Lezione 1
Vitruvio nel De Architectura
Vitruvio nel De Architectura dice che l’architettura ha tre elementi fondamentali:
- Firmitas (solidità)
- Utilitas (funzione)
- Venustas (bellezza)
Assetto geomorfologico del territorio ellenico
Realtà fisiche diverse, dalle catene montuose alle coste. È un paese naturalmente portato alla divisione (causa montagne).
Premesse alla civiltà greca
- Civiltà minoica: nome della cultura cretese dell’età del bronzo (2800-1450 a.C.) conosciamo poco di questa civiltà poiché usavano una lingua (lineare A) che non è mai stata tradotta. Si discute molto anche sulla fine di questa civiltà. Probabilmente la causa principale fu l’invasione di altre popolazioni civiltà palaziale: per i grandi palazzi (in particolare quello di Cnosso).
- Civiltà micenea: prende il nome dalla città di Micene. Vive nell’età del bronzo (1600-1050 a.C.). Civiltà palaziale protetta da mura (popolazione più belligerante). La lingua (lineare B) è stata parzialmente (?) tradotta. Si accedeva alla città attraverso una porta trilitica. Palazzo costituito da tre vani. Ci sono due Megara (sala del potere e di rappresentanza, forse per la divisione del potere politico e religioso). Tirinto, rocca micenea, ha un palazzo molto simile. Pilo, patria di Nestore, aveva un edificio su due piani. Scomparso forse per le invasioni dei Dori. Dopo la scomparsa di queste civiltà si trova un età di mezzo, poco nota, per un centinaio di anni, chiamato medioevo ellenico.
Alla fine di questo periodo troviamo la nascita delle Polis. Sono città isolate, non unite (a differenza di Roma) e che spesso combattevano fra loro. Dopo le guerre Persiane troviamo il periodo d’oro di Atene, soppiantata poi da Sparta e infine da Tebe. Filippo II riesce poi ad unificare la Grecia in un solo stato: l’impero Macedone. Nel 146 a.C. a Pidna la Macedonia diventa provincia romana. Nel 27 a.C., dopo la battaglia di Azio, Augusto crea la provincia di Acaia. "La Grecia conquistata conquista Roma." L'arte greca viene esportata in tante realtà diverse (come la Magna Grecia).
La fase della colonizzazione
Ha avuto due fasi importanti:
- Dal X sec: Asia minore. Dori, Eoli e Ioni hanno aree diverse di conquista, non si tratta di vera e propria colonizzazione, non fondano nuove città, ma controllano e hanno influenza su questi posti.
- XII-X sec (seconda colonizzazione): prevede la fondazione di nuove colonie, con piani urbanistici impostati. Le prime colonie in Italia sono Ischia, Messina e Reggio Calabria. Queste città a loro volta ne fondano altre. Apoikia, da apiokizo: emigrare, trapiantare. Realtà che venivano separate dalla madre patria.
Assetto geomorfologico del territorio italico
Montagne, colline e pianure e anche qui tante coste. La storia di Roma è opposta a quella greca. Un gruppo di pastori che da una città si allargano e arrivano a conquistare tutto il territorio italico. Anche l’architettura ha avuto un ruolo politico, era espressione della potenza di Roma. I veneti diventano cittadini romani nel 49 a.C. 21 Aprile 753: Nasce Roma. La data è convenzionale. Vari autori propongono date diverse. Quella più accreditata è quella di Varrone. Parte dalla nascita della repubblica del 509 e da qui calcola 35 anni di regno per ciascuno dei 7 re di Roma. Così facendo si giunge al 753. Già gli antichi erano consapevoli dei problemi storiografici. Già Livio sostiene che i primi cinque libri della sua opera sono incerti perché molte fonti sono andate perdute nell’incendio dei Galli. Anche Cicerone parla di questo problema dicendo che le famiglie nobiliari tendono ad inventarsi il proprio passato. Il racconto tradizionale della nascita di Roma viene a delinearsi dal III sec a.C. per poi essere rielaborato in età Augustea. Sono state trovate sul colle Palatino delle mura che ora si considerano le prime mura di Roma, datate a metà del XIII sec a.C. questo confermerebbe ad un atto fondativo. (archeologia come supporto o smentita delle fonti).
Mura serviane: VI sec a.C., 11 km di lunghezza. Già dimostrano una città ‘estesa’. Dal 27 a.C. con la presa di potere di Augusto inizia la fase imperiale. Il problema della discendenza inizia già con Augusto. Queste scelte passano sempre attraverso l’adozione. Dopo il periodo dei Severi abbiamo la tetrarchia con due Cesari e due Augusti al potere. L’ultimo grande imperatore è Costantino (fautore della cristianizzazione).
