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Scienza delle finanze

Introduzione al corso

Prima di addentrarci nello studio della materia, è bene ripassare cosa sia un’economia: la parola stessa, derivante dal greco “oikonomia”, significa “amministrazione della casa” intesa come collettività di agenti economici che operano nel mercato, entro certe regole, per soddisfare i propri bisogni attraverso un'allocazione efficiente delle risorse scarse, derivante da un processo di scelta razionale.

Tornando alla definizione, l’economia studia quindi il comportamento della società riguardo la gestione delle risorse. Si divide in:

  • Microeconomia intraprende studi sui processi comportamentali dei singoli agenti economici, famiglie e imprese, quando devono effettuare delle scelte
  • Macroeconomia studia i fenomeni riguardanti l’economia nel suo complesso

L’economia, per funzionare, è sorretta da quattro pilastri:

  • Produzione imprese: processo che genera beni e servizi a beneficio dei consumatori
  • Consumatori famiglie: utilizzatori dei beni e servizi
  • Sistema monetario: è il mezzo con il quale diventa possibile comprare o scambiare beni e servizi
  • Stato: entità che tutela e regola l’attività economica

Il corso di Scienza delle finanze si concentra proprio su quest’ultimo pilastro, studiando i comportamenti che il settore pubblico attua per allocare le risorse in termini di entrate, uscite, redistribuzione del reddito e del sistema tributario, ma anche su come lo Stato dovrebbe allocare queste risorse per poter perseguire obiettivi efficienti; in poche parole, il corso si occupa di analisi positiva e normativa dell’economia pubblica.

Definiamo questi due concetti:

  • Analisi positiva: studio improntato alla comprensione e spiegazione di un fenomeno economico in maniera oggettiva utilizzando i dati a disposizione, creando modelli economici per concentrarsi sulle relazioni di causa-effetto delle variabili di studio, endogene ed esogene.
  • Analisi normativa: studio improntato all’individuazione di obiettivi e strumenti per capire come dovrebbe essere l’economia o su quali azioni in merito debbano essere raccomandate. Tramite delle opinioni fondate da un’attenta analisi, si è in grado quindi di fornire pareri riguardo l’azione più efficiente da poter fare riguardo un certo fenomeno. È un’analisi “a priori” perché si focalizza nel trovare soluzioni a dei problemi economici.

L’individuo, l’attività pubblica e le diverse concezioni di Stato

Il settore pubblico è pervasivo nella vita di ogni individuo dalla sua nascita fino alla morte: basti pensare che usufruiamo giornalmente, o quasi, di servizi pubblici, seppur finanziati dalle imposte a carico della collettività ma cruciali per la loro sussistenza.

L’insieme di entrate e uscite che coinvolgono l’entità “Stato”, scomponibile in numerosi enti pubblici, è detto “bilancio dello Stato”.

La disciplina di filosofia politica fornisce però una definizione duplice di concezione dello Stato:

  • Concezione organicistica: la società è considerata un organo naturale del quale lo Stato ne rappresenta il cuore: gli individui hanno valore solo in quanto parte dell’organismo; perciò, lavorano per perseguire gli obiettivi della collettività, fissati dallo Stato, senza poter perseguire i propri. Esempi storici di questo filone politico sono maoismo, comunismo, fascismo e nazismo.
  • Concezione meccanicistica: lo Stato è un artificio creato dalla collettività utile alla persecuzione dei propri interessi, spostando la concentrazione sull’individuo in quanto tale. In questo caso, il filone si divide tra il liberalismo e lo Stato sociale.

Gli strumenti dell’analisi positiva

Una definizione equivalente di analisi positiva afferma che sia un’analisi su fatti economici che possono essere verificati, ma sorge un interrogativo logico: in che maniera è possibile condurre un’analisi di questo tipo?

Innanzitutto, l’analisi è svolta con dati empirici, cioè misurati attraverso osservazioni dirette basandosi su situazioni reali o tramite esperimenti.

