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Storia moderna

Riassunto integrato del manuale di Storia moderna — “Dalla formazione degli Stati nazionali alle egemonie internazionali” (Aubert, Simoncelli).

Sezione I. Il Cinquecento

Verso l’accentramento nazionale: l’Europa alla fine del Quattrocento

Dal punto di vista etnico-religioso, l’Europa agli inizi del ‘400 si presentava come una zona suddivisa in tre parti:

  • Una vasta area centro-occidentale prevalentemente cristiano-musulmana, minata da alcune influenze ereticali, come la corrente dell’Hussitismo;
  • Un vasto territorio dominato dalla componente islamica, soprattutto nella penisola iberica, con il regno dei Mori e di Granada, e nei Balcani;
  • Il ceppo religioso ebraico che si estendeva a macchia di leopardo, ma era soprattutto presente in Europa orientale e nella penisola iberica, e che era sottoposto a continue persecuzioni.

I confini politico-sociali del Vecchio continente erano generalmente molto frammentati e instabili, minati da continui processi di composizione e scomposizione; tuttavia, era in corso un processo di accentramento nazionale da parte dei regni più forti a discapito di quelli più deboli, con alcune eccezioni — l’indipendenza della Svizzera a danno dell’Impero.

A questo processo di accentramento si accompagnava un analogo processo di evoluzione dell’assetto interno dei singoli stati, verso nuove dimensioni economico-commerciali, che danneggiavano la vecchia nobiltà feudale e i vecchi istituti corporativi-feudali.

1. L’Europa orientale

L’assetto geopolitico orientale era altamente instabile e percorso da continui conflitti e rivolgimenti.

Gran Principato Moscovita

In territorio russo, il Gran Principato Moscovita assunse in breve tempo un ruolo egemonico sulle altre entità feudali, quali Kiev e Novgorod. Retto dal suo “padre politico” Ivan III (1462-1505), attraverso un’acuta politica locale — legami provvisori con medio-piccoli feudatari locali — ed economico-matrimoniale — che gli consentì l’annessione del principato di Riazan-Rostov — in pochi decenni il principato aumentò la propria influenza in una vasta area nord-orientale dell’Europa, a spese dei principati locali.

In politica interna, il principato si distinse per il ridimensionamento del potere degli antichi consigli oligarchici feudali e dell’aristocrazia boiarda, mentre il matrimonio fra Ivan III e la nipote dell’ultimo imperatore romano d’Oriente, Costantino XII Paleologo, consentì la diffusione della religione cristiana-ortodossa nelle steppe russe; Mosca venne nominata la “Terza Roma”.

Regno polacco e lituano

Più a ovest del Principato Moscovita, si perpetuava la situazione di forte incertezza governativa che riguardava il Regno polacco e lituano. Il Regno polacco era governato, sin dal XIV secolo, da una dinastia boema, la quale non riusciva a districarsi dalle lotte di potere con la nobiltà polacca e, nel 1499, venne sancita l’unione con il Principato Lituano, che nel frattempo era stato indebolito dalle incursioni dell’ordine monastico-militare Teutonico, creato nel Medioevo per combattere gli infedeli musulmani nelle crociate; venne progressivamente secolarizzato e nel corso del ‘400 subì diverse sconfitte a opera delle forze polacco-lituane.

Regno di Ungheria

Per quanto riguarda il Regno di Ungheria, esso si pose, sotto la guida di re Sigismondo (1419-1437), come il confine politico-militare europeo che avrebbe dovuto fronteggiare l’avanzata dei Turchi Ottomani musulmani. Attraverso un’attenta politica matrimoniale, alla morte del re successe Alberto II d’Asburgo (1437-1439), che aveva sposato la figlia di Sigismondo, Elisabetta, e successivamente Federico III.

Non accettando il fatto di essere governati da un re tedesco, quest’ultimo venne disconosciuto dalla nobiltà ungherese, che nominò sovrano Ladislao III di Polonia (1440-1444), mentre la dinastia boema riconobbe come proprio reggente Giorgio Podiebrad. Intanto si produsse lo scontro fra le forze cristiane, polacche e ungheresi, e le forze turche, a Varna, nel 1444: Ladislao III morì nello scontro e a lui prese il posto il generale Hunyadi (1446-1452), e in seguito, dopo lunghe dispute dinastiche, suo figlio Mattia Corvino (1458-1490).

L’ascesa del figlio del generale coincise con il cambio di strategia politico-militare, che ora era diretta nei confronti dell’Impero Asburgico: Corvino, dopo aver acquisito il regno di Boemia, governato da Podiebrad fino al 1469, riesce persino a conquistare Vienna nel 1485. Questa nuova strategia, che metteva in secondo piano il “problema musulmano” dei turchi, pose fine alla solidarietà internazionale cristiana vigente fino in quel momento.

