Periodizzazione
Il termine moderno viene adottato nel 4o e 5o secolo, ed è solo un’indicazione temporale (recente). Moderno, ora, nella nostra accezione, è il sinonimo di “nuovo”, “migliore”, “innovativo”. Ha perso l’accezione meramente temporale per assumere un’accezione valoriale, di innovazione (avanzamento e progresso).
La periodizzazione è frutto di un’interpretazione che gli storici fanno, perché individua in un avvenimento, una discontinuità sul passato (e questo può generare disordine tra gli storici). La periodizzazione classica è fortemente eurocentrica, e legata ad una precisa interpretazione liberale della società e della storia. Se si guardano altre civiltà, questi avvenimenti perdono la loro accezione periodizzante perché civiltà asiatiche e africane non hanno la stessa accezione europea ad eventi come il 1492.
La storia può essere quindi segmentata, non è più un unicum dove gli unici due eventi sono l’avvento del cristo e il diluvio universale. Con la rivoluzione francese matura la consapevolezza di vivere un periodo di discontinuità, e coniarono un termine “antico regime” o “Ancien Régime" che indica proprio tutto ciò che viene prima della rivoluzione francese.
Francois Guizot fu uno dei primi a formulare una prima età moderna, che vede questo periodo di discontinuità. Rinascimento e rivoluzione segnano i due versanti della storia moderna, una storia che si identifica con la lotta umana per la libertà. Nel '700 viene messa in discussione la tradizione ecclesiastica e ciò pone le condizioni per sottoporre la storia a interpretazioni e giudizi critici ispirati ai fattori mondani e umani come quelli di civiltà e progresso.
Voltaire ha contribuito molto a questa operazione definendo la modernità come epoca iniziata alla fine del '400, con le scoperte geografiche. Alla base della scelta di porre alla metà del '400 come punto di inizio (a quo – in latino qualifica un punto di riferimento iniziale) di un nuovo periodo, ci sono alcuni avvenimenti che inducono a pensare che tra la fine del '400 e i primi decenni del '500, la storia dell’Europa abbia preso un corso decisamente diverso rispetto al passato.
Ripresa demografica – la popolazione dopo la grande peste del 1348 ricomincia a crescere. 1453, caduta dell’Impero Romano d’Oriente – è una data puramente simbolica ma resta un momento di grande cambiamento, dato che la caduta di Costantinopoli (l’odierna Istanbul, una delle maggiori città della Turchia) ha portato migrazioni di intellettuali greci nell’Europa continentale. Queste migrazioni hanno portato con sé tutta una serie di novità come ad esempio la conoscenza del greco e la riscoperta dell’antichità da cui deriva poi l’umanesimo.
Umanesimo – filosofia diversa di concepire l’esistenza e il rapporto con l’antichità. 1456, Gutenberg (tipografo tedesco) e l’invenzione dei caratteri mobili. Novità straordinaria che rende più rapida ed economica la diffusione dei libri e che produce un aumento dell’alfabetizzazione (prima Bibbia stampata risale a Gutenberg).
1492 Scoperta dell’America – le spedizioni europee risalivano già agli inizi degli anni ’30 del ‘400 quando i portoghesi iniziarono progressive esplorazioni in Africa. Frutto di un errore di calcolo, Colombo, che aveva l’idea di raggiungere le Indie, scoprì invece l’America. Vasco de Gama, esploratore portoghese, fu il primo europeo nel 1498 a scoprire le Indie circumnavigando l’Africa.
L’incontro con le popolazioni americane produce la volontà di comprendere valori non europei, ma questo incontro causò una decimazione delle popolazioni causate dal fatto che gli indigeni non erano immuni ad alcune malattie portate dagli europei. Inoltre vi fu lo scambio di prodotti agricoli come patate, pomodori, mais.
Nascita della geografia moderna (cartografia) – questa disciplina assume un proprio scenario rispetto a quello religioso (precedentemente il planisfero era a forma di croce).
Nascita del pensiero scientifico (Copernico) – cambia la visione del mondo.
1517, Riforma Luterana – la riforma prende il via grazie alla diffusione delle tesi stampate, necessaria dunque l’invenzione dei caratteri mobili. Avvia un processo di autonomizzazione dall’universalismo imperiale e sancisce la nascita degli Stati “Nazionali” moderni. Il distacco dalla Chiesa comporta la possibilità di incamerare i beni ecclesiastici presenti su un determinato territorio. Si consolida il potere statale emancipandosi da Impero e Papato.
