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Storia del mondo contemporaneo

Le origini della mentalità totalitaria

Alla fine del XIX sec. l’Europa esercitava un’incontrastata egemonia mondiale mostrandosi capace di diffondere i suoi principi politici. Particolare è il fatto che il 1900 si è aperto con un diffuso ottimismo (senza pensare che esistesse andando incontro a una catastrofe, cioè la Prima guerra mondiale e il suo dopoguerra) dato dagli scienziati in quanto pensavano che la scienza avesse risolto finalmente tutti i problemi. Ciò ha diviso la coscienza europea in due tempi: ottimismo e pessimismo.

Relativo all'ottimismo, molte invenzioni occidentali erano diventate un argomento di discussione da parte degli altri Paesi, mostrando quanto l’Europa fosse ormai in grado di condizionare la vita mondiale. Un altro elemento che caratterizzava la supremazia europea era l'arte del governo, cioè la capacità di amministrare una società complessa sia attraverso l'uso delle istituzioni statali, sia attraverso l'efficienza dell'organizzazione del credito. Fondamentale si era rivelata anche la combinazione dei progressi in campo medico, igienico, agricolo e industriale, che avevano prodotto effetti di grande rilievo:

  • Il notevole aumento della popolazione europea che passò dai 200 milioni a oltre 400 milioni.
  • Si era allungata la durata media della vita innalzandosi a circa 50 anni.

Il travolgente sviluppo economico era segno inequivocabile di come i rapporti di forza si fossero volti a vantaggio dell’Europa, favorito sia dal lungo periodo di pace che dall’acuirsi delle tensioni internazionali a causa della lotta per l'espansione; infatti, quest'ultima aveva spinto gli Stati a interventi sempre più massicci nel finanziamento a favore di industrie belliche (in particolare l'industria chimica, elettrica e metallurgica).

Nell'età contemporanea economia e scienza crescevano in parallelo a un ritmo elevato: il flusso delle innovazioni e delle scoperte era diventato incessante e il conseguente aumento produceva altri investimenti, innescando un circolo virtuoso che aveva permesso agli Stati occidentali di un maggiore benessere. Accanto alla nascita di nuove industrie, fondamentali innovazioni si ebbero anche nelle tecniche di produzione, in particolare con la comparsa della catena di montaggio: questa fu il frutto dell’“organizzazione scientifica del lavoro”, teorizzata da Taylor, in cui sostiene che il ciclo produttivo doveva essere “razionalizzato” attraverso la scomposizione in mansioni più semplici evitando ogni perdita di tempo. Anche la perdita di una sola frazione di secondo avrebbe comportato un calo della produttività. A molti osservatori la figura dell’operaio-massa ricorderebbe quella del soldato dato dalla struttura gerarchica, l’obbedienza passiva agli ordini e l’organizzazione dei movimenti.

Nello stesso tempo queste trasformazioni avevano finito con il favorire la competizione globale tra le maggiori potenze; tuttavia, accanto agli eventi positivi che segnano il dominio planetario da parte dell’Europa, cominciavano a diventare visibili anche i primi avvisi della sua crisi.

Il pessimismo e le tensioni internazionali

Relativo al pessimismo, invece, si era diffuso un sentimento di paura perché gli europei pensavano che il mondo ormai si fosse ristretto (e di conseguenza le loro ambizioni si accozzarono tra loro) per diversi motivi:

  • Ormai avevano conosciuto tutto il mondo (dato sia dalla colonizzazione e anche dalla rivoluzione dei trasporti che permise di girare il mondo in poco tempo).
  • Le notizie arrivarono più in fretta (grazie all'invenzione del telefono e della radio) che portavano ad una percezione più rapida del tempo e dello spazio, segnando l'inizio dell'era della simultaneità.

La passione nei confronti della simultaneità venne accentuata dalla nascita del cinema e delle tecnologie cinematografiche perché attraverso l’uso del montaggio era possibile seguire in contemporanea le avventure di più persone in luoghi diversi. Un elemento chiave che rappresenta l’inizio di questa era è l’orologio portatile: questo oggetto contribuiva ad accelerare i ritmi quotidiani ma contemporaneamente accresceva la possibilità di un coordinamento della vita collettiva, proprio come avrebbero dimostrato le vicende belliche.

