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Storia dell’architettura 2023

Lezione 1

Bruschi, Introduzione alla storia dell’architettura, Arnaldo Milano 2009

Sono tre capitoli generali e ampi, che trattano questi tre argomenti fondamentali:

  • Storia della disciplina > come la storia è stata usata dagli architetti per delineare la propria disciplina – noi ci occupiamo dell’età moderna – e vedere come l’architettura è una disciplina che vive su se stessa, che vive dello studio del proprio passato: quindi, capire come questo studio del passato della storia possa essere utilizzato in modi diversi = per produrre un’opera, oppure per costruire un discorso storico sull’architettura; è una differenza importante.
  • Storia delle arti e dell’architettura > l’architettura viene spesso assimilata – dal Cinquecento in poi – a una delle Arti del Disegno, però c’è una differenza fondamentale con pittura/scultura: nelle architetture ci abitiamo; non è solo un elemento di rappresentazione o un’opera in cui confluiscono tutta una serie di apporti culturali diversi.
  • Processo formativo dell’architettura > Il capitolo terzo è dedicato a indicazioni sulla metodologia attuale di questi studi.

Studiare la storia dell’architettura, molto spesso, è uno studio che occupa gli architetti perché ne desumono elementi significativi per comporre un loro specifico bagaglio formale e concettuale.

Dunque, lo studio della storia è importantissimo, sia per gli umanisti, che per gli architetti.

La storia dell’architettura è sviluppo e cambiamento, si impiegano linguaggi e concetti; c’è proprio un cambiamento nel modo di pensare a che cosa sia un edificio. Storia

Il primo capitolo di Bruschi ci spiega cos’è il significato della parola in rapporto all’architettura.

È anche un’opera che si usa e che ha una funzione e questo la rende differente dalle altre.

Avere una funzione significa anche avere un uso nel tempo, altro aspetto essenziale della differenza dell’architettura con le altre arti -> il fatto che momento ogni opera è un processo avviato nel e che continua nel tempo, fino a quando l’edificio non viene distrutto; è qualcosa di non fisso e bloccato, ma è un’entità che si trasforma nel corso del tempo, sulla base degli usi e che viene reinterpretata.

È qualcosa che è risultato di tre processi: idealizzazione dell’architetto + realizzazione delle maestranze + la nostra fruizione.

La storia dell’architettura, nella sua accezione moderna, si imposta molto recentemente rispetto alla storia dell’arte, risale ai primi decenni del Novecento.

Quindi, un passaggio molto importante fra la storia dell’architettura stilistica di stampo ottocentesco a una storia dell’architettura come storia del manufatto, un’opera è un manufatto e tutta una serie di documentazioni che ci sta intorno. In quest’ultima accezione deve molto a Gustavo Giovannoni – restauratore –.

Cercare di capire come la storia oggi si sia staccata sia dalle pratiche del restauro, sia dalle pratiche degli architetti.

Qual è il fine della storia? Perché studiare l’architettura da un punto di vista storico?

Studiare un’opera di architettura è straordinariamente ricco e interessante, perché le architetture parlano: sono fatte in quel modo particolare, in quel contesto particolare e usate in quel momento particolare = sono punti di intersezione della storia di una ricchezza profonda.

Vitruvio e gli studi sull’architettura: da Alberti a Perrault

De Architectura libri decem Bibbia

Vitruvio (…) è la dell’architettura moderna.

Guardiamo Vitruvio da un punto di vista particolare; cerchiamo di ripercorrere i contenuti principali del suo testo e di capire il motivo per cui è rimasto importante/fondante nell’architettura fino – almeno – al Seicento.

Questo trattato accompagna tutta la storia dell’architettura fino al Seicento, ma viene letto con mentalità diverse: un architetto del ‘400 si avvicina a Vitruvio con la testa di un uomo del ‘400, diverso è il caso di un architetto del ‘600, che si avvicina con la mentalità del suo secolo > il testo è sempre visto in interrogato contesto diverso e relativo e in modo specifico.