Diffusione della polvere da sparo e dell’artiglieria – cambia il modo di concepire la società un mondo di valori fondato sull’onore cavalleresco viene annichilito dall’uso delle armi d’artiglieria. Muta anche il modo di intendere la guerra, perciò bisogna adeguare i sistemi difensivi (mura) e gli eserciti (le fortezze erano pensate per difendersi dagli assedi ed erano sviluppate in verticale) questo processo di adeguamento crea dei costi. Una testimonianza risale all’Orlando il Furioso del 1516, dove l’Ariosto intende dare un’accezione negativa all’archibugio (arma da fuoco) definendola come arma “ingiusta” nei confronti dei valori cavallereschi.
Fine dell'età moderna
Come punto di fine dell’età moderna (ad quem – in latino indica un punto di riferimento finale), individuato dagli storici, abbiamo tre eventi principali:
- Rivoluzione americana 1776 e francese 1789
- Rivoluzione industriale metà 18o - 19o secolo
- Storia d’Italia, con la perdita e riconquista dell’indipendenza
Nel corso dei primi decenni del 900 i progressi in campo storiografico mettono in discussione i consigli della modernità. La storia non viene più intesa solamente come politico-militare, ma subisce un nuovo processo di globalizzazione, dettato dall’affermarsi delle scienze sociali, che trova tutta la sua dimensione nella rivista francese “Annales” del 1929 di Bloch e Febvre. I temi che erano rimasti marginali assumono legittimità.
Le critiche “Ad Quo”
Un’altra contestazione, dal punto di vista cronologico viene da Marx, che definisce i modi di produzione precapitalistici senza nessun mutamento nel corso della storia. Una critica alla periodizzazione classica arriva dalle scienze sociali che mostrano come alcuni processi siano estremamente lenti e che quindi la cesura del 400 non significhi nulla. I cambiamenti nell’alimentazione, nel costume, nella parità dei sessi, sono quasi tutti impercettibili o del tutto assenti, come i sistemi di produzione, che di fatto non cambiano fino all’avvento della rivoluzione industriale (Marx). L’integrazione dei prodotti provenienti dalle Americhe all’interno della dieta, è un lungo processo.
Le critiche “Ad Quem”
Le critiche “Ad Quem” si sono concentrate su tre avvenimenti:
- Revisione del concetto di rivoluzione industriale: alcuni storici sostengono che il PIL (prodotto interno lordo) tra ‘700 e ‘800 muti pochissimo, ed è dunque scorretto parlare di “rivoluzione”.
- Rivoluzione francese: Tocqueville in “L’antico regime e la rivoluzione” formula l’ipotesi secondo la quale la rivoluzione porta solamente a compimento tentativi messi in atto dalla monarchia francese nei secoli precedenti (Processo di ammodernamento proprio della Corona).
- La Società: Meyer in “Il Potere dell’Ancien Régime fino alla Prima Guerra Mondiale” sposta al primo conflitto mondiale il momento di tramonto della modernità che coincide con l’avvento delle masse popolari.
Gli ispiratori
Tutto ciò ha messo in discussione l’idea che l’età moderna sia un momento in cui si dispiegano le libertà che saranno proprie della società 800’ – 900’. Nasce però una contestazione della tesi classica: Quest’idea della modernità (intesa come età di progresso e di cambiamento) è messa in discussione dai nostalgici conservatori (negatori dell’idea di progresso). Questa contestazione verrà resa ancora più forte dal crollo novecentesco dell’ottimismo ottocentesco (Shoah e guerra mondiale). Questa contestazione vede l’età moderna come fase di addomesticamento delle pulsioni e del disciplinamento dei comportamenti.
Si prende spunto da Marx con l’alienazione (portato tipico del disciplinamento dei comportamenti produttivi) e da Freud, che definisce la malattia mentale come frutto del conflitto tra “io” e “superio” il quale è una costruzione culturale che tende a disciplinare i comportamenti naturali.
