Storia dell’architettura
L’architettura è il risultato di un progetto che si basa sull’individuazione delle funzioni di quell’opera; questa funzione fa sì che guardare agli esempi del passato è la prassi di ogni progetto architettonico, che non dimentica la questione formale precedente (= oggi, nella contemporaneità, un progettista quando si mette a realizzare un progetto comincia a vedere quali sono i dati concreti, a trovare un buon accordo tra queste funzioni e un’idea di spazio, un’idea di architettura, che determinerà la forma. Quindi la storia dell’architettura si divide tra una storia applicata alla progettazione e una storia che ha come fine solo la conoscenza).
A cosa serve allo studio della storia dell’architettura slegato dalle questioni progettuali? Serve a capire che ruolo ha avuto quell’opera architettonica rispetto alle questioni formali, rispetto alle soluzioni funzionali del tempo e rispetto alla società del tempo. L’architettura, meglio di tutte le altre parti, riflette quelle che sono le condizioni, le mentalità, le istituzioni, i rapporti sociali che caratterizzano un determinato momento storico. Quello che fa sì che l’architettura abbia un suo studio specifico è sicuramente la sua complessità, che è fatta di una storia di forme, di società e di personalità che hanno costruito questa disciplina nel corso dei secoli.
La committenza incide? La funzionalità dell’architettura dipende da quelle che sono le esigenze espresse a un soggetto. La questione della committenza è un aspetto più complesso rispetto ad individuare quelli che sono i requisiti di una determinata opera. Nel senso che il dialogo tra progettista, architetto e committente, è un dialogo molte volte ricco, complesso, che influisce in maniera pesante sull’opera realizzata. Ma non è l’unico; un’altra differenza fondamentale dell’architettura riguarda il processo formativo dell’architettura. Noi possiamo studiare l’architettura in accezioni molto diverse. L’architettura come processo implica la partecipazione di molti soggetti; questa non esisterebbe se non ci fosse qualcuno che la pensa, ma in egual modo non esisterebbe se non ci fosse qualcuno che realizza. La parte materiale è qualcosa che molto spesso determina cambiamenti, dà un proprio contributo al progetto iniziale, quindi alla funzione, forma e rapporto con la società bisogna sicuramente aggiungere quella del processo, cioè il fatto che un’opera architettonica continua la sua vita ben oltre al momento in cui l’architetto l’ha pensato. L’uso, soprattutto nel corso dei secoli, ha cambiato radicalmente la funzione, gli aspetti e il ruolo nella società di quell’edificio.
L’architettura è sempre pubblica, quindi l’opera costruita ha una derivazione da un determinato contesto sociale, ma ha anche un impatto molto forte sulla società perché determina lo spazio e le relazioni. L’architettura, siccome molto costosa, è sempre un’arte di potere; è un’arte di cui il potere si serve; quindi, strettamente legata alla gestione del potere, rappresenta il potere.
Che differenza c’è tra edilizia e architettura? Che cos’è architettura? C’è una distinzione tra un’opera edilizia che è il prodotto di un’attività intellettuale e un’opera edilizia che il progetto della necessità e della consuetudine. Molto controversa è la questione dell’autore se consideriamo l’opera architettonica come il risultato di un processo complesso (presenza di una serie di figure che hanno contribuito nell’aspetto dell’opera).
Vitruvio
Il trattato di Vitruvio (De Architectura libri decem…) è un testo sul quale gli architetti riflettono per secoli, ancora fino ad oggi. Perché il testo che fa di questa disciplina una scienza, qualcosa ha una sua identità, un suo fondamento, un suo metodo, che ha dei protagonisti, che usa determinati strumenti. Quindi capire cosa cercano nel corso del tempo gli architetti in Vitruvio, e perché Vitruvio sia così importante da lungo tempo, ci permette di capire molto rispetto ai cambiamenti che si producono nel Quattrocento rispetto all’età precedente. E vedere come alcuni concetti fondamentali espressi da Vitruvio vengono poi interpretati in maniera diversa, pur rimanendo uguali, ci permettono di capire come il ruolo del trattato di architettura sia una funzione costruttiva, ma non il deposito di una serie di informazioni da cui l’architetto deriva qualcosa.
