La trasmissione di sfori
La trasmissione di questi sfori avviene attraverso un punto di passaggio obbligato a livello dell’istmo vertebrale. L'istmo è la parte dell’arco posteriore compresa tra le apofisi articolari. In caso di interruzione o rottura dell’istmo (fig. 20) si parla di spondilolisi. Poiché l’arco posteriore non è più trattenuto indietro sulle apofisi del sacro, L5 scivola in basso e in avanti, dando luogo a una spondilolistesi. Gli elementi che trattengono L5 e impediscono ulteriori scivolamenti sono il disco lombo-sacrale e i muscoli delle docce vertebrali, la cui contrattura permanente è all’origine dei dolori associati alla spondilolistesi. L'entità dello scivolamento può essere determinata anteriormente misurando la sporgenza del piatto inferiore di L5 rispetto a S1.
Legamenti ileo-lombari e cerniera lombo-sacrale
In una vista anteriore della cerniera lombo-sacrale (fig. 22), le ultime due vertebre lombari sono unite direttamente all’osso iliaco dai legamenti ileo-lombari. Si possono distinguere:
- Il fascio superiore (1) che si dirama dall’apice dell’apofisi trasversa di L4 fino alla cresta iliaca.
- Il fascio inferiore (2) che si dirama dall’apice e dal bordo inferiore dell’apofisi trasversa di L5 per inserirsi sulla cresta iliaca anteriormente e internamente rispetto al fascio superiore.
Si distinguono talvolta due parti fibrose più o meno individualizzate:
- Un fascio strettamente iliaco (2).
- Un fascio sacrale (3) che termina sulla parte anteriore della sacro-iliaca e sulla parte esterna dell’ala del sacro.
I legamenti ileo-lombari si tendono e detendono a seconda dei movimenti della cerniera lombo-sacrale. In inclinazione laterale (fig. 23), questi legamenti si tendono dal lato della convessità e limitano a 8° l’inclinazione di L4 sul sacro. Naturalmente si detendono dal lato concavo. Nella flesso-estensione (fig. 24), si osserva che a partire dalla posizione neutra l’orientamento dei legamenti fa capire che durante la flessione il fascio superiore si estende e durante l’estensione si detende. Nel frattempo il fascio inferiore si detende in flessione e si tende durante l’estensione. La mobilità della cerniera lombo-sacrale è molto limitata a causa della potenza di questi legamenti.
Muscoli posteriori del tronco
Il piano profondo è costituito dai muscoli spinosi che sono direttamente in contatto col rachide, da cui il loro nome, muscoli delle docce vertebrali.
- Muscolo trasverso spinale (fig. 26,1)
- Muscoli interspinosi (2)
- Muscolo spinale (3) disteso da una parte all’altra dei muscoli interspinosi e dietro ai trasversi spinali
- Muscolo lunghissimo del torace (fig. 27,5), lunga banda situata al di fuori del muscolo spinale
- Muscolo ileocostale del torace (6) sale sulla faccia posteriore del torace lasciando dei fasci di terminazione sulle ultime 10 coste
Queste fibre sono in seguito sostituite da fibre che risalgono fino alle apofisi trasverse delle ultime 5 vertebre cervicali. Il piano medio (fig. 27) è costituito dal muscolo dentato posteriore e superiore (4) situato dietro ai muscoli delle docce vertebrali e ricoperto dal piano del muscolo gran dorsale. Si inserisce sulle apofisi spinose delle prime tre vertebre lombari e delle ultime due vertebre toraciche. Forma dei fasci obliqui che vanno a terminare sul bordo inferiore e sulla faccia esterna delle ultime tre coste. Il piano superficiale è formato dal muscolo gran dorsale (fig. 27,7) che origina dalla aponeurosi lombare. Le sue fibre ricoprono tutti i muscoli delle docce vertebrali. Le sue fibre formano uno strato molto esteso che avvolge la parte postero-esterna della base toracica e va a inserirsi sull’omero. L'azione dei muscoli posteriori è essenzialmente l'estensione del rachide lombare (fig. 29). Prendendo appoggio sul sacro, essi tirano fortemente indietro il rachide lombare e toracico facendo perno sulla cerniera lombo-sacrale e sulla cerniera toraco-lombare. Determinano anche un aumento della lordosi (fig. 28) poiché costituiscono le corde parziali o totali dell’arco formato dal rachide lombare.