Come Alberti – un grande architetto del ‘400, scrive uno dei più importanti De re Aedificatoria trattati del ‘400, il – si avvicina a Vitruvio, come lo usa e quali altri approcci/modi del testo di Vitruvio sono possibili; gli studi vitruviani dal Quattrocento al Seicento; i principali sono quelli di Fra Giocondo, di Daniele Barbaro e di Perrault.

Domande su Vitruvio

Vediamo alcune domande, dovremmo porcele da soli:

Perché Vitruvio rimane testo di riferimento fino al XVIII secolo? Come viene studiato nel corso dei secoli?

Che influenza ha nell’elaborazione del pensiero sull’architettura nel Rinascimento?

A chi sono indirizzati i libri di architettura e a cosa servono?

Che rapporto esiste tra libri di architettura e il fare, la pratica dell’architettura?

Vediamo delle edizioni moderne del trattato di Vitruvio: l’edizione di Cesare Cesariano, pubblicata a Como nel 1521.

Non è una delle edizioni più autorevoli – né per il testo pubblicato e nemmeno per immagini, poco filologiche; sono architetture quasi moderne –, tuttavia ci fa vedere come ci sia una grande necessità di rendere attuali – nel primo Cinquecento – questi principi dell’architettura antica che Vitruvio trasmette nel suo testo.

Leggeremo in tutti i manuali che Vitruvio è stato riscoperto da Poggio Bracciolini a Firenze nel 1415, il che comporterebbe che questa scoperta – cioè il ritorno alla lettura di questo testo – si leghi alla grande stagione dell’Umanesimo fiorentino e alla rinascita dell’architettura della Firenze di primo ‘400.

È una bellissima storia, ma è falsa: è vero che Poggio Bracciolini riporta l’attenzione su Vitruvio, è anche vero che Vitruvio ha un ruolo importante e determinante nel significato dell’architettura nella società del ‘400 > Vitruvio permette agli intellettuali – di quel momento – di capire che utile l’architettura è un’arte e importante, è qualcosa di cui ci si deve importare – non necessariamente per diventare architetti – per usare il sapere dell’architettura per la sua utilità all’interno della società.

È vero che Vitruvio ha un ruolo importante nella rinascita dell’Umanesimo quattrocentesco, ma è anche vero che Vitruvio è un testo che arriva dal Medioevo – soprattutto in età carolingia – che arriva e circola nel Medioevo, non è affatto sconosciuto.

Nel Medioevo viene guardato piuttosto come testo scientifico, è trasmesso/tramandato in quel senso, come testo che fa parte del grande sapere dell’antichità, non perché parli di architettura.

Nell’età moderna il suo valore di testo scientifico viene ridotto e “sale” il ruolo dell’architettura, proprio perché l’età moderna non usa l’architettura solo a fini estetici > l’architettura serve nella costruzione di una nuova società.

Un testo che ha la sua lunga tradizione medievale e che è difficile da corrotta, leggere: la lingua è i termini sono complicati. Vitruvio impiega molti termini greci, trasferendoli al latino. Nella trasmissione si è complicato ed è dunque di difficile interpretazione.

È un testo in latino, che richiede un certo grado culturale, cosa che non è particolarmente diffusa negli architetti del ‘400, significa avere un’istruzione elevata, cosa non scontata.

È una serie di questioni di ordine tecnico-scientifico, ma per gli architetti è soprattutto una trattazione ampia di che cos’è l’architettura, di quali sono le parti di cui è composta, di quali sono le finalità di una buona architettura, di quali materiali ci si deve avvalere… è una discussione sistematica e abbastanza completa, di un testo che arriva dall’età romana – dall’antichità – il che lo rende un testo autorevole e fondamentale per coloro che a inizio ‘400 iniziano le ricerche sull’architettura antica.

I libri del De Architectura

I libri sono 10, anche se ne esistevano ulteriori originariamente, ma che sono Navis nave), Erario stati perduti: (sulla costruzione navale, come si fa una (sulla stima degli edifici = come si fa a stabilire quanto costa un edificio? Bisogna misurare i muri, sapere quanto costano e fare tutta una serie di calcoli…), Aritmetica e geometria Ciò che è (le basi del pensiero antico) utile all’architetto nel suo lavoro.