Il primo argomento da affrontare trattando Vitruvio è la trasmissione del testo. Seconda la tradizione il trattato di Vitruvio sarebbe stato riscoperto nel 1415 da Poggio Bracciolini a Firenze. La questione della riscoperta del testo è in realtà una sorta di semplificazione perché è vero che il trattato continua la sua esistenza nel corso del Medioevo. Per esempio, si è sicuri che Petrarca e Boccaccio ne conoscessero l’esistenza, ma sicuramente diverso è l’uso che se ne fa nel ‘400 di questo testo. È l’approccio culturale ad essere diverso. Questa riscoperta non aveva da parte di un architetto da un addetto ai lavori: questo ci fa capire una cosa fondamentale del testo di Vitruvio, ovvero il fatto che si tratta di un testo riservato ad una determinata classe di intellettuali, di letterati. La più vera natura del trattato di Vitruvio è quella di essere un tratto scientifico, è la componente tecnica di questo tratto che ne garantisce la sopravvivenza nel Medioevo. Questo testo ci si presenta fin dall’inizio come un testo complesso, che ha una mistica letteraria e una componente tecnico-scientifica. Questa doppia natura del testo è anche una doppia natura dell’architettura, che è fatta di tanti aspetti diversi.
Il testo di Vitruvio ha un certo numero di problemi, ovvero arriva al ‘400 con molte problematicità. È un testo difficile; è un testo composto poco prima dell’avvio delle grandi fabbriche imperiali romane dell’età augustea; quindi, è anche un testo che non è facilissimo collegare alla realtà materiale dei manufatti antichi che sicuramente sono l’altra componente essenziale del rinnovamento dell’architettura del ‘400. Uno dei problemi è quello di riuscire a comprendere il testo in sé e la relazione tra ciò che in questo viene descritto e le fabbriche antiche che questo testo dovrebbe illustrare.
Un altro aspetto importante è che il testo di Vitruvio circola per più in manoscritto; la prima edizione a stampa avviene a Roma nel 1486. È un testo complicato in cui Vitruvio compie uno sfarzo considerevole di sistematizzazione della materia architettura. Dentro al trattato di Vitruvio possiamo trovare tutto ciò che in età Moderna costituisce un tema di ricerca per gli architetti. Vitruvio tratta degli ordini, delle tecniche costruttive, di come si realizzano concretamente i manufatti; affronta i problemi del dimensionamento degli edifici, ovvero quali sono i rapporti numerici che sottendono al progetto di un edificio. Vitruvio si rivolge a varie categorie di persone, non necessariamente ad architetti. La concezione che noi abbiamo oggi di ciò che concerne l’architetto e l’ingegnere concezione Ottocentesca che non esiste nella mentalità di età moderna. All’epoca erano considerato due figure equivalenti. Un argomento ampiamente discusso nel trattato di Vitruvio (magari in maniera non esplicita) è la questione del ruolo dell’architettura come arte di governo. Questo è il più importante argomento di interesse della cultura del ‘400.
Il testo di Vitruvio, i contenuti principali
Struttura del testo e contenuti
Possiamo dividere il trattato in due parti:
- Libri I-VII: i primi libri partono con la descrizione dei lineamenti della materia.
- L. I - lineamenti generali dell’architettura: cosa sia e chi sia architetto;
- L. II - materiali: pietre; caratteristiche e provenienza parla delle cose pratiche e concrete. Quali sono i materiali dell’architettura, come si usa e come si devono individuare le caratteristiche dei materiali per far sì di aver una buona produzione.
- L. III - specie dei templi e templi secondo gli “ordini” e in particolare dello ionico proporzioni umane e architettoniche: modulo, simmetria, corrispondenza delle parti con il tutto (uomo/cerchio/quadrato).
Inizia una discussione tipologica delle fabbriche. Gli edifici vengono suddivisi in genere/tipologie diverse. La più importante tipologia di edificio che un architetto romano passa realizzare è il tempio; quindi, Vitruvio comincia la sua analisi con i templi. Trattando di questi descrive anche diverse possibilità che l’architetto ha di declinare l’aspetto, la dimensione di queste fabbriche secondo ordine diversi.
