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Storia moderna

Introduzione

“Moderno” deriva da “modernus”, un termine latino del V-VI sec., che significa “recentemente”, “adesso”, “contemporaneità”. Secondo lo storico Giuseppe Galasso, l’età moderna non è mai finita e non esiste una cesura con quella contemporanea. L’età moderna si fa generalmente iniziare nel 1492, quando gli europei entrano in contatto col mondo, anche se avevano già incontrato altre realtà, come quella del Levante, zona d’interscambio tra Europa e Oriente, durante le Crociate.

Inizio e fine dell'età moderna

  • 1494: Inizio delle guerre in Italia
  • 1454: Pace di Lodi
  • 1453: Caduta di Costantinopoli e fine dell’impero bizantino
  • 1433: Fine di una serie di sette viaggi cinesi (1405-1433) guidati dall’ammiraglio Zheng He su sollecitazione dell’imperatore Yong Le al fine di prendere contatti commerciali con buona parte del mondo. Non avvengono conquiste, ma si chiedeva alle autorità locali se volessero o meno essere sudditi della grande Cina per aprire i commerci. Per la Cina, esistono altre realtà solo se in sudditanza alla Cina. L’imperatore successivo decide di interrompere i viaggi perché la Cina può esistere anche senza contatti col resto del mondo. Si tratta di atti politici. Questo è il prerequisito perché poi gli europei potessero farsi strada nel mondo, prendendo lo spazio lasciato dai cinesi.

Le date scelte come fine dell’età moderna sono:

  • 1750 (per gli inglesi): Inizio dell’industrializzazione
  • 1789: Scoppio della Rivoluzione francese
  • 1815: Fine dell’epoca napoleonica e Congresso di Vienna

In generale, l’età moderna si estende sui secoli XVI-XVII-XVIII. I rivoluzionari francesi chiamavano il vecchio mondo “ancien regime” e quest’espressione è diventata poi sinonimo di “età moderna”.

Contributo di Fernand Braudel

Lo storico Fernand Braudel rivoluziona il modo di ragionare sui tempi storici con la sua opera sul Mediterraneo all’epoca di Filippo II, pubblicata nel 1949 e nata come tesi di dottorato. Braudel è erede della rivista “Les Annales”, fondata nel 1929 da Marc Bloch e Lucien Febvre, la quale propone di studiare la storia non come sequenza di avvenimenti e grandi personaggi, ma di fare una storia totale, studiando tutto ciò che gli umani hanno fatto in un certo periodo storico. Braudel, con la sua opera, toglie il protagonismo alla storia degli eventi e propone di guardare alla lunga durata dei fenomeni (secoli e millenni), perché alcune cose si vedono solo guardando a una cronologia ampia.

La sua opera si divide in tre parti, che corrispondono a tre tempi diversi:

  • Storia immobile: di lunga durata, strutturale.
  • Storia congiunturale: si muove un po’ più velocemente, cronologia un po’ più ristretta.
  • Storia degli eventi: frenetica, veloce, ricca di avvenimenti.

Demografia e società

Nel 1500, in Europa, ci sono 82 milioni di abitanti, da qui poi il trend sarà in crescita, ma in età moderna il mondo è spopolato, ci sono grandi differenze di popolazione e risorse rispetto a oggi. L’indice di natalità è tra il 35 e il 40%, contro il 10-20% di oggi e l’aspettativa di vita è intorno ai 40 anni (come oggi nei paesi più poveri). Le grandi città di fine ‘700 (Napoli, Londra, Parigi, Mosca) ospitano tra i 700 mila e i 900 mila abitanti. La maggior parte della popolazione vive nelle campagne ed è molto più giovane che anziana, anche se la mortalità infantile è molto elevata. Anche per questo, le persone sono abituate ad avere a che fare con la morte quotidianamente. I bambini nascevano più pesanti, perché l’unico modo per sopravvivere era nascere grandi.

Struttura sociale

La società dell’Europa della prima età moderna è caratterizzata da una tripartizione in tre ceti, per questo si parla di società ternarie:

  • Clero
  • Nobiltà
  • Tutti i rimanenti

Secondo i moderni, tale suddivisione era voluta da Dio, veniva dall’altro ed era quindi una gerarchia fissa e vincolante, non una scelta della società. Nella Francia del 1660, la somma di clero e nobiltà non arriva a formare il 5% della popolazione, anche se possiede la quasi totalità delle risorse. Il resto della popolazione non possiede quasi nulla e si trova in uno stato di subordinazione per volontà divina. Inoltre, il clero e la nobiltà sono ceti privilegiati in quanto non pagano le tasse o ne pagano poche. Essi godono di privilegi fiscali e giudiziari, che creano un’enorme disuguaglianza tra ceti (in Francia non si parla di ceti, ma di stati).

