Storia medievale: mille anni di storia
Snodo I: l’idea di medioevo e le sue interpretazioni
Il Medioevo ha una immagine negativa a causa degli umanisti che hanno, tramite un’azione anacronistica, proiettato nel passato la decadenza sotto ai loro occhi. Anche il protestantesimo ha contribuito a dare una immagine degenerante del Medioevo, come possiamo notarlo nella Historia ecclesiastica. La reazione della Chiesa al protestantesimo è la diffusione delle testimonianze agiografiche, come quella del gesuita belga Jean Bolland negli Acta Sanctorum.
Georg Horn nel 1666 presenta una prima originale periodizzazione del Medioevo, divisa in vetus, medium aevum e recentior. Successivamente anche l’Illuminismo vide nel Medioevo un periodo in cui la Chiesa e il feudalesimo hanno gettato le basi per una società basata sull’autoritarismo e sull’oppressione.
A partire dal 1700, agli albori del Romanticismo, l’idea di Medioevo inizia ad essere rivalutata, spesso anche miticizzata. Ludovico Antonio Muratori nei Rerum Italicatum Scriptores si rende conto che l’Italia condivideva una tradizione storica le cui basi erano state poste nel Medioevo, non in età antica. E nelle Antiquitates italicae medii aevi egli forma la prima indagine originale sulla civiltà medievale italiana.
Con il Romanticismo inizia anche il mito sul Medioevo, a partire dallo stesso Chateaubriand nei Canti di Ossian in cui si assimila a questa età storica quella di una particolare sensibilità al paesaggio, alla natura, all’amore. Il Romanticismo contribuì anche a sviluppare, partendo dal mito medievistico, uno spirito nazionale, di cui la cultura tedesca rivendicava nelle popolazioni barbariche l’origine e quella francese Carlo Magno.
Il Medioevo inizia ad essere studiato dagli storici a partire da una figura fondamentale, François Guizot nella Storia di Francia, in cui individua le origini della civiltà moderna nella fusione delle popolazioni germaniche con quelle romane. Henri Pirenne individua, invece, il passaggio dal mondo antico a quello medievale negando che le invasioni germaniche avessero mutato la geopolitica, individuando piuttosto nell’espansione islamica nel Mediterraneo la fine delle relazioni commerciali che avrebbero fatto ripiegare l’Occidente sull’economia agraria; l’azione rivoluzionaria dei mercanti delle città avrebbe successivamente rilanciato l’economia degli scambi e dato via all’Europa moderna.
March Bloch ed altri storici di matrice marxista iniziano poi ad indagare la storia prima ed il medioevo poi dando alla luce un nuovo modo di intendere la storia stessa. Maire Vigueur ed altri storici contemporanei, francesi soprattutto, sono il risultato e l’eredità di questo filone di pensiero. Il Medioevo si presenta quindi come una perfetta sintesi di civiltà latine, germaniche ed asiatiche.
Spazi
L’obiettivo del libro è narrare la storia medievale europea, considerata groviglio di culture più o meno prossime in una nuova prospettiva di mondializzazione. Questi incontri di civiltà non prossimi alla nostra sono il risultato di gruppi di nomadi e seminomadi soprattutto asiatici che diedero il via alle cosiddette invasioni barbariche, scontrandosi con l’azione civilizzatrice del cristianesimo, che formarono l’Europa come fulcro di civiltà originale, spostando il baricentro dalla zona mediterranea alla regione attorno il fiume Reno.
Dei mondi connessi a questo sono quello bizantino ortodosso, erede dell’impero romano d’Oriente, e quello islamico arabo. Sebbene la cristianizzazione delle aree dell’Europa orientale sia un passo verso la mondializzazione, questo fenomeno prese davvero piede nel corso del XV secolo (Cina, dinastia dei Ming; impero ottomano; territori russi Mosca; atzechi e inca; Giappone shogunato).
Tempi
Il primo autore che ipotizzò una cronologia per il Medioevo lo pose all’interno delle due cadute dell’Impero, quello d’Occidente 476 e quello d’Oriente 1453. Da allora ogni storiografia nazionale prende in considerazione elementi diversi per periodizzare: quella italiana pone l’inizio dall’arrivo dei longobardi, 569 e la sua fine con la scoperta dell’America del 1492; quella francese pone l’inizio con la conversione al cristianesimo del re franco Clodoveo, 496 e la fine con la Guerra dei Cent’anni 145; per quanto riguarda la fine del Medioevo, gli inglesi la individuano con la dinastia Tudor, 1485; gli spagnoli con la conquista dell’ultimo emirato arabo a Granada 1492; tedeschi con la ribellione di Lutero e l’elezione di Carlo V, 1517-1519.
