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Scienza delle finanze - economia della tassazione ruolo dello Stato

La scienza delle finanze o economia pubblica è la disciplina economica che studia il ruolo dello Stato nelle economie di mercato.

L’esperienza quotidiana di ciascun individuo è fortemente permeata dalla presenza dello Stato. Gli strumenti della materia aiutano a sommare le preferenze individuali per convertirle in scelte collettive. La descrizione delle spese e delle entrate è condensata nel Bilancio dello Stato.

Vi sono due approcci importanti:

  • Approccio positivo: spiega le cause di un fenomeno economico, es. perché il mercato immobiliare ha raggiunto certi livelli? Perché un chilo di mele costa meno di un’automobile? In un’ottica positiva vogliamo capire come funziona un certo fenomeno. Una difficoltà che si riscontra è che in ambito economico è quasi impossibile condurre degli esperimenti controllati, esperimenti in cui vengono presi 2 gruppi di persone che vengono sottoposti a 2 differenti trattamenti e ne vengono tratte delle conclusioni.
  • Approccio normativo: individua gli obiettivi di politica economica e gli strumenti idonei per il loro raggiungimento, devo necessariamente scegliere gli obiettivi, ad es. quali sono le politiche migliori per ridurre disoccupazione o inflazione? Quali sono le politiche migliori per ridurre l’inquinamento? Cerca di capire quali sono le politiche migliori per ottenere un certo risultato.

La scienza delle finanze si occupa di entrambi gli aspetti. L’aspetto normativo fa riferimento all’economia del benessere.

Esempi di recenti politiche introdotte in Italia: dal punto di vista dello Stato questo bonus non è un aumento delle spese ma è una detrazione fiscale. Il reddito di cittadinanza invece rappresenta una spesa per lo Stato. Esso aveva l’obiettivo di abbattere la povertà.

Accanto a queste politiche che agiscono sulle spese abbiamo delle politiche di altro tipo che ci dettano delle regole. Come ad esempio l’introduzione dei seggiolini antiabbandono. Questi tipi di interventi hanno l’obiettivo di tutelarci.

Le tre branche del settore pubblico di Musgrave

Nell’opera “The Theory of the Public Finance” del 1959, Musgrave propone di articolare l’attività finanziaria dello Stato in 3 fondamentali funzioni:

Stabilizzazione

1. Si intende che il settore pubblico dovrebbe cercare di garantire un livello di produzione il più vicino possibile a quello di massimo impiego. Il modello neoclassico di equilibrio economico generale ha come esito il pieno impiego dei fattori produttivi, tra cui riveste un particolare interesse il lavoro. Tuttavia, il modello neoclassico non rispecchia completamente la realtà: esiste la disoccupazione e le economie hanno attraversato e attraversano, anche oggi, fasi di recessione. Il compito dello Stato è quello di gestire la finanza pubblica per promuovere la crescita dell’economia. Il maggiore sostenitore è stato Keynes e sosteneva che in realtà la spesa pubblica e l’imposizione fiscale potessero essere utili per garantire la piena occupazione o per stimolare la crescita economica. Spesa pubblica e imposte possono modificare il livello della domanda e, di conseguenza, il ciclo economico.

Allocazione

2. Persegue modalità efficienti di offerta dei servizi pubblici e di prelievo fiscale attraverso produzione pubblica e regolamentazione private. Lo Stato deve intervenire nella produzione di determinati tipi di beni che se non fossero prodotti dallo Stato non sarebbero prodotti affatto. Non sempre i mercati privati producono determinati tipi di beni, per cui lo Stato influenza l’efficienza economica. Questi beni sono i beni pubblici, infatti, alcuni servizi come la difesa, la giustizia, la sicurezza pubblica sono servizi che un’impresa non ha incentivo a produrre, perché se lo facesse, non potrebbe costringere gli acquirenti a pagare il prezzo del servizio. I potenziali acquirenti, a loro volta, non hanno incentivo a rivelare la loro disponibilità a pagare per tali beni. Ciò produce il fallimento del mercato e per tale motivo i beni pubblici sono forniti dallo Stato. Lo Stato ha un potere coercitivo, cioè potere di obbligare i cittadini a pagare le imposte.