  • Porta ad esasperare le tensioni tra gli imperi che influisce sia:
    • Livello politico: le tensioni portano allo scontro tra le diverse nazioni nelle terre coloniali in quanto vengono sottoposti a duri trattamenti sia economicamente (per le materie prime) sia culturalmente (perché gli europei si erano prefissati di portare la civiltà alle altre “razze”).
    • Livello della mentalità: una mentalità di tipo eurocentrica in quanto gli europei si sentono al centro del mondo, traendo così una forte legittimazione al loro imperialismo.

Fino all'inizio del Novecento si pensava la Terra fosse nata con il nascere degli uomini, invece si scoprì che era presente da milioni di anni e questo fa comprendere che il globo vive anche senza l'uomo, facendo emergere una mentalità di ansia che, da un lato, mostra (anche a livello letterario con il genere “fantascientifico”) quanto la parte più dinamica delle élite fosse consapevole di come si stesse modificando il panorama mentale dell’uomo contemporaneo, e dall’altra fa tremare la convinzione degli europei di essere padroni del mondo ponendosi, di conseguenza, la domanda di “come sarà il Novecento”. Questo perché inizia l'ascesa di potenze extraeuropee come gli Stati Uniti (che in poco tempo si sviluppano economicamente e militarmente) e soprattutto il Giappone che, con le sue vittorie sulla Cina e sulla Russia, aveva colpito l'opinione pubblica europea per due ragioni:

  • Il paese asiatico era passato da una struttura semi feudale ad una avanzata industrializzazione.
  • Un popolo di “razza gialla” aveva sconfitto un popolo di “razza bianca”.

La crisi della civiltà occidentale

Con questo evento si scatena nella società intellettuale europea non solo un senso di ansia ma anche una paura della decadenza dell’uomo europeo (ovvero il timore di sparire); questa paura viene espressa anche in un’opera molto importante e cioè “Il tramonto dell’Occidente”, di Spengler, che compie un’analisi storica di tutte le grandi civiltà sostenendo che ognuna possiede quattro fasce di età (nascita, giovinezza, maturità, vecchiaia). Molti intellettuali, per trovare le cause di questa decadenza, trovano che questa è data dalla metropoli e dalla civiltà industriale sostenendo che hanno peggiorato la “razza bianca” a causa di quattro elementi:

  • L’individualismo: gli individui perdono la loro collettività concentrandosi solo su sé stessi.
  • La perdita dei valori tradizionali: una società caratterizzata dalla progressiva liberazione dell’individuo da tutti i condizionamenti esterni comportava una crisi dei valori tradizionali.
  • La perdita dei rapporti sociali.
  • L’isolamento: gli individui si sentivano isolati a causa dell’insicurezza (generata dalla competizione).

L’insieme di tutte queste segnò l’avvento della società di massa; frutto di questo evento è dato dall’intensificazione del processo di “secolarizzazione”, cioè la capacità di influenzare tutte le sfere dell’agire umano e ciò significava che era sempre più il singolo individuo a darsi delle regole di comportamento. Le conseguenze portarono all’accelerazione dell’emancipazione della società civile dai condizionamenti della religione e poi la fede si trasforma in un fatto privato diventando meno legato alle consuetudini collettive. Inoltre questi intellettuali sostengono che le metropoli portavano con sé l’impoverimento delle persone che si trasferivano dalle campagne alle città portando di conseguenza:

  • Alcolismo.
  • Uso di droghe.
  • Peggioramento della salute pubblica: con la nascita delle metropoli e la mancanza di igiene, le persone sono portate a contrarre più facilmente le malattie arrivando a ritenere che tutte le malattie potessero essere trasmesse per ereditarietà.
  • Criminalità: con la creazione delle metropoli si ha un aumento di atti criminali.
  • Femminilizzazione del genere maschile: si sosteneva che il periodo della “Bella Époque” avesse reso i maschi meno virili.

