Prima guerra mondiale in Italia
Giolitti ha contro i meridionalisti, gli intellettuali che lo accusano di mancanza di slancio di ideali, i cattolici. La guerra di Libia provoca la rottura tra giolittiani e socialisti. Si sviluppa un nazionalismo anti-giolittiano. Secondo alcuni storici, Giolitti cerca nuovi consensi con il suffragio universale maschile e poi con il patto Gentiloni; ma ormai i tempi erano cambiati sia per quanto riguarda l’interno che le relazioni internazionali.
L'Italia e la prima guerra mondiale
All’inizio l’Italia rimane neutrale anche se è ben schierata nel campo internazionale (faceva parte della triplice alleanza => era schierata con Austria e Germania). Questa neutralità si fa forza sul fatto che la triplice alleanza era difensiva, non offensiva e l’Austria aveva attaccato. Inoltre l’Italia non era stata interpellata => ha ragione di rimanere neutrale.
Inizia un acceso dibattito tra interventisti e neutralisti. Come erano composti i due fronti:
- Interventisti = irredentisti > coloro che vogliono l’acquisizione delle terre irredente (Trentino, Trieste…), alcuni sindacalisti rivoluzionari, i nazionalisti, i liberali di destra anti-giolittiani, tra i quali, per l’importanza e per il ruolo, è importante ricordare Salandra (presidente del consiglio) e Sonnino (ministro degli esteri da ottobre 1914).
- Neutralisti = Giolitti e i liberali giolittiani. Giolitti pensa che l’Italia sia impreparata a affrontare la guerra e che avrebbe potuto comunque ottenere dei compensi per la sua neutralità. Anche i cattolici sono neutralisti > papa Benedetto XV, sempre in favore della pace, si adopera poi molto a livello diplomatico per limitare la guerra. Anche i socialisti sono neutralisti.
Tra i socialisti c’è Mussolini > non solo socialista ma anche direttore del giornale socialista l’Avanti. Nel 1914 Mussolini passa tra gli interventisti anti-tedeschi perché pensa che se gli imperi centrali avessero vinto la guerra, sarebbe stato un disastro => pur rimanendo nella teoria neutrale pensa che comunque l’Italia avrebbe dovuto intervenire per evitare una vittoria degli imperi centrali. Viene quindi destituito dalla carica di direttore dell’Avanti e poi espulso dal partito socialista. Novembre 1914 > Mussolini fonda un nuovo giornale, Il Popolo d’Italia, interventista contro la Germania (la Francia aveva interesse che l’Italia entrasse contro la Germania).
Altri neutralisti sono nei settori dell’industria che, con un certo cinismo, pensano di potersi giovare della guerra in atto rifornendo i campi opposti => produrre cose utili per chi combatteva la guerra e così arricchirsi. Entrambi i fronti sono compositi, al di là di questa schematizzazione.
I neutralisti hanno maggior peso in Parlamento e nella società; gli interventisti hanno però Salandra e Sonnino e sono più chiassosi => appaiono più numerosi di quanto siano. Salandra e Sonnino all’inizio trattano sia con gli imperi centrali, sia con l’Intesa.
26 aprile 1915 > avvallo del re > firmano il patto di Londra con le potenze dell’Intesa. Patto di Londra: in caso di vittoria, all’Italia sarebbero andati Trentino, Sud-Tirolo fino al Brennero, Venezia-Giulia, Istria (esclusa Fiume), parte della Dalmazia, bacino carbonifero di Adalia in Turchia ed eventuali compensi coloniali non definiti. Il patto viene tenuto segreto al Parlamento.
Ai primi di maggio Giolitti, che non sa niente del patto di Londra, si pronuncia a favore della continuazione delle trattative con l’Austria e molti deputati si schierano con lui. Giolitti, che non è un uomo dalle azioni forti, non attua comunque un’opposizione attiva; di fronte al fatto che molti deputati concordano con Giolitti, Salandra si dimette ma il re respinge le dimissioni => fa intendere che a suo parere la maggior parte del Paese è favorevole all’entrata in guerra.
