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La comunicazione: maestri e paradigmi (integrata di appunti)

Ricciardi nasce nel 1943, si tratta di una delle più importanti figure della prima generazione di docenti di scienze della comunicazione. Nel suo libro mostra i punti cardinali di questa scienza, che è ancora giovane, e cerca di ricostruire gli autori e le scuole di rilievo di questa disciplina.

Oralità e scrittura

L'evoluzione degli strumenti per comunicare segna i gradi diversi di evoluzione della civiltà umana. Si tratta di un'evoluzione che interessa sia la civiltà sia la formazione individuale. Gli antropologi hanno dedicato la loro attenzione all'origine della società moderna, identificata nell'invenzione dell'alfabeto e nelle sue conseguenze. L'evoluzione biologica dell'uomo sfuma nella preistoria quando egli diviene un animale in grado di usare il linguaggio; si aggiunge la scrittura ed ha inizio la storia vera e propria. L'uomo come animale parlante è studiato dall'antropologia, l'uomo come animale parlante e scrivente dalla sociologia. La comunicazione è una disciplina molto giovane, infatti molti autori trattati sono conosciuti anche come filosofi, sociologi o antropologi, i quali hanno comunque portato innovazione ed importanza alla scienza della comunicazione.

Platone

Il "Fedro" di Platone rappresenta uno dei primi luoghi in cui si discute dell'avvento della scrittura e dell'alfabetizzazione, domandandosi "cosa succede quando la scrittura prende il posto dell'oralità?". Nella prima parte del dialogo Socrate si oppone ad una visione ottimistica del mito dell'invenzione della scrittura. Quello di Socrate è un giudizio fortemente critico, l'alfabetizzazione scritta produrrebbe infatti la perdita della memoria attiva e partecipante. Non siamo più obbligati a ricordare in quanto affidiamo quest'azione ad un supporto esterno. Inoltre, la tecnologia della scrittura fissa il suo messaggio, dunque esiste di per sé. Chi usa la scrittura usa una tecnica che facilita le operazioni di conservazione (cioè la memoria) e di comunicazione (cioè il linguaggio). Dunque Socrate imputa alla scrittura anche una forma di riduzione del dialogo. La diffusione della scrittura crea un mondo artificiale. Una delle civiltà che risentì particolarmente di questa transizione fu la civiltà greca.

Le critiche che muoveva Platone circa 2500 anni fa, sono le stesse che si possono muovere oggi alla rete. Internet fornisce tantissime opportunità ma dobbiamo stare attenti perché al suo interno ci sono criticità e punti deboli (nella stessa ottica la scrittura da più opportunità rispetto all'oralità). Molti studi hanno mostrato come il cervello dei tassisti sia cambiato da quanto non devono più conoscere le strade a mente perché sono stati inventati i navigatori. Questo studio fa vedere come le tecnologie tolgano autonomia all'uomo, cosa faccio quando queste si rompono? Probabilmente ciò è anche dovuto alla pigrizia umana; però c'è da dire che la memoria prima risiedeva dentro l'uomo, mentre adesso è una competenza che non è più sua e bisogna essere consapevoli di questo (così come con l'avvento della scrittura).

La testimonianza di Agostino ci rivela la sorpresa nello scoprire la lettura silenziosa ed individuale del vescovo Ambrogio in un mondo in cui prevaleva la lettura comunitaria e ad alta voce. La prima testimonianza conosciuta dell'uso della parola "textus" in senso metaforico per distinguere il prodotto stabile della scrittura dal flusso delle parole dell'oralità, si trova nelle istituzioni oratorie di Quintiliano. Il celebre passo in cui Petrarca racconta un'esperienza fisica, la salita al monte Ventoso, ci rivela che il libro è diventato il compagno spirituale ed intimo degli intellettuali.

