inferiorità. L'imperatore Qing Long aveva precisato che tutti i commerci dovevano essere gestiti nell'interno del porto di Macao e quindi per quanto riguardava il porto di Canton, un'ulteriore intermediazione era svolta dall'Hoppo (dal cinese), ossia il direttore di dogana imperiale di Canton. Fra Canton e Macao, la maggior parte dei traffici, erano concentrati su Canton e si parla anche più di questo rispetto all'altro. Oltre quindi, al pagamento delle Kong, gli occidentali che avevano magazzini dovevano anche parlare col capo di dogana che di fatto era accusato di corruzione. Di fatto, come scrivono molti storici cinesi i governatori della dogana erano costretti a richiedere le tangenti per pagare a loro volta i protettori che avevano a corte i quali, erano stati loro ad assegnargli la posizione.
Contrabbando di oppio e conflitti
Nel primo quarto dell'800' la Cina rimane chiusa agli occidentali e la bilancia commerciale grazie al tè, pende verso di lei. Vista quindi la richiesta crescente di tè e vista l'impossibilità e il disinteresse da parte della Cina dei prodotti di industria britannica (industria britannica → prettamente tessile), e per evitare un esborso sempre crescente di oro e argento i dirigenti della East India Company, decidono di aumentare il contrabbando di oppio (stupefacente il cui commercio era legale in Bretagna e in buona parte dell'Europa, ma illegale in Cina). L'oppio era economico e questo era dovuto al possedimento del Bengala da parte della compagnia, usato anche per alcune bevande indiane. Viene quindi visto come un mezzo di pagamento alternativo ad oro e argento, ma l'esportazione illegale passa da 100 tonnellate a 2600 nel giro di 20 anni.
La corruzione dilagante di Canton permetteva quindi di aggirare le restrizioni ed i divieti a favore dell'oppio, e nessuno si preoccupa dei suoi effetti negativi e fino al 1868 in Inghilterra la vendita di oppio rimase legale. Tuttavia, il consumo di oppio in Inghilterra non arrivò ai livelli di quello cinese e ben presto causò danni economico-sociali oltre all'incisione negativa sulle finanze dello stato poiché clandestino e non tassabile. L'oppio aveva quindi due problemi legato a sé:
- Problemi di livello morale → la sua illegalità era motivo di ricercatezza. Causa disordini e criminalità perché contrabbandato da bande di triadi
- Il commercio illegale non genera tasse → perdendo gli introiti sul tè, questo non veniva tassato e le finanze erano compromesse.
A cavallo fra 700' e 800' il fenomeno del contrabbando di oppio era presente ma non così diffuso, era quindi uno schema tradizionale che era sempre esistito fra Asia meridionale e Cina. Dopo il fallimento dell'ambasciata del 1816, l'East India Company diventa oggetto di pressioni da parte di industriali esterni alla compagnia affinché gli fosse tolto il monopolio con la Cina. Vengono quindi privatizzati, ossia che ogni soggetto della Gran Bretagna poteva commerciare con la Cina, ne consegue che con l'abolizione dell'esclusiva della compagnia, le relazioni anglo-cinesi regolate a livello non ufficiale dai contatti fra le Kong e i funzionari inglesi diventano a partire dagli anni 30' diplomatici.
Nel 1834, lord Napier viene nominato sovrintendente dei commerci britannici con la Cina con lo scopo di allacciare rapporti diretti con la corte imperiale cinese superando le Kong. Lord Napier compie agli occhi dei cinesi un errore imperdonabile scrivendo direttamente al viceré della provincia di Canton senza passare per le Kong. Alla morte di Napier, sarà Charles Hilliot a prendere il suo posto e come il predecessore tenta il contatto con il viceré di Canton, ma i rapporti sono compromessi. A tutto questo si aggiunge l'impennata del contrabbando dell'oppio e con questo i danni che ne derivano. Dal lato britannico, l'incomprensione era relativa al fatto che i cinesi si rifiutassero ad avere relazioni con loro, ma nonostante queste difficoltà il business dell'oppio attirava sempre più mercanti.
