Estratto del documento

La comunicazione generativa

Capitolo 1: la società sceneggiata

1.1

Quando il pensiero inizia ad essere collaborativo, quando l’immaginario ha la possibilità di farsi direttamente cose, quando i simboli diventano un modo già di agire sull’essere, quando la “scrittura” delle cose diviene sempre più simbolica; allora sta prendendo vita una nuova grammatica culturale, sociale ed economica. Sta nascendo una nuova scrittura digitale, non solo a livello informatico; si tratta di una testualità ancora in fase di definizione. Stiamo costruendo una società inedita e la scrittura sociale infrange i meccanismi creativi consueti come atto consapevole di generazione di idee. Siamo diventati tutti scrittori e lettori della realtà contro la nostra volontà.

Oggi è forte l’emergenza del valore della Conoscenza, ovvero conoscere che questo mondo è per la nostra cultura di difficile comprensione. L’uomo non è per forza consapevolmente autore dell’attuale realtà, che di conseguenza non è necessariamente migliore di quella passata. Ciò potrebbe accadere se noi fossimo tutti consapevoli della nuova scrittura della realtà, passando da passivi esecutori di azioni prestabilite a autori di quelle stesse azioni.

Il mondo delle sceneggiature consiste in un’elaborazione del reale condizionata dall’uso delle macchine, i cui processi automatici sono sempre espressione di scelte etiche, politiche ed economiche. Bisogna chiedersi a vantaggio di quali organizzazioni sociali lavorino le interfacce (cioè i modi e gli strumenti con cui l’uomo interagisce) a cui affidiamo le nostre azioni quotidiane. Le azioni dell’uomo sono “assistite” da tecnologie che si propongono come mezzi per costruire il nuovo ma che scivolano verso operazioni che rimandano al sistema della catena di montaggio di matrice fordista o taylorista: sono seriali ma c’è da chiedersi se migliorano la qualità della nostra vita. Occorre conoscere la trama della Storia che l’uomo ha scritto e sta scrivendo e chiederci se ci piace questa umanità, se possiamo cambiarla, chi ne sono gli autori ed i costruttori, se questi ultimi sono come Lemmings (come i personaggi dell’omonimo videogioco) che in un mondo strutturato sono “liberi” di esercitare quelle poche funzioni che identificano lo script di cui erano portatori; se le architetture dei digital media portano narrazioni invisibili capaci di pilotare l’umanità, se la nostra intelligenza collettiva sia davvero libera. Strumento primario è la scuola, i cui modelli comunicativi sono potentissimi. La storia della cultura ha fatto capire che per indagare il rapporto tra uomo e mondo è necessario indagare le connessioni tra le diverse aree del fare umano, ognuna definita da strutture precise ma tutte concorrenti a disegnare un modello culturale condiviso, tutte unite in un flusso di aggregazioni e disgregazioni.

Tutto il ‘900 è stato un esperimento per uscire dalla contrapposizione tra cose e idee, reale e virtuale, cercando di rafforzare le rispettive differenze in funzione di un progetto comune, in una prospettiva per cui ogni progetto non è una promessa alla cultura del fare ma è fare esso stesso. Il presente vuole che i progetti entrino nelle cose e le cose nei progetti. Gli uomini creano cose, le quali sono sia da utilizzare che utili per progettare altre cose (le cose possono essere immaginario e l’immaginario essere cose). Tante discipline hanno contribuito e tutte hanno in comune la ricerca della sintesi dei meccanismi caratterizzanti ogni epoca, all’insegna della mondializzazione della vita quotidiana. Fino ad oggi ha avuto la meglio la mentalità comunicativa per cui ciò che è locale è più specifico e quindi più concreto, senza tentare di fare una sintesi tra le ideologie tra macro e micro. È necessario quindi separare il conflitto tra questi due sistemi: per sviluppare una visione del macro-sistema si deve conoscere la micro-fenomenologia, ma vale anche la constatazione opposta. Da questo scenario deriva la dittatura degli script portatori di una catena di gesti a cui decidiamo di adeguarci convinti di stare facendo qualcosa di concreto, inconsapevoli del progetto e dei valori sottesi. Unico problema è il limite umano nel riuscire a capire le procedure dello script: nell’universo degli script non si genera conoscenza, bensì si conserva, si ripete il già noto.