Heim in "The theory of transformative technology" ha sottolineato il ruolo decisivo, attivo e fondante che nella posizione di Havelock e Ong assume la scrittura: essa forma le coscienze, trasforma le società e configura il pensiero fin dalle sue origini. È la tecnologia della scrittura a formare un nuovo modo di pensare, ed è la scrittura alfabetica a consentire l'origine di quella cultura delle leggi e della riflessione analitica che contraddistingue la cultura europea moderna. Le teorie a cui fa riferimento Heim hanno avuto un peso rilevante nella creazione di una nuova tecnologia della comunicazione, ossia l'ipertesto (grazie all'uso di computer e reti telematiche). Bolter dice che il testo scritto è la testimonianza stabile del pensiero. Le strutture testuali che si sono evolute nei secoli determinano il pensiero quasi con la stessa forza della struttura primaria, la lingua. Si è dato per scontato che il testo fosse lineare, delimitato e fisso; possiamo definire l'ipertesto l'utilizzo del computer per trascendere le qualità di linearità, limitazione e fissità del testo scritto tradizionale. Le tecnologie ipertestuali aprono la strada ad un cambiamento culturale di grande importanza.

Claude Levi-Strauss

Si tratta di una personalità di spicco del ‘900, molto influente nell'antropologia e nello strutturalismo, ma anche nelle scienze della comunicazione. Il linguaggio verbale è il tratto distintivo dell'uomo, Levi-Strauss individua in questo la struttura portante della società. Egli afferma che in ogni società, la comunicazione avviene almeno a tre livelli: comunicazione delle donne, dei beni e dei messaggi. Di conseguenza lo studio del sistema di parentela (prima, ma anche oggi, in determinate società il matrimonio non avveniva per scelta e soprattutto la donna non aveva possibilità di parola), del sistema economico (oggi avviene coi soldi, prima con il baratto, o con delle conchiglie, o oggetti, o addirittura donne) e del sistema linguistico, presentano analogie e sono invariate in ogni società. Tutti e tre dipendono dallo stesso metodo. La ricerca di Levi-Strauss è volta a condurre l'antropologia sul terreno delle scienze esatte (per studiarla scientificamente).

"Una società è fatta di individui e di gruppi umani che comunicano tra loro". Levi-Strauss si è occupato molto di linguaggio; è andato a vivere in molte società definite primitive per poter studiare il loro modo di comunicare e giunge alla conclusione che il linguaggio è ciò che tiene insieme le società. Questo principio non è applicabile solo all'uomo ma anche agli animali, nonostante essi non articolino il linguaggio (l'uomo invece ha la grande possibilità di esporre ciò che è astratto, ciò che è futuro, possiamo prevedere determinati comportamenti, e questa è una capacità molto importante). Il linguaggio è un elemento sociale; noi non parliamo da soli, noi parliamo agli altri e con gli altri. Il linguaggio è scienza a tutti gli effetti e deve essere studiata. La presenza di gruppi umani è un requisito fondamentale per le società.

L'incontro tra antropologia strutturale e la scienza dell'educazione ha un ruolo fondamentale, ricoperto in primo luogo dalla cibernetica di Wiener. Weiner si interroga sull'estensione dei metodi matematici alle scienze sociali. La sua risposta è in conclusione negativa, e la giustifica con due motivi. In primo luogo egli ritiene che la natura stessa delle scienze sociali implichi che il loro sviluppo influisca sull'oggetto dell'indagine. Inoltre l'influenza dell'osservatore è sensibile nelle scienze sociali poiché le modificazioni che essa comporta sono dello stesso ordine di grandezza dei fenomeni studiati. In secondo luogo egli nota che i fenomeni che appartengono alle ricerche sociologiche ed antropologiche si definiscono in funzione dei nostri interessi: vita, educazione, carriera, morte... Wiener conclude che l'analisi matematica applicata alle scienze sociali, non può fornire risultati interessanti. In linguistica strutturale, invece, sembra che le condizioni da lui poste per uno studio matematico si ritrovino riunite. Il linguaggio è un fenomeno sociale; quasi tutte le condotte linguistiche si collocano al livello del pensiero inconscio. Quando parliamo, non abbiamo coscienza delle leggi sintattico-morfologiche della lingua; così come quando formuliamo le regole grammaticali o fonologiche della nostra lingua permane la mancanza di comprensione intuitiva. In linguistica si può dunque affermare che l'influenza dell'osservatore sull'oggetto d'interesse è trascurabile: non basta che l'osservatore acquisti coscienza del fenomeno perché quest'ultimo ne venga modificato. Inoltre nell'ambito nella scrittura disponiamo di serie sufficientemente lunghe per rendere possibile l'analisi matematica.

