Storia dei diritti umani
È molto difficile tracciare una definizione di diritti umani, questo per due motivi:
- Motivo contingente: i diritti umani sono tanti
- Motivo immanente: il linguaggio giuridico è oscuro
Tre generazioni di diritti umani
I diritti umani vengono suddivisi, su proposta iniziale del giurista Karel Vašák, in tre generazioni:
- Diritti di prima generazione -> diritti civili e politici; trattano della libertà e della partecipazione alla vita politica, impongono allo Stato un obbligo di non fare e proteggono quindi l’individuo dagli eccessi dello Stato [art. 3-21 Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo]
- Diritti di seconda generazione -> diritti sociali, economici e culturali; sono diritti legati all’uguaglianza e impongono al governo il dovere di rispettarli, di promuoverli e di soddisfarli [art. 22-27 Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo]
- Diritti di terza generazione -> diritti della solidarietà e diritti della tecnologia; contengono uno spettro molto ampio di diritti:
- Diritto all’autodeterminazione
- Diritto allo sviluppo economico e sociale
- Diritto alle risorse naturali
- Diritto a comunicare
- Diritto di partecipazione al patrimonio culturale
- Diritto all’equità intergenerazionale e alla sostenibilità
Analisi del sintagma "diritti umani"
Analizzando il sintagma diritti umani... il termine diritto può essere preso in considerazione in senso soggettivo (right) o in senso oggettivo (law):
- Right: pretesa legittima, perché fondata su una norma appartenente a uno o più sistemi giuridici, di qualcuno rispetto a qualcosa nei conformi di uno o più soggetti. Wesley Hohfeld (1879-1918), con la sua opera “Fundamental Legal Conception as Applied in Judicial Reasoning” (1913-1917), riconduce il termine diritto (right) a quattro situazioni:
- Pretesa, intesa come la capacità giuridica di esigere qualcosa da qualcuno
- Libertà, ossia possibilità di tenere o non tenere un comportamento
- Potere, cioè attitudine a creare obblighi e diritti in capo agli altri
- Immunità, ovvero l’assenza di soggezione a un potere
- Law: insieme delle norme giuridiche sulle quali si fonda il diritto soggettivo affinché possa trovare attuazione. Il diritto oggettivo opera nelle Costituzioni, nelle Dichiarazioni dei diritti, nelle consuetudini, negli atti e nei trattati internazionali, nei codici, nelle leggi, ma anche a livello giudiziale attraverso le norme processuali.
Diritti umani secondo José Ayala Lasso
José Ayala Lasso, eletto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani nel 1994, diede una prima definizione del sintagma diritti umani:
“Sono diritti inerenti a tutti gli esseri umani, qualunque sia la nostra nazionalità, luogo di residenza, sesso, origine etnica o nazionale, colore, religione, lingua o qualunque altra condizione. Questi diritti sono tutti correlati, interdipendenti e indivisibili. I diritti umani sono sovente espressi e garantiti dal diritto, sotto forma di trattati, di diritto internazionale consuetudinario, principi generali o altre fonti di diritti internazionali. Il diritto internazionale dei diritti umani comporta obblighi per i Governi di fare o non fare certe cose, allo scopo di promuovere e proteggere i diritti umani e le libertà fondamentali di individui o gruppi.”
I diritti umani sono diritti soggettivi pubblici di cui sono normativamente titolari tutti gli esseri umani semplicemente sulla base della loro appartenenza al genere umano.
Caratteristiche dei diritti umani
I diritti umani sono:
- Universali perché dovrebbero essere validi in ogni territorio e nei confronti di tutti i soggetti, pubblici e privati; l’universalità di questi diritti si concretizza in caratteristiche operative;
- Essenziali perché consistono in una pretesa giuridica che ha ogni persona ad essere protetta e rispettata in quanto tale;
- Inviolabili cioè devono essere avulsi dalla dimensione politica della cittadinanza; questa pretesa giuridica deve essere universale e non conosce un parametro politico ma va riconosciuto a tutti, superando quindi il criterio della cittadinanza;
- Assoluti perché non possono essere subordinati ad altri diritti sulla base di valutazioni di gerarchia o di valore;
- Inalienabili/indisponibili, ciò significa che non possono essere oggetto di atti di disposizione né di atti di alienazione, perché i diritti umani non possono essere ceduti o alienati, in quanto spettanti alla persona, indipendentemente dalla sua volontà;
- Imprescrittibili, in quanto non possono estinguersi seppur non esercitati, anche per un lungo periodo.