Intanto avvengono varie manifestazioni degli interventisti > le “radiose giornate di maggio”, espressione coniata da D’Annunzio = partecipante a queste giornate > inneggia all’entrata in guerra. 20 maggio > con il voto contrario dei socialisti, la camera approva la concessione dei pieni poteri al governo. 24 maggio 1915 > l’Italia entra in guerra > i socialisti assumono una posizione conforme allo slogan “Né aderire né sabotare” > non vogliono rovinare del tutto l’Italia in questo momento difficile ma comunque non aderiscono alla guerra. Guerra che ormai è di logoramento, non più di movimento (come invece pensavano sarebbe stata i Tedeschi).
L’Italia entra in guerra in questa situazione e si trova presto impegnata in una guerra di trincea > situazione di stallo ma comunque con molti morti > guerra che ha grande peso sulla psicologia delle persone. 1916 > anno di grandi offensive militari > a giugno l’Italia subisce un’offensiva austriaca > la “spedizione punitiva” contro l’Italia che da alleata è diventata nemica. L’Italia non subisce perdite territoriali ma c’è una forte impressione causata dall’offensiva austriaca. Cade il governo Salandra.
Nasce un nuovo governo guidato da Boselli > governo di coalizione nazionale, comprendente varie forze politiche, esclusi sempre i socialisti. Intanto continua ad essere protagonista della guerra la trincea > situazione dura che porta a episodi di diserzione. La prima guerra mondiale è anche la prima guerra totale > coinvolge, come mai prima, la vita interna degli stati > l’organizzazione, la produzione industriale… tutto risente e viene piegato dalla guerra.
1917 > anno più critico della prima guerra > ingresso USA nel conflitto, rivoluzione russa, malcontento per lo stallo doloroso e drammatico, che si manifesta anche in Italia. Agosto 1917 > insurrezione a Torino, repressa con morti > non solo fatti italiani ovviamente.
Ottobre 1917 > Caporetto > il celebre episodio avvenuto nell’estremo nord-est italiano > austriaci e tedeschi sfondano le linee italiane riuscendo a penetrare; i soldati italiani devono indietreggiare e poi si trasforma in una fuga > le forze avversarie continuano ad avanzare > questo causa shock nei comandi, nell’opinione pubblica… Avviene una sostituzione al comando supremo come conseguenza > il generale Diaz sostituisce Cadorna > Cadorna era più rigido e duro, insisteva sulla severità verso i militari, Diaz ne introduce uno che punta più sul convincimento e sulla propaganda, cerca di coinvolgere ideologicamente i militari. L’esercito italiano riesce poi a esprimere una valida resistenza.
Per rimpinguare le file dell’esercito, viene chiamata la leva del 1899 => ragazzi giovanissimi > detti poi “i ragazzi del ’99” > considerati quasi degli eroi, che effettivamente riescono a dare nuovo vigore e a far parte della resistenza espressa dall’esercito. Nasce un nuovo governo presieduto da Vittorio Emanuele Orlando.
1918 > equilibrio tra le due parti in lotta (imperi centrali-Intesa) > a giugno avviene un attacco austriaco sul Piave contro l’Italia > attacco che l’Italia riesce a respingere. Presto la situazione cambia in favore dell’Intesa > da metà 1918 avviene il contrattacco dell’Intesa > da ottobre l’Italia lancia un nuovo impegno contro l’Austria e riesce a sconfiggerla nella battaglia di Vittorio-Veneto. Il 3 novembre viene firmato l’armistizio di Villa Giusti.
Conferenza di Parigi e le sue conseguenze
Conferenza di Parigi > Patto di Versailles il 28 giugno 1919 > l’Italia è una delle 4 potenze principali della conferenza insieme a Inghilterra, Francia e Stati Uniti. L’Italia però ottiene solo Trieste, Istria e Trentino => molti storici parlano di completamento del risorgimento. L’Italia dopo la guerra è in serie difficoltà, nonostante sia vincitrice è nelle condizioni di un Paese vinto > il bilancio è in deficit, è presente grave inflazione, c’è il problema della riconversione industriale…
La disoccupazione è alta, problema del reinserimento dei reduci + condizioni psicologiche di persone che hanno tanto sofferto al fronte e che, tornate a casa, pensano di ottenere giovamento ma si trovano disoccupate. Molto malcontento e frustrazione > fermenti e tensioni sociali > periodo del biennio rosso, poi del biennio nero. Guerra che ha influenzato psicologicamente sugli equilibri familiari > donne che hanno dovuto assumere ruolo più importante nella famiglia iniziando anche a lavorare per sostenere economicamente la famiglia.