Speranze di salvezza

Le sole speranze di salvezza erano affidate al:

  • Ritorno alla vita rurale: se si voleva garantire un futuro alla civiltà, era necessario riprendere la vita campagnola per evitare di essere uomini deboli.
  • Eugenetica: l’eugenetica è una presunta scienza che si occupava di studiare i fattori sociali che condizionavano la qualità biologica della specie umana. La nuova disciplina si specializzò in due ambiti:
    • Eugenetica ambientale: è una parte che studiava le modalità attraverso cui era possibile migliorare l’ambiente in cui gli esseri umani vivevano. Questa portò ad un effetto positivo alla popolazione con un miglioramento delle condizioni igieniche.
    • Eugenetica biologica: abolita solo nel 1973, è una parte che mirava ad intervenire direttamente sul corpo per impedire la procreazione di “bambini tarati”.
  • Imperialismo.
  • Guerra rigeneratrice: il rifiuto della modernità e il timore delle sue conseguenze si cominciarono ad accompagnare alla convinzione che solo tramite la guerra fosse possibile fermare il processo della decadenza con il compito di svecchiare la civiltà; questa convinzione era stata condivisa da tutti fino allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Solo dopo quest’ultima tornò nella cultura europea a prevalere che la pace sia l’unico strumento in grado di garantire sviluppo.

Grazie alla scienza e alla guerra l’uomo poteva mettere alla prova la sua volontà nel tentativo di dominare le forze naturali da cui era stato condizionato e si potevano rafforzare quei valori persi a causa della secolarizzazione. Inoltre, forti sostenitori della guerra sono i membri delle avanguardie, movimenti che proponevano di prevedere il futuro e volevano segnare una rottura generazionale, attraverso una rivoluzione borghese-antiborghese, contro la vecchia Italia liberale: è una rivoluzione borghese perché è data dalla generazione giovane del ceto medio della borghesia ma è contemporaneamente antiborghese in quanto i vecchi borghesi erano visti molto male e si nascondevano dietro al moralismo, al perbenismo e alle convinzioni sociali tradizionali.

Movimenti di avanguardia e liberalismo

Invece il movimento delle avanguardie vuole abbattere i confini di una realtà creata dai borghesi per andare alla ricerca di nuovi ideali con l’obiettivo di rispondere alla domanda “Che cos’è la realtà?”: la risposta a questo quesito è “dipende”. Non è una risposta scontata perché proviene dalla relatività di Einstein secondo il quale lo spazio e il tempo non sono oggettivi; a questo segue anche l’influenza data da Sigmund Freud (padre della psicoanalisi), importante per la scoperta dell’inconscio, sostenendo che l’uomo è caratterizzato anche da impulsi irrazionali. Con questo Freud, indirettamente, stimola gli artisti a non limitarsi alla realtà sensibile bensì ad aprirsi alla realtà interiore.

Dal punto di vista politico le avanguardie si scardinano contro il liberalismo, e in particolare con Giovanni Giolitti, quel ceto dirigente (che governò dal 1861 fino al 1922) che sostiene che il valore per eccellenza sia la libertà e la tolleranza dei singoli individui perché solo così si può ottenere il progresso e il benessere economico. A questa lenta evoluzione verso il meglio, le avanguardie non ci credono sostenendo che, visto che si sta andando velocemente verso il peggio è bene prendere velocemente le redini della storia affinché si crei un mondo nuovo per indirizzarlo verso una nuova direzione: questa mentalità segna l’inizio del fenomeno del volontarismo (una corrente che afferma la superiorità della volontà sulla razionalità).

Progetti alternativi a quello liberale

In questo senso si sviluppano due progetti alternativi a quello liberale:

  • Destra europea: è una corrente che critica aspramente il concetto di uguaglianza (sostenendo che la società funziona solo se rimangono distinti i ruoli sociali) e di libertà (sostenendo che sia pericoloso di lasciare libero a sé stesso un singolo individuo). La destra si caratterizza per la convinzione che la fraternità sia essenziale per rafforzare i legami di solidarietà nazionale attraverso i combattimenti: quindi il soggetto che loro mettono in luce è il popolo.
  • Sinistra europea: è una corrente che ha come valore assoluto il concetto di uguaglianza criticando la disuguaglianza sostenuta dalla destra: l’obiettivo della sinistra, che ha come soggetto le classi sociali di tutti i Paesi europei, è quello di costruire una società senza classi per abbattere il capitalismo a favore di una dittatura del proletariato.

