Storia medievale
L'idea di Medioevo
La nozione di Medioevo è un’invenzione intellettuale moderna, del Rinascimento: gli uomini e le donne che vissero nelle regioni europee tra il V e il XV sec. non ebbero mai la percezione di vivere nel “Medioevo”. L'idea di Medioevo fu inizialmente formulata nell’ambito di un forte pregiudizio negativo, che perdura fino ai nostri giorni. Varietà di nozioni e preconcetti affondano le radici in consolidati luoghi comuni. Più recentemente, il Medioevo è stato rivalutato come un periodo capace di esprimere esperienze e valori positivi.
Comunque tutte le epoche successive al Medioevo hanno guardato ad esso con chiavi interpretative ogni volta diverse. Per un millennio, le popolazioni europee non svilupparono l’idea di vivere in un’età e in uno spazio diversi da quelli dell’Impero Romano e, anzi, erano convinte di vivere nella continuità ininterrotta di un quadro politico che dalla Roma pagana si era trasformato nell’universalismo cristiano. I primi a percepire la sensazione che l’età antica fosse ormai estranea alla società delineatasi in tempi recenti furono gli umanisti italiani del XIV - XV sec.
L'interpretazione degli umanisti
Si formarono l’idea che un lungo intervallo li separasse dalla cultura degli antichi che essi avevano assunto a modello per promuovere una rinascita intellettuale e culturale. Si diffuse l’idea di un’“età di mezzo” - “medium aevum”, che separava l’età classica da quella più recente. Questo lungo periodo fu interpretato in termini di decadenza della civiltà, come un periodo buio.
Il giudizio degli umanisti era quello di intellettuali che vivevano durante il Trecento, un secolo che era ancora medievale. Il loro giudizio è prettamente intellettuale: sono interessati alla filosofia antica, alla letteratura antica, all’arte, all’architettura del mondo antico. Tutto ciò che non è tratto da quell’antichità lo definiscono barbaro e “gotico” (in senso dispregiativo: qualcosa che non risponde ai canoni estetici fondati nell’antichità greco-romana). L’idea che essi si fanno del Medioevo è fondata su un giudizio culturale.
Altre prospettive sul Medioevo
Ma c’era anche chi non la pensava così: in primis, gli intellettuali religiosi, gli uomini di chiesa, ai quali si deve riconoscere di aver svolto un ruolo primario nella trasmissione della cultura e nella struttura della società. Essi non potevano vedere il Medioevo come qualcosa di negativo, dal momento che è il periodo in cui la Chiesa si è formata e si è affermata versus l’antichità: società pagana.
L’immagine critica nei confronti del Medioevo è una versione laica e intellettuale degli umanisti non chierici, che apprezzano l’eredità classica.
Nel corso del XVIII sec. l’immagine negativa del Medioevo fu sottoposta a revisione, in primo luogo dall’erudizione storica, che moltiplicò le raccolte di documenti e lo studio del passato. Nel XVIII sec. maturò un’immagine positiva del Medioevo nel clima culturale del Romanticismo ad attrarre furono gli aspetti passionali e irrazionali del Medioevo.
- Si diffuse il gusto per i ruderi di abbazie e castelli come soggetti pittorici
- Romanzi storici ambientati nel Medioevo a partire da Ivanhoe di Walter Scott
Il Romanticismo contribuì a sviluppare anche un’originale interpretazione del Medioevo come epoca in cui rintracciare le radici dello spirito nazionale. Il Risorgimento italiano vi individuò l’epoca in cui la penisola subì le prime dominazioni straniere ed esaltò l’epoca dei comuni come momento fondante della reazione contro gli imperatori tedeschi.
Il Medioevo e il suo contesto
Il Medioevo è soprattutto storia del mondo occidentale e non ha significati particolari se applicato ad altre aree. La civiltà europea, durante il Medioevo, non perché aveva vissuto una storia propria, rimase una realtà isolata: per avere una propria evoluzione, si nutrì di una serie di contatti provenienti dall’Asia, dall’estremo Oriente e dal più vicino Oriente. Idee, merci, espressioni artistiche, letterarie e religioni esterne al contesto europeo.
L’Europa non fu affatto una realtà isolata; infatti, è errato pensare che nel Medioevo, essendo un’epoca più chiusa, di civiltà locali, non si viaggiasse. Il Medioevo non conosceva la grande rete stradale che era stata dell’Impero romano e non aveva raffinate tecniche di navigazione, ma le persone si muovevano e c'era contatto con le civiltà barbariche.
