Estratto del documento

Storia dell’architettura 2

Prof. Sergio Villari

Capitolo 1

Gli ordini architettonici

L’ordine architettonico non è altro che una formalizzazione del sistema trilitico, pertanto si compone di elementi verticali, quali colonne, ante e pilastri, ed elementi orizzontali, la trabeazione, composta da architrave, fregio e cornice.

Diversamente da quella ionica e corinzia, la colonna dorica non ha la base e poggia direttamente sullo stilobate; questa caratteristica non è solo una questione estetica ma rappresenta anche una base di stabilizzazione della colonna che infatti tende ad essere in proporzione meno sottile e slanciata rispetto alla colonna ionica e corinzia, in cui la sottigliezza è bilanciata dalla base.

Queste, infatti, hanno una maggiore modulazione plastica e pertanto tendono ad avere due elementi plastici: il capitello, presente anche nella colonna dorica, e un nuovo elemento, la base. Parlando del capitello, nell’ordine dorico, questo tende ad enunciare la funzione del capitello stesso che è quella di raccordo tra la colonna e la trabeazione, enfatizzando quindi l'uguaglianza forma=funzione; in qualche caso abbiamo delle decorazioni sui capitelli, anche se molto semplici e rare.

Nell'ordine ionico e in quello corinzio, per quanto riguarda il capitello, cominciò a prevalere l'intento decorativo rispetto a quello funzionale, che di fatto maschera proprio quella che è la funzione architettonica del capitello stesso. Decorazione che con l'ordine corinzio tende ad essere decisamente più articolata.

Ancora, l'architrave dorica tende ad essere più liscia, mentre quella ionica e quella corinzia ha una scanalatura continua con più fasce. Per quanto riguarda il fusto, tutte e tre le colonne sono scanalate, con la differenza che la colonna dorica ha uno spigolo più vivo e accentuato rispetto a quello delle colonne ioniche e corinzie, che invece hanno uno spigolo più arrotondato e smussato.

Questo significa che nell'ordine dorico la luce crea un gioco di chiaroscuri più forte, mentre nell'ordine ionico e corinzio la luce tende ad avvolgere le colonne in maniera più omogenea. In questo modo la colonna dorica recupera quell'effetto plastico che aveva invece perso con la questione del capitello.

Inoltre, mentre le colonne ioniche e corinzie tendono a svilupparsi con una certa regolarità, la colonna dorica si stringe, si rigonfia e si restringe di nuovo: si tratta di un gioco di volumi spesso impercettibile, ma che però tende a correggere l'effetto ottico, evitando l'eccessiva sottigliezza della colonna.

Non solo, nella colonna dorica, lo stilobate è leggermente convesso per far sembrare il piano perfettamente orizzontale; e allo stesso modo le colonne sono leggermente inclinate verso l'interno (quelle esterne sulla diagonale del tempio) per permettere di alleggerire il senso di oppressione.

Le correzioni ottiche

Nelle architetture doriche e ioniche sono state osservate alcune deviazioni della geometria naturale delle parti componenti, note come “correzioni ottiche”. In questo ambito, possiamo distinguere le correzioni ottiche che riguardano le curvature delle superfici, le inclinazioni di assi o piani verticali, e le variazioni dimensionali degli elementi dell’ordine.

Alla prima tipologia appartengono sia la curvatura dello stilobate e della trabeazione, sia quel rigonfiamento del fusto delle colonne (entasi). La curvatura dello stilobate consiste nella trasformazione della sua superficie piana in una superficie sferica, anche se il grado di curvatura è molto basso.

Vitruvio spiega l’adozione della curvatura dello stilobate come un accorgimento atto a correggere l’effetto ottico di “insellamento” verso il basso che si verificherebbe se la base d’appoggio delle colonne fosse perfettamente piana. Tale accorgimento, ovviamente, fa sì che, mantenendo costante l’altezza delle colonne, la curvatura si trasmetta anche alla trabeazione.

Alla stessa categoria di correzione ottica appartiene anche l’entasi, ossia un rigonfiamento del fusto della colonna, che vede il suo diametro massimo in un punto compreso tra il primo terzo e la metà dell’altezza della colonna stessa. Non tutti credono che questa sia una correzione di una distorsione ottica, quanto piuttosto un tentativo di mimesi naturalistica, in cui sarebbe rappresentato, in pietra, lo schiacciamento della parte alta dell’edificio sui vecchi fusti in pietra;

Alla seconda tipologia di correzioni appartengono gli accorgimenti del piano verticale. In particolare, i rocchi delle colonne della peristasi, presentano piani di posa inclinati rispetto all’orizzontale, sia per compensare le deformazioni indotte dalla curvatura dello stilobate, sia per ottenere un’inclinazione delle colonne stesse verso l’interno del tempio. Anche la trabeazione e i muri longitudinali della cella appaiono inclinati rispetto allo verticale.