Materiali e tecniche costruttive nel mondo greco e romano
L'argilla e il legno sono materiali deperibili e probabilmente furono i primi materiali utilizzati anche grazie alla loro reperibilità. Vitruvio parla di opus graticium, graticcio di legno riempito di argilla e calce (o altri leganti). È un metodo veloce di costruzione, ma può bruciare facilmente, si può crepare o può marcire. Abbiamo pochi esempi anche perché deperibile, lo troviamo infatti ad Ercolano. Con l’argilla si facevano anche i mattoni che si lasciavano essiccare al sole o in fornaci. In scavo spesso si trovano queste fornaci. Gli stabilimenti di produzione dei laterizi si chiamavano figlinae. Le famiglie usavano anche bolli laterizi per marchiare alcuni prodotti, ma di questa pratica si sa gran poco.
Moduli dei mattoni
- Nell’Italia centrale si usava il mattone quadrato (sesquipedale)
- Nell’Italia cisalpina si usava il mattone rettangolare (sesquipedale o lydio) (poteva avere un manubrio per essere sollevato)
Con argilla si potevano fare anche tegole o embrici coppi ricurvi per coprire le giunzioni delle tegole, ma anche tubi per condurre acqua o mattonelle pavimentate. Ad un certo punto, rivoluzione nell’edilizia, si inizia ad usare la pietra. Si era persa questa conoscenza durante il medioevo ellenico.
Lezione 2
Pietra
Si poteva trovare sia in modo naturale (ciottoli) o in cava. Si potevano avere:
- Coltivazioni a giorno -> all’aria aperta a gradoni.
- Cave in galleria -> si mantenevano puntelli (pilastri) per sorreggere la cava. Per portare fuori i blocchi si usavano rulli di legno e corde.
Strumenti per lavorare la pietra
- Doppia ascia
- Piccone
- Ascia martello
- Mazzetta
- Punteruolo
- Scalpello
- Gradina
- Sgorbia
1-3 -> percussione diretta: elemento di metallo con manico. 4 -> mazzetta per colpire gli utensili a percussione indiretta. 5-8 -> percussione indiretta: vengono usati insieme ad una mazzetta. Ogni utensile ha un segno diverso, per precisioni e dimensioni diverse.
Come venivano poi usati questi blocchi?
Nelle piramidi ad esempio vediamo l’uso dei piani inclinati. I romani invece probabilmente avevano anche delle “macchine” per sollevare i blocchi. Li conosciamo grazie a iconografie. Venivano chiamati “capre”. Oppure si potevano usare delle “tenaglie”. Questi metodi erano utilizzati anche in Grecia, forse anche di più. Qui veniva chiamata olivella. Ci sono quindi segni e fori che non lasciano dubbi sul modo di lavorazione, impiego e sulla provenienza di alcuni blocchi. Venivano a volte usate anche delle sigle che prevedevano il loro impiego, come a Delo o Pergamo, dove i blocchi sono contrassegnati da lettere per indicare la fila a cui appartenevano. Si decideva subito dove dovevano essere montati i pezzi.
Muri e murature lapidee
- Quelli fatti da blocchi di pietra uno sopra l’altro
- Quelli fatti da due paramenti esterni riempito da cementizio interno: opus siliceum per i romani ed emplecton per i greci
Opus siliceum
Grandi blocchi uniti senza malta, ma solo dalla forza di gravità. Dovevano essere fatti combaciare rispetto alla forma. Potevano essere regolari o irregolari. (opera in pietra o poligonale o ciclopico o pseudoisodomo). “Le mura di cinta di Tirinto sono state realizzate dai Ciclopi; sono composte di pietre grezze, così grosse che una coppia di muli non è sufficiente a trasferire la più piccola di esse; per meglio consolidare queste grandi pietre essi riempirono gli interstizi con piccole pietre. Pausania, 2, 25, 7.
Opus quadratum
Tecnica quadrata, o isodoma. Strutture di blocchi parallelepipedi, uniforme, messi in opera a filari, senza uso delle malte, ma con leve che lasciavano un segno. Anatirosis (anatirosi) -> Un sistema di lavorazione dei blocchi, frequente con la tecnica quadrata -> rifinitura dei bordi in modo regolare e lasciati grezzi al centro. Per accostare i blocchi con questa tecnica si usavano delle grappe (orizzontalmente) o dei perni (verticalmente). Si usava il piombo fuso colava attraverso le canalette per legare il piombo e il pezzo metallico.
Il piano superiore di un frammento di cornice della facciata della Basilica Ulpia.
