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Corso di Scienza della Politica

Prof.ssa Elisabetta De Giorgi

Lezione 3 - 08.03.23

La disciplina

Cos'è la politica?

Non c'è una sola definizione:

  • Treccani - La scienza e l'arte di governare, cioè la teoria e la pratica che hanno per oggetto la costituzione, l'organizzazione, l'amministrazione dello Stato e della vita pubblica. Più concretamente, l'attività svolta per il governo di uno Stato, il modo di governare, l'insieme dei provvedimenti con cui si cerca di raggiungere determinati fini. Con riferimento alla natura dei vari problemi presi in considerazione, avremo la politica economica, politica sociale, etc.
  • Modo in cui uno Stato, un governo, un Capo di governo imposta e cerca di risolvere l'insieme dei problemi politici di varia natura, specialmente quelli di maggior portata e gravità, in un determinato momento. La politica italiana; la politica francese; la politica di Cavour, di De Gasperi, di Draghi, di Meloni...
  • L'attività di chi partecipa alla vita pubblica, come membro del governo, del Parlamento, di un partito, di un sindacato, di un movimento: politica attiva; darsi alla politica; entrare in politica; fare politica.
  • Qualsiasi argomento, fatto, questione che riguardi, più o meno direttamente, il governo e l'amministrazione di uno Stato, l'operato dei partiti, quando diventa oggetto di discussione/conversazione intendersi di politica; discutere di politica; occuparsi di politica.

Parlare di politica non è una cosa nuova. Già Aristotele ne tratta nel suo testo La politica, in cui parla dell'uomo come "animale politico", spinto per natura a unirsi agli altri uomini e a formare delle comunità; da qui nasce il problema del governo della comunità, dei rapporti.

"Politica" è l'attività che uomini e donne svolgono per tenere insieme un gruppo, proteggerlo, organizzarlo e allargarlo, per scegliere chi prende le decisioni e come deve farlo, per distribuire risorse, prestigio, fama e valori.

"Scienza politica" è lo studio di questa attività attraverso un metodo scientifico, cioè in modo da formulare generalizzazioni e teorie, e consentirne sempre la verifica e/o la falsificazione, utilizzando i dati.

Evoluzione della disciplina della scienza politica

Considerandola nella concezione attuale, la si può associare al novecento; ma in realtà è difficile da delineare, perché la sua storia si intreccia inevitabilmente con quella di altre discipline (filosofia politica, storia delle dottrine politiche, diritto costituzionale e pubblico, sociologia politica...)

L'oggetto di studio della scienza politica non è sempre stato lo stesso:

  1. Potere: il potere in sé, le modalità con cui si acquisisce, le modalità con cui si esercita, chi lo esercita, come si può migliorare etc. (i precursori da Aristotele, Machiavelli, Hobbes, fino ai pensatori contemporanei come Weber e Lasswell...)
  2. Stato: inteso come organizzatore del potere; nasce per il bisogno di creare un ordine politico che esercitasse il potere in maniera controllabile. Il potere non viene sostituito (Locke, Tocqueville, Hegel...), ma viene affiancato.
  3. Élites: classe che detiene il potere. Si studiano le modalità all'interno dello Stato attraverso le quali si ottiene il potere, come si perde, come cambia etc. (Mosca, Pareto; Michels, il primo esempio di osservazione partecipante nella socialdemocrazia tedesca)

L'evoluzione avviene parallelamente alla (ri)definizione dell'oggetto di analisi e dei metodi utilizzati per esplorarlo.

Il metodo scientifico della scienza politica

Inizialmente lo studio era della storia, quindi si osservava ciò che avveniva nel passato; da Machiavelli si passa al metodo dell'osservazione della realtà fattuale, si guardano i fatti per comprendere la realtà e le modalità di essa, per cambiarla e trovare soluzioni ai problemi.

Tra Ottocento e primo Novecento ci furono delle innovazioni nelle scienze sociali, che generarono naturalmente la tendenza ad usare il metodo scientifico. Con il variare dell'oggetto della scienza politica, si è resa progressivamente autonoma da altre discipline. Inizia a delineare il suo ambito di applicazione: di base, persegue l'ordine sociale attraverso l'uso del potere.

  • Max Weber: l'aspirazione a partecipare al potere è propria degli Stati e degli attori della vita pubblica.
  • David Easton: definisce la politica come l'attività di allocazione imperativa di valori.
  • Giovanni Sartori: è la sfera delle decisioni collettivizzate, sovrane, sanzionabili e senza uscita.