1.2

Le sceneggiature sono il terreno in cui si giocano gli equilibri di potere, dove chi disegna la realtà crea le condizioni operative perché i tanti che la devono costruire agiscano secondo un progetto comune: guidano il rapporto tra cultura alta e bassa, indicano i comportamenti sociali, controllano le strutture intellettuali, il pensiero, la parola e la scrittura. Definiscono quindi gli ambienti operativi con cui si sviluppa il processo chiamato “costruzione sociale della realtà”, sono il motore dell’agire sociale, dei processi di comunicazione ed anche dei meccanismi della conoscenza coinvolgendo il rapporto tra media e pubblico.

Dall’esplorazione del linguaggio degli algoritmi sociali (al fine di cogliere le implicazioni esplicite ed implicite degli autori delle architetture tecnologiche) hanno sottolineato che la potenza delle Tecnologie dell’Informazione e Comunicazione di unire e dividere tutto e tutti sta mettendo in luce quanto sia in fase di ridefinizione il concetto stesso di divisione ed unione (oltre che le identità tradizionali). La comunicazione, da forza stabilizzante, appare sempre più contaminata da processi di ricerca (ci permette di vedere un futuro possibile). Intanto la realtà continua a svilupparsi, priva di progetto, costruendo cose e persone. È giunto il tempo in cui il divenire della storia non può più essere rappresentato da un processo riproduttivo, bensì da un processo generativo che travolga tutti i soggetti in modo da ridiscutere la loro stessa identità, al servizio di un progetto che sta a noi ideare. Noi dobbiamo diventare autori per dare il nostro senso alla situazione attuale: dobbiamo passare ad un ambiente in cui la conflittualità dei saperi possa essere generativa e non trasmissiva (non ci deve essere una lotta per il controllo delle risorse di conoscenza, anzi si devono creare nuovi modelli, nuove grammatiche e nuove relazioni tra innovazione sperimentale e progetti a lungo termine).

Augmentation è la realtà che permette all’uomo di unire e di tenere diviso tutti e tutto, la dimensione in cui si va definendo la tendenza dei contenuti a convergere e dei dispositivi a divergere (stiamo ripensando tutto il processo comunicativo, grazie anche alla riflessione sui feedback).

  • Wiener indaga il meccanismo del feedback nelle manifestazioni naturali, umane e sociali;
  • Bush si concentra su una nuova scrittura basata su una rete di piste di associazione;
  • Engelbart studia nuove forme di scrittura costituite dai link (infatti presenta un computer, inteso come l’intelletto umano, con un mouse nel 1968 al NLS);
  • Nelson inventò la parola “ipertesto”, convinto creasse una connessione così forte da creare un universo di scrittura e lettura del tutto nuovo, capace di influire sulla testualità dei documenti originali;

Tutto il ‘900 è stato caratterizzato dalla ricerca che indaga gli script. In generale si cerca di indagare e studiare come una realtà possa essere generata e generativa, lettrice e scrittrice. Si deve progettare per trovare, non più per riprodurre l’esistente ed il possibile. Il mondo in cui viviamo è caratterizzato da regole per cui gli effetti dei nostri pensieri e azioni non corrispondono mai alle nostre intenzioni. Il senso d’incomunicabilità che avvertiamo è dovuto a questo abisso tra credere di sapere e sapere. Il compito complicato è quello di analizzare lucidamente la realtà per come la conosciamo e viviamo, aspirando legittimamente ad un mondo che oggi pare impossibile ma che riteniamo essere giusto.

La metafora della “deriva” aiuta a capire l’impossibilità che abbiamo a sottrarci alle dinamiche della forza generativa ed ha due interpretazioni:

  • Conservatrice: è un’energia talmente forte rispetto alle nostre capacità di indirizzo da indurre un ritorno al passato;
  • Innovatrice: è un’energia talmente forte da permettere all’umanità di avviare una nuova fase storica.

La differenza tra i due punti di vista sta nel tipo di relazione che ognuno stabilisce verso la “deriva”, cercando di capire quali relazioni possono trasformare in sistema il meglio del nostro presente e passato, guardando al futuro. Vi è una differenza incolmabile tra gli automatismi e l’universo dei valori e della libertà: per le macchine le libertà significano assenza di programmazioni e gli appelli ai valori sono volti all’occultamento delle intenzioni manipolatorie della comunicazione. Per l’uomo significa uscire dalla logica esecutiva di un programma per assumersi la responsabilità di trasformarlo.