La terza categoria di alterazioni comprende ad esempio l’ingrossamento del diametro delle colonne d’angolo, atto a correggere il fenomeno ottico di assottigliamento dovuto alla luce solare, o semplicemente ad irrobustire la struttura portante del templio. In generale, ad un’interpretazione fisica e geometrica, si contrappone la volontà di trasformare l’architettura stessa in un organismo vitale.

Capitolo 2

Creta minoica

Per la sua anteriorità cronologica e per l’originalità delle sue concezioni, la Creta minoica dà inizio alla storia dell’architettura occidentale. La civiltà cretese si sviluppa all'inizio dell'età del bronzo, quando, nell'isola di Creta, si assiste ad una grandissima espansione economica.

I Cretesi, infatti, commerciavano sia con le città-stato mediorientali, sia con i floridi e potenti regni della Mesopotamia e dell’Anatolia. Proprio grazie ai loro rapporti con l’estero che, con il tempo, crebbero in potenza e prestigio fino ad avere il controllo di quasi tutte le isole egee.

Inoltre, tali contatti spiegano come in questo periodo vengano elaborate anche le prime forme dell’architettura dei palazzi, sviluppatesi e miglioratesi nei periodi successivi. In base ai reperti archeologici e agli scavi stratigrafici, si è soliti suddividere la storia della civiltà cretese in quattro periodi: il Periodo prepalaziale, quindi precedente alla costruzione dei palazzi; il Periodo protopalaziale, in cui vengono costruiti i primi grandi palazzi a Cnosso, Festo e Malia; il Periodo neopalaziale, periodo dei “secondi” o nuovi palazzi; e il Periodo postpalaziale, ossia successivo ai palazzi.

I primi palazzi

I palazzi appartenenti al periodo protopalaziale sono il Palazzo di Cnosso, scoperto e restaurato tra il 1900 e il 1932; il Palazzo di Festo, anch'esso esplorato agli inizi del Novecento; e il Palazzo di Malia, scoperto nel 1915.

In questo periodo il termine palazzo viene usato non del tutto propriamente, dal momento che non è certo che i grandi complessi palaziali fossero usati come residenze; d’altro canto essi hanno alcune caratteristiche tipiche dei palazzi residenziali Orientali (il cortile centrale, per esempio), dove esistevano già dei regni unitari.

Inoltre, anche se i resti meglio conservati appartengono all’epoca successiva, senza dubbio i primi palazzi presentavano già quell’organizzazione spaziale che si sarebbe conservata quasi immutata sino alla scomparsa della civiltà cretese. Essi, dunque, si sviluppavano attorno ad uno spazio centrale a pianta approssimativamente rettangolare, lastricato e scoperto, e i diversi ambienti che li componevano erano situati su vari livelli, in base all’andamento del terreno su cui i palazzi stessi sorgevano.

A differenza dei palazzi orientali, ove il cortile centrale è il modulo organizzatore delle sale che lo circondano, il cortile minoico ha un valore proprio, e la sua funzione è quella di accentramento e distribuzione dei “quartieri” del palazzo in cui si svolgono le varie attività.

La nascita dei primi palazzi, oltre a dare una solida base ai costruttori del periodo successivo, dà avvio anche alla nascita di un tipo di urbanistica che si sviluppa e organizza proprio attorno a queste architetture.

Difatti, era solito trovare una rete di vie che si irradia dal palazzo, in direzione del mare e della pianura, verso le necropoli che circondano il sito urbano; tale organizzazione non è un tracciato di tipo geometrico, bensì topografico e funzionale, che rispecchia il modo di vivere e raggrupparsi della comunità, che vedeva come suo fulcro la vita palaziale.

I secondi palazzi

Il periodo neopalaziale è fra tutti, il periodo del quale ci sono pervenuti più documenti. I primi palazzi scomparvero, forse a causa di un terremoto, ma vennero subito riedificati. Essi svolgevano tre precise funzioni:

  • Economico-amministrativa (molto spazio, infatti, era riservato alle botteghe e ai magazzini);
  • Politica (erano sede del signore - o re-sacerdote - che aveva il dominio di un vasto territorio circostante);
  • Religiosa (al loro interno vi erano anche vari ambienti destinati al culto).

Le caratteristiche dei primi palazzi sono mantenute anche nella riedificazione posteriore al 1700 a.C. e tutti i grandiosi edifici presentano, oltre al cortile centrale, un ampio spazio esterno, talvolta con gradinate, esposto a Ovest.