Il terzo ceto paga principalmente tasse indirette, o gabelle, che colpiscono i beni di consumo, in particolare i beni alimentari (es. gabella sulla macina), mentre la tassazione indiretta non colpisce gli altri due ceti. Tra i ceti vi è una diversa giustizia, ordinaria per il terzo e regolata da tribunali specifici per clero e nobili. Difficilmente i nobili vengono toccati dalla giustizia e comunque hanno delle alternative, come la fuga, il bando o il rifugio in chiesa, che è un luogo extraterritoriale, dove le forze dell’ordine non possono entrare e dove ci si mette sotto la giurisdizione del papa.

Tipi di nobiltà

Esistono diversi tipi di nobiltà e una gerarchia anche al suo interno:

  • Nobiltà di spada: la più antica, che deriva dalla nobiltà feudale e che ha come principale occupazione la guerra. Ci si può entrare solo per nascita o tramite matrimonio per i figli.
  • Nobiltà di servizio o di toga: legata agli uffici delle istituzioni dello stato. Può essere acquisita tramite la decisione del sovrano grazie a dei meriti o tramite il denaro, comprando la carica a cui è legato il titolo.

Queste due nobiltà sono a loro volta gerarchizzate. Tutti aspirano a entrare nella nobiltà e un metodo di ascesa o discesa sociale è la guerra, ovvero i meriti o demeriti in battaglia. Si può essere condannati alla perdita del titolo e quindi dell’onore oppure acquisirlo. C’è anche la possibilità di far contrarre un matrimonio tra la propria figlia e il figlio di un nobile per elevare la famiglia allo stato nobiliare. La politica familiare è un veicolo di crescita sociale.

Clero e terzo stato

Nel 1700, parte della nobiltà si impoverisce. Lo stato interviene per aiutarla e un altro modo per riscattarsi è il matrimonio con un/a non nobile proveniente da una famiglia arricchita. Il numero di nobili diminuisce e molte famiglie si estinguono a causa del giro ristretto di matrimoni, per cui sono tutti imparentati tra loro. Si fanno le genealogie dei nobili, spesso anche inventate, per giustificare l’appartenenza alla nobiltà. Le gerarchie si riflettono nella vita quotidiana e nei cerimoniali, tramite i posti precisi in cui collocarsi e sedersi.

Nell’Impero Ottomano, la mobilità sociale è più forte, si può arrivare anche ad alti strati della società, come il visir e il comandante della flotta, la gerarchia è meno bloccata rispetto all’Europa. Nella Cina imperiale, l’ascesa sociale nell’amministrazione imperiale (mandarini) avviene tramite lo studio, che permette di acquisire titoli.

Religione e clero

Il clero si suddivide a sua volta in:

  • Alto clero (nobili)
  • Basso clero (non nobili): ha comunque privilegi, ma è di estrazione popolare.

Vi è la possibilità di ottenere dei titoli nel clero fin da giovanissimi su decisione del papa, per cui può essere assicurata una carriera e i privilegi associati alla carica fin da subito. Il titolo non corrisponde necessariamente al fatto che si diventasse poi sacerdote, si poteva essere vescovo o cardinale senza essere sacerdote.

Le donne occupano lo strato più basso della società. Il primogenito maschio ottiene i titoli e l’eredità maggiore, il secondogenito maschio diventa generalmente un militare di alto livello, mentre gli altri figli maschi spesso vengono fatti entrare nel clero. Anche per le figlie femmine esiste una gerarchia, infatti la più vecchia viene fatta sposare (tutti i matrimoni sono organizzati), mentre le altre vengono spesso monacate in convento.

Clero regolare e secolare

Un’ulteriore suddivisione all’interno del clero è quella tra:

  • Clero regolare: frati, coloro che sposano la regola
  • Secolare: sacerdoti

Entrambi raccolgono nobili e persone di estrazione popolare. Si cerca di far entrare i propri figli nelle strutture conventuali o nel clero secolare sia per liberarsi di un fardello sia per un’ascesa sociale. Fino al Concilio di Trento, i preti popolari hanno una cultura di base molto bassa, non sanno il latino, spesso vivono in situazioni di confine e magari hanno una compagna e dei figli. Vi è una gerarchia anche all’interno del clero regolare e secolare; infatti, nel monastero vigono le stesse regole che in società: il priore, o abate, di solito è nobile e gli altri vi sono sottoposti.