La civiltà occidentale deve molto della sua struttura agli apporti dell’Oriente (mondo che cominciava a Costantinopoli, Siria, Persia ecc.): mondo visto come un faro di civiltà. Qui nacque il cristianesimo, l’Oriente continuò ad essere un mito per gli europei per buona parte del Medioevo.
Scambi e connessioni del Medioevo
Il Medioevo non deve essere immaginato come una realtà separata dal resto del mondo, ma come una storia di mondi connessi e di scambi di uomini e di idee.
Distinguibile dall’età antica e da quella moderna per una serie di caratteristiche peculiari, il Medioevo è però privo di coerenza interna. Appare come un insieme di età che gli storici usano distinguere in almeno tre periodi:
- Periodo iniziale, dove si colloca la sua genesi (IV-VII sec.)
- Periodo intermedio, che conobbe le trasformazioni più significative (VII-XIV sec.)
- Periodo finale (XIV-XV sec.), di transizione verso l’età successiva
Per primo, un docente universitario tedesco, Horn, fissò i termini cronologici del medium aevum tra la caduta dell’Impero romano d’Occidente nel 476 e la caduta dell’Impero romano d’Oriente nel 1453. Scansione della storia universale in tre epoche: antica, media e recente. Tale periodizzazione è stata ripresa da molti storici, anche se altri hanno formulato diverse ipotesi (es: inizio del Medioevo con l’arrivo dei barbari nel bacino Mediterraneo). Comunque, il 476 (anno in cui l’ultimo imperatore romano viene deposto dal barbaro Odoacre) rimane una data fortemente simbolica, sia perché ormai convenzionale (nascita del Medioevo) sia perché istituzionale (chiude un’istituzione: quella dell’impero).
Medievalismo e percezione moderna
Accanto al Medioevo ricostruito sui documenti storici, dall’Ottocento si sono diffuse nella società occidentale altre immagini di Medioevo, che spesso hanno riscosso grande successo. A queste tendenze, che hanno diffuso un’immagine ideale e reinventata del Medioevo, si dà il nome di medievalismo: Medioevo spesso astorico (versus Medioevo studiato dagli storici). Immensa fabbrica di luoghi comuni ed immagini stereotipate del Medioevo, che si concretizzano in dipinti, film, restauri (si veda l’architetto Voillet-le-Duc, che restaurò Notre-Dame di Parigi e l’abbazia di Saint-Denis depurandoli di ogni elemento non medievale, ma inseguendo così un modello architettonico che non era mai esistito nella realtà storica), romanzi storici (sfociati in alcuni casi nel fantasy - regni di elfi, orchi, re stregoni ecc.; di tempi più recenti: Umberto Eco, Ken Follet, Dan Brown).
N.B. l’immagine stereotipata di un Medioevo gotico, caratterizzato da colori come il grigio e il nero e da immagini di cupe cattedrali e cupi monasteri, è prevalentemente anglosassone / americana e non ha niente a che vedere col Medioevo che è possibile percepire guardando a città come Firenze e Siena. Se si osservano i dipinti medievali (es: affresco nel Palazzo Pubblico di Siena), si noterà che le città e le persone sono coloratissime. Dobbiamo guardare al Medioevo come a un’epoca di grandi passioni, scontri, scoperte, viaggi (es: la crociata non fu solo una guerra dei cristiani contro i musulmani, fu uno scontro-incontro di civiltà, da cui l’Europa uscì notevolmente arricchita).
Il Medioevo ha fondato tutta una serie di organismi che ancora oggi ci caratterizzano:
- L’immagine della famiglia mononucleare è un’immagine medievale versus famiglie di età moderna molto più numerose
- Il mondo del lavoro è organizzato per sistemi corporativi, per associazioni collettive che inquadrano molte professioni
- Coppia uomo più anziano - donna più giovane: nel Medioevo un uomo poteva avere una moglie solo quando si era sufficientemente affermato, per poter garantire la sussistenza della famiglia e le donne partorivano prestissimo
Gli uomini avevano grande paura e al contempo desiderio delle donne: il momento del parto era un segreto tra donne, qualcosa che l’uomo non poteva conoscere e che gli incuteva terrore. N.B. in molte di queste occasioni si scambiavano anche i figli, lontano dagli occhi dell’uomo. Più le donne erano grandi, maggiormente difficili erano da gestire; gli uomini preferivano compagne giovani, da poter domare. Tutti questi elementi, che oggi sono ritenuti “medievali” sono ancora perfettamente leggibili all’interno della nostra società. Il Medioevo, nel bene e nel male, ci appartiene moltissimo.
