Storia dell’arte classica | Martina Mucelli
STORIA DELL’ARTE CLASSICA
ETÀ GEOME TRICA XI-VIII A. C.
1.1 IL DIFFICILE PASSAGGIO TR A II E I MILLENNIO A.C.
Le dinamiche di passaggio tra II ed I millennio a.C., ossia tra Età del Bronzo ed Età del Ferro, sono tuttora di difficile comprensione. La
definizione di Dark Ages, «secoli bui», che nella sua accezione più estesa comprende il periodo tra la fine del secolo XI a.C. e la metà del
secolo VIII a.C. risulta ai più insoddisfacente e impressionistica; numerose, infatti, sono ormai le scoperte archeologiche che vanno illuminando
«il buio».
La documentazione archeologica mostra come, tra la fine del secolo XIII a.C. e la metà circa di quello successivo, il mondo miceneo (la cui
evoluzione occupa l'intero arco del Bronzo Tardo o Tardo Elladico - dal secolo XVI fino appunto al secolo XIII a.C.), sia in declino; si assiste
infatti alla distruzione dei palazzi di Micene, Tirinto e Pilo nel Peloponneso, di Iolco in Tessaglia. Con ciò scompare:
un'efficiente organizzazione palaziale verticistica con tutta la sua complessa burocrazia;
l'uso della scrittura sillabica «Lineare B» fondamentale strumento di registrazione contabile e archivistica;
la grande architettura in pietra;
gli splendidi affreschi decoravano le pareti delle residenze minoiche e micenee;
i raffinati oggetti ricavati dall'oro, dalle pietre dure, dall'avorio.
Comportando:
un diffuso impoverimento della cultura materiale;
aggravato da un sostanziale analfabetismo.
La distruzione dei palazzi può avere avuto le cause più varie: disastri naturali / fenomeni di ribellione sociale interna alle strutture palaziali.
La documentazione archeologica non è in grado di chiarire esattamente quale sia il legame tra la scomparsa del mondo miceneo e un altro
fenomeno, la cosiddetta «INVASIONE DORICA», il 1104 a.C., ossia ottanta anni dopo la guerra di Troia. Di grande interesse è il quadro
tracciato in proposito da Tucidide (I, 12), che definisce i Dori non come distruttori, bensì come conquistatori (improbabile ruolo nella distruzione
dei palazzi micenei), essi scesero dai distretti montuosi della Grecia centro-settentrionale a riempire il vuoto lasciato dall’esaurirsi della civiltà
micenea, dando vita anche a forme di convivenza e di fusione con i popoli precedenti.
L'arrivo dei Dori in Grecia si inserisce in un quadro ben più ampio e turbolento di spostamenti e migrazioni di popoli, che interessarono tra i
secoli Xl-XII a.C. l'intero Oriente anatolico e siro-palestinese, modificandone gli assetti politici e gli equilibri di potere presenza di «Popoli
del mare» che premono e svolgono attività di disturbo lungo le coste del Mediterraneo orientale (gruppi di Micenei in fuga).
Intorno alla metà del secolo XI a.C. vi fu la cosiddetta «COLONIZZAZIONE IONICA» (in realtà anche eolica e dorica) trasferimento e
l'occupazione stabile delle coste occidentali della penisola anatolica da parte di gruppi di Greci, provenienti da aree diverse della Grecia
continentale e per questo parlanti dialetti diversi. Si tratta di un fenomeno sistematico, verosimilmente programmato, che nelle sue caratteristiche
anticipa la successiva massiccia colonizzazione arcaica dell'Occidente mediterraneo.
Obiettivo ricerca di spazi vuoti per la creazione di nuovi insediamenti e nello sfruttamento di territori ampi e preferibilmente di facile
conquista, da cui drenare le risorse necessarie, mancanti in patria. Probabilmente la memoria della precedente mobilità micenea non abbia in
qualche misura facilitato lo spostamento, la scelta delle rotte e dei luoghi in cui insediarsi.
È in questo momento che si definisce l'assetto territoriale della presenza greca sulle coste anatoliche, «GRECO-ORIENTALE».
1.1.2 L’ETÀ DI OMERO E DI ESIODO
Tra II e I millennio a.C. un mutamento molto significativo passaggio dal bronzo al ferro, nella fabbricazione di armi e di utensili, fu forse
anche accelerato dalla crisi dei rapporti con il Vicino Oriente, da cui per lo più giungevano i rifornimenti di stagno, necessario alla produzione di
una buona LEGA DI BRONZO. Il cambiamento produsse inevitabili e sostanziali trasformazioni di ordine economico e socio-politico: mutarono
le aree di reperimento della materia prima, quindi le linee di scambio e di traffico; nuove competenze tecniche metallurgiche si richiesero
agli artigiani; novità, infine, furono introdotte nella tattica e nell' organizzazione militare dall'impiego diffuso di armi in ferro.