Non solo in Italia ma in vari Paesi, dopo la guerra c’è una trasformazione della retta politica: in Italia cambia il panorama delle forze politiche, nascono i partiti di massa, tramonta la vecchia classe dirigente liberale.
1919 > nasce il Partito Popolare Italiano > uno dei partiti di massa, di ispirazione cattolica, sebbene non confessionale = non è legato organicamente e strutturalmente alla chiesa istituzionale cattolica. Il partito popolare italiano sostiene una serie di istanze care al mondo cattolico: tutela della famiglia, riforma del sistema fiscale, riforma elettorale a favore del sistema proporzionale, ampliamento delle autonomie locali. Abbandono del non expedit per permettere ai cattolici di partecipare alle elezioni.
Altro partito di massa, già presente, è il partito socialista che cresce ed è composto da due correnti principali:
- Massimalisti = prevalente, detti massimalisti perché vogliono raggiungere un risultato massimo, instaurando il socialismo tramite la dittatura del proletariato;
- Riformisti = favorevole a un raggiungimento di obiettivi tramite un percorso graduale di riforme => corrente meno radicale.
Nel partito sono presenti anche gruppi di estrema sinistra, favorevoli a un più attivo impegno rivoluzionario e a una più stretta adesione all’esperienza dei comunisti russi. Tra questi gruppi di estrema sinistra emergono quelli di Napoli (con Amadeo Bordiga) e di Torino con (Gramsci).
Marzo 1919 > a Milano nascono i Fasci di Combattimento, fondati da Mussolini, movimento composito dal punto di vista delle idee, idee anche avanzate per il tempo > ad esempio si propone il voto alle donne (che poi arriva solo nel 1946), sono favorevoli all’abolizione del Senato, a minimi di paga, al sequestro dell’85% dei profitti di guerra. Tutto questo secondo il programma di San Sepolcro del 6 giugno 1919. I fasci di combattimento si mostrano subito come movimento aggressivo. Aprile 1919 > fascisti a Milano assaltano la sede dell’Avanti.
L’Italia intanto ha difficoltà nella conferenza di pace di Versailles, dove sono presenti il presidente del consiglio Orlando e il ministro degli esteri Sonnino > alla conferenza l’Italia chiede i territori promessi nel patto di Londra e, in più, Fiume (dove gli italiani sono in maggioranza). La richiesta di Fiume incontra opposizione soprattutto dal presidente americano Wilson => aprile 1919 > Orlando e Sonnino abbandonano Versailles per protesta, tornano in Italia dove vengono accolti da manifestazioni patriottiche. Ma il loro gesto di protesta non ottiene nulla e dopo un mese i due tornano a Parigi.
A giugno si ha la fine del governo Orlando > come presidente del consiglio subentra Francesco Saverio Nitti. In Italia cresce il sentimento nazionalista. Promosso e sostenuto da D’Annunzio, si espande il mito della Vittoria Mutilata > non intera. In questa atmosfera, nel settembre 1919, sotto la guida di D’Annunzio, volontari e reparti militari ribelli, con un’azione di forza occupano Fiume. L’avventura umana dura quindici mesi.
In Italia tra il 1919 e il 1920 ci sono molte agitazioni sociali, tumulti contro il caro viveri, molti scioperi, agitazioni nelle campagne. Novembre 1919 > elezioni politiche con il metodo della rappresentanza proporzionale con scrutinio di lista. Metodo che comporta il confronto tra liste e non tra candidati e che favorisce i partiti di massa rispetto alla vecchia classe liberale. Il risultato delle elezioni è negativo per la vecchia classe liberale, primo partito risulta quello socialista, seguito dai popolari e con questi risultati diventa difficile avere maggioranze forti.
Nel giugno 1920, come presidente del consiglio torna per l’ultima volta Giolitti. Nel suo programma Giolitti propone l’obbligo di intestare i titoli azionari al nome del possessore, che così poteva essere passato, e propone un’imposta straordinaria sui profitti realizzati dall’industria bellica > progetti che tuttavia non trovano attuazione. Giolitti sviluppa negoziati con la Jugoslavia, che portano alla firma del trattato di Rapallo nel 1920, in base al quale l’Italia conserva Trieste, Gorizia e l’Istria; la Jugoslavia ottiene la Dalmazia eccetto Zara (Italia) e Fiume viene dichiarata città libera, anche se è occupata da D’Annunzio => l’Italia interviene contro l’occupazione a Fiume e D’Annunzio è costretto ad abbandonare.