Ai titolari dei diritti umani va garantita la giustiziabilità, così da poter dare effettiva attuazione ai loro diritti qualora vengano violati.
I diritti umani sono diritti fondamentali?
La Costituzione della Repubblica federale tedesca, al titolo sui diritti fondamentali, art. 1,2 così recita:
“Il popolo tedesco riconosce...gli inviolabili e inalienabili diritti dell’uomo come fondamento dei ogni comunità umana, della pace e della giustizia nel mondo.”
Spesso i diritti fondamentali però vengono confusi con i diritti umani. Quando si parla di diritti fondamentali generalmente ci si riferisce a diritti costituzionali, che possono essere diritti umani ma anche non esserlo a seconda che la Costituzione definisca il diritto in questione inviolabile o meno. La nostra costituzione ad esempio elenca una serie di diritti umani, validi per tutti e altri diritti costituzionali, validi solo per i cittadini italiani.
Es. diritto umano: art. 13 Cost. vieta la tortura nei confronti di qualunque essere vivente
Diritto costituzionale: art. 48 Cost. diritto al voto, che spetta solo ai cittadini italiani
Dubbi sui diritti umani
La definizione dei diritti umani non riesce ad esprimere a pieno la sostanza di essi, per due motivi:
- Sono tautologici, la definizione stessa di diritti umani, di uomo e dignità è infatti una definizione ambigua;
- Per la relatività dei diritti umani: il diritto nasce come strumento per soddisfare i bisogni di una determinata società, quindi sottostà ad una serie di variabili presenti nella società stessa e al mutamento della concezione di uomo e della dignità dell’uomo che una società deve difendere in un dato tempo e in un dato spazio; Il diritto è il prodotto di una determinata società.
Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo
I diritti umani sono diritti soggettivi pubblici consacrati in un testo e al suo interno elencati, si tratta della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, approvata il 10 dicembre 1948 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite; l’approvazione della Dichiarazione segna la data di nascita della tutela internazionale dei diritti umani. I lavori che hanno portato all’approvazione del testo hanno comportato un processo molto lungo, durato più di due anni, perché i membri della commissione si sono soffermati a interrogarsi sulle questioni metafisiche inerenti ai diritti umani; questo finché René Cassin, un membro della commissione presieduta da Eleanor Roosevelt, illustra ai delegati dell’Assemblea Generale il senso della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e il perché dovrebbero approvarla; Cassin definisce questa dichiarazione un tempio e ne illustra la struttura:
- Principi fondamentali: uguaglianza, solidarietà e non discriminazione [art. 1 e 2]
- Diritti e libertà fondamentali [art. 3-11]
- Diritto alla vita, libertà e sicurezza
- Divieto di schiavitù
- Divieto di tortura e punizioni crudeli, inumane e degradanti
- Diritto ad avere personalità giuridica
- Giustizia di fronte alla legge e diritto ad ottenere giustizia
- Giustiziabilità dei diritti umani
- Habeas corpus
- Giusto processo
- Presunzione di innocenza
- Irretroattività del reato e della pena
- Diritti civili [art. 12-17]
- Riservatezza della condizione giuridica
- Libertà di movimento
- Diritto di asilo
- Diritto alla cittadinanza
- Diritto al matrimonio e alla famiglia
- Diritto di proprietà
- Diritti politici [art. 18-21]
- Libertà di pensiero, coscienza e religione [art. 18]
- Libertà di espressione e opinione [art. 19]
- Diritto di riunione
- Diritto di elettorato attivo e passivo
- Diritto di accesso al governo e alla pubblica amministrazione
- Diritti economici, sociali e culturali [art. 22-27]
- Diritto alla sicurezza sociale
- Lavoro, equa retribuzione e organizzazione sindacale
- Riposo e svago
- Tenore di vita sufficiente
- Diritto all’istruzione
- Diritto alle arti
- Frontone [art. 28-30]: strumenti affinché il sistema possa essere efficiente e operativo
- Tutti i diritti devono essere pienamente realizzati
- L’esercizio dei diritti di ciascun individuo non deve essere utilizzato per distruggere o ledere i diritti elencati nella Dichiarazione
“La Dichiarazione è il vessillo di tutti coloro che sono vittime di persecuzione e abusi di ogni genere. È la sintesi dei principi etici e delle civiltà del nostro tempo e, in quanto tale, si eleva come un monumento perenne che domina le Costituzioni nazionali […]. Ora possediamo una leva capace di sollevare ed alleviare il peso dell’oppressione e dell’iniquità: impariamo a servircene! La Dichiarazione impegna la responsabilità delle nazioni e degli individui, uno per uno.”