Arrivando all'oggi, la scienza politica si sviluppa e arriva ad un momento significativo.

Il sistema politico (Easton)

David Easton (1965) definisce il sistema politico come "un sistema di interazioni, astratte dalla totalità dei comportamenti sociali, attraverso le quali i valori vengono assegnati in modo imperativo per una società". Per questo, la scienza politica diventa lo studio delle modalità, complesse e mutevoli, con le quali i diversi sistemi politici procedono all'assegnazione imperativa dei valori. Ogni sistema politico ha determinati valori assegnati attraverso l'interazione dei vari attori che ne fanno parte.

Le componenti

  1. Comunità politica: tutti coloro che sono esposti a procedure, norme, regole, istituzioni del sistema.
  2. Autorità: detentori del potere politico, coloro che sono autorizzati dalle procedure, dalle norme, dalle regole a produrre assegnazioni imperative dei valori (in un sistema democratico, temporaneamente).
  3. Regime:
    • Principi: norme, regole; es. la Costituzione.
    • Istituzioni: strutture all'interno delle quali viene esercitato il potere politico; organi di rappresentanza, di governo, amministrativi...
    • Rendimento: l'attività effettuata solamente nei limiti dei principi.

Come funziona

Per Easton, il sistema politico funziona tramite interazioni di input e output. Da parte della comunità arrivano degli input, diretti ai decisori. L'input entra nella black box, dove entra nel circuito delle decisioni. Una volta che riesce ad ottenere l'attenzione necessaria, viene elaborata dalle autorità. All'interno della black box avvengono vari processi di cui si parla più avanti.

Attraverso le istituzioni viene elaborato e portato ad un risultato, l'output (decisione o azione su quella determinata esigenza; la politica pubblica) deriverà un feedback sia da chi ha presentato la domanda iniziale, sia da cittadini che non ne avevano a che fare. Questo feedback, potrebbe rientrare in circolo e determinare nuove domande, potrebbe esserci malcontento/soddisfazione... i feedback sono parte integrante del sistema.

Gli obiettivi fondamentali

Sono tutt'ora oggetto di dibattito:

  • Alcuni ritengono che la Scienza Politica debba spiegare i fenomeni politici così come avvengono, in maniera teorica, ma senza intervenire.
  • Altri sostengono che l'obiettivo della politica sia quello di prescrivere le soluzioni ai problemi, per ottenere una "buona" politica (visione più attiva e proattiva).

Una grande rivoluzione avviene negli anni '60, quando viene introdotta la visione comportamentista di Easton e altri colleghi. Si basa sull'esplorare e rilevare i comportamenti politici dei vari attori, da cui si notano delle regolarità che portano alla formulazione di ipotesi, teorie etc. Queste generalizzazioni devono essere verificabili, applicando regole rigorose. Si deve poi essere in grado di quantificare e distinguere valori dai fatti e sistematizzare, quindi far entrare in relazione la teoria con quanto osservato. Solo così la si può definire davvero una scienza.

Le finalità condivise da tutti sono:

  • Offrire ai cittadini e ai decisori una visione dei fenomeni politici, delle loro cause e dei loro potenziali effetti, de-ideologizzate e fondata empiricamente.
  • Educare alla democrazia, "svelando" come davvero funziona la politica, facendone emergere vizi e problemi, ma anche qualità.

La scienza politica aiuta la democrazia a correggere i propri errori e a migliorarsi, per quanto possibile.

Metodi di analisi

Gli obiettivi più comuni della ricerca politologica sono:

  • Descrizione dei fenomeni politici.
  • Interpretazione.

Si cerca quindi di arrivare a proposizioni generalizzate (spiegazione, eventualmente previsione e prescrizioni). Queste non avranno mai validità universale, ma saranno limitate nel tempo e nello spazio, poiché gli uomini possono apprendere e cambiare comportamento nel tempo. È perciò rischioso generalizzare, perché potrebbero non durare per sempre.

Come progredisce la conoscenza scientifica?

  • Durkheim utilizza il positivismo nelle scienze sociali: si passa dall'osservazione della realtà alla formulazione delle leggi sociali.
  • Popper attraverso il neopositivismo sostiene che una teoria, per essere valida, debba essere sempre verificata e quindi falsificabile.