La collocazione delle femmine, per le famiglie, è più complicata. Una o due vengono fatte sposare in quanto utili per stringere accordi politici ed economici e alleanze tra famiglie tramite i matrimoni, usandole come pedine di scambio. Il matrimonio, però, implicava uno sborso monetario per la dote; quindi, un costo e per questo non si poteva far sposare tutte le figlie. Le altre diventavano monache, tramite la monacazione forzata, anche se c’era comunque una dote da versare al monastero. Anche qui vige la gerarchia tra donne nobili e popolane. Le donne nobili godono di grande libertà all’interno del monastero, viene loro assicurato lo stesso tenore di vita che avevano fuori, possono continuare a tenere i gioielli e a curare l’estetica, inoltre hanno una certa libertà di comunicazione con l’esterno (famiglia e uomini). Il problema sorge in caso di gravidanze, per cui i bambini nati vengono smistati o eliminati ed esistono anche sistemi poco sicuri per interrompere la gravidanza. Fin qui c’è una certa tolleranza, che però non deve passare un certo limite, tuttavia, più si va avanti nella storia e più c’è controllo nel clero.

La maggior età si raggiunge a 25 anni.

Il terzo stato

Il terzo stato è multiforme e comprende una gamma ampissima di persone. Il 10-15% della popolazione è formata da poveri che non hanno possibilità di sussistenza e che, per sopravvivere, si riversano nelle città. Esistono due tipi di poveri:

  • Poveri strutturali: nati poveri, ai margini della società.
  • Poveri congiunturali: diventano poveri a seguito di sciagure economiche che subiscono nel corso della vita. Vanno in città e si aggiungono ai mendicanti, che sopravvivono grazie all’aiuto che riescono a raccogliere durante la giornata.

In età moderna si rovescia la visione del povero. Se prima era una posizione quasi onorevole, perché Cristo era povero, ora diventa un problema sociale, perché i poveri diventano criminali agli occhi delle istituzioni. Per questo occorre farli sparire non facendoli entrare nelle città (chiuse da mura e da porte che vengono aperte al mattino e chiuse alla sera) e tramite delle leggi di espulsione o di reato, per le quali se si è poveri si è criminali. Spesso, se catturati, li si mette a vogare sulle galee statali; infatti, le prigioni sono solo luoghi di transito, perché tenere delle persone fisse costa e comunque non viene fornito loro niente, se non dalle famiglie o da associazioni di carità. Fino alla metà del 1600, povero è sinonimo di criminale, dopo gli stati iniziano a pensare a delle istituzioni per l’aiuto dei poveri, anche se forzato. I primi poveri sono le donne, infatti le vedove di famiglie popolari o si risposavano velocemente o finivano nelle istituzioni.

I mercanti e la nuova classe sociale

I mercanti possono arricchirsi tramite i commerci, ma rimangono senza privilegi perché non nobili. Si crea una fascia intermedia di nobili poveri e mercanti arricchiti. Nel 1700, i figli di questi ultimi vengono fatti studiare e diventano acculturati (saranno coloro che daranno avvio alla Rivoluzione francese). Si tratta di persone acculturate, che possiedono beni, ma che non hanno diritti politici né rappresentanza (medici, giornalisti, finanzieri ecc.)

Stati e istituzioni moderne

Ogni istituzione dello stato comprende i tre poteri. A seconda del luogo specifico agisce una giurisdizione diversa. Gli stati assumono certe caratteristiche:

  • Formazione di esercito e marina permanenti: avviene la statalizzazione dell’esercito e l’acquisizione del monopolio della violenza e della guerra, mentre prima la guerra era fatta dai privati. Si costruisce un diritto di guerra con delle regole e le compagnie private vengono usate per operazioni particolari e delicate.
  • Diplomazia: prima c’erano apparati diplomatici parziali, a tempo e straordinari, ora la diplomazia diventa stabile e permanente, con un sistema di diplomatici e ambasciatori fissi. Ogni stato ha i suoi ambasciatori e nunzi.
  • Burocrazia: cresce l’organizzazione di nuove istituzioni e la produzione di documenti, che richiedono degli apparati burocratici.
  • Capitale: gli stati moderni generalmente hanno una capitale, che è la sede delle istituzioni. Prima non sempre era così, perché la corte medievale è spesso mobile e itinerante, non fissa, mentre dal XVII sec. vi è una sede unica. Spesso è stabilita tramite una scelta arbitraria del sovrano, in alcuni casi è la città attorno a cui sono sorti gli stati (es. Genova, Venezia).