Gli interpreti di questo pensiero sono:
- Norbert Elias (sociologo tedesco di origine ebraica) - studia il disciplinamento sociale; storicizza il compito di Freud. Questo processo, secondo Elias, ha un inizio che coincide con il passaggio da società feudale a cortigiana che introduce il controllo delle proprie pulsioni per ingentilire i propri comportamenti. Questo controllo però è autodiretto, è l’individuo stesso ad essere il primo censore di se stesso.
- Focault (Filosofo e sociologo francese) – è frutto di un disciplinamento sociale, il controllo è etero diretto (diretto dall’esterno); le Istituzioni che producono questo controllo (Ospedali, Caserme, Scuole, Manicomi), nascono in età moderna.
- La storiografia del “Disciplinamento sociale e Religioso”.
La popolazione
I dati sulla popolazione in età moderna sono frutto di una ricostruzione parziale da parte degli storici che si sono dovuti basare per lo più sui registri di battesimo in quanto erano una delle poche fonti da cui era possibile ricavare dei dati sulle nascite. L’anagrafe sarà un’invenzione successiva del periodo Napoleonico. L’Europa era un continente poco densamente popolato e scarsamente urbanizzato (oggi 70 abitanti per Kmq, allora 10 per Kmq).
All’interno di questi tre secoli è possibile dividere l’andamento della popolazione in tre fasi:
- FASE ESPANSIVA 1450 – 1620: (50/60 Mln) Serie concomitante di avvenimenti fa sì che la crescita subisca un arresto (alcuni casi regresso), viene chiamato “Lungo Cinquecento”.
- RISTAGNO SEICENTESCO 1620 – 1710: (Da 100 mln a 115 mln). Si ha di fronte un leggero abbassamento delle temperature (piccola glaciazione) con una conseguente maturazione dei grani e dell’agricoltura in generale, più lenta.
- RIPRESA SETTECENTESCA 1711 - 1800: crescita irreversibile che non subirà contraccolpo fino ai giorni nostri. (ora tassi di crescita della popolazione europea è stagnante)
Fase espansiva 1450 – 1620
Trend di crescita intorno alla metà del ‘400 che segna un recupero della costituzione demografica europea e un ritorno alle condizioni precedenti alla peste del 1348. Tra il 1450 e il 1620 la popolazione europea passa da 50/60 mln a 100 mln. Questa crescita è data da alcuni fattori:
- Minor virulenza delle epidemie di peste bubbonica la quale ha tassi di mortalità inferiori alla peste del 1348.
- Miglioramento climatico che influisce positivamente sulle colture, fattore comune anche agli altri Paesi.
Ristagno seicentesco 1620 – 1710
Il primo momento in cui questo sistema demografico entra in crisi (1629) a causa della peste di Manzoni e una serie di carestie. La crescita si interrompe perché la disponibilità di terre (sulla base delle tecniche conosciute) è inferiore rispetto alla popolazione. Nel 1629 la popolazione ha colmato le lacune prodotte dalla peste del 1348 ma il sistema inizia ad andare in crisi perché è saturo. La peste del 1629 riporta l’equilibrio tra popolazione e risorse, con la popolazione che cresce in maniera estremamente lenta tra il 1600 e il 1710 con 15 mln di persone in più. (Libro di Carlo M. Cipolla sulla peste).
Le cause del rallentamento sono la peste endemica e bubbonica, con conseguenza di una maggiore mortalità, fame e la guerra. Negli anni centrali dell’età moderna si ha una crescita ridotta. Le cause dell’arresto della crescita della popolazione nel corso del ‘600 sono carestia, guerre ed epidemie. La penisola italiana sente particolarmente la crisi del ‘600 ma perde rilevanza (popolazione cresce più lentamente rispetto alle città europee).
La lentezza nella crescita della popolazione europea tra gli anni ’20 del ‘600 e anni ’10 del 700’ la dobbiamo in parte alla peste ma soprattutto tramite un meccanismo di controllo demografico chiamato ad alta pressione (tassi di mortalità del 35%, e natalità del 36%). In realtà la popolazione dell’Europa Occidentale tende a crescere a ritmi molto più modesti di quelli che ci attendiamo da una popolazione che non è in grado di pianificare le nascite.