Mancanza di staticità
La Dichiarazione è un elenco aperto, un insieme di prerogative non rigidamente ordinate, ma suscettibile di espansione; questi principi sono in continua evoluzione, suscettibili di espansione qualora nascano nuove minacce, nei confronti dell’individuo, necessarie di tutela. Es. Minaccia sanitaria, questione climatica ecc…
A tal proposito, E. Lawson nel suo testo Human Rights così scrive:
“Per farla breve, i diritti umani sono principi e regole universalmente accettate che supportano la moralità e che permettono a ciascun membro della famiglia umana di realizzare il proprio potenziale e di vivere la vita in un’atmosfera di libertà, giustizia e pace. Essi includono sia i “tradizionali” diritti civili e politici che i diritti economici, sociali e culturali, riconosciuti più di recente. La definizione è aperta e può includere diritti ancora in corso di scoperta e formulazione, come il diritto a un ambiente che permetta una vita di salute e benessere e il diritto allo sviluppo.”
Origine del movimento
I diritti umani nascono e si formano nell’alveo della cultura occidentale, la quale spesso ha voluto imporre il suo modo di vedere il mondo, anche se gli ideali solidaristici fanno parte della coscienza degli essere umani e si manifestano in contesti anche differenti dal mondo occidentale. Alla stesura della Dichiarazione partecipano scienziati di tutto il mondo, era infatti necessario l’intervento della comunità internazionale per allontanarsi sempre più dalle nefandezze del mondo occidentale (es. campi di concentramento nazisti). I diritti umani si sono affermati gradualmente e possono definirsi come il prodotto della storia, perché consistono nel riconoscimento di pretese che appartengono alla sfera etico-morale, alle quali sono state accordati obblighi di natura giuridica, in seguito alla loro aspirazione ad essere dotate di garanzie giuridiche.
Immanenza dei diritti umani, la ricerca delle loro radici
Un primo grande scoglio è di carattere metodologico, si vuole infatti capire l’evoluzione di questo fenomeno giuridico e le sue radici; per farlo si passa da tre tappe fondamentali:
- La ricerca delle premesse del fenomeno che voglio conoscere;
- La comprensione del suo sviluppo;
- La verifica della sua affermazione.
Questa fase di ricerca incontra qualche difficoltà nella individuazione del suo anno zero; si individua così:
- Nel XIV e XV sec. la prima affermazione in qualche documento ufficiale;
- A fine XVIII sec. la sua concretizzazione nelle fonti;
- Nel XX sec. la sua consacrazione ufficiale.
Nonostante queste date indicative non bisogna pensare che i diritti umani nacquero improvvisamente alla fine del Settecento, piuttosto è giusto dire che costituiscono il risultato di un’evoluzione durata secoli e della quale è giusto e doveroso ricercare i momenti iniziali. Si vuole verificare se prima dell’età moderna, e quindi nell’età medievale e addirittura nell’antichità, si siano verificati dei fenomeni anticipatori e se questi condividano una traccia comune con i diritti dell’età moderna; si vuole ricercare quindi una linea di continuità tra queste epoche ma bisogna prestare attenzione a evitare di leggere con gli occhi del presente le posizioni giuridiche collegate all’uomo in tempi troppo lontani.
Vengono individuate diverse fasi di emersione dei diritti umani:
- Fase prodromica, philantropìa greca e humanitas latina
- Fase della lex naturalis cristiana
- Fase dei diritti naturali
- Fase dei diritti umani veri e propri
I concetti di natura e di uomo sono fondamentali per l’evoluzione della materia.