Alimentazione e produzione

In età moderna, il 75% della popolazione europea vive e lavora nelle zone agricole. L’agricoltura è:

  • A bassissima tecnologia: c’è bisogno di più persone a lavorare
  • Di sussistenza: per approvvigionare i consumi locali, i prodotti sono venduti nei mercati vicini.
  • Estensiva: per aumentare la produzione bisogna aumentare i terreni da usare.

Vi è una parcellizzazione delle proprietà agricole e grandi territori in mano alla nobiltà feudale. Ci sono dei terreni comuni a piena disponibilità della collettività, per cui tutti possono usarli e di solito vengono coltivati dai più poveri per produrre ciò che serve per sfamarsi. La distribuzione della popolazione fa sì che la produzione di beni non sia concentrata in luoghi specifici, ma distribuita nelle città o nelle campagne. Si parla di manifattura a domicilio, la più importante è quella tessile, che è a opera degli stessi contadini e donne.

In Europa, dalla metà del 1500 alla seconda metà del 1700 si assiste a un progressivo raffreddamento, infatti si parla dell’epoca della piccola glaciazione, che ha ricadute sull’agricoltura. Gran parte dell’Europa mediterranea ghiaccia.

Differenze di alimentazione

Per quanto riguarda l’alimentazione, l’Europa si divide tra la maggioranza, che soffre la fame mangiando poco e male e le poche élite, che vivono nell’abbondanza. La maggior parte della popolazione mangia prevalentemente pane, quindi cereali panificabili. Più dell’80% del fabbisogno calorico deriva dal pane, il resto dal vino, che non è puro come quello di oggi, ma viene addizionato di altri prodotti e usato come bene primario per raggiungere un certo numero di calorie giornaliere (si arriva a 1 litro e ½ pro capite). Verso nord, dove non c’è vino, c’è la birra. Il piatto centrale è la zuppa, fatta con verdure, legumi secchi o pane raffermo, in certe occasioni con la carne (ossa, lardo). L’alimentazione deve anche rispettare i precetti religiosi e una scansione rigorosa. Il pesce viene consumato solo localmente, l’unico commercializzabile è lo stoccafisso, perché conservabile. Questo viene usato il venerdì o nei giorni di magro. L’élite, invece, dispone di una grande varietà di prodotti, fa un consumo eccessivo di carne di ogni tipo, specie di volatili, e ha assicurata la presenza di prodotti freschi, anche di pesce.

Vi è una differenza enorme tra ricchi e poveri anche nel vestiario.

Prima globalizzazione

Con “prima globalizzazione” si intende la connessione di diverse parti del mondo in modo continuativo e più rapido, che favorisce lo sviluppo del sistema economico-politico-finanziario che verrà poi definito “capitalismo”.

Tra il 1405 e il 1433 avvengono i viaggi di Zeng-He, un eunuco di origine musulmana, facente parte della corte imperiale cinese. Si tratta di viaggi ai fini esplorativi e di presa di contatti prima degli europei. Questa viene anche chiamata “epoca delle grandi esplorazioni”. Yong Le, uno dei più grandi imperatori della dinastia Ming, ha l’idea di allargare la sfera d’influenza cinese ai mari vicini, espandendosi con l’obiettivo di ampliarla all’intero globo. Il mezzo per far ciò sono le spedizioni via mare. I cinesi sono interessati ad aprire vie di commercio, ma senza conquiste.

Iniziano dalla zona del Borneo, caratterizzata dalle spezie e dai beni di lusso. Stabiliscono i contatti con le istituzioni locali e chiedono loro se vogliono essere tributari dell’impero cinese. In caso di risposta negativa vanno da un’altra parte, in caso di risposta affermativa stabiliscono un canale preferenziale per i commerci. Secondo la teoria politica cinese, esiste un unico grande impero cinese, una sola Cina. I primi viaggi avvengono nella zona indonesiana, poi nel Golfo del Bengala, in India, nel Golfo Persico, nel Mar Rosso e fino alle coste dell’Africa orientale. Nel Mar Arabico vi era un intenso traffico commerciale in mano ai mercanti arabo-musulmani. L’iniziativa viene interrotta dall’imperatore successivo, Suan De, secondo il quale la Cina non ha bisogno di collegamenti con l’esterno, anche perché si ha paura che questi possano richiamare invasioni esterne. La Cina, quindi, si chiude in sé stessa e sviluppa una diffidenza verso gli occidentali.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Camilla.S. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Lo Basso Luca.
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