Possiamo dividerli in due parti:

  • I primi 7 libri sono più direttamente legati alla materia principale, cioè all’architettura.
  • Gli ultimi 3 sono libri di carattere tecnico.

I: I libri di architettura procedono con un primo libro, che spiega le basi e i fondamenti della disciplina. È un’impostazione non didattica, non tecnico-scientifica, ma è un’impostazione intellettuale/filosofica su una riflessione su che cos’è la disciplina e su come deve essere praticata.

II: Il secondo libro tratta delle caratteristiche dei materiali: vediamo un salto da un testo di ampio respiro, a un testo che riguarda la materia: i materiali, le pietre, le caratteristiche, la provenienza. L’opera deve essere costruita con sapienza da parte dell’architetto e delle maestranze, materialmente realizzano. Fondamentale è la capacità di riconoscere e scegliere i materiali adatti al tipo di edificio che si sta costruendo, al luogo dove si sta costruendo la fabbrica.

III, IV: sono i libri in cui si parla delle specie di templi e dei templi secondo gli ordini, ordine, dorico…. Chiaramente questi templi vanno da quello più semplice a quello più complesso, dorico, corinzio, tuscanico; lo ionico è trattato nel III libro.

Sono descritti ciascuno rispetto alle caratteristiche della propria specie.

Si inizia con i templi una discussione sulle tipologie degli edifici per “generi”: parlo prima dei templi perché sono più importanti: V: Scendo per gradi di importanza minore agli edifici pubblici.

VI: Arrivo alle case di città e campagne.

VII: Infine agli ornamenti e decorazioni degli edifici privati.

VIII: Gli ultimi libri trattano di idraulica, regolamentazione delle acque e acquedotti.

IX: Gnomonica, costruzione di orologi solari.

X: meccanica applicata all’architettura e alle macchine belliche > meccanica si intende, per esempio, le macchine per i sollevamenti del peso.

La cosa interessante è che con questa organizzazione della disciplina, la parte che riguarda la costruzione dell’edificio – primi 7 libri – è affiancata da una complementare serie di discipline alla costruzione dell’edificio in sé – ultimi 3 – e che fanno comunque parte del bagaglio dell’architettura > l’architettura non è solo edilizia, non è solo costruzione dell’edificio, ma è un sapere più ampio e composito che si occupa anche della costruzione di un edificio, ma anche di una serie di altre attività che servono – per esempio – nella gestione delle città o della guerra, come le macchine belliche.

Capiamo bene che in quest’ottica, il testo di Vitruvio ha tantissimi spunti da dare – non solo nel Quattrocento – ma anche nei secoli precedenti, quando il ruolo dell’architettura cambierà, modificandosi le richieste della società.

Se nel Quattrocento possiamo individuare una serie di richieste, saranno diverse nel Cinquecento, come nel Seicento.

Definizioni della disciplina: cos’è l’architettura, sue parti e metodo

Libro I, capo II, l’architettura è composta da:

  • Ordinatio (gr. taxis): adattare alla giusta misura gli elementi dell’opera sia singolarmente nell’insieme; fine la simmetria; si basa sulla quantità.
  • Dispositione (gr. diathesin): appropriata collocazione degli elementi; si basa sulla qualità, aspetti della disposizione (ideai) sono icnografia, ortografia, scenografia.
  • Eurythmia: visione armonica della combinazione delle singole parti.
  • Symmetria: accordo delle parti tra loro e nel complessivo basata su una parte calcolata come modulo.
  • Decor (convenienza): comporre elementi ritenuti giusti secondo una regola o secondo natura, sito, orientamento.
  • Distributione (gr. oikonomia): uso risorse del sito, materiali, livello pratico; destinazione d’uso, criterio qualitativo.

Obbligatorio sapere e ricordare che queste parole – sono un po’ le parole chiave dell’architettura – vengono da qui.

Sono sintesi di concetti che sono fondamentali per pensare/ideare/produrre una buona architettura, secondo Vitruvio.

Vitruvio è l’unico testo di architettura arrivato dall’antichità, dunque preziosissimo e indiscutibile.