La trasformazione del mondo antico (sec. III-VII)
Media aetas: crisi e fine dell'impero romano
“Media aetas”: crisi e fine istituzionale dell’Impero romano. Questa crisi, che ha inizio nel III sec. d.C., è un processo lungo: le cause che hanno gradualmente portato alla frantumazione dell’Impero romano d’Occidente sono state molte.
Prima della fioritura di Roma, era stata la civiltà greca a godere di grande prestigio: momento di massima espansione sotto Alessandro Magno, che creò un grande impero (esteso dall’Egeo fino all’Asia, in Persia, con la conquista dei Persiani e fino all’Indo e all’Egitto in seguito alle sue conquiste) su di esso improntò una patina di cultura greca, estendendo una nuova lingua: la lingua ionico–attica veniva definita koinè = lingua universale stante sopra le lingue locali. Creò una civiltà divisa in tanti stati ma unita attraverso lo strumento linguistico.
Dopo l'ellenizzazione del Mediterraneo antico, dovuta alle conquiste di Alessandro Magno, a dominare la scena linguistica della grecità fu un dialetto attico fortemente intriso di ionismi morfo-sintattici, che si trasformò nella cosiddetta koinè: il greco comune. Nel 1800, per definire questo mondo costituito da tanti stati orientali diversi ma accomunati dalla cultura greca, si coniò il termine ellenismo. Non era più un mondo soltanto ellenico, pertinente e riconducibile ai greci: si era delineata una società ellenistica in cui la cultura greca si sovrapponeva alle culture dei diversi popoli che Alessandro aveva conquistato.
Questo impero era talmente evoluto nella sua struttura che raggiunse livelli di civiltà mai più raggiunti nell’età moderna. Alessandria d’Egitto, anche per la sua posizione strategica, diventò una grandissima metropoli di quasi 700.000 abitanti e ospitava la più grande biblioteca del mondo antico.
Di fronte a questo mondo ellenistico, Roma ebbe inizialmente un ruolo marginale: si trovava ai margini dell’Etruria, che si estendeva da Bologna fino a Napoli ed era anch’essa debitrice della cultura ellenistica, e dei centri maggiori orientali (Pergamo, Atene, Egitto ecc.) ma Roma conobbe una straordinaria evoluzione: dallo stato di città periferica si riscosse attraverso una serie di spedizioni e di guerre che la portarono alla ribalta del mondo ellenistico a partire dalla sconfitta di Cartagine (guerre puniche).
Situata nell’odierna Tunisi, era l’ultima città erede della civiltà punica ed egemonizzava il Mediterraneo occidentale. Roma assunse una prospettiva internazionale e, esteso il proprio dominio già in territorio italico, con la conquista di Cartagine poté estendere il proprio controllo su alcuni territori che prima erano stati sotto l’area di dominio di Cartagine (es: nord Africa dal Marocco ai confini dell’Egitto).
Roma cominciò ad interessarsi all’Oriente e ampliò i propri orizzonti: pian piano conquistò la Grecia, l’Asia Minore. Alla fine dell’età repubblicana, con le lotte prima di Cesare, Pompeo e poi di Ottaviano e Antonio, arrivò a delineare un vasto impero senza avere più rivali diventò la principale potenza del Mediterraneo occidentale.
Sicuramente fu più facile conquistare il dominio di questa parte del Mediterraneo, dove la potenza principale era solo Cartagine, che non espandersi direttamente a partire dal Mediterraneo orientale, su cui si affacciava il dominio di diversi stati. Infatti, una volta diventata potenza egemone del Mediterraneo occidentale, anche gli stati del mondo orientale cominciarono a guardare Roma con timore e ammirazione. A questo punto fu più semplice la conquista del Mediterraneo orientale: conquista della Grecia (distruzione di Corinto) nel passaggio dalla repubblica all’impero. Anche l’Egitto venne assimilato a Roma, che non ebbe più rivali.