Cambiamenti culturali incisivi si registrano:
nel rito funebre passaggio dall'inumazione alla cremazione, ampiamente attestata al principio dell'Età del Ferro;
nella tipologia delle fibule,
nella forma e nell'ornato dei vasi fortemente incentrate sull'articolazione e la raffinata variazione di motivi geometrici, che l'arte
greca dei secoli XI-VIII a.C. trae nome per comodità a comprendere tutte le manifestazioni artigianali e artistiche del periodo. Si è
soliti così distinguere uno stile/periodo:
PROTOGEOMETRICO metà circa del secolo XI e l'intero secolo X a.C. (1050-900 a.C.)
GEOMETRICO IX-VIII a.C. (900-700 a.C.) 1
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Nascita di una realtà sociale e istituzionale nuova: la POLIS, «città». La polis di età storica (micenea) è una realtà ben più complessa:
l'ACROPOLI ( centro politico e sacrale) vive con lo stretto legame che la collega con:
ASTY la città abitata ai piedi dell'acropoli
CHORA i territori da cui vengono drenate le risorse;
l'equilibrio tra città e territorio non è solo umano e ambientale, ma anche sociale, economico e politico.
La polis dei secoli XI-VIII a.C. è una città aristocratica di matrice oplitico-contadina; è guidata cioè da un gruppo di ARISTOI nobili,
aristocratici, la cui ricchezza e le cui prerogative derivano dalla proprietà terriera e dalla possibilità di procurarsi per questa via un'armatura in
ferro e dei cavalli tratti tipici di questi aristocratici negli eroi re (BASILEIS) del VIII a.C.
La società di Omero l'origine del potere dei basileis omerici consiste proprio nel valore militare, nell'esercizio della forza e della virtù
(ARETÈ), nella continua manifestazione di un'eccellenza, che viene affidata al pubblico riconoscimento, dal quale solo dipende il rinnovarsi
dell'autorità aristocratica. Gli ideali etici «civiltà dell'onore e della vergogna». Le attività economiche giudicate più adatte agli uomini di
rango elevato sono certamente l'agricoltura, l’allevamento, commercio e/(che spesso sfociava) pirateria.
A partire dai decenni centrali del secolo VIII a.C. i Greci videro nel mare la soluzione ai loro problemi (fame, mancanza risorse, inquietudini
sociali e insofferenze nei confronti della classe aristocratica) massiccio fenomeno di spostamento di gruppi organizzali e strutturati sia verso:
occidente Italia meridionale e della Sicilia; Questo fenomeno, che chiamiamo
nord nell'Egeo settentrionale; «COLONIZZAZIONE ARCAICA», si protrae
abbondantemente anche nei secoli VII-VVI a.C.
est lungo le coste del Mar Nero;
sud Egitto e Cirenaica.
I centri coloniali dell'Occidente greco parteciperanno all'espressione culturale e artistica della madrepatria in maniera autonoma, anche se
allineata ai grandi temi e ai grandi problemi dell’arte greca.
CRATERE GEOMETRICO (GT) DA TEBE (Toronto, Royal Ontario Museum)
Esempio di nave mercantile o che sconfina nella pirateria, ciò dimostra grande conoscenza dei mari e delle rotte,
Lo stile, infatti, è diffuso in tutto il territorio greco e nelle colonie. Il cratere raffigura su un lato una sequenza di
cavalli, dall’altra nave con rematori, con due figure al lato della scena. È stata interpretata come una fuga o di
Paride e Elena (infatti le figure sono un uomo e una donna) o altro. Che si tratta di un rapimento è chiaro perché il
personaggio maschile tiene la donna per il polso, schema iconografico standard che implica il possesso di una
persona da parte di un'altra. Si trova per esempio nel rapimento di Persefone da parte di Ade, oppure nelle scene
matrimoniali (il marito che prende la moglie per il polso), i due stanno scappando quindi più probabile il rapimento.
1.2 LE PRIME MANIFESTAZIONI DELL 'ARTE DI C OSTRUIRE
1.2.1 MATERIALI EFFIME RI PER U NA SPER IMENTAZIONE VIVACE
Per analizzare questo periodo bisogna tener conto delle difficoltà di rinvenimento e l'intrinseca povertà delle testimonianze relative a questi primi
secoli - conseguenza delle modeste dimensioni degli edifici e del carattere effimero dei materiali impiegati - oltre della dispersione delle
competenze che elemento da non trascurare tecniche acquisite dai Micenei.