L’inizio si colloca generalmente in un periodo compreso tra il IV ed il VII secolo che coincide con la crisi istituzionale ed economica dell’Impero romano, diffusione e istituzionalizzazione del cristianesimo, invasioni barbariche. In questa prospettiva la deposizione dell’ultimo imperatore Romolo Augustolo non ebbe un’eco particolare; quanto piuttosto lo ebbe il sacco di Roma compiuto dai Vandali nel 455 che segnò l’inarrestabile arrivo dei barbari.
La fine si colloca tra il XIV e XV secolo in cui si verificarono: una profonda e perdurante crisi demografica delle società europee, la perdita di prestigio delle istituzioni universalistiche il papato e l’impero, la diffusa aspirazione a nuovi valori religiosi ed etici; nuovi criteri di ricerca scientifici e tecnologici; tutto questo si sviluppò in continuità con i secoli XIII e XVI. La discontinuità tra il passaggio dal medioevo all’età moderna è assai meno marcato rispetto a quello tra il mondo romano e l’età successiva.
Esso è privo di coerenza interna, motivo per il quale gli storici hanno diviso la storia medievale in tre grandi periodi:
- V-IX parte iniziale: invasioni germaniche
- X-XII parte intermedia: l’economia cambia, si affermano il mercante e il chierico, maggiore ricchezza distribuita tra classi
- XIII-XV parte finale: articolazione più complessa della società, maggiore distinzione in classi, depressione economica
I secoli tra il 1100 ed il 1200 si definiscono i secoli centrali o pieno Medioevo (High, Hoch, Féodalité). I secoli iniziali e quelli finali vengono poi definiti come primi o tardi.
Clima, ambiente, epidemie
Durante l’Impero romano il clima aveva raggiunto il cosiddetto optimum climatico grazie a una lunga fase calda seguita poi da un peggioramento tra IV e VIII secolo, durante il quale i ghiacciai avanzarono sensibilmente. Dal IX secolo le condizioni climatiche tornarono a migliorare e di nuovo nel XIII secolo tornò la fase dell’optimum climatico, durante la quale l’arretramento dei ghiacciai favorì la colonizzazione della Groenlandia da parte dei vichinghi che vi coltivarono cereali sulle coste meridionali, e rese possibile la coltivazione della vite nel nord dell’Inghilterra. Dall’inizio del XIV secolo la fase calda fu interrotta da un repentino calo delle temperature.
Per quanto riguarda l’ambiente, l’abbassamento delle temperature avviatosi nel IV secolo diede vita a situazioni di sostentamento economico sociale precarie, che fecero sì che le popolazioni seminomadi migrassero verso miti territori dell’impero romano. I boschi e le paludi divennero una risorsa essenziale per il sostentamento in un sistema economico di tipo agro-silvo-pastorale. Il miglioramento climatico avviatosi dal IX secolo favorì invece la espansione delle produzioni agricole con operazioni di bonifica del territorio e irreggimentazione delle acque.
Per quanto riguarda le epidemie, nelle regioni europee durante il Medioevo ci furono essenzialmente tre specie di epidemie: la peste, il vaiolo e la lebbra. Nel VI secolo ci fu la peste proveniente dall’Asia centrale e ricomparve in Europa nel 1347 diffondendosi attraverso le rotte commerciali mediterranee. Il vaiolo attaccò invece l’Europa del Nord e le isole britanniche nel VI secolo per poi diventare endemico dal VII. La lebbra alternò momenti di espansione, VI e VIII ed altri di regressione, VII e IX-XI, con il suo picco tra il XII e XIII secolo.
Demografia
L’evoluzione della popolazione europea durante il Medioevo si può suddividere in tre fasi: depressione-espansione-depressione.
- Depressione: Dal III inizia il calo, con picco nel VII sec.
- Espansione: Dall’VIII la popolazione inizia a salire; nel X le aree si popolano maggiormente. Il picco si ha nella metà del XIII sec.
- Depressione: A partire dal XIV secolo il calo della popolazione fu drammatico, reso tale anche dalla peste del ’48.