1924 > Fiume diventa poi italiana con un nuovo accordo con la Jugoslavia. In Italia Giolitti ha molte difficoltà, prova a risanare il bilancio anche liberalizzando il prezzo del pane (scontento di gran parte dell’opinione pubblica) => è difficile tenere sotto controllo la situazione; diverso contesto sociale rispetto all’età giolittiana. Nelle fabbriche si diffondono i consigli di fabbrica = organi eletti dai lavoratori. 1920 > gli industriali si mostrano rigidi nell’opporsi alle richieste economiche e normative avanzate dai sindacati a favore dei lavoratori.
Cresce la tensione. A un certo punto un’azienda milanese decide la serrata = chiude, impedendo ai lavoratori di svolgere il proprio lavoro. Il 30 agosto 1920 il sindacato dei metallurgici decide, in risposta, l’occupazione delle fabbriche ed effettivamente inizia subito un’occupazione che si estende rapidamente, interessando molte zone d’Italia e andando oltre il solo settore metallurgico. Gli operai occupano le fabbriche e cercano di gestire in proprio la produzione > organizzano anche una vigilanza e una difesa armata delle fabbriche. Giolitti non vuole un intervento repressivo.
Il 19 settembre, con la mediazione di Giolitti, si giunge ad un accordo tra industriali e sindacati per le questioni economiche e per un progetto di controllo operaio sulle aziende, progetto che poi non ha pratica attuazione. La vicenda dell’occupazione delle fabbriche è stata traumatica, seguono polemiche, malumori, gli industriali sono irritati, la borghesia è allarmata. I socialisti riformisti vengono accusati dall’estrema sinistra di aver svenduto l’occasione rivoluzionaria. I socialisti massimalisti sono accusati di non aver saputo capeggiare un movimento rivoluzionario.
Gennaio 1921 > da una scissione socialista nasce a Livorno il Partito Comunista Italiano > più vicino all’esperienza russa e ha così fine quello che viene definito il biennio rosso. Fine 1920 - inizio 1921 > il movimento fascista ha una trasformazione e uno sviluppo > attive squadre di azione violenta, viene condotta una lotta contro il socialismo. Si ha quella che viene definita “fase del fascismo agrario” perché si manifesta soprattutto nella pianura padana, in Toscana, in Umbria => zone agricole. Questa fase è caratterizzata da attacchi violenti a sindacati, associazioni di braccianti, camere del lavoro, cooperative, devastazioni, incendi, violenze sulle persone…
Sono noti i “fatti di Palazzo d’Accursio” > sede del comune di Bologna > 21 novembre 1920 > fascisti cercano di impedire la cerimonia di insediamento della nuova amministrazione comunale socialista a Bologna. Per errore i socialisti che vogliono difendere il palazzo sparano sulla folla provocando una decina di morti => tragicità di queste vicende. Questi fatti sono considerati il debutto della fase del fascismo agrario. Lo squadrismo fascista ottiene comunque successi > amministrazioni comunali sono costrette a dimettersi, leghe vengono sciolte e crescono le fila dello squadrismo, con una certa tolleranza dei pubblici poteri e della forza pubblica.
Nel mondo politico, anche ad alto livello, c’è chi sottovaluta lo squadrismo fascista e lo pensa come utile per arginare i socialisti. Maggio 1921 > nuove elezioni > i candidati fascisti inseriti nelle liste, espressione della classe dirigente liberale, volte a contrastare i partiti di massa, ottengono un certo successo. Lo stesso Giolitti spera di integrare il fascismo nello stato liberale. Trentacinque deputati fascisti tra cui Mussolini entrano alla Camera. Il movimento fascista ottiene quindi legittimazione e diventa una forza istituzionale rappresentata alla Camera.
Luglio 1921 > Giolitti si dimette e gli succede Ivanoe Bonomi > situazione di tensione > violenze, scontri di piazza… Bonomi cerca di promuovere una pacificazione > fascisti e socialisti sottoscrivono in effetti un patto di pacificazione ma presto riprendono le violenze. I fascisti intransigenti sono contrari al patto > Mussolini, temendo anche per la sua posizione, finisce per sconfessare il patto.
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Storia contemporanea, 1900
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