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Roma
Il processo di rinnovamento di Roma comincia con l’espulsione delle famiglie feudali da città che è ancora medievale, racchiusa nell’ansa del Tevere.
La scelta decisiva di allargare i confini arriva da Eugenio IV, che sposta la sede papale dal Laterano al Vaticano. Si tratta oltre di una scelta simbolica, di una scelta strategica poiché il Vaticano era posizionato meglio anche rispetto a ragioni tattiche, situato al di là del fiume e protetto dalla fortezza di Castel Sant’Angelo.
Da Eugenio IV in poi, si procede al restauro del Vaticano, che comporterà la sostituzione della Basilica Costantiniana con una nuova chiesa e l'allargamento dei palazzi per ottenere una sede adeguata al governo di una città moderna. Niccolò V è il Papa che realizza di più: non solo stabilisce Roma come capitale dello Stato, ma stimola i cardinali a costituire piccole corti in città attorno alle loro chiese titolari. Questa forte attività costruttiva attira architetti che trovano a Roma grandi occasioni; tra i protagonisti figurano Leon Battista Alberti, grande ispiratore di progetti architettonici e consigliere culturale, e il suo collaboratore Rossellino. In questo periodo vengono restaurati edifici antichi come il Pantheon, riaffermando Roma come capo della Chiesa e capitale culturale del mondo.
Dopo una breve pausa sotto Pio II Piccolomini, che concentrò le sue energie su Pienza, l'attività riprende con Paolo II. Papa Paolo II, di origine veneta, costruisce Palazzo Venezia ai limiti della città, impostando un nuovo asse per l'espansione urbana al di là del Corso. Successivamente, Sisto IV avvia un grande programma di costruzione di chiese rinascimentali, mentre i pontefici seguenti lavorano per rendere Roma una capitale mondiale della cultura e della religione.
Roma è popolata da monumenti antichi ancora leggibili, come il Colosseo, che vengono studiati e rilevati profondamente. Lo studio dell'architettura romana antica, che è sintesi di linguaggi diversi, permette agli architetti moderni di riappropriarsi di tecniche come l'uso delle masse murarie in calcestruzzo e degli ordini architettonici. Anche Brunelleschi, nel corso della sua carriera, sentì la necessità di passare da un linguaggio lineare a uno più plastico, ricco di nicchie, proprio grazie a queste suggestioni.
Nel periodo intorno al ‘400/’500 si sviluppa un tema fondamentale, ovvero quello di riprendere l’antico (Roma classica), reinterpretandola in chiave più moderna; con il riutilizzo di calcestruzzo romano, loggiati e archi per creare spazi fluidi e gerarchici.
Palazzo Venezia
Un primo esempio è Palazzo Venezia, che si tratta di uno dei primissimi esempi di sperimentazione.
Fu ampliato dal papa veneziano Paolo II, come sede di potere.
L'attuale percezione di Palazzo Venezia è diversa da quella originaria; lo spigolo duro e "macho" che vediamo oggi era anticamente preceduto da un giardino più basso, poi spostato nel Novecento. Il linguaggio dell'edificio riprende elementi precedenti come le finestre crociate e le cornici marcapiano. Il palazzo presenta un aspetto fortificato con un coronamento merlato e un torrione angolare che ricorda l'architettura michelozziana. Nel portale si sperimentano temi albertiani, come le doppie volute e decorazioni che mostrano la conoscenza delle grottesche (pitture romane scoperte in ambienti sotterranei).
Una grande innovazione di Palazzo Venezia è la copertura dell'esedra, dove viene riscoperta la tecnica antica del calcestruzzo romano (riprende alcuni aspetti del Pantheon, usando la tecnica romana, in cui non viene nascosta la struttura ma ne enfatizza la materialità dell’edificio) superficie non viene rivestita ma mostrata nella sua purezza, rendendo visibili le impronte delle casseforme in legno. Introduce loggiati e archi lineari che creano una progressione spaziale dal chiuso all’aperto modulando la luce e la vista. Nasce proprio l’utilizzo della loggia come elemento modulare e ripetibile.
Si tratta di un prototipo di palazzo-fortezza rinascimentale, con ritmi regolari che preludono ai cortili porticati.