Le strutture di età proto-geometrica e geometrica sono infatti costruite in materiali deperibili. È interessante notare come la progressiva crescita
dimensionale riguarda l'individuazione, la valutazione e l'assemblaggio degli elementi lignei resistenza ed elasticità al tempo stesso. Si è
osservato in proposito che il termine architetto, in greco ARCHITEKTON, significa appunto capo dei carpentieri (TEKTONES), ossia capo di
coloro che sanno contessere il legname nella struttura progettata costruzioni navali
1.2.2DELIMITARE E REC INGE RE LO SPAZIO DEL DIO
Nell’VIII sec. a.C. si compie il processo di formazione della città, intesa come corpo sociale dotato di organismi istituzionali. In molti casi questo
processo ha luogo come fusione di più villaggi vicini - “sinecismo” – retti prima da sistemi tribali. Alla formazione della POLIS è strettamente connesso
lo sviluppo dei santuari non urbani, in particolare extraurbani: il SANTUARIO assume una spiccata valenza politica, in quanto viene controllato da una
o più poleis e incarna l’identità della cittadinanza. Il santuario diventa luogo di frontiera. La frontiera delimitata dal santuario può assumere diverse
connotazioni:
può separare i territori di due o più città, marcando una frontiera politica.
può sancire il confine tra l’abitato e i territori coltivati di una città (la sua chora), fungendo da frontiera relativa.
può essere localizzato in zone impervie e delimitare il mondo civilizzato dal mondo della natura, stabilendo una frontiera assoluta.
Difficoltà di una definizione di “santuario”:
HIERON “sacro”, luogo sacro puramente naturale, imperniato sulla presenza di particolari elementi naturali (grotte, boschi, sorgenti, rocce...)
TEMENOS “ritagliato”, appezzamento di terreno assegnato per atto pubblico ad una divinità, e quindi recinto sacro (con più edifici)
NAOS (naos) “tempio” (abitazione della divinità)
Possiamo individuare un SANTUARIO là dove sia presente un preciso spazio consacrato, delimitato e ben separato dal terreno circostante; nessun
edificio è necessario perché un santuario sia tale, né esistono norme che regolino la sua organizzazione, solo la dimensione dello spazio lasciato libero e
sottratto alle normali funzioni è fondamentale. È in questo spazio che avviene l’incontro con il divino.
Tra i tipi architettonici greci il solo edificio sacro si caratterizza fin dal principio per proprietà di grandezza, scelta accurata di materiale durevole
e pregiato e ricchezza ornamentale. Al contrario, le abitazioni risponderanno sempre a criteri di ordine pratico. Il primitivo evolversi di due
differenti concezioni e invenzioni progettuali a destinazione sacra: 2
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AREA DORICA Grecia continentale megaron miceneo edificio a vano rettangolare allungato con terminazione ad abside; esso deriva
la sua forma dalla sala micenea, eventualmente divisa in due/tre navate da file di colonne/pilastri, all’interno della quale 1'ANAX (signore) si
mostrava = i Greci di area dorica abbiano progressivamente riconosciuto nel vano rettangolare allungato l'ambiente più adatto a delimitare e
recingere lo spazio della divinità, a fungere quindi da casa del dio e del suo agalma (immagine di culto).
AREA IONICA Grecia orientale oikos ambiente quadrangolare di modeste dimensioni, a sua volta absidato
o normale, comune tipologia abitativa, viene invece adottato per edifici templari più piccoli (NAISKOI).
HEROON rinvenuto nei primi anni Ottanta del secolo scorso a Lefkandi (Eubea) edificio monumentale simile
alla pianta del megaron miceneo (pianta circa 45/50 m), datato alla prima metà del secolo X a.C. Fu costruito su una
fondazione in pietre, con un alzato in mattoni crudi e un tetto a doppio spiovente in canne e paglia; il peso del tetto era
sostenuto sia da una fila di pali lungo l'asse centrale, sia da un recinto di oltre sessanta pali tutto intorno alla struttura.
Eretto come abitazione di un re, ne divenne poi la sepoltura; dopo la deposizione fu chiuso; delle rampe furono
addossate ai muri a formare una sorta di tumulo (ricorda le sepolture omeriche - Patroclo).
La soluzione architettonica del recinto di pali intorno alla struttura è un elemento precursore della peristasi
columnarum circum aedem dispositio secondo Vitruvio, caratteristica più prestigiosa dei templi antichi.