Insediamenti
I Romani, a differenza dei barbari, erano sedentari (il più grande impero sedentario dell’Occidente). Le popolazioni oltre il Reno e il Danubio, viceversa, erano seminomadi: una volta finito lo sfruttamento della terra e delle risorse, si spostavano. Quando queste si scontrano con Roma ed il suo impero, i romani all’inizio si comportarono nei confronti delle migrazioni gestendole tramite foederatio (inquadramento militare) e hospitalitatis (concessione di un terzo delle terre).
I primi secoli del Medioevo furono caratterizzati da un fenomeno di ruralizzazione (quasi per tutto il Medioevo il 90% della gente viveva nelle campagne). Il nucleo abitativo principale era il villaggio: diviso in tre aree concentriche, il nucleo abitato spesso recintato, l’area coltivata al suo esterno, terre comuni (pascoli e boschi) curate dalla comunità.
Per quanto riguarda le città, esse si dividono in quelle di eredità romana (mantengono le istituzioni precedenti) e quelle fondate ex novo, soprattutto in Europa settentrionale e nelle regioni baltiche e slave.
Economia
Le trasformazioni dell’economia medievale dipendono strettamente da quelle demografiche. Essa si basa principalmente sulla produzione agraria, soggetta a differenziazioni interne:
- Crisi del sistema fiscale romano: fino al II secolo l’impero romano si era basato su autonomie locali e, raggiunta la massima estensione territoriale, non riuscì a gestire questo apparato ipertrofico, accentuando di fatto il sistema fiscale con tassazioni sulla terra-questo provocò potente evasione. Le migrazioni barbariche posero fine a questa incessante burocrazia (insieme di funzionari al servizio di un governo, ufficiali stipendiati), ed entro il VI secolo scomparve ogni forma di imposta pubblica. Questo significò l’impossibilità di sostenere le spese per infrastrutture.
- Economia agraria, secoli IV-VII: la crisi delle strutture pubbliche romane causa anche una forte contrazione dei commerci e questo comporta da una parte una discontinuità con l’economia romana, perché i commerci si restringono e divengono locali, dall’altra parte invece l’economia agraria è in perfetta continuità e le villae di campagna rimangono praticamente invariate.
- Espansione degli scambi VIII-IX: a differenza dell’economia romana, quella medievale è espressione dell’aristocrazia e delle domande private (consumi di città, villaggi, signorie locali). L’espansione demografica favorì l’aumento della domanda e parallelamente dell’offerta (nuova costruzione di strade, ponti, borghi). Dall’XI secolo anche i commerci tra il Mediterraneo ed il Mare del Nord riprendono.
- Ristrutturazione dell’economia XIV: la crisi demografica e sociale del 1300 è al centro di una discussione sul rapporto di questa con la produzione: il calo demografico porta ad una diminuzione della domanda di beni riducendo i livelli della produzione; ma, in contropartita, il tenore di coloro che sopravvivono alla crisi provoca un aumento della ricchezza media. Questa media ricchezza distribuita è ciò che stimolò la domanda di beni di consumo, e la conseguenza è la diversificazione delle colture, ed i proprietari che cercarono di alzare le rendite fondiarie favorendo di fatto il passaggio dalla servitù all’affitto.
Questa crisi, quindi, determinò un collasso dell’economia o al contrario si rivelò un’opportunità di sviluppo?
Per quanto riguarda il sistema monetario, con le incursioni barbariche termina il sistema trimetallico e la moneta diventa un problema per tutto il Medioevo, perché mentre in Occidente termina la produzione di monete in oro, in Oriente si mantiene, ne conseguono difficoltà nei commerci. Carlo Magno attuerà una riforma introducendo il denarius d’argento e unità di conto come il soldo e la lira. Dal XIII si ricomincia a coniare moneta grossa, come l’oro.
Società
La famiglia è il principale modo di organizzazione e di comprensione di una società. In epoca romana il modello familiare è di tipo agnatizio di discendenza patrilineare, mentre le popolazioni barbariche era sviluppato quello di tipo cognati zio centrato sulla parentela materna; continuò nel medioevo a rimanere prevalente quello agnatizio. Dall’XI secolo si sviluppò anche un tipo di aristocrazia formata da un lignaggio in cui si riconosceva un antenato comune. La formazione del lignaggio permetteva di: bloccare la ramificazione della famiglia e quindi della ricchezza, trasmettere il patrimonio ai primogeniti, rendere ereditario il potere signorile. Dal XII-XIII secolo i lignaggi iniziano a distinguersi anche attraverso l’uso del cognome, delle genealogie, degli stemmi araldici. Il matrimonio regolamentato dalla Chiesa contribuì poi a demarcare le discendenze legittime ed illegittime (necessità politiche di controllo).