Correlazione e causalità

Per analizzare la correlazione tra due variabili si utilizza l’Indice di correlazione di Pearson, il cui valore spazia tra -1 e 1, che indicano rispettivamente una perfetta correlazione negativa e positiva, mentre il valore 0 rappresenta una correlazione nulla: trovare una correlazione significa vedere se una variabile X sia correlata a variazioni di Y. In altre parole: se Y varia è perché è correlato a X?

In ogni caso, trovare una correlazione non vuol dire aver necessariamente spiegato un nesso di causalità perché il sovracitato indice ignora completamente l’esistenza di eventuali variabili terze responsabili delle variazioni di Y.

Così come nella medicina, per questo motivo, gli economisti ricorrono agli studi sperimentali per poter strumentalizzare l’ambiente a loro piacimento ed ottenere i dati da loro desiderati. Un tipo di studi sperimentali sono gli studi randomizzati: per isolare le variabili d’interesse dai bias di selezione, siccome i ricercatori non possono influire sul processo, gruppo di trattamento e gruppo di controllo vengono costituiti in maniera totalmente casuale; nonostante ciò, non è comunque detto che la causalità derivi o meno da variabili terze.

Per motivi abbastanza logici, la conduzione di studi sperimentali in ambito economico presenta complessità intrinseche, data la difficoltà di isolare le variabili d'interesse dalle perturbazioni del contesto reale; perciò, gli economisti ricorrono all’analisi dei dati, con la quale i dati vengono raccolti e utilizzati per studiare i comportamenti in un contesto reale.

L’analisi dei dati

Il metodo di analisi dei dati si compone di due categorie:

  • Tipi di dati: si differenziano per la maniera in cui vengono raccolti.
    • Dati cross-section: dati che prendono in considerazione una sola unità statistica che fa riferimento in un solo periodo di tempo, ignorando l’evoluzione temporale del fenomeno ma scattando una fotografia istantanea della situazione attuale. Un esempio è la distribuzione del reddito annua.
    • Dati panel: dati su un’unità statistica di più soggetti raccolti in maniera ripetuta nel tempo. Questi dati permettono di costruire una matrice bidimensionale che analizza le variazioni del tempo delle variabili di studio, fornendo indicazioni sulla causalità delle politiche pubbliche data la possibilità di poter intervistare gli stessi soggetti prima e dopo un intervento.
    • Serie storiche: dati riguardanti un solo soggetto circa un’unità statistica ordinati in maniera cronologica.
  • Analisi econometrica: stima relazioni causali, non solo generiche, usando dati reali per validare e quantificare modelli economici complessi. Il modello più semplice è il modello di regressione lineare, cui può essere semplice, una sola variabile esplicativa, o multipla, più variabili esplicative.

Esiste un’ulteriore modalità di studio, detta studio semi-sperimentale: rappresenta il compromesso tra rigore causale degli studi sperimentali e la praticità delle osservazioni dirette. I due gruppi vengono costruiti comunque in maniera randomizzata, scongiurando quindi l’effetto dei bias già citati, ma non viene effettuata in maniera attiva dai ricercatori, bensì deriva da eventi reali.

Ad esempio, in uno studio riguardante il salario minimo, i due gruppi saranno rappresentati da una regione con salario minimo, gruppo di trattamento, ed una senza salario minimo, gruppo di controllo. Ci sono vari tipi di studi semi-sperimentali:

  • Analisi difference-in-difference: utilizza la randomizzazione quasi-casuale per confrontare la differenza tra i due gruppi nel corso di tempo, perciò necessita di dati panel.
  • Analisi con variabili strumentali: la variabile strumentale è una variabile correlata con il gruppo sperimentale ma non con il risultato.
  • Analisi della discontinuità della regressione: si cerca un criterio che funga da cut-off per costruire le due classi, anziché la randomizzazione.

Gli strumenti dell’analisi normativa

L’analisi normativa si occupa di trovare gli obiettivi più adatti di politica economica, cui si rifà all’economia del benessere, cioè quel filone economico che ha come oggetto di studio l’allocazione delle risorse che massimizzi il benessere collettivo: secondo gli studi microeconomici, la massima utilità/efficienza si trova quando tutti i mercati sono in equilibrio, quindi rispettano la teoria dell’equilibrio economico generale.