SANTUARIO DI APOLLO A THERMOS in Etolia, datato tra il 630 ed il 625 a.C., megara (attualmente) datati entrambi a età micenea;
interessante la lunga sequenza di edifici che dall'Età del Bronzo scende fino all'età arcaica per
l'evoluzione del concetto di peristasi e per la sua precoce comparsa. è anch'esso un tempio
dorico, con una peristasi di colonne lignee, nel quale è per la prima volta individuabile
l'alternanza tra metope e triglifi (le metope coprono gli spazi di risulta, i triglifi le teste delle
travi portanti. Analizzando una delle metope troviamo la presenza della decorazione a rosette
che ci rimanda al mondo corinzio; nell'architettura viene quindi usato lo stesso linguaggio
della ceramica di Corinto.
Le figure risultano ancora piatte, com'è possibile notare nella raffigurazione della donna, vista di
profilo ma con l'occhio frontale, schema che rimanda agli egizi, e dipinta in vernice bianca. Gli
studi hanno rivelato un'incisione preparatoria, e tracce di policromia con i colori bianco, nero,
rosso e giallo (ocra). Vi sono inoltre una serie di iscrizioni. Una seconda metopa ci fa scoprire lo
schema della corsa inginocchiata, il tentativo di rendere il movimento rappresentando le
ginocchia dei personaggi molto flesse. Abbiamo inoltre un esempio di narrazione del mito, che
presenta anche una certa continuità tra le metope. Queste metope rappresentano la più antica
attestazione di pittura greca, e sono state realizzate probabilmente per fasi e da mani diverse.
Questi edifici sono da considerarsi RARI ed EPISODICI, per grandezza, maggiore impegno economico e più evoluta competenza tecnica.
La forma templare più consueta e diffusa, fino al secolo VII a.C. OIKOS più modesto, con eventuale vestibolo ad ante, (una sorta di
piccolo «tempio di villaggio»).
NAISKOS in legno e argilla, esteticamente meno pretenzioso e strutturalmente meno elaborato. Grazie ai modellini di naiskoi, in
terracotta e in pietra, ne ricostruiamo l'aspetto, rinvenuti per lo più come doni votivi nei santuari stessi. Questi consentendo
osservazioni sugli alzati e sulle decorazioni policrome, altrimenti difficilmente percepibili. Le terrecotte votive dell'area sacra di
Perachora (di fronte a Corinto) restituiscono modelli di naiskoi sia rettangolari che absidati, con tetto a falde diritte o ricurve.
HERAION DI ARGO modellino degli ultimi decenni del secolo VIII a.C., anticipa la concezione di un atrio tra sostegni o doppi sostegni
e suggerisce la presenza di uno spazio vuoto formato dalle falde del tetto ( successivamente occupato dal frontone).
In area dorica, il tempio ricalca il modello della casa, sia nel tipo più altisonante del megaron rettangolare allungato, sia in quello più modesto
dell’oikos quadrangolare.
Soluzioni architettoniche differenti sono proposte dalle colonie della lonia microasiatica, al centro di stimolanti scambi culturali con l'area
anatolica e il Vicino Oriente. Qui i più antichi edifici sacri dell'ARTEMISION DI EFESO e dell'HERAION DI SAMO mostrano che l'idea
generatrice è quella di un recinto monumentalizzato che abbraccia uno spazio scoperto per la teofania del dio; il recinto racchiude cioè la
statua di culto, esposta sotto un baldacchino o una struttura di protezione, ma non ne costituisce la casa.
1.3 UN 'ARTE FLORIDA EPOTENTEMENTE ESPRESSIVA: L A CERAMIC A
Il termine «geometrico» indichi lo stile e la natura delle decorazioni dipinte sui vasi prodotti in Grecia tra i secoli
XI e VIII a.C. La datazione delle ceramiche proto-geometriche e geometriche si basa sulla successione dei
prodotti rinvenuti nella necropoli ateniese del Dipylon che, insieme alla documentazione restituita da altri centri
dell'Attica.
A partire dall’età proto-geometrica si afferma una ceramica fine dipinta in nero con motivi geometrici sempre
più complessi. La stessa tecnica è utilizzata per decorare statuette. La produzione di questi oggetti è destinata a
fini cultuali (votivi) o funerari (corredi).
STILE PROT O- GE OMETRICO (P G): 1050-90 0 A.C.
ATENE prima delle città greche a riguadagnare un forte profilo culturale. L'esplorazione delle necropoli lungo il fiume Eridano e nel
quartiere del Ceramico consente di localizzare nell'area centra
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Archeologia e Storia dell'arte classica (appunti)
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