Palazzo papale, palazzi cardinalizi e logge
Il Palazzo papale di Niccolò V impiega materiali diversi, con il colonnato e le finestre segnati dalla pietra su superfici in mattoni o intonacate. Una novità simbolica è la finestra crociata (o a crociera), che richiama il ruolo del Papa come vicario di Cristo. Nelle strutture fortificate si applicano nuove tattiche per resistere alle armi da fuoco, con mura spesse e strutture a "scarpa". L'architetto di Niccolò V realizza paramenti in pseudo-isodomo utilizzando il peperino, una pietra scura locale, alternando l'altezza dei corsi per un valore estetico oltre che strutturale. Compaiono anche elementi come il "cordone" (una cornice torica) che segna il passaggio tra superfici diverse e integra elementi tattici come le bocche da fuoco.
I cardinali, spesso figli di grandi famiglie regnanti, segnano la città con palazzi prestigiosi.
Palazzo Capranica inaugura l’uso della finestra crociata in ambito cardinalizio, pur mantenendo una struttura medievaleggiante con una torre angolare. Qui si nota la convivenza di bifore gotiche e finestre crociate realizzate con elementi del linguaggio antico per creare tipi nuovi.
Palazzo Borgia, fu realizzato dal futuro tesoriere papale Alessandro VI.
Presenta un cortile porticato su più livelli, simile a Palazzo Piccolomini di Pienza (Rossellino) ma con delle differenze. Archi a tutto sesto identici su 3 livelli, che creano rigidità verticale e ripetitività che va a contrasto con le variazioni decorative di Pienza.
Il risultato è un “blocco” monolitico, che enfatizza la simmetria assiale per simboleggiarne il potere finanziario, al contrario di Pienza in cui si predilige varietà e raffinatezza.
La Loggia delle Benedizioni, che si trova in Vaticano, sopra al complesso costantiniano, è un edificio ormai perduto ma fondamentale.
Posizionata sul fronte orientale, fungeva da filtro tra la piazza esterna e il quadriportico di San Pietro e aveva una valenza simbolica-spirituale di basilica (benedizioni papali).
Per la prima volta vediamo un utilizzo di archi su più livelli, per creare un diaframma trasparente, sovrapponendo ordini classici su basamenti antichi. Crea un portale visivo verso la basilica modulando le transizioni spaziali.
Interpretava il tema dell’ordine concatenato (combinazione di pilastri con arco e colonne con trabeazione), citando il Tabularium romano. L'uso di piedistalli al piano terra serviva ad accentuare la monumentalità e la prospettiva dell'edificio.
Sisto IV, chiese e opere assistenziali
Successivamente con Sisto IV si ha un periodo di transizione in cui si promuove il sincretismo tra una struttura più gotica e l’unione di elementi classici, focalizzandosi su funzioni liturgiche e assistenziali.
In Santa Maria del Popolo, pur trattandosi di una struttura gotica con volte a crociera, vengono impiegati elementi classicheggianti come archi a tutto sesto e capitelli antichi.
[Sant'Agostino presenta una facciata ispirata a Santa Maria Novella, con l'uso della voluta e un fregio tipografico con la data di conclusione (1483)]
Con Santa Maria della Pace invece viene affrontato il problema del dialogo tra due impianti, una navata rettangolare coperta a botte e un presbiterio ottagonale coperto da una cupola. La navata gotica si fonde con un chiostro rinascimentale, creando tensioni compositive (es. archi gotici vs. lesene classiche).
Enfatizza la semplicità esteriore per un problema tipicamente rinascimentale: integrazione di eredità medievali in schemi classici. Le cappelle laterali offrono una dilatazione spaziale, un tema già teorizzato da Alberti.
Tra le opere pubbliche una delle più rilevanti è l’Ospedale di Santo Spirito in Sassia, una struttura assistenziale per poveri e pellegrini, con tre grandi corsie longitudinali illuminate zenitalmente, con alti soffitti per il ricambio d’aria. Un altare centrale posto sotto una torre usata per la luce diffusa (schema ripreso da Santa Maria Nuova a Firenze), crea un asse gerarchico: corsie basse e funzionali vs. spazio alto e sacrale. Si tratta di un’architettura "umanitaria" con ritmi classici nelle volte.
Infine, Sisto IV promuove l'aggiornamento infrastrutturale con la costruzione di Ponte Sisto, ispirato ai ponti antichi, e della Cappella Sistina.
Cappella Sistina
La Cappella Sistina viene modellata sulle dimensioni del Tempio di Salomone a Gerusalemme (per simboleggiare il luogo in cui lo Spirito Santo ispira i cardinali durante l’elezione del papa). È una copia letterale di ciò che viene raccontato nel Primo Libro dei Re a proposito del Tempio di Salomone.