Forma di governo originaria di Roma
La forma di governo originaria di Roma (città-stato) era la repubblica. Governata da un senato (da senex = anziani; senatus = assemblea degli anziani), formato da anziani di famiglie di antica tradizione, che davano le leggi, affiancando il potere esecutivo dei consoli più giovani, protagonisti della vita militare, applicavano le leggi e varie magistrature.
Quando Roma divenne prima egemone del Mediterraneo occidentale e poi di quello orientale, questi strumenti di governo, basati sulle esigenze di una città-stato, diventarono difficili da applicare a un territorio così vasto. Evoluzione interna: per un lungo periodo erano stati i cittadini romani ad andare in guerra e conquistare gli altri popoli, ma quando ebbero molte terre loro soggette, i romani diventarono una minoranza. Nel senato, composto in origine solo da cittadini romani, cominciarono a voler entrare anche personaggi non romani.
Da essere una magistratura romana/italica, il senato cominciò ad aprirsi ai personaggi dei territori conquistati e Roma divenne il centro internazionale di un grande dominio. Dovette cambiare la sua struttura interna: repubblica a impero.
Il diritto romano
La tradizione di studi risalente soprattutto all’umanesimo, ma già presente nel Medioevo, esaltando il ricordo della civiltà romana ha sempre ritenuto che essa sia diventata così grandiosa grazie all’influenza della cultura e della civiltà greco-ellenistica. È vero che Roma prese dal mondo ellenistico architettura, arte, artigianato, produzioni, struttura del commercio e tanti altri elementi. Si può dire che Roma sia stata la città ad aver raccolto tutta l’eredità ellenistica, che sia stata l’ultima città ellenistica. Ma c’è un elemento che è originario di Roma: il diritto romano.
Nella repubblica romana i cittadini condividevano il governo della città erano, e si sentivano, molto diversi dai regni assolutistici orientali governati da figure semidivine, dove non vi era condivisione del potere. Questo fu anche uno dei motivi che consentirono a Roma di conquistare, ad esempio, l’Egitto: bastò acquisire lo stato attraverso la regina Cleopatra.
Il diritto romano venne concepito nel periodo repubblicano e rimase uno dei connotati forti di Roma: se riuscì a creare uno stato repubblicano e poi imperiale che durò fino al V sec., è perché alla forza militare aveva saputo unire:
- Capacità di assimilazione civiltà ellenistica
- Diritto la rese forte dal punto di vista politico
- Guerra
Su questi elementi Roma gettò le basi della lunga durata dell’impero (all’epoca di Augusto si pensava che l’impero sarebbe stato eterno).
Crisi dell'Impero Romano (III-V sec.)
Fino all’inizio del III sec. l’impero romano aveva assicurato sviluppo economico e stabilità politica su un’area vastissima gravitante sul Mediterraneo. Tuttavia Roma cominciò a conoscere elementi di crisi a partire dal III sec. tra i più importanti:
- Crisi di crescita: l’impero era diventato troppo grande: all’epoca di Traiano andava dalla Britannia, alla Spagna, all’Africa del Nord, alla Mesopotamia, al Mar nero. Enorme territorio intorno al bacino mediterraneo, che, debellata la pirateria, era diventato a tutti gli effetti un lago romano “mare nostrum”.
- Questo dominio era differenziato: alcune province governate dal senato, altre dagli imperatori. Ma il vasto territorio era sempre più difficile da governare.
- Terminate le guerre di espansione, l’economia cominciò a ristagnare: cominciò a diminuire l’afflusso di schiavi, il bottino di guerra ecc. Inasprimento del prelievo fiscale crescente squilibrio tra risorse e necessità inflazione.
- Accentuaione del divario tra ricchi e poveri: artigiani e piccoli proprietari terrieri si videro costretti a cercare lavoro come braccianti nei latifondi dei senatori.
Sorsero, quindi, nuovi problemi: finché l’occupazione principale era stata espandere l’impero c’era sempre stato un generale consenso, poiché quando sorgono problemi interni, il modo migliore per risolverli diventa aggredire l’esterno, tuttavia questa possibilità venne meno.
Differenza mondo orientale vs occidentale
Dai territori dell’Occidente (Britannia, Gallia ecc.), rimasti fuori dal mondo ellenistico, Roma non traeva granché (al più materie prime) e, anzi, erano quei territori a rappresentare un peso economico e militare per l’impero.
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