La fase prodromica dei diritti umani
Philantropia e il Dikaion dell'antica Grecia
La cultura greca viene considerata la culla della civiltà occidentale, a lei si deve il termine philantropia, che significa amore per l’uomo. Alla cultura greca si deve inoltre uno dei primi manifesti di quelli che diventeranno poi i diritti dell’uomo, si tratta di un testo letterario, una tragedia, ossia l’Antigone di Sofocle (442 a.C.); è la storia della volontà di una giovane tebana, Antigone, di seppellire il fratello Polinice, un oppositore politico, violando così la volontà e il divieto del re di Tebe Creonte. Antigone, per aver violato il decreto del re, viene condannata a vivere il resto dei suoi giorni imprigionata in una grotta e alla fine la giovane donna si impicca. Quello di Antigone è un atto di ribellione nei confronti di un ordine del sovrano, nonostante ciò sente di doverlo fare in nome della ‘morale del sangue’, ossia in nome di una legge di portata divina non scritta, detta àgrapta nòmima; questo atto suscita l’interesse della letteratura e porta ad una riflessione sul messaggio del gesto di Antigone: questo gesto pone in contraddizione le leggi di diritto positivo (nòmos), ossia leggi poste in essere dagli esseri umani, e norme superiori, che stanno al di sopra del diritto positivo.
Il messaggio di Antigone è stato riletto nei secoli da persone diverse:
- Vittorio Alfieri legge nel gesto di Antigone una opposizione al tiranno, ma fa questa lettura usando gli occhi del suo tempo e quindi sbaglia a dire che Antigone è un’oppositrice politica perché, nonostante il suo gesto violasse il divieto del re Creonte, in quel momento lei stava ubbidendo a leggi superiori;
- Hegel vede nel gesto di Antigone una opposizione alla legge dello Stato ma sarebbe sbagliato dire così visto che a quel tempo la concezione di Stato ancora non esisteva e quindi Antigone, anche volendo, non avrebbe potuto rispettare lo Stato senza neanche essere a conoscenza di cosa questo fosse;
- Brecht mette in scena un’opera in cui associa la figura del sovrano di Tebe alla figura di Hitler. Con questo non si vuole dire che proiettare il gesto di Antigone in contesti diversi è sbagliato, ma bisogna essere consapevoli della trasformazione del messaggio.
La visione più corretta del messaggio che voleva trasmettere Sofocle, individuato anche da Zagrebelsky, è il cortocircuito tra norme superiori e la legge dell’uomo, mettendo in luce che il rispetto di queste leggi superiori dovrebbe essere giustificato perché evidentemente, se si fosse rispettato il diritto positivo, questo avrebbe leso i diritti superiori.
Philantropia e i suoi limiti
Parlare di diritti umani in Grecia è un errore, questo perché in Grecia non esisteva uguaglianza tra i soggetti: l’uguaglianza davanti alla legge (isonomia) e l’egual possibilità di poter partecipare alle decisioni della città (isegoria) spettavano a pochissimi nella comunità greca, ossia al maschio greco. Il diritto positivo della Grecia era quindi fortemente escludente, per questo motivo il termine philantropia, che significa amore per l’uomo, si traduceva nella disponibilità ad agire per l’interesse dei membri della famiglia, del clan o della città.
La società greca prevedeva una scala sociale piramidale:
- Uomini greci
- Donne, che hanno un intelletto minore ed è incapace in guerra
- Stranieri, che parlano una lingua incomprensibile
- Schiavi che vengono paragonati all’animale domestico, lo schiavo in Grecia è per natura diverso dall’uomo e può essere il debitore insolvente o il prigioniero di guerra
Il diritto positivo tutela principalmente l’uomo greco che è per natura diverso da tutte le altre categorie. Gli stessi letterati evidenziavano, in alcune loro opere, questa grande distinzione tra uomo greco e schiavo e l’importanza della figura stessa dell’uomo greco; queste considerazioni hanno sicuramente fomentato il processo di esclusione di tutte le altre categorie.
Aristotele, Politica, 340 a.C.: “[...] quale sia la natura dello schiavo e quali le sue capacità, è chiaro da queste considerazioni: un essere che per natura non appartiene a se stesso ma a un altro, pur essendo uomo, questo è per natura schiavo: e appartiene a un altro chi, pur essendo uomo, è oggetto di proprietà. Quindi quelli che differiscono tra loro quanto l’anima dal corpo o l’uomo dalla bestia (e si trovano in tale condizione coloro la cui capacità è tale da [...]"
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Esame storia dei diritti umani
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Storia contemporanea - Tesina
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Storia contemporanea