11Qual è l’età contemporanea? Due secoli in cui si passa da un ordine europeo a un
ordine mondiale globale.
Primo appello: fine gennaio.
Esame: 11 domande aperte in ordine cronologico: 4 sul 1800, 4 sul 1900, 3 sugli altri
due libri.
Storia contemporanea (1776 – )
L’età contemporanea inizia (forse) quando i processi, le identità, l’economia ecc.
iniziano a somigliare a quelli di oggi.
Nel 1776 nascono gli stati uniti d’America.
Il lungo ottocento: l’età degli imperi europei.
1776 panorama globale: impero spagnolo, impero britannico, impero francese, impero
portoghese, impero russo, impero giapponese, 13 colonie: il primo stato che vince
sugli ordini degli imperi, il secondo sarà Haiti. A fine ‘700 tutto il mondo è in
subbuglio: rivolte all’ordine del giorno.
Ma dal 1857 nasce un nuovo imperialismo europeo basata sul “fardello dell’uomo
bianco” che ha il compito di civilizzare il resto del mondo.
1789 – 1914: l’età delle nazioni: rivoluzione francese: nazione = comunità a cui si
aderisce volontariamente; modello tedesco: …… ?
La rivoluzione americana
Le colonie britanniche nel nord-America
13 colonie americane formate a partire dal ‘600 attraverso la colonizzazione inglese,
nel 1620 sbarcarono i “padri pellegrini” il cui insediamento fu sostenuto dall’assistenza
fornita dai nativi. Nei decenni successivi ci fu una consistente immigrazione di
minoranze politiche o religiose dall’Inghilterra, Francia e Germania.
Nel 1763 le colonie, estese dal Canada alla Florida, erano caratterizzate da grandi
diversità: al nord importante centro industriale, al sud si viveva di agricoltura: grandi
piantagioni di tabacco e cotone lavorate da schiavi importati dall’africa. Al nord non
c’era quasi schiavitù in quanto non c’erano piantagioni. Le diversità erano
anche sul piano religioso: a nord molti protestanti, al centro ebrei, al sud anglicani. Il
protestantesimo alimentava il dissenso nei confronti della madrepatria, era convinto
che ci fosse una nuova missione affidata da dio ai nuovi americani.
I pellerossa erano sospinti sempre più a ovest.
La rivoluzione
Queste 13 colonie dovevano sottostare alle leggi della madre patria: quello che
decideva il re e il parlamento di Londra aveva valore immediato per le colonie. Queste
colonie si erano però date delle assemblee interne che decidevano
sull’amministrazione interna e che, nel corso del tempo, avevano assunto poteri
sempre maggiori. Dal 1763 le colonie iniziarono a sentirsi come un’entità autonoma e
non più come parte integrante dell’impero britannico.
Nel ‘700 queste colonie iniziano a dare problemi: il governatore degli stati americani
eletto dalla madre patria aveva il potere di annullare qualsiasi decisione prese dalle
assemblee interne. Era in atto il navigation act: tutto ciò che gli americani volevano
esportare doveva per forza viaggiare su navi inglesi che decidevano le rotte. Di
conseguenza beni che potevano essere venduti a prezzi molto più alti dovevano
essere venduti obbligatoriamente all’Inghilterra a prezzi bassi.
1756 - 1763: guerra dei 7 anni, prima guerra mondiale nel senso che venne
combattuta anche fuori Europa, in America: i Francesi combatterono contro gli inglesi
nelle colonie americane. I coloni e i nativi combattevano nell’esercito inglese.
L’Inghilterra dopo aver vinto questa guerra si ritrovò con le casse vuote, di
conseguenza iniziò a imporre una serie di tasse alle colonie: la tassa sullo zucchero,
mitigata quasi subito a causa delle proteste; lo stamp act, un bollo che doveva essere
pagato e messo su tutta la carta stampata. I coloni iniziarono a richiamare la
tradizione del parlamentarismo britannico secondo cui nessuna tassa poteva essere
imposta senza l’autorizzazione di un’assemblea di rappresentanti dei diritti dei tassati.
La goccia che fece traboccare il vaso fu una tassa sul the americano che sarebbe stato
gestito in monopolio dalla compagnia delle indie, danneggiando gravemente i
commercianti locali.
“no taxation without representetion”: le colonie non avevano possibilità di votare il
parlamento inglese e di avere voce. …. . All’inizio l’intenzione non era quella di
separarsi dalla madre patria: gli bastava che l’impero britannico gli desse dei deputati
o un parlamento proprio. Così non fu, il re continuo a imporre tasse e dichiarò guerra,
gli americani si sentirono costretti ad uscire. Prima rivoluzione politica della storia.