Che cosa intende per “ordine” Vitruvio? Dà una definizione molto più complessa per ordine, ma la sua concezione di ordine sconfina nell’altro significato della parola ordine che è l’assetto generale della fabbrica. Quindi descrivendo le diverse specie di templi parla dell’aspetto complessivo dell’edificio, della sua forma in generale e della parte ornamentale. L’obiettivo di Vitruvio è quello di farci capire che l’edificio è un tutt’uno, ovvero che non è possibile separare struttura e ornamento.
Descrivendo i diversi tipi di templi Vitruvio affronta l’argomento del rapporto tra proporzioni umane ad elemento architettonico. La questione del numero, ovvero la questione di quale deve essere il rapporto proporzionale tra varie parti dell’edificio, è una questione che riguarda la struttura complessiva della fabbrica, ed è la garanzia di questa unità della fabbrica. Tutto deve stare dentro un unico sistema, che è quello di un rapporto pensato tra queste varie parti. Per spiegare questa unità della fabbrica Vitruvio utilizza determinate forme geometriche e l’uso di determinati rapporti proporzioni che però non sono un valore in se; per l’architetto deve essere uno strumento per arrivare a produrre un edificio che abbia le caratteristiche richieste, ovvero unità e corrispondenza nelle parti. Solo in questo modo avremo la garanzia di avere un edificio che risponda a tutte le necessità a cui l’architettura risponde. Un edificio ben proporzionato, in cui ogni parte ha un rapporto definibile razionalmente con il tutto, non solo sarà “bello” perché architettonicamente disposto, ma sarà anche solido perché dal punto di vista costruttivo potrò organizzare ogni parte in rapporto all’altra usando i materiali in materia appropriata.
- L. IV - templi di ordine dorico, corinzio e tuscanico altri tipi di templi che naturalmente avranno dimensioni, aspetto, strutture diverse tra loro e quindi risponderanno alle esigenze di costruire i templi con finalità diverse. C’è un concetto di corrispondenza tra l’ordine la finalità della fabbrica che si esprime attraverso la declinazione in diversi ordini.
- L. V - edifici pubblici;
- L. VI - case di città e di campagna;
- L. VII - ornamenti e decorazioni degli edifici privati c'è una gerarchia molto chiara che va dagli aspetti strutturali, a quelli tipologici e all’ornamento, che una parte fondamentale dell’architettura.
- Libri VIII-X (tecnici) porta dentro all’architettura una serie di discipline che per noi oggi non immediatamente collegate all’architettura.
- L. VIII - idraulica (regolamentazione delle acque e acquedotti);
- L. IX – gnomonica ovvero la costruzione degli orologi solari.
- L. X - meccanica applicata all'architettura e alle macchine belliche;
Libri perduti: Navis (sulla costruzione navale), Erario, Aritmetica e geometria, Ciò che è utile all’architetto nel suo lavoro (libro di etica professionale, ovvero sulla figura professionale dell’architetto).
Definizioni della disciplina: cos’è l’architettura, sue parti e metodo
Che cos’è l’architettura secondo Vitruvio? Secondo Vitruvio esistono una serie di parole chiave che possono aiutare a capire come organizzare questa materia. Sono parole latine che sono la traduzione di termini greci (grosso problema degli interpreti Quattrocenteschi. Libro I, capo II, l’architettura è composta da:
- Ordinatio (gr. taxis) adattare alla giusta misura gli elementi dell’opera sia singolarmente nell’insieme è il primo compito dell’architettura mettere insieme tutti gli aspetti della fabbrica; fine la simmetria (ovvero accordo delle parti tra loro e nel complessivo ed è basata sulla parte calcolata come modulo); si basa dunque sulla quantità;
- Dispositione (gr. diathesin) appropriata collocazione degli elementi, quindi fare delle scelte di ordine qualitativo; si basa sulla qualità; aspetti della disposizione (ideai) sono icnografia, ortografia, scenografia; Concetti che riguardano la qualità dell’edificio:
- Eurythmia visione armonica/corrispondenza della combinazione delle singole parti; sempre collegato alle due fasi quantitative precedenti.
- Symmetria accordo delle parti tra loro e nel complessivo basata su una parte calcolata come modulo; non è il concetto di specularità rispetto un asse centrale, concerto che abbiamo in epoca moderna.