La vita ci ha offerto un feedback naturale: la storia ricomincia, generazione dopo generazione, verificando le proprie grammatiche, sceneggiature e testi sociali (cioè la realtà che era stata scritta dalla generazione precedente). Ogni essere umano è sia il prodotto sia lo scrittore dell’umanità: per ottenere ciò la comunicazione dev’essere generativa e non trasmissiva. La comunicazione formativa gioca un ruolo importante qui, i giovani devono essere educati ad una cultura di progetto che aspiri a creare un mondo nuovo (i docenti devono analizzare le grammatiche dicendo che non sono immutabili e che possono quindi essere riscritte). Quando si insegna a leggere la realtà, gli si devono dare gli strumenti per poterla riscrivere diversamente. Le nuove generazioni devono sentirsi libere dai sensi di colpa dei genitori, fiduciose di un’idea di realtà tutta da inventare e consapevoli dell’esistenza degli script così universalmente assimilabili da risultare invisibili.

1.3

Non si deve sottostare alle regole preimpostate di una determinata grammatica, bensì si deve partecipare attivamente alla costruzione di nuove regole, nuovi mondi, nuove visualizzazioni, in un ventaglio infinito di opzioni.

Se oggi l’immaginario interagisce con le cose concrete, provocando su di loro effetti altrettanto concreti, se le nuove tecnologie sono tali da confondere i tradizionali confini tra immaginario e reale, dove finirà la nostra libertà di pensare l’impossibile? L’uomo deve farsi autore di finito ed infinito, concreto ed astratto, per dare adito ad una nuova umanità. Da sempre quest’ultima mescola realtà e finzione, la quale agisce sulla prima al punto che percepiamo il nostro immaginario come se fosse una cosa.

Nella Rete ogni lettura è riscritta, ma qui i testi sono fisicamente riscritti, non solo avviene nella mente dei lettori ciò. Non è utile contrapporre mondo analogico e mondo digitale, bensì comprendere la ristrutturazione, avviata da secoli, del mondo analogico secondo una prospettiva che noi definiamo digitale solo per le specificità funzionali di un supporto informatico. Questa forza digitale è una forza che allo stesso tempo divide i blocchi della realtà in infinite micro-unità che nascono, si trasformano e muoiono; ma anche costruisce e distrugge legami tra le infinite entità discrete. Quindi la realtà è un’aggregazione complessa di entità complesse legate da relazioni complesse e di conseguenza più resistenti ai cambiamenti. La dimensione digitale è il riflesso tecnologico dei nostri saperi e quindi sta nella nostra testa e nel modo di vedere il mondo, che sarà sempre più difficile distinguere tra digitale e non digitale. Il divenire coinvolge tutte le componenti del reale, dove effetti (unità) e cause (forze) diventano quasi indistinguibili. Il digitale è finito con il contrapporsi al reale; ma il digitale informatico era nato come mezzo nuovo per potenziare i processi di trasformazione della realtà.

Esistono script le cui forze consentono di inventare realtà capaci di trasformare la grammatica dominante, ma la dimensione sociale dominante è quella di altri script che rendono tali realtà solo personalizzabili, limitandosi a rendere la realtà tollerabile. Si tratta di una grammatica nascosta dietro l’illusione che a ognuno di noi sia data la possibilità di scrivere testi originali ma in realtà contraria ad ogni sperimentalismo. Bisogna sapere per cambiare, e bisogna capire come le sceneggiature, con cui interagiamo con la realtà, siano parte del processo di costruzione sociale.

Un pensiero comune è quello che i giovani siano digital native, in quanto riescono a memorizzare meglio gli script, contro ai digital immigrant, quelli anagraficamente restii all’agire digitale. Questo ha comportato l’autoesclusione di molti dal processo di digitalizzazione della realtà, persone con competenze di primissimo ordine che spesso si sono opposte a restrizioni digitali interpretandole riduttivamente soprattutto nei contenuti.

1.4

Con lo sviluppo della tecnologia dobbiamo capire se l’uso che facciamo dei mezzi a disposizione sia adeguato oppure no. Tutto questo sviluppo ed innovazione non vuol dire necessariamente che si sta andando verso l’affermazione di un’umanità migliore, bisogna invece capire come quest’ultima si stia evolvendo.

L’identità comunicativa è il risultato di scelte che i vari soggetti esprimono negli ambienti degli script. La forza dello script sta nel fatto che è stato ideato per rispondere ai bisogni dei dominanti, i quali creano dei bisogni proprio per invitare a leggere e a scrivere tramite l’uso di questi script. Si tratta di un testo invisibile che porta a pubblicare infiniti testi visibili. È proprio tramite gli script che la strategia comunicativa esercita le sue scelte; questa non si esprime più tramite la struttura piramidale, bensì tramite un sistema in cui ogni singola unità deve esercitare una specifica azione comunicativa. Quello che preme oggi è cercare di imporre un prodotto ancor prima di valutarne la qualità, questo perché la nostra cultura si basa, non sulla Ricerca e la Conoscenza, bensì sulla forza del Potere. Continua a prevalere il potere degli autori degli script nell’intento di pilotare ed illudere i fruitori degli stessi; la Conoscenza è un essere, non un avere. Va ridiscussa, trasformata, continuamente generata. Proprio un primato della Ricerca e Conoscenza dovrebbe essere alla base di una strategia di nuova generazione, mostrando di avere una professionalità tale da verificare le proprie scelte fino a metterle in discussione, accettando la sfida di una continua trasformazione senza temere di indebolire il proprio ruolo o le identità.