Affinché questi due progetti si possano realizzare serve una forza d’urto che può crearsi solo con le masse: queste, essendo fortemente instabili a causa della secolarizzazione, per essere disponibili agli ordini dovevano essere unite dalla “nazionalizzazione”, cioè trasmettere nuovi valori alla popolazione alla difesa degli interessi personali, attraverso l’istruzione, la leva militare e l’industrializzazione. Questo controllo quindi permette l’emersione di un leader che permette alla popolazione maggiore sicurezza ma a discapito della libertà e questo significa che la democrazia ormai è in forte crisi.

Il ruolo del leader e la psicologia delle folle

Affinché il leader possa comandare, egli deve agire dal punto di vista psicologico: all’interno dell’opera “La psicologia delle folle” (1895), di Gustave Le Bon, l’autore nota delle caratteristiche della folla:

  • La folla è capace di infiammarsi: questa sua capacità è accompagnata dal fatto che i sentimenti cambiano rapidamente confermando l’incapacità di autogovernarsi.
  • La folla ha la capacità di agire: questa capacità mette timore ma contemporaneamente affascina gli intellettuali che desiderano sfruttare i sentimenti e le azioni delle masse per dominare.
  • Se si guarda il singolo individuo, esso appare diverso mentre se si guarda dal punto di vista collettivo si noterebbe un’anima collettiva che fa sparire ogni diversità.

Inoltre nell’opera Le Bon sostiene che la capacità di agire delle masse si può sfruttare attraverso:

  • Il combattimento degli impulsi con altri impulsi: evitando di usare la ragione si cerca di suggestionare la massa, cioè convincere senza che ne se accorga sfruttando le emozioni.
  • Minoranze attivistiche: la massa è governata da minoranze attivistiche (composte dal capo e da una stretta cerchia di dirigenti) che abbattono il concetto di sovranità popolare in quanto il potere non è più gestito dal popolo ma da piccoli gruppi di politici legittimati ad agire perché pensano di sapere come gestire le masse rispetto alla vecchia classe liberale.
  • Il culto del capo: è una concezione religiosa che vede il capo come un elemento salvifico.

Con il capo viene messo in discussione la funzione del Parlamento attraverso il fenomeno dell’antiparlamentarismo in cui i nazionalisti dividono l’Italia in due:

  • Italia dei politici: i nazionalisti accusano i liberali di essere persone che non si pongono grandi obiettivi per modernizzare la nazione.
  • Italia dei produttori: è l’Italia della borghesia produttiva che hanno la possibilità di trasformare la nazione in una potenza industriale.

L’alternativa al parlamento è quella dell’azione diretta, cioè prendere direttamente il potere, con il fine di manovrare le forze d’urto delle masse, anche attraverso l’uso della violenza (che è considerata l’unica via percorribile per accedere alla modernizzazione). In Italia, in particolare, le avanguardie sono considerate le incunaboli del fascismo, cioè la prima prova del fascismo attraverso la creazione di miti e mentalità del futuro fascismo, in quanto per loro è presente il problema del Risorgimento incompiuto: con l’unità di Italia (avvenuta nel 1861) si erano uniti formalmente gli Stati italici (tranne le “terre irridente” che erano ancora in mano all’impero asburgico) ma le popolazioni si sentivano legati ancora agli Stati pre-unitari (pensando che l’Unità sia un prolungamento del Regno di Sardegna) portando così ad una serie di conflitti interni (la questione meridionale e il brigantaggio) facendo suscitare una sensazione di fragilità della nazione.

Questo sentimento, unito con lo scarso patriottismo, aveva profondamente segnato la storia dell’Italia, un problema che venne risolto non dai liberali bensì dal regime fascista; a differenza dell’Italia, in Germania sia nel periodo della prima guerra mondiale che nella seconda, il senso patriottico era elevatissimo perché i tedeschi si consideravano un popolo superiore rispetto alle altre (attraverso lo sviluppo militare e industriale) e si sentivano troppo forti per rimanere all’interno dei propri confini. Lo scarso patriottismo italiano viene messo in evidenza non solo dagli intellettuali europei ma anche dagli stessi intellettuali italiani che consideravano il loro popolo come debole, pensando che l’Italia fosse stata per secoli decaduta, portando così a un sentimento di inferiorità (che porta con se 2 guerre mondiali e il fascismo) ma anche la nascita del nazionalismo italiano: in particolare le avanguardie italiane erano rimaste affascinate dal “Mito della terza Roma”.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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