- Cavità per olivella per il sollevamento del blocco;
- Cavità per perno di fissaggio del blocco sovrastante, con canaletta di scoloper il piombo fuso;
- Cavità per leva;
- Cavità per grappa a coda di rondine, per l'ancoraggio con il blocco adiacente;
- Superficie rifinita per la sovrapposizione del blocco superiore;
- Superficie grezza senza sovrapposizione di blocchi.
Opus caementicium
Tecnica cementizia o a sacco. Già si era parlato della tecnica (emplecton) basata su due paramenti e riempimento interno di età greca. In questo caso si riempiva con ciottoli. I romani invece inventano questa tecnica dalla fine del III sec a.C. Permetteva di costruire sia fondamenta, che elevati, che volte, con qualunque forma essendo un materiale “malleabile”. Era un prodotto più economico rispetto a quelli precedenti. Essendo facilmente sgretolabile veniva coperto da paramenti esterni. Vitruvio ci dice che il cemento era fatto da calce, sabbia e caementa (frammenti di pietra o laterizio). La calce era fatta cuocendo la pietra di calcare (anche a 1000 gradi). Usando la pozzolana (il nome ricorda una città campana), sabbia vulcanica che reagiva molto bene con l’acqua, si poteva creare un particolare cemento usato per rivestire ad esempio vasche. L’opus caementicium è la tecnica cementizia appunto con cui si riempivano i paramenti, mentre ora vediamo le tecniche con cui si potevano fare i paramenti stessi.
Opus incertum
Tecnica incerta, irregolare. Piccoli elementi di pietra legati in superficie, ma con forma irregolare. ((Per essere montati doveva essere fatta una cassaforma di legno, buttato il cemento, tolto il legno e impressi questi blocchetti.)) Si va poi man mano verso una regolarizzazione.
Opus quasi reticulatum
Non viene citato da Vitruvio, è una dicitura moderna. Erano comunque codificati.
Opus reticulatum
I cubilia (blocchi in tufo a base quadrata) vengono disposti su linee diagonali a 45 gradi. Dalla fine del II sec a.C. e diffusissimo nel I sec a.C. Nell’ Italia cisalpina questa tecnica è rarissima. A Verona si trova nel teatro Romano (di maestranza quindi dell’Italia centrale).
Opus mixtum
Agli angoli e agli spigoli si possono usare ammorsature in blocchi di pietra disposti a filari. Come l’opus quasi reticolatum è una dicitura moderna.
Opus vittatum o listatum
Blocchi di pietra (non mattoni) allungati con il lato lungo in facciata, disposti su filari e facendo in modo che i giunti non combaciassero, per avere più solidità. A Roma l’uso di questa tecnica è tarda, mentre nell’ Italia Cisalpina è diffuso dalla fine del I sec a.C. può diventare un opus listatum mixtum se usato con mattoni.
Opus testaceum
Uso del mattone. A Roma arriva solo con l’età di Tiberio. Nell’Italia Cisalpina la sua diffusione è precedente poiché arriva direttamente dalla Grecia. Si parla quindi del III sec a.C. Le tecniche costruttive non possono datare un edificio! Possono darci però termini post quem e ante quem.
Evergetismo
Fenomeno per cui un privato finanzia delle opere pubbliche. Termine dell’800. La persona si chiama evergeta. La motivazione era avere un tornaconto politico. Quando si ricopriva una determinata carica poteva esserci l’obbligatorietà di finanziare determinate costruzioni. Roma non poteva prendersi carico della costruzione di opere in tutte le città, quindi l’evergetismo è stata una fortuna. Dietro ogni costruzione c’è poi una committenza: pubblica per il pubblico, privata per il pubblico e privata per il privato. Si deve poi pensare anche alle maestranze, più o meno abili.
Fondazioni
Già il terreno di per sé può essere diversificato e richiedere una fondazione diversa. Il perimetro della muratura veniva poi scavato e per evitare la frana delle pareti di dava un taglio laterale. C’erano diversi tipi di taglio della parete:
- Pareti a scarpa
- A gradoni
- Verticali armate con sbadacchiature o sbatacchiature: con assi di legno riempite da cemento. Poi si faceva la gettata:
- a secco di pietrame irregolare;
- a secco di blocchi squadrati;
- in calcestruzzo: in cavo libero o armato;
- su palafitta (con legno o anfore perché assorbono l’acqua).
Sostruzioni
Muri che si realizzano fuori terra per terrazzare (quando il terreno è in pendio). È un termine che esisteva in antico. Servivano per realizzare un piano orizzontale.
Un particolare tipo di sostruzioni è quello cavo (doppio muro) coperto da volte, che serviva a sorreggere terrazze: i criptoportici. A Verona ad esempio ne è stato trovato uno che sorreggeva il foro.