- Decor (indica la convenienza) è la necessità di comporre elementi ritenuti giusti secondo una regola o secondo natura (rispetto al sito, e all’orientamento); di fatto è anche la proprietà, cioè il fatto di scegliere delle forme, dei sistemi che regolino la fabbrica nel loro insieme adeguati alla funzioni e alla collocazione della fabbrica; concetto forse più importante.
- Distribuzione (gr. oikonomia) uso risorse del sito, materiali (livello pratico); destinazione d’uso (criterio qualitativo); deve garantire che questi aspetti siano adeguati rispetto all’impianto generale della fabbrica, rispetto alla sue funzione e rispetto al decoro dell’edificio nel suo complesso.
Nel loro insieme queste parole chiave ci fanno capire che è molto difficile distinguere o tagliere in mio netto e chiaro ciò che riguarda, nell’edificio, gli aspetti strettamente materiali (come è fatta la pianta/edificio) e quelli che sono gli aspetti di carattere rappresentativo. Questi aspetti sono tra loro necessariamente collegati e ogni intervento su uno di questi livelli ha ripercussioni su tutti gli altri aspetti della fabbrica.
Libro I, capo III:
L’architettura si divide in tre parti: “aedificatio, gnomonice, machinatio”. Nella concezione Vitruviana il sapere dell’architetto va ben oltre la costruzione edilizia e comprende anche la meccanica e la gnomonica. Tutti questi concetti possono essere sintetizzati in quella che un po’ per comodità sono i tre concetti fondamentali che presiedono all’architettura secondo Vitruvio: “Haec autem ita fieri debent ut habeatur ratio firmitatis, utilitatis, venustatis”
- Firmitas solidità, aspetto materiale dell’edificio; è ciò che riguarda la distribuzione, il decor. È anche la sua continuità nel tempo, deve essere solido e costruito per durare.
- Utilitas organizzazione corretta degli spazi; facilità nell’uso; si ricava dall’ordinatio, della disposizione. Un edificio è fatto per essere utilizzato in un certo modo e quindi deve essere pratico.
- Venustas bellezza = “aspetto piacevole ed elegante e le proporzioni seguiranno i corretti rapporti modulari”. In questa concezione la bellezza sta nel numero, ovvero come è utilizzato il sistema proporzionale all’interno della fabbrica.
Questi non possono essere separati perché si basano su un’articolazione concettuale molto complessa. Concetto di relatività rispetto alla tre parole chiave fondamentali dell’architettura di Vitruvio, cioè per chiarire che queste definizioni, che sono ritenute valide sempre, hanno però diverse sfumature.
Gli ordini dell’architettura antica
Descrivendo le tipologie di templi secondo l’ordine ionico, dorico, corinzio e tuscanico, Vitruvio dà una descrizione di concetto di ordine. Dal Cinquecento in poi il tratto di Vitruvio è sinonimo di ordini.
Vitruvio non li descrive nel modo in cui gli architetti del Cinquecento pensano agli ordini. Vitruvio definisce gli ordini come genera, ratio, mos (III, 5; IV, 1-3), cioè come qualcosa che sta agganciato a quelle diverse tipologie di templi descritti nei libri III e seguenti, in cui ci ha spiegato che quel tipo di tempio a quelle caratteristiche formali e strutturali alle quali si adatta meglio un certo tipo di ornamento, di ordine che è sinteticamente indicato con il termine ionico, dorico, corinzio e tuscanico, ma non ha una concezione di un elemento strutturale fatto di base, fusto, capitello e trabeazione, che invece è una conquista molto faticosa che avverrà solo nel Cinquecento. Cesare Cesariano, Di L. Vitruvio Pollione de Architectura libri dece, di latino in volgare traducti..., Como 1521 - tavola di Cesariano è interessante perché fa vedere come l’elemento che cambia è quello del capitello. C’è il tentativo di articolare dei rapporti precisi tra i vari ordini su base dimensionale, ma ancora non c’è una concezione completa dell’ordine (dobbiamo aspettare il tratto di Serlio, quando compare per la prima volto la grande conquista dei cinque ordini tutti insieme declinato così come li intendiamo noi).
Uso e significato del trattato nel pensiero sull’architettura tra ‘400 e ‘600: Leon Battista Alberti - De re aedificatoria
Leon Battista Alberti (1404-1472) è il primo grande interprete i Vitruvio.
De
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Appunti Storia dell'architettura I
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