I secondi palazzi sono dotati di una composizione funzionale e organica, incurante di qualsiasi limitazione o simmetria; sono caratterizzati dall’uso della colonna isolata o raggruppata a portico, e da un’organizzazione sapiente dei volumi e degli spazi interni; infine, sono propensi all’utilizzo di strutture lineari e decorative, con largo ricorso alla policromia e alla pittura murale.

Il palazzo di Cnosso

Dalla pianta del palazzo di Cnosso si possono trarre anche altre informazioni: attorno al palazzo-città (è possibile definirlo così a motivo delle sue grandi dimensioni che lo rendevano capace di accogliere non solo i regnanti, ma anche una vasta comunità) si dispongono le abitazioni private, mancano mura difensive (o sono di modesta entità).

La Sala del trono affacciava sulla grande corte centrale, mentre una vasta sala a pilastri era forse riservata alle cerimonie religiose. Stretti corridoi venivano usati per le processioni mentre l'ampia superficie esterna con gradinate (in alto a sinistra nella pianta), impropriamente detta «teatro», era destinata verosimilmente a riti religiosi o anche a ospitare varie rappresentazioni.

I numerosi ambienti sulla sinistra, lunghi, stretti, senza finestre e disposti a pettine (cioè, con i muri divisori fra loro paralleli), erano dei magazzini. Quelli nella parte superiore destra, invece, erano delle botteghe artigiane. Ogni attività comunitaria si concentrava, perciò, all'interno del palazzo.

Agli spazi aperti degli ambienti adibiti verosimilmente a residenza corrispondevano dei giardini; mentre l'alternarsi di passaggi, scalinate di collegamento fra un livello e l'altro e logge caratterizzate da colonne tozze e colorate a tinte vivaci dovevano provocare una forte suggestione.

Le colonne, molto probabilmente di legno, avevano un diametro che diminuiva dall'alto verso il basso (accorgimento che viene detto rastrematura). Esse erano sormontate da capitelli a toro e poggiavano su una base di pietra a sezione circolare.

Per quanto riguarda la pittura parietale, le stesse tinte accese delle colonne si ritrovano nella contemporanea pittura parietale (realizzata, cioè sulle pareti degli edifici). Ne sono esempi i cicli e le decorazioni a soggetto geometrico e naturalistico che ornavano i principali ambienti del Palazzo di Cnosso, i quali, essendoci giunti molto rovinati e frammentati, sono stati sottoposti a pesanti interventi di restauro.

Nonostante ciò, ci consentono una chiara lettura dei caratteri della pittura minoica, anche se non ci restituiscono altro che una pallida idea di ciò che originariamente essa doveva essere. La scena con il Gioco del toro, uno dei dipinti meglio conservati (pur se con ampie integrazioni di restauro), mostra, su un fondo turchese monocromo, due fanciulle (a tinta chiara) e un giovinetto (a tinta scura) intenti a cimentarsi nello sport allora più popolare fra i Cretesi, quello del salto acrobatico sul toro.

Le posizioni che i giovani assumono rivelano, in effetti, come in una sequenza cinematografica, i tre momenti del gioco, consistente nell'afferrare il toro per le corna, eseguire su di esso un doppio salto mortale, ricadere a terra restando in posizione verticale. La presenza contemporanea di atleti dei due sessi, inoltre, ci testimonia di una cultura nella quale, diversamente da quelle vicino-orientali, la donna iniziava a godere di un certo prestigio sociale.

Così come l’architettura, quindi, anche la pittura è animata e ricca di movimento, e ravviva e completa le strutture architettoniche.

Il Periodo postpalaziale

Più fattori contribuirono, probabilmente, alla fine della civiltà minoica. Per primo, la tremenda eruzione vulcanica di Santorini con i terremoti che ne seguirono; poi la definitiva conquista achea che portò alla totale distruzione dei nuovi palazzi.

L'ultima fase della civiltà cretese si svolse dunque dopo l'espansione delle popolazioni achee. In conseguenza a questa nuova situazione la produzione artistica non fu più creativa. Le forme, infatti, si stabilizzarono su quelle già sperimentate nei secoli precedenti e le decorazioni divennero sempre più ripetitive.

Si conclude così la più che millenaria storia di una civiltà che fu già potente e autonoma, in seguito assorbita e trascinata con sé dalle civiltà greche.

L’architettura micenea

La civiltà micenea fu l'erede diretta e naturale di quella cretese. L'aggettivo «miceneo» viene dal nome della città di Micene, uno dei più importanti centri dell’Argolide, nel Nord-Est del Peloponneso, e certamente la più potente del mondo miceneo, fortemente militarizzato e, allo stesso tempo, sofisticato.