Archi e volte
Non si può dire chi e quando è stato inventato l’arco. Tornando a Micene si trovano delle pseudo volte. Pietre via via più sporgenti che poi si chiudono, sembra una volta ma non lo è. O stesso sistema si trova nei nuraghi e nelle tombe etrusche. Ad un certo punto viene introdotto l’arco. Seneca ci dice che viene inventato dai Greci. “Affermano che Democrito inventò l'arco" dice Posidonio, "in cui la pietra centrale tiene ferme le altre che gradualmente si inclinano." Ma è falso! Già prima di Democrito c'erano necessariamente ponti e porte che sono in genere curvi alla sommità. La tradizione attribuisce l’invenzione agli etruschi. Archi e volte vengono poi diffusi dai romani, che semplificano la costruzione con centine di legno. Costruivano assi di legno per fare strutture voltate ad arco e gettavano sopra il cemento. Spesso si vedono le impronte delle centine nelle volte. La volta del pantheon ad esempio è fatta tutta con calcestruzzo.
Lezione 3.1 + 3.2
Rivestimenti pavimentali
Ci sono due approcci di studio:
- Approccio storico artistico -> studiare iconograficamente le immagini: cercare di capire come sono avvenute le trasmissioni e le elaborazioni delle immagini, livello socioeconomico e culturale del cliente e la capacità di realizzazione delle botteghe. Relazione tra decorazioni/ immagini scelte e la funzione dei vani.
- Approccio tecnico -> come venivano realizzati? Preparazione del fondo su cui veniva messo il pavimento, come venivano costruiti gli schemi geometrici, come erano organizzate le botteghe e come ci si approvvigionava dei materiali.
Tipologie di rivestimenti pavimentali
(la datazione può variare geograficamente)
- A ciottoli: V-III sec a.C. Spargere pietre o ciottoli sul terreno per consolidarlo. Avevano un significato funzionale, non decorativo e lo troviamo in Asia minore dal II millennio. In Grecia tra IV – III sec a.C. sono stati trovati numerosi pavimenti di ciottoli con livelli di decorazione anche elevati. Questa tecnica si diffonde anche in Magna Grecia. Questa tecnica verrà soppiantata dall’uso di tessere (mosaico) più regolari.
- Signino, opus signinus, battuto, cocciopesto, cementizio: III a.C.- II d.C. Il nucleus, parte superiore fatto di calce, poteva fungere da solo da pavimento, ovviamente molto economico. Potevano essere decorati con tessere. Inizialmente si trova in Africa e in Sicilia e poi in tutta Italia.
- Tessellato: dal III sec a.C. Realizzati con piccole tessere lapidee, realizzati come fossero tappeti. È un evoluzione dei pavimenti in ciottoli. Tessere di varie dimensioni per diversi usi (esterni o tecniche quasi pittoriche). Oggi li chiameremmo mosaici. Nel mondo greco era già ampiamente nota, arriva nel mondo romano nel III sec. Plinio nella Naturalis Historia dice che questa tipologia di pavimenti nascono in età Sillana. In realtà in quel periodo migliorano molto, ma erano già diffusi. Nel caso di tessere più piccole, realistiche e raffinate si parla di opus vermicolatum. Venivano usate tessere di vario colore o pasta vitrea. Venivano usate immagini raffigurative centrali e contorni geometrici. La figura al centro veniva chiamata emblema. Questo veniva realizzato di solito in bottega su lastre di ceramica e posta poi al centro. Dal punto di vista tecnico è probabile che i disegni venissero fatti su cartone per essere approvati dal committente.
- Opus sectile (intarsi di marmo): I a.C.- V d.C. Non si usano tessere, ma piastrelle, lastre (crustae), tagliate in forme geometriche. Inizialmente di piccole dimensioni, poi dalla tarda età augustea vengono introdotti anche marmi di grande raffinatezza, che vanno a sostituire le pietre locali.
- A commessi laterizi: III a.C. II d.C. Formato da piccoli mattoni fatti in fornaci. Potevano essere mattoni rettangolari disposti a spina di pesce, di genere all’aperto e non di grande pregio (opus spicatum), a forma di esagono (esagonette), o altre forme geometriche regolari (ma queste erano le più diffuse). Erano fissati su un letto di malta, calce. Sotto poteva esserci un livello di ciottoli più grandi per consolidare il terreno. A volte troviamo l’impronta delle esagonette sulla malta anche se queste non ci restano perché spesso nel medioevo si recuperavano per riutilizzo.
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Archeologia greca
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Archeologia iranica
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Archeologia Romana
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Archeologia e Storia dell'arte classica (appunti)