I turchi ottomani

I Turchi Ottomani dovettero fare i conti alla fine del XIV secolo con l’espansione mongola guidata da Tamerlano. Solo alla morte di quest’ultimo gli ottomani, dal nome del loro capo Othman, poterono riappropriarsi dei territori persi in precedenza in Anatolia e dilagarono anche nella zona baltica, sotto il controllo del regno di Serbia.

Alla fine del XV secolo, l’Impero Ottomano si era espanso fino a raggiungere le coste del basso e medio Adriatico, a danno anche di alcuni presidi veneziani, mentre più a Nord i suoi confini raggiungevano i territori asburgici governati dall’Imperatore Massimiliano d’Asburgo.

2. L’Europa centro-occidentale

La vastissima estensione territoriale dell’Impero tedesco, Sacro Romano Impero, rendeva molto complicato un controllo omogeneo e coerente da parte della sovranità politico-istituzionale. Un esempio importante di ciò è il processo che portò all’indipendenza della Svizzera, che iniziò grazie all’aggregarsi di diverse valli e cantoni, che condividevano l’obiettivo di rendersi autonomi dall’Impero, e finì per definirsi con il Patto di “Confederazione perpetua” del 1291, che sanciva l’autonomia della confederazione svizzera rispetto alle mire imperiali.

Questo processo si intensificò attraverso 3 vicende storiche:

  • L’Espansione della compagine svizzera a scapito dei territori controllati dall’arciduca di Austria;
  • Con il rifiuto dei cantoni di partecipare alla Dieta di Worms del 1495, da Massimiliano I, che avrebbe dovuto riavvicinare la Svizzera all’Impero;
  • Con il Trattato di Basilea che sancisce la definitiva indipendenza della Svizzera nel 1499.

Instabilità politico-istituzionale dentro l’Impero

Anche all’interno dell’Impero era presente una forte instabilità politico-istituzionale che si traduceva nell’esistenza di un numero elevato di compagini territoriali, fra cui figuravano le “Città libere”, che derivavano il proprio nome dalla scarsa influenza che esercitava l’autorità imperiale su di esse e dal fatto che queste municipalità si resero indipendenti economicamente, grazie a uno sviluppo economico di tipo mercantile-borghese, che favoriva i traffici commerciali. Vi erano poi grandi feudi sparpagliati e, infine, medio-piccoli stati satellite.

Per risolvere questa situazione, l’imperatore Carlo V (1355-1378) decise di istituire “l’elezione imperiale” con l’emanazione della Bolla d’oro (1356), riunendo in un’assemblea, dal punto di vista giuridico-istituzionale, 7 elettori, 3 membri ecclesiastici e 4 membri laici, con il compito di eleggere il nuovo imperatore. 1

Un esempio dello sviluppo economico-mercantile urbano fu costituito dalla Lega Anseatica (Hansa): alla sua origine era costituita da solo 6 città marittime, fra cui Lubecca e Rostock, ma nel corso dei decenni si arricchì di nuovi insediamenti. Questa lega sviluppò le transazioni economiche nel mar Baltico e tutelava e garantiva i diritti e le consuetudini del commercio a chi ne facesse parte; essa, infine, scomparve in seguito alle scoperte geografiche e a causa della sopraggiunta supremazia marittima e commerciale delle città inglesi e olandesi.

Intorno all’Impero, si andavano formando alcuni dei più importanti nuclei politici-sociali dell’età moderna: Scandinavia e Borgogna.

La Scandinavia

Era composta da 3 diversi regni: Danimarca, Svezia e Norvegia, che poi si unirono nell’Unione di Kalmar nel 1397, grazie al matrimonio fra la regina danese Margherita e il sovrano norvegese Haakon VI. Grazie all’azione della regina Margherita di Danimarca in tutto il territorio era presente un predominio culturale danese.

Il Regno di Borgogna

Anche il regno di Borgogna nacque in seguito a un accordo matrimoniale nel 1369, fra Filippo, il fratello dell’allora sovrano francese Carlo V (1364-1380), e Margherita di Fiandra, di origine tedesca. Era quindi un’entità bipartita, sia dal punto di vista culturale, sia anche etnicamente che linguisticamente, caratterizzata da un forte sviluppo economico e politico.

Nel corso della Guerra dei Cent’Anni (1340-1453), il suddetto regno si schierò a favore degli inglesi, in ottica anti-francese, matrimonio Carlo il Temerario con la sorella di Edoardo IV d’Inghilterra. Da notare inoltre che in questo piccolo ma dinamico regno era ancora presente la cultura dell’onore, del duello e della gloria cavalleresca, ideali prettamente medievali che ormai erano superati dalla comunità capitalistico-borghese europea.