Il tipo di struttura nel medioevo occidentale è soprattutto mononucleare (marito-moglie-figli) a tutti i livelli sociali. Il matrimonio, all’inizio, è considerato un contratto civile di unione tra uomo e donna stipulato da un notaio; Dall’XI secolo il matrimonio inizia ad essere regolamentato dai padri della Chiesa grazie alla elaborazione di una dottrina basa sulla fedeltà reciproca dei coniugi. Successivamente esso viene consacrato da un sacerdote e dal XII dei papi lo riconoscono come sacramento (valido dalla libertà dei coniugi, sul patto consensuale dei contraenti quindi è suggellato dall’unione sessuale).
Aristocrazia
Scomparso l’impero romano d’Occidente, i ceti sociali rimasero per diverso tempo piuttosto indifferenziati al loro interno. La netta prevalenza dell’economia rurale configurò una minoranza aristocratica a favore di una ampissima maggioranza di contadini. La condizione di questi ultimi era variegata: servi, schiavi, liberi affittuari, piccoli o medi proprietari terrieri. L’aristocrazia fu a lungo una classe piuttosto permeabile e quella di maggiore levatura e potere sociale era ecclesiastica. I membri dell’aristocrazia che ricoprivano (od erano vicini a) ruoli ecclesiastici detenevano il monopolio della cultura e quindi un livello superiore di conoscenze. Fu proprio tra questi che maturò l’immagine sociale tripartita tra il XI e l’XI secolo: oratores, bellatores, laboratores.
Durante il basso medioevo si sviluppa, tra il XII e XIII secolo, la cavalleria – sempre più a ceto chiuso – presso l’aristocrazia signorile con privilegi giuridici tali da distinguersi dalle classi mercantili e con uno stile di vita che accentuò i segni di distinzione (dimore, possesso di cani e cavalli, passatempi dispendiosi, primogenitura). Successivamente si inizia a distinguere anche tra bassa ed alta nobiltà di sangue, secondo una rete di titolature dispensate dai sovrani; nel XV secolo la concessione regia si estese anche ad una nobiltà di toga caratterizzata dall’appartenenza agli alti livelli della burocrazia di stato.
La ripresa demografica permise una maggiore articolazione della società in ceti: nascono così nuovi tipi cittadini, artigiani, bottegai, commercianti, noti, maestri, giudici, avvocati, medici, i cui principali protagonisti sono i mercanti; nelle grandi piazze di mercato essi operavano azioni di mercato e bancarie, sviluppando sempre più affinati sistemi di deposito, credito, cambio del denaro.
A differenza delle altre città europee in cui le élites erano costituite da mercanti e banchieri, nelle città italiane comunali e signorili, il predominio politico era per lungo periodo appannaggio dei lignaggi di milites: il loro accesso alle magistrature cittadine rappresentò la base dell’affermazione, tra 1300 e 1500, di patriziati (gruppi ristretti di famiglie tese al controllo delle città italiane monopolizzando le cariche politiche maggiori).
I rapporti sociali erano regolati da una pluralità di diritti, pluralismo giuridico. Dissoltosi l’impero, le popolazioni romane continuarono ad usare testi di diritto romani emanati dai re barbarici, mentre costoro seguiranno le proprie. Anche la Chiesa cominciò ad elaborare il proprio diritto, detto canonico, maggiore ereditario del diritto romano. L’impero carolingio, i poteri signorili e le successive monarchie, avranno il potere di emanare leggi accentuando la pluralità giurisdizionale, fondata sulla varietà dei diritti particolari.
Legami sociali
Servitù: gli schiavi durante il Medioevo continuano ad esistere, ma in condizione diversa rispetto agli schiavi romani. Il cristianesimo pose dei limiti, anzitutto, alla schiavitù, come abolendo il diritto di morte di cui il padrone aveva goduto in età romana. Si poteva diventare schiavi se catturati in guerra, per debiti, o sottomissione spontanea e soprattutto, durante il IX-X secolo, per sottomissione spontanea in cambio di protezione. Ma, rispetto all’antichità, lo schiavo non era più oggetto di proprietà del padrone, per questo gli storici preferiscono parlare di servaggio, al fine di indicare servi, coloni liberi, piccoli proprietari, tutti sottoposti ad un signore cui dovevano prestazioni di varia entità e natura. La servitù
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