Rivolta e rivoluzione, qual è la differenza? La rivoluzione è un cambiamento radicale
nella storia da cui non si può tornare indietro.
1773: “Boston tea party” gettato in mare carico di tè di alcune navi della compagnia,
dure misure di ritorsione da parte della Gran Bretagna.
Formazione di un esercito coloniale con a capo George Washington
Scoppia la guerra (1775 – 1783): l’Inghilterra avrebbe dovuto avere vita facile, così
non fu.
1776: dichiarazione di indipendenza, ci si “giustifica” davanti al resto del mondo, 13
colonie dichiararono la propria indipendenza, dicono al mondo che vogliono separarsi
dall’impero britannico e creare un nuovo stato. La dichiarazione si richiamava ai
principi del giusnaturalismo e ai diritti inalienabili dell’uomo.
Inizia qua la storia contemporanea: nasce uno Stato sovrano, autogovernato, separato
dal controllo degli imperi, uno Stato di diritto: che ha nella propria costituzione gli
ideali portati avanti dall’illuminismo.
A fianco delle colonie entrarono anche Francia e spagna per indebolire l’impero
britannico.
Pace di Versailles nel 1783, indipendenza delle colonie.
Si intuì in Europa che si sarebbe passato da un mondo di imperi a un mondo di stati
sovrani, 4 anni dopo scoppiò la rivoluzione francese.
Inizia il momento storico che verrà chiamato “età delle rivoluzioni”.
Costituzione e democrazia
Nel 1787 a Philadelphia si apre un’assemblea di rappresentanti dei tredici stati che in
meno di due mesi scrive una costituzione.
Costituzione degli Stati Uniti d’America: diritti naturali dell’uomo, vita, proprietà
sicurezza. Diritti naturali dell’uomo bianco, maschio. Col trionfo dei diritti nascono
anche gli esclusi dai diritti. La Pennsylvania chiese al governo di Washington di dare
diritto di voto anche ai neri liberi, Washington rispose di no. Chi è nullatenente non ha
diritto di voto.
Il parlamento ha potere legislativo ed è formato da due camere: la Camera dei
rappresentanti, che si occupava delle questioni finanziarie, elettiva con un numero di
deputati per stato proporzionale alla propria popolazione; il Senato, che si occupa di
politica estera e che ha due rappresentanti per stato. Due stati piccoli non votarono la
costituzione.
Potere giudiziario: sotto il controllo di un corte suprema federale.
Presidente della repubblica, eletto da un’assemblea di “grandi elettori”: Ha potere
esecutivo, comando delle forze armate, può porre un veto sulle leggi approvate dal
congresso, ha parola su guerra e pace, sulla moneta e sulla finanza. L’architettura
costituzionale americana ancora adesso funziona così. Il congresso può mettere in
stato d’accusa il presidente e destituirlo se questi viola la legge.
1788: George Washington diventa il primo presidente degli Stati Uniti d’America.
Tra l’89 e il ’91 viene scritto il Bill of rights: 10 articoli che ribadiscono e tutelano i
diritti naturali dei cittadini.
Governo federale organizzato in dipartimenti, il dipartimento del tesoro è affidato ad
Hamilton, che risanò le finanze dell’unione e fondò la Banca nazionale degli Stati
Uniti. Le sue politiche favorivano i ceti finanziari del centro-nord mentre penalizzavano
quelli al sud. Ci fu un’opposizione da parte dei coloni del sud e quelli dell’ovest, si
andarono a formare due partiti: repubblicano-democratico e federalista (di cui era
leader Hamilton).
Questo stato prova ad esportare la rivoluzione, per esempio in Canada. Missionari
americani andarono in carica a seminare zizzania contro l’Inghilterra ma 1 I canadesi
odiavano gli americani. 2 L’Inghilterra ha imparato la lezione: dà un parlamento ai
canadesi che ancora oggi sono nel Commonwealth.
La rivoluzione francese
Crisi finanziaria e stati generali
Francia: La Francia era la metropoli di un grande impero che aveva possedimenti nei
caraibi, in nord America... Nel 18esimo secolo è sul trono la dinastia dei Borboni. La
società francese era molto complessa. Mentre in America i bianchi adulti erano tutti
uguali davanti alla legge, non c’era nobiltà, in Francia è diverso: c’è l’Ancient regime.