Il regno francese

Nel regno francese, lo scontro secolare con la compagine inglese aveva generato intensi sentimenti nazionalistici che sfociarono nell’union d’intenti fra Corona, aristocrazia e borghesia, durante la guerra. Molto importante nella vita politica francese era l’Assemblea degli Stati Generali: assemblee convocate dal sovrano per comporre e organizzare gli interessi dei 3 rappresentanti del regno, Corona, aristocrazia e Terzo Stato. Nel corso del XV secolo gli Stati Generali furono convocati 2 volte.

Stati Generali del 1439 a Orleans

Nella prima si decretò che soltanto il sovrano francese, a quel tempo Carlo VII, deteneva il diritto di arruolare e governare gli eserciti e di detenere inoltre i mezzi economici; inoltre, l’imposizione fiscale unica nel territorio nazionale fece cadere l’intera struttura del privilegio aristocratico e avvicinò il Terzo Stato alla Corona. Questa insolita alleanza fra Re e borghesia continuò anche con il successore di Carlo VII, suo figlio Luigi XI (1461-1483).

Ovviamente gli aristocratici si risentirono e richiesero nuovi Stati generali per riaffermare le proprie prerogative: la reazione aristocratica si tradusse nella costituzione della “Lega per il bene pubblico”, in cui affluirono i maggiori feudatari del regno, e all’accordo fra aristocratici borghesi e regno di Borgogna; ne nacque una lotta intensa da cui uscirono vittoriosi la Borghesia insieme al Re.

Stati Generali del 1468 a Tour

Sancirono la prosecuzione della guerra ai feudatari in rivolta e l’appartenenza della Normandia alla Francia, territorio conteso con l’Inghilterra, al termine della guerra dei Cent’Anni. Intanto, le frizioni con Carlo il Temerario e il suo regno di Borgogna si intensificarono e produssero nuovi scontri: le sconfitte di Grandsom e Morat (1476), unite alla disfatta nell’assedio di Nancy, portarono alla morte di Carlo e al recupero francese della Borgogna da parte di Luigi XI, trattato di Arras, 1482.

Tuttavia, la vita dello Stato borgognone fu salvaguardata dall’accordo matrimoniale siglato fra l’Imperatore Massimiliano I e la figlia di Carlo il Temerario, Maria di Borgogna; gli interessi imperiali si spostano sui Balcani al confine occidentale con la Francia. Re Luigi XI muore nel 1483 e lascia al trono Carlo VIII (1483-1498).

Le isole inglesi

Nelle isole inglesi erano compresenti diverse organizzazioni statali: le contigue Inghilterra e Galles, quest’ultimo politicamente ai territori inglesi, l’autonomo regno di Scozia, alleato della Francia in funzione anti-inglese, e la sconosciuta e selvaggia regione irlandese, che era punteggiata da avamposti inglesi.

La Guerra delle 2 Rose

La perdita della Normandia alla fine della guerra dei Cent’Anni sancisce la fine dell’influenza inglese sul continente e l’inizio del periodo di isolamento. La fine della guerra comportò anche conseguenze nel carattere sociale ed economico: generò una crisi all’interno dell’aristocrazia, a causa della caduta delle rendite fondiarie e alla crisi dei prezzi agricoli, e all’interno dell’economia agricola inglese, che vide lo scontro fra il “mercante di fondaco” e il “mercante avventuriero” che si basava sul controllo del mercato manifatturiero e della lana.

Si concepì all’interno di questa situazione uno scontro politico interno, la Guerra delle 2 Rose, 1450-1484, fra gli York, con capo Riccardo II di York, esponenti delle prerogative parlamentari avverse ai privilegi feudali, e i Lancaster, nobili aristocratici uniti alla corona inglese.

Il re Enrico VI era tenuto prigioniero a Londra, ma un colpo di Stato monarchico mise fine alla vita di Riccardo di York; per circa 20 anni suo figlio Edoardo IV di York (1461-1483) assunse il controllo sul regno, ma alla sua morte si aprì una lotta fratricida sul regno vinta da Riccardo III di York.

Lo scontro finale si ebbe a Bosworth (1485) fra le forze degli York, comandate da Riccardo III, e i Lancaster, guidati da Enrico Tudor, che dopo la vittoria divenne il nuovo sovrano inglese, Enrico VII Tudor: si sposò simbolicamente con Elisabetta di York, egli diede inizio alla ricostruzione interna del paese e pose fine ai contrasti fra Corona e Parlamento, a vantaggio della prima; il re aveva il potere di far approvare e riscuotere nuove tasse.