Ripresa settecentesca 1711 - 1800
Verso il 1700 la popolazione europea inizia a crescere con un ritmo sostenuto e irreversibile. Cause:
- Aumento della natalità dovuta all’aumento dei tassi di nuzialità e alla diminuzione dell’età del matrimonio;
- Aumento della natalità illegittima (pre-matrimonio);
- Diminuzione della mortalità a causa della minor violenza in guerra (il soldato specializzato è una risorsa da non perdere);
- Carestie meno virulente; le crisi si attenuano grazie ai progressi nel campo dei trasporti e grazie all’introduzione di nuovi alimenti con rese maggiori, su tutte la patata, e il mais (che porterà la pellagra a causa di una dieta scarsamente vitaminica). Da notare che nel 700’ la temperatura del globo tende a salire con una maturazione dei grani più efficace;
- Diminuzione delle epidemie. Si manifesta solo due volte nel ‘700: Marsiglia 1720 e Messina 1743. Sono entrambe città portuali che aumentano la possibilità di diffusione. A sostituire la peste subentrano altre malattie ma queste hanno tassi di letalità inferiori (tipo tubercolosi, vaiolo e colera) con una mortalità del 15% vs il 70% della peste bubbonica.
In Europa si presentano due modelli demografici opposti:
- Europa occidentale, popolazione numerosa e scarse risorse. Ci si sposa solo in età matura (alta età matrimonio o donna);
- Europa orientale, ci si sposa giovani e tutti. Non mancano le opportunità (bassa età matrimonio o donna).
Nasce il Malthusianesimo, dottrina economica che rifacendosi all’economista inglese Thomas Robert Malthus, attribuisce principalmente alla pressione demografica la diffusione della povertà e della fame nel mondo. Questo sistema regge solo in caso la quantità di risorse disponibili rimanga invariata.
La popolazione in Età Moderna si sposta molto e la crescita nelle città è dovuta non solo all’aumento delle nascite ma allo spostamento delle masse contadine nei centri urbani attratte dalle opportunità che la città offre loro. Molti lavoratori si spostano stagionalmente (Mondine o lavoratori specializzati) per poi tornare a casa per provvedere alle loro terre.
Controllo delle nascite
Un problema a cui l’Europa di Antico Regime doveva andare incontro, era quello di mantenere un equilibrio stabile tra la bassa procreazione di figli (per evitare l’estinzione biologica) ma anche la procreazione troppo alta per evitare lo squilibrio tra popolazione e risorse. Gli storici demografici in realtà hanno appurato che le popolazioni adottano una serie di comportamenti che gli consentono di mantenere in equilibrio risorse e popolazione, attraverso due strumenti:
- Tassi di nuzialità: una parte femminile non ha accesso al matrimonio.
- Età del matrimonio: chi accede al matrimonio accede in età avanzata (26 anni) rimanendo fertile per circa 10 – 12 anni, così da decurtare quasi della metà il numero di figli che è possibile mettere al mondo.
La menopausa arrivava prima a causa del regime alimentare. Mediamente non sarebbe stato possibile fare più di 6/7 figli, con una media di un figlio ogni due anni. Il periodo che intercorre da una nascita ad un’altra (intervallo intergenesico) tende a dilatarsi in virtù della sterilità post parto naturale che può essere protratta dall’allattamento al seno (o affido a balie). Ad abbassare ulteriormente il numero di figli ci sarebbe la bassa speranza di vita alla nascita, molto diffusa in Europa (il 50% dei nati non raggiunge l’età riproduttiva).
Dalle 5-6 unità si passa così a 2/3 figli, ma molti di questi non si sposavano non facevano figli per via della povertà (I borghesi garantivano la continuità biologica). Altri elementi da prendere in considerazione potevano essere la morte di uno dei partner, sterilità post partum o amenorrea. Le nascite devono avvenire solo all'interno del matrimonio (esiste un disciplinamento dei comportamenti anche sessuali, che costituiscono un rischio per il mantenimento del sistema). Nasce l’uso del coitus interruptus e per le classi alte l’uso dei primi tipi di profilattico, peraltro condannato dalla Chiesa.
Epidemie
La peste miete grandi quantità di vittime in virtù da un lato dell’alto tasso di letalità, dall’altro perché non si conosce l’eziologia (causa) della malattia; quindi, le legislature della sanità (già organizzate dal 1348) sono impotenti di fronte al dilagare della malattia. La medicina stessa non è in grado di dar conto dell’eziologia della malattia. “Venezia 1576, la peste” è un libro di Rocco Benedetti incentrato sugli effetti che pro...
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