Eric Havelock

Nei suoi studi della classicità greca Havelock mette in rilievo il processo della "formazione della mente alfabetica", un percorso che caratterizza in modo permanente la civiltà occidentale e che vede nella scrittura alfabetica lo strumento che consente alle società contemporanee di spingere a ritroso nel tempo la conoscenza delle società che hanno lasciato testimonianza scritta. Con la scrittura ha inizio la storia, in quanto è il suo apparire che rivoluziona alcuni capisaldi fondamentali della società: rapporto tra eredità culturale e tradizione, il ruolo della memoria e l'utilizzo di tecnologie per conservarla e per comunicarla (attraverso testi, manuali, burocrazie...). La scrittura ha assunto un carattere rivoluzionario nella storia del genere umano: il primato che la società greca ha avuto, la nascita della filosofia ed il modello razionale che essa ha imposto derivano dall'influenza che la scrittura ha avuto sulla mente e sul comportamento sociale degli individui. La comunicazione è dunque determinante nei processi culturali di ogni società. La società per come la conosciamo noi, non è l'unica possibile, non è l'apice da raggiungere nella scala della civiltà (infatti anche la visione che le società primitive man mano si avvicineranno alla nostra concezione di società, è sbagliata). Havelock rivede nella società greca, ma anche romana successivamente, il modello da cui ha preso piega la struttura delle società occidentali (non ci sarebbe la società come la conosciamo senza la scrittura e tutto ciò che essa ha comportato).

Nella sua opera "La musa impara a scrivere" del 1987, studia sia la civiltà greca sia il passaggio dalla civiltà orale a quella scritta, parlando di "mente alfabetica": lo vede come un passaggio talmente determinante che modificò la nostra mente, il nostro modo di pensare ed il nostro modo di parlare. Abbiamo iniziato ad usare la scrittura solo recentemente in confronto alla quantità di tempo che siamo sulla Terra. La scrittura ricopre un ruolo sociale ed individuale, in quanto modella sia individui sia società intere (non esisterebbe la società moderna e complessa senza l'alfabeto). Il modello che modifica la nostra mente è definito "modello logico sequenziale: cioè un testo ha le caratteristiche di essere lineare (si legge dall'inizio alla fine), delimitato (c'è una prima ed un'ultima pagina) e fisso (quando esce quello è e quello rimane). Il modello logico sequenziale dice che se A allora B, ed è il modello su cui si basano le società di oggi.

Il paradigma odierno è rappresentato dalla Rete. Inizialmente, l'antenato di Internet era Arpanet, cioè un luogo in cui i militari potevano comunicare tra di loro anche se uno dei nodi della comunicazione veniva attaccato. Questo è un concetto che prevale ancora oggi per Internet, ma non ad esempio per la rete elettrica o ferroviaria. La Rete Informatica quindi potremmo dire che supera il modello logico sequenziale.

Walter Ong

Ha attraversato tutto il ‘900; la sua opera più importante è "Oralità e scrittura" del 1982, uno dei manuali più importanti della comunicazione (dove si è soffermato sull'alfabetizzazione, concentrandosi sull'aspetto individuale). Il titolo originario è "Orality and literacy. The technologizing of the word"; dove "literacy" indica l'insieme delle funzioni dei processi di alfabetizzazione, di cui la scrittura è certamente uno degli elementi portanti, ma non il solo. Esistono altre abilità e forme di Domestication che accompagnano i processi di alfabetizzazione, come la lettura o l'apprendimento dei numeri. Si tratta di un processo di civilizzazione nel pieno senso della parola, caratterizzato dalla separazione tra oralità e scrittura. Questo processo, per Ong, è determinato dalla tecnologizzazione della parola, ossia dal passaggio da una forma di linguaggio naturale, diretto e comunicatorio, ad una forma di linguaggio in cui la tecnica acquista il ruolo determinante (la parola scritta viene proprio intesa come una tecnologia). La parola non avrà più quella funzione che le consentiva di essere l'elemento fondante della comunità; la tecnologia della scrittura e la tecnologia della stampa costruiscono società e non comunità, dunque la mediazione tra umani e i difficili meccanismi psicologici e sociali che vengono messi in moto sono la base di una nuova figura dell'io: l'individuo moderno.