Redistribuzione

3. Realizzata attraverso il bilancio pubblico. In assenza di redistribuzione del reddito e del patrimonio, la distribuzione del reddito sarebbe fortemente legata alla distribuzione delle dotazioni iniziali. Lo Stato va a modificare la distribuzione iniziale delle risorse che hanno gli individui. Lo Stato agisce tramite 3 canali principali:

  • Trasferimenti: ad esempio il reddito di cittadinanza, prende risorse e le dà a chi non ne ha. Esso è finanziato tramite imposte.
  • Imposte: i sistemi fiscali sono progressivi, chi ha redditi più elevati dovrebbe contribuire al finanziamento dell’attività pubblica in modo più che proporzionale. Quindi lo Stato preleva più risorse a chi ne ha di più, e queste risorse vengono usate ad esempio per i trasferimenti o per la spesa pubblica.
  • Spesa pubblica.

L’intervento dello Stato, in questo caso, è guidato da ragioni di equità. La redistribuzione attraverso le imposte, che normalmente sono imposte sui consumi, sulla produzione, sul capitale, sul lavoro, ha effetti distorsivi. Le imposte modificano le scelte degli agenti economici per via dell’effetto di sostituzione e gli effetti distorsivi saranno tanto maggiori quanto maggiore è il grado di redistribuzione.

Esistono anche delle imposte dette “in somma fissa” o “lump sum” che non hanno effetto di sostituzione, non alterano le scelte degli individui, sono imposte che non si possono evitare, ma solo effetto di reddito e quindi non distorcono le scelte degli agenti economici, tuttavia è difficile pensare a trasferimenti di questo genere. Per questa ragione c’è un trade-off tra equità ed efficienza:

  • Spesso per raggiungere allocazioni caratterizzate da un maggior livello di efficienza, i mercati dovrebbero essere lasciati liberi di operare, ma così facendo si otterrebbe una distribuzione non equa.
  • Perseguire una maggiore equità implica l’utilizzo di imposte distorsive che riducono il grado di efficienza dell’allocazione ottenuta.

L’attività pubblica

Il settore pubblico interviene in molti modi:

  • Produce beni pubblici e servizi, il numero di unità di servizi e beni prodotti dipende dalle preferenze.
  • Interviene nella produzione privata, dà molte regole di tipo ambientale alle imprese ad esempio.
  • Acquista beni e servizi e fa investimenti, opere pubbliche.
  • Redistribuisce il reddito.

Definizione del settore pubblico in Italia

Rientrano nelle Amministrazioni Pubbliche (AP) le unità istituzionali che producono servizi non commerciabili, forniti gratuitamente o finanziati da imposte, o con funzione principale di redistribuzione. Generalmente si considerano enti pubblici coloro che producono beni e servizi che in prevalenza non sono destinati alla vendita. In Italia la distinzione si fa per:

  • Le amministrazioni centrali: Governo centrale, altri enti di assistenza e ricerca, enti di regolazione dell’attività economica, enti produttori di servizi economici, autorità amministrative indipendenti.
  • Le amministrazioni locali: regioni, province, città metropolitane.
  • Gli enti previdenziali: INPS, INAIL.

Settore pubblico allargato

Nel Settore Pubblico Allargato (SPA) vengono incluse anche le spese effettuate da:

  • Aziende municipalizzate e regionalizzate, es. le aziende municipalizzate di trasporto urbano.
  • Aziende pubbliche ed ex aziende autonome, ferrovie, poste, monopoli, Anas e foreste demaniali.

Le tipologie di entrate fiscali su cui può contare il settore pubblico sono:

  • Imposte dirette: tassano il reddito o il patrimonio, es. Irpef; Ires; Ritenuta sui dividendi. Sono le imposte attraverso cui avviene l’attività redistributiva dello Stato. Sono progressive, con redditi più elevati vi sono aliquote fiscali crescenti. È un’imposta più equa.
  • Imposte indirette: colpiscono la produzione, il trasferimento o il consumo di beni, es.: Iva; Registro; Bollo; Oli minerali; Tabacchi; Lotto. Tassano una manifestazione del reddito. Non è equa perché chiunque paga la stessa quota di IVA. Queste imposte sono regressive, influiscono in maniera maggiore su persone con reddito più basso. Le tasse “accise” sul tabacco, giochi d’azzardo e bevande alcoliche tendono ad essere ancora più regressive in quanto sono dei beni sovraconsumati dalle persone che fanno parte delle classi economiche più basse.
  • Contributi sociali: gravano sui redditi da lavoro e sono destinati al finanziamento della previdenza. Queste vanno a finanziare una sorta di assicurazione sociale. Ci assicurano contro dei rischi che sono connessi alla nostra attività lavorativa.
  • Altre entrate, es. Contributi SSN e RC Auto; Vendita di beni e servizi.

Esistono altri modi per finanziare l’attività pubblica: la più frequente è indebitandosi. Posso decidere di aumentare il mio debito e finanziare in questo modo spesa pubblica. In passato potevo anche decidere di stampare moneta.