Muscoli laterali del tronco
I muscoli laterali del tronco sono il quadrato dei lombi e lo psoas. Il quadrato dei lombi (fig. 32) è un fascio muscolare quadrilatero disteso tra l’ultima costa, la cresta iliaca e il rachide, presentando esternamente un bordo libero.
- Fibre che uniscono direttamente l’ultima costa alla cresta iliaca
- Fibre che uniscono le apofisi trasverse delle prime 4 vertebre lombari alla cresta iliaca che sono in continuità con quelle che provengono dal muscolo trasverso spinoso
- Fibre che uniscono l’ultima costa alle apofisi trasverse delle vertebre lombari
Quando questo muscolo si contrae unilateralmente determina un’inclinazione laterale del tronco dal lato della contrazione (fig. 33). In questa azione è coadiuvato dai muscoli obliquo interno ed esterno dell’addome. Il muscolo psoas (fig. 34,2) è situato anteriormente al quadrato dei lombi. Le inserzioni del suo ventre muscolare sono costituite da due fasci:
- Un fascio posteriore (fig. 34,2) che si fissa sulle apofisi trasverse delle vertebre lombari
- Un fascio anteriore (fig. 32) inserito sui corpi vertebrali T12 e delle vertebre lombari
Il ventre muscolare termina sull’apice del piccolo trocantere. Esso determina sul rachide lombare l’inclinazione dal lato della contrazione e la sua rotazione verso il lato opposto. Determina inoltre la flessione del rachide lombare rispetto al bacino e un’iperlordosi lombare.
Muscolo retto dell’addome e trasverso dell’addome
I muscoli retti dell’addome (fig. 37) formano due bande muscolari distese lungo la faccia anteriore dell’addome. Le loro inserzioni sono il 5°, 6° e 7° arco anteriore con relative cartilagini costali e sul processo xifoideo. La banda muscolare, intervallata da intersezioni tendinee, si restringe gradualmente. Dà origine a un potente tendine che si fissa sul bordo superiore del pube. I due muscoli sono separati da uno spazio più largo al di sopra dell’ombelico denominato linea alba. Sono contenuti in una guaina aponeurotica detta guaina dei retti. Il muscolo trasverso dell’addome (fig. 39) forma lo strato più profondo dei muscoli larghi della parete addominale. Essi si inseriscono sull’apice delle apofisi trasverse lombari. Le sue fibre danno origine a fibre aponeurotiche parallele al margine esterno dei retti. La sua porzione maggiore passa dietro al muscolo retto prendendo così parte alla formazione del foglietto posteriore della guaina dei retti. Al di sotto dell’ombelico, l’aponeurosi del trasverso passa davanti al muscolo retto. A partire da questo livello l’aponeurosi partecipa alla formazione del foglietto anteriore della guaina dei retti.
Muscoli obliquo interno ed esterno dell’addome
Il muscolo obliquo interno (fig. 42 e 41) forma lo strato intermedio dei muscoli larghi della parete addominale. La direzione delle sue fibre, che si fissano sulla cresta iliaca, è obliqua dal basso verso l’alto. Alcune fibre terminano sull’11ª e 12ª costa, altre terminano, mediamente aponeurosi, sulla decima cartilagine costale e sul processo xifoideo. Il muscolo obliquo esterno (fig. 44 e 43) forma lo strato superficiale dei muscoli larghi della parete addominale. Le sue digitazioni carnose si inseriscono sulle ultime 7 coste e sono intrecciate con quelle del muscolo dentato anteriore. I fasci muscolari danno origine a un’aponeurosi che partecipa alla formazione del foglietto anteriore della guaina dei retti e alla linea alba. Le fibre provenienti dalla 10ª costa vanno a terminare sul legamento inguinale. I muscoli retti a livello della parte più anteriore dell’addome formano due fasci che agiscono a grande distanza dal rachide, tra l’apertura inferiore del torace e il cingolo pelvico. Per questo motivo sono molto efficaci nella flessione del tronco.
I muscoli larghi formano 3 strati successivi con fibre a direzione incrociata:
- Trasversale nello strato profondo del trasverso
- Obliqua in alto e in dentro per lo strato medio dell’obliquo interno
- Obliqua in basso e in dentro per lo strato superficiale dell’obliquo esterno
Oltre ad essere coinvolti nella flessione e nella rotazione sono coinvolti nel contenimento dei visceri.