Il punto di riferimento dello studio è il mercato di concorrenza perfetta, le cui caratteristiche sono:

  • Tutte le imprese sono price-taker, quindi non vi è alcun monopolio.
  • Imprese e consumatori sono omogenei, perciò i beni del mercato sono perfetti sostituti tra loro.
  • I consumatori hanno informazione perfetta.
  • Il prezzo di un bene equivale al suo costo marginale, punto di equilibrio.
  • Assenza di esternalità e dei costi di transazione.

Oltre che ad un’allocazione efficiente, l’economia del benessere si occupa anche di distribuire le risorse secondo il principio di equità, per affrontare le disparità tramite le redistribuzioni.

La pareto-efficienza

Il primo pilastro dell’economia del benessere è quindi trovare un’allocazione dei beni che massimizzi la loro efficienza: secondo l’efficienza paretiana, un’allocazione si definisce efficiente quando non è possibile modificarla senza diminuire il benessere di qualcuno. Analogamente, se una combinazione non è pareto-efficiente può comunque riscontrare un miglioramento paretiano, cioè il passaggio ad un’allocazione che migliori l’efficienza di un individuo senza diminuire quella altrui.

L’ottimo paretiano, d’altro canto, è un criterio individualistico che ignora i principi di equità, e quindi la redistribuzione, con i quali bisognerà trovare un compromesso in seguito.

Per trovare un ottimo paretiano devono esserci tre equilibri fondamentali:

  • Efficienza nello scambio.
  • Efficienza nella produzione.
  • Efficienza nell’uso dei prodotti.

Equilibrio economico generale nello scambio

Per semplificazione, consideriamo un mercato composto da due consumatori e due soli beni, con una dotazione iniziale.

Storicamente, il primo strumento utilizzato per descrivere questa situazione è stata la scatola di Edgeworth, la cui cornice rappresenta i due piani cartesiani dei soggetti e all’interno sono presenti infinite possibili combinazioni di dotazione dei beni. Alla destra è possibile vedere questa esatta versione.

Nonostante ciò, non è ancora possibile decretare quali combinazioni siano pareto-efficienti e quali no. Per questo, è necessario introdurre il concetto di curva d’indifferenza: è una curva che passa per tutte le combinazioni di beni che forniscono la stessa utilità, la cui pendenza è detta saggio marginale di sostituzione (MRS) che indica il rapporto al quale l’individuo è disposto a scambiare un bene per un altro. Integrando questo concetto alla scatola di Edgeworth, si avrà come risultato la foto a destra.

Cerchiamo di spiegarla:

  • Il punto E1 rappresenta la dotazione iniziale di beni. In questo caso gli MRS dei due individui sono diversi perché le loro curve non sono tangenti, perciò è possibile trovare scambi per i quali entrambi ci guadagnano.
  • Il punto E2 è un punto di miglioramento paretiano perché l’utilità totale è aumentata, in questo caso quella di entrambi, ma è anche un punto di ottimo paretiano perché avendo lo stesso MRS non è possibile trovare scambi che portino vantaggi: il problema di scelta del consumatore, il cui obiettivo è massimizzare la sua utilità con il suo reddito, è rispettato.
  • La curva arancione è detta curva dei contratti, cioè la curva passante per tutti gli ottimi paretiani.

Equilibrio economico generale nella produzione

Per trovare un equilibrio dal punto di vista delle imprese serve introdurre il concetto di frontiera delle possibilità produttive, la cui curva passa per tutte le combinazioni di output massimo che un’economia può produrre utilizzando tutte le risorse disponibili, le quali possono assumere diverse allocazioni.

Le caratteristiche di questa nuova curva sono diverse:

  • Pendenza negativa: per mantenere l’efficienza dell’allocazione, se diminuisce la quantità di un bene deve obbligatoriamente aumentare la quantità dell’altro bene.
  • Concava: rappresenta i rendimenti marginali decrescenti dei fattori produttivi.
  • Valore della pendenza: equivale al cosiddetto “saggio marginale di trasformazione” (MRT), il quale misura il rapporto di sostituzione tra un bene e l’altro in maniera tale da mantenere l’utilità invariata secondo la frontiera: l'MRT esprime, dunque, il costo opportunità marginale di un bene misurato in termini di rinuncia alle unità dell'altro bene.