3. La penisola Iberica

A margine sud-occidentale dell’Europa, anche la penisola iberica si avvia a completare e perfezionare il suo percorso che la porterà all’accentramento nazionale.

Il Regno del Portogallo

Il regno del Portogallo manteneva una forte individualità politica grazie alle peculiarità che lo caratterizzavano: gli stretti rapporti commerciali con l’Inghilterra e la proiezione marittima al di là dello stretto di Gibilterra, le “Colonne d’Ercole”.

Alla metà del XV secolo i portoghesi erano i padroni dei mari e le loro esplorazioni, malgrado l’incremento di strumenti tecnici quali bussole o carte nautiche, avvenivano soprattutto grazie a dati empirici e grazie all’esperienza dei marinai. Durante il regno di re Giovanni I Aviz (1385-1433) e con Enrico il Navigatore (1394-1460) si incentivò l’espansione nei mari e celebri furono alcune imprese, come quella che aprì la Via delle Indie.

Nella sua espansione marittima e commerciale il Portogallo dovette fare i conti con la presenza musulmana dei turchi: dopo lo scontro navale di Diu (1509), per continuare l’espansione coloniale in Asia, i portoghesi dovettero allearsi con l’Impero persiano. Tuttavia, la particolarità di questa colonizzazione era che fosse limitata soltanto alla fondazione di porti commerciali nei territori scoperti, senza una vera penetrazione all’interno del territorio, a differenza del Brasile e di alcuni territori africani colmi di miniere d’oro.

Nonostante ciò, la proiezione marittima e colonizzatrice del Portogallo lo allontanarono, a differenza di altri stati europei come la Spagna e l’Olanda, per molto tempo dalle convulse situazioni politico-militari europee.

L’accentramento nazionale in Spagna

L’accentramento nazionale in Spagna invece si basò soprattutto sull’unione delle Corone di Castiglia e Aragona, sancita dal matrimonio fra Isabella e Ferdinando (1496). Tuttavia, questa unione non fu di per sé silenziosa: infatti dapprima l’esistenza dell’ancora re di Aragona Giovanni II, padre di Ferdinando, poi l’ostilità delle aristocrazie e delle nobiltà nei confronti del matrimonio, infine la presenza di una doppia amministrazione, rallentarono questo processo di unione.

Per di più i regni cristiani erano impegnati a combattere contro la presenza musulmana dei Mori a sud. L’apparato amministrativo si differenziava in 2 regni:

  • L’Aragona possedeva sin dal 1218 un’istituzione parlamentare a 3 bracci, composta da Corona, Cortes, aristocrazia, e le istituzioni municipali, per cui il potere politico era abbastanza bilanciato tra le tre forze. Alla metà del XV secolo tuttavia si concepì l’alleanza fra Corona e le città dominate soprattutto dai giuristi borghesi ed economisti, e l’indebolimento delle aristocrazie, che spingevano invece per un maggior peso politico della Corona; 2
  • Nella Castiglia invece, era presente il Consejo real, che si presentava come l’organo governativo di maggior importanza; l’amministrazione cittadina era invece affidata a funzionari borghesi. L’aristocrazia spagnola si auto-sostanziava per mezzo degli scontri militari con i musulmani e con la conquista di Granada, regno islamico.

Una peculiarità presente nel regno di Castiglia-Aragona, non presente negli altri regni, era la ramificata presenza di comunità etnico-religiose ebraiche e musulmane, che spesso si erano trovate in contrasto con i cristiani.

  • Per quanto riguarda gli ebrei, essi disponevano di unità auto-amministrate concentrate soprattutto nella zona settentrionale della penisola; le mansioni svolte erano soprattutto di carattere mercantile, attività usuraie, medico e artigianale;
  • La comunità musulmana invece veniva tollerata per mezzo di imposizioni fiscali più alte rispetto ai cristiani e con dei segni di riconoscimento, mezzaluna sulla spalla sinistra, e praticavano maggiormente lavori agricoli.

Entrambe le comunità rimanevano comunque abbastanza discriminate, sia dal punto di vista etnico-religioso, antigiudaismo, sia da quello giuridico, e si assistette a “conversioni di convivenza” in cui l’ebreo o il musulmano di turno adottavano in pubblico i modi di fare e le abitudini dei cristiani, mentre nell’ambito familiare continuavano a professare la propria religione, fenomeno del Criptogiudaismo.

La presenza costante di discriminazione e dei resti dell’ex regno musulmano di Granada comportò una profonda reazione di assemblaggio sociale, consistente in:

  • Un senso arroccato di appartenenza a una stessa regione e gruppo etnico;
  • La riesumazione di miti nuovi e antichi
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

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