I muscoli addominali e la rotazione del tronco
La rotazione attorno all’asse rachideo (fig. 47) si realizza per mezzo dei muscoli delle docce vertebrali e dei muscoli larghi dell’addome. La contrazione unilaterale dei muscoli delle docce vertebrali produce un leggero effetto di rotazione. Il muscolo trasverso spinale ha un effetto rotatorio molto più marcato. I muscoli obliqui dell’addome svolgono un ruolo essenziale nella rotazione del tronco. Il loro decorso avvolto a spirale attorno alla vita, come pure le loro inserzioni a distanza dal rachide sulla gabbia toracica, grazie alle quali mobilizzano anche il rachide dorsale inferiore. Questi muscoli sono avvolti nello stesso senso attorno alla vita (fig. 49). Le loro fibre aponeurotiche sono in continuità nella stessa direzione. Per ottenere una rotazione verso sinistra (fig. 48) è necessario contrarre il muscolo obliquo esterno dal lato destro e il muscolo obliquo interno dal lato sinistro. Sono muscoli sinergici nella rotazione.
I muscoli addominali e la flessione del tronco
I muscoli della parete addominale sono potenti flessori del tronco. Essendo situati molto anteriormente rispetto all’asse rachideo, mobilizzano l’insieme del rachide a livello delle cerniere lombo-sacrale e toraco-lombare. La loro azione si realizza tramite due bracci di leva:
- Braccio di leva inferiore, formato dalla distanza promontorio-pube
- Il braccio di leva superiore, la cui lunghezza è denominata distanza dorso-xifoidea
Il muscolo retto dell’addome dirige direttamente l’apofisi xifoidea alla sinfisi pubica e la sua azione flessoria è coadiuvata dai due muscoli obliqui.
- Il retto (G.D) è un tensore diretto
- L'obliquo interno (P.O) è un tensore obliquo in basso e indietro
- L'obliquo esterno (G.O) è un tensore obliquo in basso e avanti
Questi muscoli, oltre a flettere il tronco, raddrizzano potentemente la lordosi lombare.
Il raddrizzamento della lordosi lombare
Il grado di curvatura del rachide lombare non dipende solo dai muscoli rachidei e addominali ma anche dai muscoli degli arti inferiori collegati al cingolo pelvico. In posizione astenica (fig. 51, B) il rilasciamento addominale determina l’accentuazione di tutte le curve rachidee. Inoltre si verifica il basculamento avanti del bacino e la linea che congiunge la SIAS e la SIPS diventa obliqua in basso e avanti. Il muscolo psoas (P), che accentua la lordosi lombare, aggrava ulteriormente questa situazione con la sua ipertonia. L’atteggiamento astenico è spesso assunto da soggetti privi di energia o volontà. Osservabile anche in donne in gravidanza a causa della distensione dei muscoli addominali e lo sviluppo in avanti del centro di gravità a causa dello sviluppo del feto. La correzione inizia a livello del bacino. La contrazione degli ischio-crurali (I.J.) e soprattutto del grande gluteo (F) determina il basculamento del bacino all’indietro e ristabilisce l’orizzonte della linea bispinosa. Il ruolo più importante in questa correzione è però operato dai muscoli addominali. In particolare risulta importante l’azione del retto dell’addome che agisce per mezzo di due grandi bracci di leva:
- Lo sterno a livello dell’apofisi xifoidea
- Il bacino a livello del pube
Contrarre i muscoli glutei e i muscoli retti dell’addome risulta sufficiente per ottenere un raddrizzamento della lordosi lombare. La contrazione dei muscoli delle docce lombari (S) può indurre la trazione all’indietro delle prime vertebre lombari. La contrazione dei muscoli del piano dorsale determina una riduzione della cifosi dei muscoli del rachide cervicale e ne determina la riduzione della lordosi. Con l’appianamento delle curvature il rachide risulta più alto (lieve aumento dell’indice di Delmas). È importante aggiungere che:
- Gli elettromiogrammi...
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Anatomia (seconda parte)
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Anatomia: Muscoli seconda parte
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Seconda parte appunti Embriologia