Ancora incerti sono i motivi che condussero all'emergere della nuova civiltà; tra essi vi è sicuramente l'essere la penisola peloponnesiaca (soprattutto Argolide e Corinzia) al centro di grandi vie dei mercanti, che univano l'Europa del Nord con Creta; il trasferimento sulla Grecia continentale di conoscenze, di artigiani e artisti provenienti dalla grande isola egea; la forte influenza esercitata da Creta sul continente tra il XVI e il XV secolo a.C.

In analogia con quella cretese, anche la civiltà micenea viene studiata, per comodità, distinguendone la cronologia in tre periodi: Miceneo antico (1600-1500 a.C.); Miceneo medio (1500-1400 a.C.); e Miceneo tardo (1400-1100 a.C.).

Durante il Miceneo antico, gli influssi cretesi sono ancor molto evidenti e la stessa produzione artistica minoica si sovrappone a quella micenea. Il Miceneo medio, invece, ha come carattere distintivo la realizzazione di un numero notevole di tombe a tholos, quasi tutte di rilevanti dimensioni e aventi per lo più le medesime caratteristiche costruttive e la stessa organizzazione degli spazi.

La tholos è una sala circolare costituita da una pseudo cupola ogivale, formata da diversi anelli lapidei. Tali anelli sono disposti l'uno sull'altro e sono composti da grandi massi squadrati che, all'aumentare dell'altezza, vanno sempre più restringendosi finché la struttura non si chiude.

Ciò si ottiene facendo sporgere i massi di ogni singolo anello rispetto a quelli sottostanti. È proprio la forma circolare di ciascun anello orizzontale che impedisce alle singole pietre di precipitare durante la costruzione. La pseudo cupola, dunque, si regge per gravità: è, cioè, il peso dei suoi vari elementi (conci) ad assicurarne la stabilità.

La più celebre di queste architetture funerarie è il cosiddetto Tesoro di Atreo. L'edificio si compone di un corridoio lungo 36 metri e largo 6 metri, le cui pareti di contenimento, formate da blocchi di pietra a filari orizzontali, crescono man mano che ci si avvicina alla tholos.

L'accesso avviene tramite un'ampia apertura di forma leggermente trapezoidale - alta 5,40 metri e larga circa 2,70 metri - sormontata da un architrave monolitico. Attualmente l'unico ornamento della facciata è costituito dalle leggere cornici dell'architrave, ma originariamente la impreziosiva un complesso di elementi composto da semicolonne decorate.

L'architrave è sormontato dal cosiddetto triangolo di scarico, un accorgimento costruttivo che porta il peso sovrastante a gravare sui piedritti della porta. In questo modo l'architrave sostiene soltanto il proprio peso.

La tholos è una sala circolare del diametro di 14,50 metri, alta 13,20 metri, originariamente decorata con rosette di bronzo a imitazione di un cielo stellato. La camera sepolcrale vera e propria è, però, l'ambiente quadrangolare attiguo alla tholos, destinato invece a contenere il ricco corredo funebre.

L'ultima fase della civiltà micenea, il Miceneo tardo, si conclude con la distruzione dei grandi edifici a opera dei Dori. Caratteristica del periodo è la costruzione delle immense mura che circondano il palazzo reale, tanto da definire le città micenee come città-fortezza.

La città di Tirinto è uno degli esempi più notevoli di questo concetto di città, essendo la sua acropoli completamente circondata da possenti mura. Esse sono dotate di pochi accessi e di un camminamento coperto con lastroni di pietra inclinati.

Un grande pròpylon (portone), cioè un ingresso monumentale, immette in un vasto cortile esterno da cui, per mezzo di un piccolo propylon, si accede ad un cortile porticato. Su uno dei suoi lati si apre un mègaron, l'organismo più vasto e più interno dei palazzi micenei, che in seguito si dimostrerà di primaria im

Anteprima
Vedrai una selezione di 9 pagine su 37
Storia dell'architettura Pag. 1 Storia dell'architettura Pag. 2
Anteprima di 9 pagg. su 37.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'architettura Pag. 6
Anteprima di 9 pagg. su 37.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'architettura Pag. 11
Anteprima di 9 pagg. su 37.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'architettura Pag. 16
Anteprima di 9 pagg. su 37.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'architettura Pag. 21
Anteprima di 9 pagg. su 37.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'architettura Pag. 26
Anteprima di 9 pagg. su 37.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'architettura Pag. 31
Anteprima di 9 pagg. su 37.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'architettura Pag. 36
1 su 37
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Affooo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Menna Giovanni.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community