Le sue proporzioni sono assolutamente semplici: 60 cubiti di lunghezza, 20 di larghezza e 30 di altezza. Il cubito è una misura antropomorfica medievale, corrispondente a un "braccio", che può essere tradotta con precisione nella metodologia moderna. Questa proporzione cubica (20x60 e 30x60) risulta straordinariamente efficace per la comunicazione sonora.
Poiché la voce umana, specialmente nei toni bassi, ha una lunghezza d'onda di circa 5 metri (ovvero 10 braccia), l'uso di questo modulo permette all'onda sonora di rimbalzare nitidamente sulle superfici lisce senza infrangersi. Era fondamentale per permettere a decine di cardinali (spesso anziani e con difficoltà uditive) di sentire chiaramente ogni discussione teologica o retorica all'interno dello spazio.
Ha una pianta longitudinale con navata unica per acustica ottimale; mura spesse per protezione/reclusione (doveva proteggere ma anche recludere i cardinali durante il conclave finché non avessero eletto il nuovo Papa). Pareti lisce per l’ottimizzazione dell’acustica.
In principio, prima degli interventi di Michelangelo, il cielo della cappella era dipinto di un blu prezioso (lapislazzuli macinati), decorato con stelle dorate.
Decorazioni bibliche rafforzano simbologia: spazio chiuso, verticale, con cupola emisferica che evoca eternità divina.
Palazzo Riario
Tra i cardinali dell'epoca spicca Raffaele Riario, nipote di Sisto IV, che a soli 17 anni iniziò a spendere enormi energie e risorse per il proprio palazzo, oggi noto come Palazzo della Cancelleria, Palazzo Riario.
Si tratta di una sede amministrativa, i cui interni riprendono Palazzo Ducale di Urbino.
Questo edificio era considerato superiore persino al Pantheon per dimensioni e valore.
All'interno, il palazzo replica sperimentazioni consolidate, come l'inversione cromatica degli elementi strutturali e la gestione complessa dello spigolo, richiamando le architetture di Laurana e Alberti. All'esterno, l'ispirazione albertiana (derivata da Palazzo Rucellai) è evidente nella sovrapposizione del telaio dell'ordine al bugnato, che qui è però sottilissimo. La novità assoluta risiede nel ritmo "AB AB AB" delle lesene accoppiate, che interrompe la monotonia della griglia tradizionale. Poiché la facciata non è visibile frontalmente, questo ritmo produce una fuga prospettica più ricca e scattante quando la si osserva di scorcio.
Un'altra innovazione di questo palazzo riguarda la soluzione dell'angolo: lo spigolo, che sarebbe stato acuto e tagliente a causa della conformazione del lotto, viene smussato creando una serie di angoli ottusi che addolciscono il passaggio e facilitano il traffico. Le finestre perdono ogni legame con la tradizione medievale, abbandonando la bifora o la finestra crociata a favore di grandi aperture centinate.
Bramante a Roma
In questo periodo irrompe un nuovo personaggio molto importante, Bramante (presentato anche da Raffaello nella “Scuola di Atene” nelle vesti di Euclide, dominatore della geometria).
Bramante arriva a Roma nel 1499, dopo la fuga da Milano, affermandosi come il primo "intellettuale puro" dell'architettura: un creativo che non si occupa direttamente del cantiere ma coordina una vasta scuola di collaboratori, tra cui il giovane Antonio da Sangallo.
Alcune delle novità che introdurrà sono: la pianta centrale, ordini tuscanici, thòlos, enfasi verticale e narrazione figurativa.
Il primo incarico romano di Bramante è il Chiostro di Santa Maria della Pace. Una superficie molto ridotta in cui gestisce il progetto con una griglia modulare quadrata in cui inserisce 4 ordini (tuscanico, ionico, corinzio e composito).
A piano terra utilizza lo schema dell'ordine concatenato, con il tuscanico per il pilastro e lo ionico per la lesena; il fregio ospita iscrizioni relative alla committenza e all'ordine religioso presente. Al piano superiore, inserisce genialmente una colonna composita molto sottile proprio sulla chiave dell'arco (il punto più debole), per sorreggere l'architrave senza gravare visivamente sulla struttura sottostante.
Successivamente ha l’opportunità di lavorare al Tempietto di San Pietro in Montorio, commissionato dal re di Spagna nel 1492 per celebrare il luogo del martirio di San Pietro.