Ciò vuol dire che non tutti gli uomini sono uguali davanti alla legge. La nobiltà aveva
privilegi sociali, politici, economici (non pagavano le tasse). Su 26 milioni di abitanti
c’erano circa 700 mila nobili. Oltre alla nobiltà c’era il clero, anche loro non pagavano
le tasse e avevano privilegi. Anche loro sono circa 700 mila. Tutto il resto della
popolazione è il cosiddetto “terzo stato”, che pagava le tasse.
Il terzo stato era una massa che si può vedere come una piramide: alla base i servi
della gleba, poi i piccoli e grandi proprietari terrieri, proprietari di navi… poi medici,
avvocati, notai, uomini colti che aderivano alla filosofia illuminista. Il terzo stato inizia
a soffrire per il grande peso delle tasse che ricadeva solo su di loro.
Dopo la sconfitta nella guerra dei 7 anni Luigi XVI, il Re francese, si ritrovò senza
soldi. Si capisce subito che non si potrà colmare il deficit se non si faranno pagar le
tassi ai nobili. Viene chiesto a loro e rifiutano di contribuire rinunciando ai privilegi
fiscali. Il re non poteva forzare i nobili a pagare le tasse senza la convocazione degli
stati generali. Gli stati generali vengono convocati il 5 maggio 1789.
Contemporaneamente il terzo stato è sempre più scontato e vuole l’abolizione di tutti i
privilegi.
Un sacerdote, josef emanuel sieyes, si fa eleggere come rappresentante del terzo
stato e scrive un libro “che cos’è il terzo stato?”. Se il terzo stato è quello che lavora e
paga le tasse, il terzo stato è la Francia, è la nazione francese, chi non le paga è fuori
dalla nazione, sono parassiti. Di conseguenza è il terzo stato a dover comandare, a
dover fare le leggi insieme al re. In vista degli stati generali il terzo stato chiede il
raddoppiamento dei propri rappresentanti e chiede di votare per testa: prima era un
voto nobiltà, uno clero, uno terso stato. È quindi chiaro che il terzo stato era sempre
indebolito. Il re accetta il raddoppiamento ma non il voto per testa.
Avvio della rivoluzione e fine dell’ancien regime
Il terzo stato ormai si identifica nella nazione, non è più solo una crisi finanziaria ma
anche politica. Tra gli stati generali tutti i rappresentanti del terzo stato e alcuni del
clero sono favorevoli a un profondo rinnovamento delle strutture politiche e
amministrative, ma senza l’approvazione della modalità di voto per testa non
potevano fare nulla. Il terzo stato si autoproclama Assemblea nazionale.
Il giorno dopo i deputati, trovata chiusa la loro sede, si riuniscono nella sala della
Pallacorda dove giurano di non sciogliersi prima di aver dato una nuova Costituzione
alla Francia, al terzo stato si unisce anche una parte del clero. Il re dovette cedere,
l’assemblea diventa costituente.
Si sentono le voci di un ipotetico intervento armato contro l’assemblea costituente,
inizia a formarsi la Guardia nazionale.
Il 14 Luglio un corteo popolare giunge sotto il castello della Bastiglia e lo conquista. Il
popolo diventa protagonista della rivoluzione. La parola rivoluzione nasce con l’attacco
alla Bastiglia. Niente sarebbe stato più come prima.
Il re riconosce l’assemblea nazionale come assemblea rappresentante della nazione e
farà le leggi col re (Luglio del 1789). La volontà del terzo stato è la legge, il popolo
adesso è la nazione. La nazione per i Francesi sono tutti coloro che sono nati in
Francia. Non è solo una rivoluzione parigina di medici, notai ecc. ma tutta la Francia si
rivolta. Dal momento che si assalta la Bastiglia la voce corre e si formano, in tutta la
Francia, delle municipalità a rappresentanza del terzo stato che si animano contro i
nemici della nazione. Questi compartimenti si chiameranno “federazioni”.
L’antico regime è finito, ma cosa viene dopo? Come lavoreranno insieme l’assemblea
e il re? L’assemblea nazionale scrive una nuova costituzione e si proclama assemblea
costituente: rivoluzione costituzionale.
La difficile situazione economica nelle campagne fece scoppiare una serie di violente
rivolte antifeudali. Contadini distruggono tutte ciò che li rendeva servi della gleba.
Assaliti e devastati i castelli, incendiati gli archivi dove era conservata la
documentazione dello sfruttamento feudale. Queste rivolte si concentrano
principalmente nell’Alsazia.
L’Assemblea, a seguito di queste sollevazioni, approva l’abolizione del regime feudale
e emana decreti che sopprimono tutti i privilegi giuridici e fiscali.