Diamo per scontato che chiunque sappia leggere e scrivere, in quanto sono capacità imparate da piccoli e mai più dimenticate. La realtà è un'altra: leggere e scrivere è una conquista recente, in quanto agli albori della scrittura, e fino a poco tempo fa, questa rappresentava una forma di potere, destinata solo a pochi eletti (infatti la maggior parte della popolazione era analfabeta). Importante in questo ambito fu la rivolta protestante di Lutero, il quale riuscì a portare maggiore alfabetizzazione al Nord Europa. Platone pensava alla scrittura come ad una tecnologia esterna; oggi invece abbiamo talmente interiorizzato la scrittura che ci risulta difficile pensarla come una tecnologia al pari della stampa o del computer. Al contrario del linguaggio naturale, la scrittura è del tutto artificiale: non c'è modo di scrivere "naturalmente". Il discorso parlato è sentito naturale dagli uomini, in quanto chiunque impara a parlare (il parlare risale da capacità inconsce). Il discorso scritto non nasce dall'inconscio, è un processo guidato da norme consapevolmente inventate (Joyce cercò di riprodurre a parole il flusso di coscienza umano, cosa molto difficile in quanto elementi che necessitano di due supporti diversi). Dire che la scrittura è artificiale non significa condannarla, in quanto essa ha un valore inestimabile.

Ong scrive negli anni ’80, cioè nel periodo della diffusione del computer e di nuove tecnologie come le Rete ed Internet (oggi alla base delle nostre conoscenze). Oggi abbiamo interiorizzato la scrittura, ma non abbiamo ancora interiorizzato il computer ed in generale le nuove tecnologie. Il mondo possiamo dividerlo tra nativi digitali ed immigrati digitali: il fatto che io possieda determinate conoscenze tecniche di quella data tecnologica non vuol dire che esse siano le uniche competenze necessarie per poterla usare. Sapere usare una tecnologia in modo tecnico non vuol dire saperla usare in modo critico, creativo e consapevole.

Secondo Ong, con l'uso della scrittura l'uomo impara a pensare e ragionare in modo diverso. Egli pone attenzione sulla modificazione psicologica indotta dai processi di alfabetizzazione. Dalla scrittura ha origine una diversa concezione del tempo e dello spazio: lineare (riconducibile alla logica sequenziale) non più ciclico (come quello della natura, delle stagioni, dell'agricoltura…). Il meccanismo della scrittura non permette una comunicazione "just in time" né consente una reazione immediata degli attori coinvolti, in quanto ha bisogno del tempo differito per essere recepita. La scrittura perde il rapporto in presenza degli uomini; il modo di scrivere modifica anche il modo di pensare e di vedere le cose.

La scrittura è asincrona, come diceva Platone, cioè non contemporanea, in quanto molti autori continuano a dirci qualcosa nonostante siano morti già da tempo. Con questo però viene a mancare la compresenza tra autore e lettore, non vi è possibilità di dialogo tra i due. Infatti questo cambia la nostra concezione di tempo, il quale viene modificato dalla scrittura, ma anche di spazio, il quale viene modificato dalle nuove tecnologie (ad esempio oggi il mondo è iperconnesso). In generale la concezione di tempo e spazio è un argomento centrale nel dibattito del ‘900. Ong fa molto uso del concetto di "alienazione", assunto per rappresentare la privatezza che l'uomo subisce nel momento in cui la parola si distacca dal suo corpo e dalla mente per diventare "cosa", cioè lettera. La stampa renderà ancora più evidente questo concetto di alienazione.

La scrittura ha trasformato la mente umana più di qualunque altra invenzione. Essa crea quella che è stata definita una comunicazione verbale "autonoma", ossia un discorso che non può essere immediatamente discusso con il suo autore. Non esistono modi diretti di confutare un testo; anche dopo una confutazione totale e distruttrice esso dirà ancora le stesse cose di prima. Proprio per questo motivo i libri sono stati bruciati molte volte nel corso della storia.

Un processo determinante ed importante per Ong è il processo di DOMESTICATION, ossia l'acquisizione sia individuale sia collettiva delle competenze necessarie per l'uso consapevole delle tecnologie. Questo processo riguarda non solo l'alfabetizzazione, ma anche l'interiorizzazione delle nuove tecnologie che caratterizzano la nostra società moderna.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilariabrandolini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e tecniche della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Sbardella Marco.
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