Analogamente alle curve di indifferenza del consumatore, anche le imprese hanno le “proprie”: tali curve sono dette isoquanti di produzione, le quali contengono le combinazioni dei fattori lavoro e capitale che forniscono lo stesso output di produzione. La sua pendenza indica il saggio marginale di sostituzione (MRTS), cioè il rapporto al quale un’impresa è disposta a scambiare un fattore produttivo per un altro.

Nella foto a destra si notano tre isoquanti aventi tre output diversi: tornando alla nostra economia con due soli beni, ipotizziamo che ci siano due sole imprese, delle quali ognuna produce un solo bene.

Secondo il problema del produttore, cui obiettivo è minimizzare i costi dato un certo output da produrre e dati certi prezzi dei fattori produttivi, il punto di ottimo sarà, anche in questo caso, il punto di tangenza tra gli isoquanti delle due imprese perché sono quelli in grado di fornire la pareto-efficienza, come si può vedere nella prima foto della pagina successiva.

Equilibrio economico generale nell’uso della produzione

Dopo aver visto l’equilibrio nel mercato di scambio e della produzione, come si può trovare un equilibrio generale? Concettualmente, ciò avviene quando l’economia non può più effettuare alcun miglioramento paretiano: dal punto di vista della produzione il MRST delle due imprese deve quindi equivalersi per raggiungere l’efficienza, mentre dal punto di vista dello scambio vale lo stesso discorso per i due MRS.

Ricollegandoci alla frontiera delle possibilità produttive, il punto di tangenza tra questa e le curve di indifferenza dei consumatori rappresenta l’equilibrio del sistema economico perché, a parità di produzione, incorporata nella frontiera stessa, in quel punto si trae la massima utilità per i due consumatori.

Il principio di equità

Oltre alla pareto-efficienza, come già visto, l’economia del benessere si occupa inoltre di trovare un’allocazione “equa”, cioè una distribuzione del reddito considerata giusta secondo criteri etici e sociali. Prima di vedere il teorema nello specifico, è bene assodare qualche altro concetto.

La frontiera delle utilità possibili e la funzione del benessere sociale

Considerando un piano cartesiano con i beni X e Y, la curva dei contratti ha rappresentato l’insieme di combinazioni pareto-efficienti. In termini di utilità dei due consumatori, analogamente, la stessa funzione è svolta dalla frontiera delle utilità possibili, nella quale sono presenti tutti i punti di pareto-efficienza, mentre l’area sottostante rappresenta i punti raggiungibili per la collettività inefficienti. Possiamo considerarla come una curva dei contratti in termini di utilità.

Trovare l’allocazione migliore in questi termini necessita l’esistenza di una funzione del benessere sociale, altresì detta funzione del welfare, le cui incognite sono le utilità dei due individui, nelle foto Adamo ed Eva, e può essere rappresentata attraverso le curve di indifferenza sociale, rappresentate nella seconda foto della pagina.

Il grafico fornisce un’informazione importante data dalla pendenza negativa delle curve: al diminuire dell’utilità, ad esempio di Adamo, l’utilità di Eva aumenta e ciò è permesso solo in questo modo, a meno che il benessere sociale non trasli in una curva con più utilità totale.

Teoremi dell’economia del benessere

Per mettere ordine, l’economia del benessere si compone di due teoremi principali:

  1. Teorema dell’efficienza: ponendo l’esistenza di un mercato per tutti i beni in un mercato perfettamente concorrenziale, l’allocazione delle risorse avviene in maniera pareto-efficiente. Abbiamo già analizzato questo teorema, quindi non ci dilungheremo.
  2. Teorema dell’equità: ridistribuendo le dotazioni iniziali, se il mercato è perfettamente concorrenziale e gli agenti sono lasciati liberi di contrattare, allora la società raggiunge un’allocazione pareto-efficiente che sia anche socialmente desiderabile.
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/03 Scienza delle finanze

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gabr_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza delle finanze e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Sassari o del prof Meleddu Marta.
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