Si passa dall'induttivismo ingenuo (conoscenza come accumulazione di osservazioni) alla deduzione (verifica empirica delle teorie fino a che non valgono più), basandosi sul metodo scientifico.

Una teoria ha l'obiettivo di spiegare:

  • Perché alcuni eventi si verificano.
  • In che modo questi eventi si verificano.

Le teorie vengono estrapolate dall'osservazione di collegamenti tra eventi (causa e effetto). Dalle teorie si devono poter ricavare ipotesi verificabili, la cui solidità rappresenta una prova della validità della teoria. Le ipotesi sono affermazioni circa la relazione tra due o più variabili (relazione causa-effetto). A seconda del ruolo che hanno nella teoria le variabili possono essere:

  • Dipendenti: il fenomeno da spiegare (effetto)
  • Indipendenti: i fenomeni che spiegano (causa)
  • Intervenienti: interferiscono nella relazione tra le prime due (non c'è sempre)

Il metodo scientifico ha come base il fatto che un'ipotesi può sempre essere confutata, cioè falsificata.

Nella scienza politica ci sono 4 principali metodi di analisi:

Metodi Oggetto dell'analisi Numero di casi Numero di variabili Applicabilità
Osservazione partecipante Sottosistema Uno Molte Limitata
Sperimentale Piccoli gruppi Pochi Poche Limitatissima
Statistico Attori individuali Molti Moltissime Ampia
Comparato Regimi / sistemi Pochi Molte Selettiva

Come si sceglie la strategia di analisi da adottare?

Spesso è il numero delle variabili e il numero dei casi che suggerisce la strategia e le tecniche più opportune per quel particolare studio. Si prendono in considerazione:

  • Numero di variabili indipendenti potenzialmente rilevanti e il numero di casi (osservazioni) di cui si dispone.
  • Per ogni variabile indipendente che si desidera aggiungere, andrebbero aggiunti anche 20 casi/osservazioni in più (regola usata in statistica).

Questi metodi non sono sempre possibili, come si può quindi ottenere il massimo della conoscenza dalle osservazioni che abbiamo a disposizione (limitate)?

Strategie di ricerca in base al numero di variabili e il numero di casi:

  1. Se analizziamo due o più casi in base a una sola caratteristica, avremo una classificazione.
  2. Se analizziamo due o più casi in base a due caratteristiche, potremo generare una tipologia.
  3. Se analizziamo un caso in base a una o più variabili indipendenti, avremo un caso di studio.
  4. Da tre casi a tre variabili in poi, dobbiamo attrezzarci per condurre una comparazione rigorosa.
    • Se il numero di variabili indipendenti rimane inferiore al numero dei casi di studio, potremo utilizzare il metodo comparato qualitativo.
    • Tanto più crescono variabili e casi, tanto più sarà necessario il metodo statistico quantitativo.

Metodo comparato

"Paragonare serve a controllare – verificare o falsificare – se una generalizzazione tiene a fronte dei casi ai quali si applica" (Sartori, 1991). Rispetto all'esperimento, il metodo comparato si limita a osservare un certo numero di casi senza poter manipolare le variabili indipendenti. È il metodo più usato nella Scienza politica, sia in versione qualitativa che in versione statistica. Viene utilizzato per testare l'impatto di una variabile indipendente su quella dipendente, ma in più casi, così l'ipotesi può essere definita valida.

Varianti:

  • Casi simili/dissimili
  • Comparazione sincronica/diacronica

Esempio: The civic culture (Almond, Verba 1963)

Teoria: il tipo di democrazia dipende dalla cultura politica prevalente in un paese.

  • Variabile dipendente: i tipi di democrazia.
  • Variabili indipendenti: gli orientamenti effettivi e cognitivi dei cittadini nei confronti del sistema politico.
  • Casi: USA, Gran Bretagna, Germania, Messico, Italia (casi diversi tra loro per la variabile indipendente, per poterli comparare. Diversi anche in quella dipendente, ma non è quello ciò che interessava allo studio).

Ne risultarono tre possibili configurazioni di cultura politica:

  • Sudditi: riconoscono il peso del sistema politico nella loro vita.
  • Provinciali: sanno molto poco o nulla del loro sistema politico.
  • Partecipanti: sanno abbastanza di ciò che riguarda il sistema politico e il ruolo che possono svolgere al suo interno.

A seconda della maggioranza del tipo di cittadino in quel paese, si spiegava il tipo di democrazia presente.

