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LEZIONE 3 SISTEMATICA- FOLLI

Diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune,

I ricercatori Ivan Roitt, Deborah Doniach e Gianfranco Bottazzo sono stati i

primi ricercatori che hanno cercato di dare una spiegazione patogenetica delle

patologie autoimmuni.

Fecero diversi esperimenti e nel frattempo fu sviluppata l’immunofluorescenza.

Fino ai primi del ‘900 si credeva che ogni patologia avesse una causa esterna,

come l’ambiente e agenti esterni, così questi ricercatori hanno indagato come il

corpo umano possa anche attivare una risposta autodistruttiva contro i propri

organi.

La loro ipotesi generale era che la maggior parte delle malattie endocrine (ipo-

o iperfunzione) fossero dovute a meccanismi autoimmuni e/o prevalentemente

alla produzione di autoanticorpi diretti specificamente contro diverse ghiandole

endocrine e/o immunità cellulo-mediata (linfociti T/B).

Questa è stata un’idea rivoluzionaria perché non si pensava assolutamente che

l’organismo potesse autodistruggersi a causa di un alterato funzionamento del

sistema immunitario.

I ricercatori hanno usato una tecnica di microscopia chiamata

immunofluorescenza, la quale si basa sul fatto che le immunoglobuline

(anticorpi)(IgG o IgM) umane o di siero di animale possono essere marcate con

una sostanza fluorescente che è visibile al microscopio, con il vantaggio di

vedere la fluorescenza esattamente dove viene depositata.

Ci sono due tipi di immunofluorescenza:

L’immunofluorescenza diretta: andiamo a ricercare la presenza di

autoanticorpi direttamente sul tessuto del paziente. se una persona è malata,

gli autoanticorpi del paziente sono legati al tessuto malato. Viene svolta la

biopsia e il tessuto viene incubato con IgG secondarie marcate con fluorescina.

Le IgG dirette contro gli anticorpi umani producono una reazione sul tessuto

malato che è possibile vedere al microscopio. Si usa molto più

infrequentemente.

Si ricercano gli autoanticorpi direttamente nel tessuto del paziente,

L’immunofluorescenza indiretta: si preleva il tessuto del paziente come

anticorpo primario e lo faccio seguire da un anticorpo secondario che riconosce

il frammento cristallizzabile delle IgG di quel paziente. Se il paziente avrà gli

auto-anticorpi contro il tessuto di interessa si rileva la fluorescenza

dell’anticorpo secondario. Ho bisogno di un tessuto di controllo per esempio il

pancreas.

Due metodologie complementari per verificare la presenza di risposta

autoimmune

Hanno scoperto l’eziopatogenesi di diverse malattie autoimmuni bottazzo

Doniach e Roitt, dai loro esperimenti. Noi non avevamo idea di quale fosse la

patogenesi. Una serie di ricercatori ha identificato la grande maggioranza degli

autoantigeni. Quindi non devo più fare biopsia, immunofluorescenza. Recettore

TSH, tireoglobulina ecc.… oggi si richiedono gli autoanticorpi contro il recettore

TSH o di altri organi.

Ciò che ha fatto bottazzo nel laboratorio è scoprire la presenza di questi islet

cell antibodies e hanno pensato alla possibilità che in questi pazienti che

avevano d

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Scienze fisiche FIS/02 Fisica teorica, modelli e metodi matematici

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