Conto economico consolidato delle AP - Entrate

Fonte: Istat, 2018. Variazione.

Vediamo a quanto ammontano le entrate e come sono ripartite. Abbiamo un totale di entrate di 816 miliardi di euro (2018). Sono divisi il 30% imposte dirette, 31% imposte indirette e 29% contributi sociali. Imposte dirette, indirette e contributi sociali formano circa il 90% del totale delle entrate. Questi dati sono presi dal conto economico consolidato delle AP - entrate, conto economico della pubblica amministrazione. Le entrate rappresentano circa il 46,2% del PIL.

Voce Valore % sul totale % PIL % 2017-2018
Totale entrate 816,051 100% 46.2 1.6
Tributarie 503,657 62% 28.5 0.7
Imposte dirette 248,834 30% 14.1 -0.6
Imposte indirette 253,253 31% 14.3 2.3
Imposte in conto capitale 1,570 0% 0.1 -32.5
Contributi sociali 234,941 29% 13.3 4.2
Contributi sociali effettivi 230,810 28% 13.1 4.3
Contributi sociali figurativi 4,131 1% 0.2 -1.0
Altre entrate correnti 75,182 9% 4.3 3.2
Totale entrate correnti 812,210 100% 46.0 2.0
Entrate in conto capitale non tributarie 2,271 0% 0.1 -46.9

La composizione delle entrate pubbliche. Fonte: Economia del Settore Pubblico, J. Stiglitz & J. Rosengard.

Andando più nel dettaglio vediamo che l’Irpef fornisce il 34% del totale delle entrate, l’IVA il 21%. Ci sono poi delle imposte locali, IMU: il gettito va a finire nell’amministrazione locale di comuni o regioni.

Andamento delle entrate fiscali

Fonte: Economia del Settore Pubblico, J. Stiglitz & J. Rosengard.

Vediamo l’andamento delle tre principali entrate fiscali, contributi sociali, imposte indirette e imposte dirette. Nel corso degli anni c’è stato un forte cambiamento. A partire dagli anni ’70 c’è stata un’importante riforma tributaria, introdotto Irpef, ha aumentato la quota di imposizione diretta e rispetto a quello che era negli anni ’70 ha ridotto la quota di contributi sociali.

Il grafico fa vedere come è cambiato il peso delle imposte indirette e dirette e dei contributi sociali nel corso del tempo.

Confronto internazionale

Fonte: Economia del Settore Pubblico, J. Stiglitz & J. Rosengard. Se ci confrontiamo a livello internazionale quello che emerge per l’Italia è che la quota di imposizione diretta tende ad essere inferiore rispetto a quello che succede in Regno Unito o in Giappone, anche i contributi sociali tendono ad essere maggiori rispetto a quello che succede nei paesi anglosassoni o negli USA.

Un altro dato importante è relativo alla pressione fiscale, che rappresenta l’ammontare delle imposte dirette, indirette in conto capitale e contributi sociali in rapporto al PIL. Questo dato ci consente di capire quanto pesano le entrate sul PIL.

L’Italia tende ad avere una pressione fiscale molto elevata se confrontata con gli altri Paesi. Questo fatto fa sì che spesso si cerchi di ridurre la pressione fiscale, anche perché dal 1951 ad oggi la pressione fiscale è passata dal 18,2% a più del 40%.

Conto economico consolidato delle AP - Spese

Fonte: Istat. Nel 2018 il totale delle spese era 854,602 milioni di euro. Abbiamo delle spese correnti, quello che ci serve per fornire i servizi pubblici, pagare stipendi ad insegnanti. Poi abbiamo spese in conto capitale, investimenti, edilizia scolastica. La maggior parte delle spese di amministrazione pubblica sono le spese correnti, 93%, mentre le spese in conto capitale rappresentano solo il 7%. Il favorire le spese correnti è dovuto alla necessità di garantire servizi pubblici e per finalità elettorale.