L'edificio ha un valore politico immenso, manifesta la protezione del monarca più ricco del mondo sul papato. L'architettura qui è figurale, poiché esprime contenuti sacri attraverso il linguaggio stesso delle forme: l'uso dell'ordine tuscanico allude all'antichità e alle origini della Chiesa, mentre il fregio è ricco di simboli papali come la tiara e la barca di Pietro "pescatore di uomini". Tipologicamente è una thòlos (pianta centrale, falsa cupola ogivale a cerchi concentrici aggettanti), un tipo architettonico anticamente usato per segnare luoghi dove erano accaduti eventi straordinari o per celebrare figure eroiche (come Ercole, a cui pure si addiceva il tuscanico).
Bramante arricchisce la cella circolare con un tamburo, pinnacoli (slancio verticale) e una cupola, coordinati visivamente da una balaustra.
Tuttavia, l'edificio presenta un complesso problema di coerenza geometrica radiale (errore strutturale): Bramante deve gestire la corrispondenza tra le 16 colonne esterne e le sole 8 lesene interne. Questo disallineamento è dovuto alla necessità di lasciare spazio per finestre e porte all'interno di una cella estremamente angusta. La sintassi radiale è così forte che Bramante accetta persino di "tagliare" le lesene con la cornice della porta pur di non rinunciare alla coerenza del raggio, stipiti porta sovrapposti perdono la loro funzione portante.
Infine, il progetto originario del chiostro che doveva circondare il tempietto non fu realizzato proprio per la difficoltà di gestire le dilatazioni degli interassi prodotte dalla proiezione radiale degli elementi su scale diverse. Per rompere queste regole classiche e proporre un nuovo linguaggio, serviva l'autorità di una grande personalità come quella di Bramante.
In questo periodo possiamo notare che grande importanza nell’architettura la hanno proprio i committenti (in questo caso papi e cardinali).
Ad esempio, Giulio II vuole trasformare Roma in un impero, una reggia. Sceglie quindi Bramante come aiutante per l’impresa e si immagina la ricostruzione di San Pietro.
Teatro di Belvedere
Un esempio di rinnovamento per la città è il Teatro di Belvedere, situato sul colle del Vaticano. Il dislivello che si crea viene regolarizzato da numerosi terrazzamenti collegati da scale (tangenti o perpendicolari). Ha un’ala completa e una no, nei portici vengono raccolte opere d’arte per allietare le passeggiate papali. Sono presenti lesene ABAB + archi, altra invenzione è la scala elicoidale liscia nel corpo turriforme (tuscanica, scenografica), che consente una salita ed una discesa più lenta.
Il percorso delle scale consente di guardare dall’alto e da punti di vista sempre diversi (modello geniale sul piano estetico funzionale).
Si hanno anche dei richiami all’architettura antica come il tempio di Palestrina, ripreso dalle scalinate e i portici laterali richiamano l’idea dei criptoportici già sviluppata in età romana (lettere di Plinio il Giovane).
Tutto ciò dona un ritmo fluido ed una scenografia topografica.
[Trattato di Serlio fornisce rilievi di antichità o idee che non hanno avuto concretizzazione ma entrano nel repertorio delle cose possibili e ambite un’ipotesi progettuale era di avere due→rampe troncoconiche, molto scenografica ma difficile da salire, richiama forme teatrali]
Cortile di San Damaso
Il Cortile di San Damaso è uno degli spazi più eleganti e meno “turistici” del Palazzo Apostolico, nel cuore della Città del Vaticano. È un cortile rinascimentale che funge da ingresso principale agli appartamenti papali e agli uffici della Curia romana.
Prende il nome da Papa Damaso I, anche se la struttura attuale risale soprattutto al Rinascimento. Fu progettato da Donato Bramante all’inizio del XVI secolo, uno dei grandi architetti della Roma papale.
L’impianto è tipicamente rinascimentale, con pianta rettangolare armoniosa, tre livelli di logge sovrapposte e colonne e arcate regolari che creano un forte senso di proporzione e ordine. Questo stile riflette l’ideale umanista di equilibrio e razionalità.
Il cortile ha una funzione principalmente istituzionale: è il punto di accesso ufficiale al Palazzo Apostolico, vi transitano dignitari, ambasciatori e visitatori ufficiali e collega vari uffici della Santa Sede. Non è quindi uno spazio pensato per il pubblico generale, ma per la vita amministrativa e diplomatica del Vaticano.
Oggi viene utilizzato per cerimonie ufficiali, accoglienza di capi di Stato e delegazioni e attività
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