Studio di caso

Prevede l'analisi di un caso soltanto, di un fenomeno o di un sistema politico e può svilupparsi:

  • senza un quadro di riferimento teorico (quindi uno studio mai affrontato prima)
  • prendendo ispirazione da una teoria preesistente, con l'obiettivo di controllarla (verificandola o falsificandola) attraverso lo studio di un caso specifico.

Metodo sperimentale

Il ricercatore ha il pieno controllo delle variabili indipendenti, che manipola come se fosse in un laboratorio. Nelle scienze sociali è tipico della psicologia e behavioural economics. Nella scienza politica è molto difficile applicarlo, per questo è poco utilizzato.

Esempio: si vuole vedere come impatta la mal-informazione dei cittadini su determinati argomenti nella politica. Pongo delle domande, poi do a un gruppo i dati corretti e a un altro gruppo non do niente, lasciandoli con le loro conoscenze, poi si pone di nuovo la domanda e si guarda come i soggetti hanno risposto alla domanda.

Osservazione partecipante

Difficile da sfruttare perché è raro che uno studioso si trovi effettivamente nelle giuste condizioni e possibilità, ancora più difficile nella Scienza politica.

Quando? Per una serie di circostanze favorevoli, lo studioso si trova nella condizione di osservare personalmente e direttamente un fenomeno politico che lo interessa.

Vantaggi? Attraverso la partecipazione, dal suo punto di osservazione privilegiato, lo studioso è in grado di ottenere una massa di materiale rara.

Svantaggi? Rischio di coinvolgimento molto alto, il distacco è assolutamente necessario per lo studio oggettivo.

Esempio: studio della SPD di Michels (1911) da cui trasse la sua famosa legge ferrea dell'oligarchia secondo cui "sulla base democratica si erge, nascondendola, la struttura oligarchica dell'edificio."

Dai metodi alle tecniche

Le tecniche di ricerca sono un certo tipo di strumentazione che serve per mettere in atto la metodologia.

Prima distinzione da fare:

  • Analisi primarie dei dati (lo studioso raccoglie dei dati nuovi da sé)
  • Analisi secondarie dei dati (lo studioso si affida a dati di altre persone)

Si possono classificare questi strumenti (tecniche) in tre classi, relative a tre tipi di analisi:

  • Analisi del contesto (osservazione partecipante)
  • Analisi dei messaggi (analisi di documenti, trascrizioni, lettere, discorsi, processi etc.)
  • Analisi delle risposte (interviste, sondaggi di opinione)

Tutto questo è legato anche al tipo di strategia, intensiva o estensiva, che si intende portare avanti.

Lezione 4 – 09.03.23

La partecipazione politica

Cos'è la partecipazione politica?

È quell'insieme di azioni e comportamenti che mirano a influenzare, in maniera più o meno diretta e più o meno legale, le decisioni, nonché la stessa selezione dei decisori nel sistema politico o in singole organizzazioni politiche. Partecipazione politica non è solo il voto, ma tutte le azioni che si compiono al di fuori della propria sfera privata, che abbiano uno scopo di influenzare le scelte. Quando si agisce nei partiti, quando si partecipa a delle manifestazioni, quando si boicottano delle aziende etc. (anche se non si è di alcun movimento).

È una partecipazione per un fine collettivo, non per un fine individuale. Esempio: suffragette, i sindacati, Fridays for Future...

La partecipazione è un fenomeno antico e recente al tempo stesso: c'è sempre stato ed è il prodotto di un cammino che ha portato a nuovi modi di esprimersi. Già nell'antica Grecia la partecipazione politica era importantissima all'interno della vita e dell'organizzazione della polis. Dalla Grecia ad oggi si è passati per varie modalità e forme di partecipazioni, in alcuni periodi questa partecipazione politica venne negata, come negli assolutismi. La partecipazione politica vera e propria viene riconosciuta con la nascita degli Stati nazionali, viene legittimata solo con l'inizio del processo di democratizzazione.

I sistemi politici, nel tempo, hanno pian piano assorbito nuove forme di partecipazione politica.

Esempio: sindacati. La partecipazione politica è quindi visibile nelle fabbriche, diritto di sciopero; entrambi inizialmente non riconosciuti.

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Scienze politiche e sociali SPS/04 Scienza politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher emmab1201 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza della politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trieste o del prof De Giorgi Elisabetta.
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