Symmetria: per noi la simmetria è un concetto molto diverso da quello di Vitruvio, perché è il rapporto speculare rispetto all’asse centrale; nella discussione di Vitruvio, un edificio che possiede simmetria è l’accordo delle parti tra di loro e nel complessivo, cioè in rapporto all’insieme dell’edificio, basata su una parte chiamata modulo.

Modulo Il è una sorta di elemento base dal quale dipendono le misure di tutto l’edificio; è qualcosa di molto difficile da ottenere in termini così precisi.

Questo concetto, del fatto che ci deve essere un rapporto preciso tra le parti e il tutto, tra un elemento della fabbrica e tutto l’edificio, è un concetto senza il quale l’architettura quattrocentesca non esisterebbe.

Il Quattrocento può essere considerato come un secolo in cui si tende e si cerca questo concetto di unità, di relazione delle parti con il tutto.

Perché c’è questa lettura antropomorfa del Rinascimento italiano? Come la lettura dell’edificio come corpo?

In architettura l’unità della fabbrica, il rapporto dimensionale tra le varie parti dell’edificio è paragonabile alle relazioni tra le parti del corpo e il corpo umano.

Così come il corpo umano perfetto, costruito a immagine di Dio, ha dei rapporti dimensionali – pensiamo a quanto variabili sono e a quanto diversificate sono le parti del corpo rispetto alle loro funzioni –; quindi, questa idea di un edificio-corpo è un’idea molto più complessa, non è solo per via dell’Umanesimo e dell’uomo al centro dell’Universo.

Molte di queste parole nell’elenco riguardano la questione delle misure e delle relazioni tra le parti che compongono un edificio.

Perché nel Quattrocento si rimane così estasiati davanti un Pantheon? È un edificio che se si comincia a osservare, si vedono corrispondenze e relazioni, decor tutto è perfettamente coerente a livello formale e costruttivo e si vede il > convenienza, il decoro non è ornamento! = ogni edificio deve essere composto secondo una regola, secondo la regola della società in quel momento -> esempio: mi farò una casa adatta alla mia posizione economica o sociale, o secondo natura, anche il sito determina il decoro della fabbrica -> esempio: posso costruire una catapecchia in Piazza San Marco? No!.

Ci sono tutta una serie di parametri ed elementi che possono benissimo essere intesi come delle guide per una nuova architettura, per un rinnovamento architettonico.

Vitruvio è maestro nelle definizioni, perché in realtà nel trattato vengono definite diverse definizioni di che cos’è l’architettura, a seconda della circostanza e del taglio alla discussione che sta dando in quel momento.

Questa lista di parole si può riassumere in tre parole chiave:

  • Firmitas > solidità, aspetto materiale dell’edificio.
  • Utilitas > organizzazione corretta degli spazi, l’uso dell’edificio > deve essere funzionale a quello a cui deve servire.
  • Venustas > bellezza – anche se non è propriamente bellezza – > aspetto piacevole ed elegante dato dal fatto che le proporzioni seguono i corretti rapporti modulari > la faccenda delle proporzioni e dei moduli è una questione centrale dell’architettura secondo Vitruvio.

Tutto il discorso di Vitruvio è teso a dimostrare come l’edificio debba essere un’anima o inteso come perfettamente coerente, come unità, Alberti direbbe un corpo, come un essere vivente, in cui tutte le parti hanno una funzione e hanno una funzione da tanti punti di vista.

Gli ordini dell’architettura antica

Vitruvio dà delle indicazioni sugli ordini, peccato però che nella mentalità antica, gli ordini non sono quelli che stiamo vedendo nell’immagine – un elemento composto da una colonna che ha una base, un fusto, un capitello, una sua trabeazione = un sistema formale così – ma Vitruvio definisce gli genera, ratio, mos ordini > concetti più generali che si legano a questa idea dell’edificio fatto come qualcosa in cui ogni parte è legata all’altra e tutti sono regolati da un unico principio, che posso definire dorico/ionico/corinzio/tuscanico (+ etrusco), è qualcosa che riguarda TUTTO l’edificio.

È un’idea di ordine mo

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lucapolito di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Molteni Elisabetta.
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