Nella seconda metà degli anni 30' la bilancia cinese, diventa passiva con delle spese che superano le entrate. Questo era causato dai traffici illegali e comincia ad esserci una scarsità di argento nelle casse determinando uno squilibrio nelle casse che si basava sul rame (monete piccole) e argento (per grandi transazioni). La svalutazione del rame rispetto all'argento significa un peggioramento delle condizioni di vita dei contadini. Per rimediare a questa situazione grave, si aprivano ai governi cinesi 2 opzioni:
- Tentare di rendere effettivi i divieti sull'oppio → perseguitare i cinesi coinvolti nei traffici illegali
- Tentare la legalizzazione dell'oppio → risoluzione del problema fiscale
Alcuni funzionari che avevano sperimentato il blocco del contrabbando presso Canton, si esprimevano a favore della legalizzazione, mentre gli altri che erano legati alle province interne propongono una lotta alla corruzione. La decisione spetta quindi all'imperatore Tao-Kuang (1821-1850) mettendo fine alla disputa. Secondo le storie cinesi, era molto sensibile ai problemi legati all'oppio e quindi nel 1838 decide di bloccare il contrabbando dell'oppio e si impegna per rendere effettivo il regime proibizionistico ordinando l'invio di un commissario a Canton che indagasse sul commercio illegale di oppio. Il commissario era Lin Zexu che si schiera con i proibizionisti, ma quello che appare evidente è come l'imperatore, Lin Zexu e i proibizionisti avessero sottovalutato militarmente e tecnologicamente la Gran Bretagna. Non riuscendo a prevedere quindi la Royal Navy, si risolse la questione con un conflitto che vide la sconfitta cinese. Nel luglio 1839, Zexu decide di reagire ai britannici scacciandoli dai due porti, sequestra i magazzini e molti complici ed infine si esegue una cancellazione di notevoli quantità di oppio (pari a 9 milioni di dollari d'argento).
Il sequestro dell'oppio e della sua eliminazione viene chiamata anche prima guerra dell'oppio che dura 3 anni. Conclude la guerra la disfatta cinese e la stipula del primo trattato ineguale che l'impero sigla con le potenze occidentali (trattato di Nanchino 1842). Col trattato di Nanchino i britannici ottengono:
- Cessione di Hong Kong (per 150 anni)
- Apertura di nuovi porti come Shangai, Ningbo, Xiamen, Fuzhou e la riapertura di Canton.
- Riparazioni di guerra dei britannici e rivisitazione dei dazi doganali riabbassati al 5%.
I trattati sono accordi fra due stati. Sono l'equivalente di un contratto tra privati e prevede che le due parti diano e ricevano ma anche che rispettino delle regole. Parliamo di trattati ineguali quando le clausole sono discriminatorie per una delle due parti. Accanto alle clausole economiche, altre clausole minavano la sovranità della Cina. Dopo il trattato di Nanchino, i britannici sono autorizzati a prendere terreni in affitto ed erigere costruzioni sulla base di “diritto di extraterritorialità” ossia un diritto che fa sì che si venga sottoposti alle leggi del paese di origine ma non di quello ospitante. Nei trattati ineguali, tutti gli stranieri in quel paese in cui si trovavano godevano di extraterritorialità che minava la rispettabilità del paese ospitante. Questi diritti fanno nascere le concessioni, ossia quartieri nelle città cinesi dove gli stranieri si autogovernavano (Shangai). Le concessioni e i trattati ineguali sono quindi il simbolo della perdita della sovranità della Cina. La situazione precipita in fretta per la Cina, ma l'inversione di tendenza c'è. Nel 1844 la Cina concede gli stessi diritti a USA e Francia con due trattati:
- Wanghia
- Wamphoa
Questi vennero stipulati perché il trattato del 1842, prevedeva una ulteriore clausola detta della “nazione più favorita” che implicava che la parte debole del trattato si impegnava a concedere ad una data lista di potenze gli stessi diritti della potenza con la quale aveva stipulato il trattato. Secondo quello che scrivevano due storici italiani della Cina ossia Sabatini e Santangelo, scrivono come gli effetti economici del trattato di Nanchino peggiori le condizioni delle campagne creando delle rivolte animate dal sentimento antioccidentale come quella del 1900 “rivolta dei boxer”. Di fatto, la perdita dei poteri data dai trattati, ha conseguenze sulle fasce umili, ma anche sui lavoratori manuali delle città. La corte imperiale e l...
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