Dovremmo iniziare a pensare all’identità come una ricerca-progetto in corso che alterna l’accettazione dei limiti dell’esistente al rifiuto degli stessi. Spesso la Conoscenza fa paura perché la si vede come elemento di discontinuità, minaccia della propria identità. Il sostegno della propria identità, e quindi una garanzia di continuità, avviene quando il lettore dello script si trasforma in scrittore. Le nostre esigenze esistenziali, che riguardano il nostro essere e non il nostro avere, sono volutamente ignorate da questo sistema comunicativo e noi stessi siamo abituati a deriderli. Un grosso contributo viene anche dall’autocensura, dal silenzio: è rassicurante scoprire ciò che si sa da sempre, invece che fare ricerca su quel che non si capisce. È indispensabile riconoscere il ruolo strategico degli script, capirne le grammatiche e gli obiettivi ultimi, ridefinire il senso che lo script deve avere nel processo comunicativo. Fare questo significa rinunciare all’idea di vivere in una società dominata dalla centralità di testi così belli e liberi da essere anche potenti.

Ricapitolando

Lo script è l’ambiente di scrittura con cui chiunque può leggere ed esprimersi. La sua facilità è confusa con funzionalità: si crede che sia un’agevolazione di operazioni minime ma necessarie (non lo si sottopone ad analisi critiche). È costruito per difendere le vecchie grammatiche. Si tratta del cuore della logica che ha spostato il valore “essere” “avere” “apparire” “”esserci”, indicando la perdita di controllo sulla propria identità sociale. Controllare gli script significa ridefinire le relazioni tra testi, che affollano la realtà, e grammatiche, che indirizzano il fare quotidiano. Gli script hanno due funzioni: quella della proliferazione dei testi e quella della difesa di una grammatica che aggrava gli effetti negativi di questa deriva.

1.5

Il linguaggio di Internet sta orientando pensieri e azioni, si pone come mezzo sia per l’organizzazione oggettiva del mondo sociale sia per la costruzione soggettiva d’identità. Si tratta di un mezzo potente che ci illude di poter tenere a bada la complessità che ci avvolge e ci offre la possibilità di “esserci”, appartenere ad un universo strutturato.

L’espressione con cui si indicano i problemi riguardanti la rete delle reti (cioè aspetti gestionali, rappresentativi, politici, economici e culturali) è Governance d’Internet. Sono fondamentali le discussioni che da anni ruotano intorno alle patologie della Rete, siano esse espressione della Rete stessa (come la violazione della privacy) o esterne (come la scarsa accessibilità). A contare &e

Anteprima
Vedrai una selezione di 9 pagine su 38
Riassunto esame Teorie e tecniche della comunicazione, Prof. Tarchi Marco, libro consigliato La comunicazione generativa, Toschi Pag. 1 Riassunto esame Teorie e tecniche della comunicazione, Prof. Tarchi Marco, libro consigliato La comunicazione generativa, Toschi Pag. 2
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Teorie e tecniche della comunicazione, Prof. Tarchi Marco, libro consigliato La comunicazione generativa, Toschi Pag. 6
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Teorie e tecniche della comunicazione, Prof. Tarchi Marco, libro consigliato La comunicazione generativa, Toschi Pag. 11
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Teorie e tecniche della comunicazione, Prof. Tarchi Marco, libro consigliato La comunicazione generativa, Toschi Pag. 16
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Teorie e tecniche della comunicazione, Prof. Tarchi Marco, libro consigliato La comunicazione generativa, Toschi Pag. 21
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Teorie e tecniche della comunicazione, Prof. Tarchi Marco, libro consigliato La comunicazione generativa, Toschi Pag. 26
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Teorie e tecniche della comunicazione, Prof. Tarchi Marco, libro consigliato La comunicazione generativa, Toschi Pag. 31
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Teorie e tecniche della comunicazione, Prof. Tarchi Marco, libro consigliato La comunicazione generativa, Toschi Pag. 36
1 su 38
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilariabrandolini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e tecniche della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Tarchi Marco.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community