Voce Valore % sul totale % PIL % 2017-2018
Totale spese 854,602 100% 48.4 1.1
Redditi da lavoro dipendente 172,362 20% 9.8 3.3
Consumi intermedi 146,681 17% 8.3 1.8
Prestazioni sociali in denaro 348,794 41% 19.8 2.2
Altre spese correnti 63,665 7% 3.6 4.0
Totale spese correnti netto interessi 731,502 86% 41.4 2.5
Interessi passivi 64,662 8% 3.7 -1.0
Totale spese correnti 796,164 93% 45.1 2.2
Investimenti fissi lordi 37,602 4% 2.1 0.1
Contributi agli investimenti 13,597 2% 0.8 35.2
Altre spese in conto capitale 7,239 1% 0.4 -61.2
Totale spese in conto capitale 58,438 7% 3.3 -11.8

La composizione della spesa pubblica. Fonte: Economia del Settore Pubblico, J. Stiglitz & J. Rosengard. In questo grafico è riportata la composizione delle spese per funzioni, settori nei quali lo Stato investe: ci fa capire in modo chiaro dove vanno a finire le spese dello Stato. Sanità 14% delle spese complessive, l’istruzione meno dell’8%, previdenza e assistenza 43%.

Andamento della spesa pubblica

Fonte: Economia del Settore Pubblico, J. Stiglitz & J. Rosengard. Questo grafico fa vedere come sono cambiate le voci della spesa pubblica. Aumento della spesa totale da anni ’50 a anni ’90 dovuta all’espansione dei servizi di welfare, dagli anni ’90 c’è stata una stabilizzazione. A partire dagli anni ’90 abbiamo iniziato a fare parte dell’unione monetaria, sforzi per rispettare i criteri stabiliti per entrare ovvero riforme per contenere la spesa pubblica per entrare nell’area euro.

Nell’ambito pubblico abbiamo degli indicatori che arrivano dalla combinazione entrate e spese:

  • Saldo primario: rappresenta il saldo del conto non finanziario delle amministrazioni pubbliche al netto degli interessi passivi, simile al deficit, entrate - spese, ma rispetto al deficit lo fa al netto degli interessi sul debito. Questa misura dice come ho gestito la finanza pubblica al netto degli interessi. L’Italia è un paese con un saldo primario positivo ma un deficit. Il deficit causa degli elevati interessi sul debiti.
  • Saldo di parte corrente: differenza tra entrate e spese di natura corrente. Dice quale è il saldo relativo alla ordinaria amministrazione non calcolando la parte che riguarda l’investimento.
  • Indebitamento netto o deficit: ed è la differenza tra le entrate e le spese.

816.051 - 854.602 + 64.662.

812,210 - 796,164.

816.051 - 854.602.

Indebitamento/accreditamento netto: saldo del conto economico AP. Con riferimento ai conti pubblici, rappresenta il saldo delle partite correnti, entrate correnti uscite correnti.

Saldo primario: rappresenta il saldo del conto non finanziario delle amministrazioni pubbliche al netto degli interessi passivi.

Strumenti dell’analisi economica normativa

Pensiero di Adam Smith

“Ogni individuo contribuisce necessariamente quanto può a massimizzare il reddito annuale della società ... egli mira soltanto al proprio guadagno e in questo, come in molti altri casi, egli è condotto da una mano invisibile a promuovere un fine che non entrava nelle sue intenzioni. Né per la società è un male che questo fine non entrasse nelle sue intenzioni. Perseguendo il proprio interesse, egli spesso promuove quello della società in modo più efficace di quando intende realmente promuoverlo.”

“Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio, o del panettiere che ci aspettiamo la nostra cena, ma dalla loro considerazione del loro stesso interesse”.

Il perseguimento personale da parte degli individui conduce al massimo benessere sociale e il sistema tende alla piena occupazione. Il settore pubblico ha un ruolo residuale, deve fornire servizi come difesa, giustizia, servizi di utilità collettiva.

Non è necessario affidarsi allo Stato, l’interesse pubblico viene massimizzato quando ognuno agisce secondo egoismo facendo il suo interesse personale. Le merci sono prodotte se superano la prova del mercato.

Tuttavia non sempre il libero mercato funziona! Keynes dice che le motivazioni umane sono spesso irrazionali così interviene l’importanza dello Stato. Lo Stato deve sostenere la domanda aggregata in fase di recessione, tramite deficit, e tramite azioni monetarie.

I teoremi fondamentali sull’economia del benessere si basano su due fattori: mercato di concorrenza perfetta e ottimo paretiano.

Un mercato di concorrenza perfetta è un mercato che soddisfa queste sette condizioni:

  • Alto numero di produttori, imprese, e di compratori, consumatori: price-taker.
  • Beni omogenei.
  • Obiettivo dei produttori di max profitto.
  • Obiettivo dei consumatori di max utilità.
  • No esternalità, comportamenti di un individuo che influenzano sull’utilità di qualcun altro, né al consumo né alla produzione.
  • No asimmetria informativa: c’è informazione perfetta.
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/03 Scienza delle finanze

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher estellesantini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza delle finanze e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Leporatti Lucia.
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