Agosto: Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, espressione delle idee
giusnaturaliste e illuministe, e soppressi tutti i privilegi giuridici e fiscali. Finisce anche
giuridicamente l’antico regime per la prima volta in Europa. La dichiarazione rivendica
i principi fondamentali della libertà e dell’uguaglianza e ha come obiettivo “la
conservazione dei diritti naturali dell’uomo”, dichiara che la legge è espressione della
volontà generale e che tutti i cittadini hanno diritto di concorrere alla sua formazione.
Tutti pagano le tasse, nessuno è superiore a nessuno. La nazione è sovrana e sceglie i
rappresentanti che faranno le leggi. Il sistema è quello di “veto sospensivo”. Il
parlamento fa una legge, il re può annullarla e porci un veto, in quel caso la legge
torna al parlamento e se viene ri-approvata allora la legge passa. Tutti pagano le tasse
in misura dei loro averi: nasce il soggetto unico di imposta.
Vi è poi la requisizione dei beni ecclesiastici e la soppressione degli ordini religiosi.
Proprietà terriere e edifici urbani diventano beni nazionali che poi vengono venduti
all’asta, sanato il deficit pubblico. Infine cessano le discriminazione verso protestanti e
ebrei e viene abolita la schiavitù nelle colonie.
Viene democratizzato il territorio: diviso in 86 mila comuni, 80 province che vengono
chiamati dipartimenti. A capo di ogni comune si elegge il sindaco e a capo di ogni
dipartimento c’è un rappresentante del re.
A livello legislativo il re aveva solo il veto, a livello esecutivo tutto il potere.
Gli esclusi dal diritto di voto sono gli stessi della rivoluzione americana. Per potere
avere diritto di voto dovevi pagare tasse annue pari a 3 giornate lavorative, per essere
eletti possedere una proprietà fondiaria e pagare almeno un marco d’argento di tasse.
Si creno larghi strati popolari relegati alla categoria di “cittadini passivi”, il nuovo
sistema politica si prefigura come un tipo di regime borghese, si può parlare di
rivoluzione borghese.
La rivoluzione liberale
La libertà di stampa favorisce il proliferare di giornali di ogni tendenza, si costituirono
inoltre diversi club che diedero vita a molti gruppi politici di tendenze diverse: il club
dell’89, moderati; i cordiglieri, radicali; i giacobini, anch’essi radicali.
Si va intanto a creare una sorta di partito antirivoluzionario e una serie di nobili
emigrano in attesa di un ritorno al passato.
Anche la Chiesa dev’essere rivoluzionaria: i preti sono scelti su votazione da
assemblee locali, non dai vescovi, anche gli ecclesiastici devono giurare fedeltà alla
nazione. Il papa scomunica la Francia. Ciò ebbe come conseguenza lo schierarsi di una
consistente parte del clero tra le file dei controrivoluzionari.
Luigi XVI tenta la fuga con tutta la famiglia in carrozza, in questo modo si schiera
dalla parte dei nobili emigrati e dei controrivoluzionari, tradendo la rivoluzione. Viene
fermato e ricondotto prigioniero a Parigi. Ora che il re è prigioniero le monarchie
d’Europa si riuniscono in alleanze rivoluzionarie.
Austria e Prussia lanciano un ultimatum ai rivoluzionari: minacciano che, se al re non
fosse stato restituito tutto il potere che aveva prima della rivoluzione, invaderanno la
Francia. Le truppe erano già al confine mentre la Francia non aveva esercito. Per
mantenere la rivoluzione è necessario accettare la guerra, si forma un esercito di
volontari. Il capo dei giacobini va a governo, sono i più fiduciosi, si sentono il futuro,
coloro che libereranno gli altri popoli di natura francese: diventa una guerra di
espansione.
Scoppia una rivolta contadina in Vandea data dall’estraneità di una parte del mondo
rurale alla rivoluzione.
La rivoluzione popolare e democratica
Nel 1792 l’assemblea legislativa diventa la Convenzione, votata a suffragio universale
maschile, si assiste a una svolta egualitaria e democratica. La prima delle due
assemblee aveva visto una maggioranza di deputati moderati e costituzionali e una
minoranza di radicali, i giacobini. Nella Convenzione si confrontarono principalmente
due schieramenti entrambi provenienti dai giacobini: i girondini e i montagnardi.
Che si fa del re adesso che ha buttato il paese in guerra? I girondini vorrebbero solo
toglierli i poteri, ma per i montagnardi, in quanto nemico della rivoluzione, va
giustiziato insieme alla famiglia. Così è, il re viene decapitato e la repubblica
dichiarata, è il gennaio del 1793.
1793 i
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