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Storia medievale

Cristianizzazione dei popoli barbari

Possiamo parlare di un processo di acculturazione, cristianizzazione ed evangelizzazione dei popoli barbari non lineare. Inizialmente viene diffuso dalle élite aristocratiche, dai sovrani e da iniziative missionarie. Si sta abbandonando un'idea molto radicata di alcuni studiosi, ovvero che la diffusione del cristianesimo ha favorito ai Germani di accrescere culturalmente. In realtà ha portato a mutamenti nelle società germaniche.

Si sono sottolineate le difficoltà che il cristianesimo incontra nell’essere accettato e praticato. La linea di demarcazione tra Romani (cristiani) e Germani (pagani) non è netta, ma è mista e sfasata. Si evita di ricorrere a dicotomie (statale, tribale, rurale, urbano). I termini a cui dobbiamo ricorrere sono: Trasformazione, Incrocio, Permeabilità.

Ci sono vari approcci per la cristianizzazione: Volontaria, programmata, organizzata. Di solito il sacerdote cerca a modo suo di praticare. Oppure possiamo pensare a delle iniziative individuali nell’ambito di relazioni quotidiane:

  • Si convive nel medesimo villaggio e c’è un processo progressivo di acculturazione.
  • Rapporti diplomatici, economici e commerciali per esempio degli schiavi cristiani potevano finire a vivere tra i barbari (familiarizzando con culti differenti).

I visigoti, che avevano catturato schiavi della Turchia. Ciò familiarizza un gran numero di visigoti alla loro religione. I visigoti sono parzialmente evangelizzati già prima del loro ingresso nel territorio dell’impero romano (già nel 410).

Questa blanda cristianizzazione di alcuni gruppi è già attuata quando, verso la metà del quarto secolo, un famoso vescovo di Istria, Ulfila (visigoto), traduce l’antico testamento in una lingua simile germanica. Questa traduzione facilita la diffusione del cristianesimo.

La maggior parte dei popoli che vennero convertiti al Cristianesimo ortodosso, erano passati prima per l’arianesimo, condannato nel 325 al Concilio di Nicea indetto da Costantino, in cui dichiara questa religione eretica (Cristo è creato, non è eterno).

L’unico gruppo di Germani che si converte subito al cattolicesimo sono i Franchi nella figura del loro re Clodoveo. Era pagano, si convertì al cristianesimo ortodosso nel 496, sdoganando la religione per tutto il popolo. Convertirsi vuol dire avere un colloquio con leader città, il vescovo, se voleva solidare la sua dominazione doveva parlare con loro all’interno della medesima religione.

Le iniziative proseguiranno oltre i secoli V-VI, con l’espansione in nuovi territori. Rappresentative sono state le opere di cristianizzazione realizzate da San Patrizio in Irlanda nel VII secolo, da San Colombano in Britannia nell’VIII e degli Slavi da Cirillo e Metodio nel IX.

Perché si può parlare di Cristianesimi in età altomedievale?

Nonostante la stabilizzazione del Cristianesimo tra le popolazioni barbariche, e non, possa sembrare un processo naturale e lineare, in realtà le sorti di questa religione sono state parecchio discontinue durante il corso dei secoli, considerato che passò dall’essere perseguitata violentemente, al divenire religione di stato.

Il motivo per il quale si tende a utilizzare il termine plurale “Cristianesimi” per questo periodo è dato da fattori differenti: Diffusione così capillare ed estesa della religione, che raggiunse non solo le élite aristocratiche, ma anche gli ambiti più popolari e militari, portò a una percezione differenziata del messaggio evangelico all’interno delle diverse realtà interessate. Inoltre è anche necessario far notare che, all’epoca della diffusione del Cristianesimo, la Chiesa non era dotata di una struttura gerarchica e stabile, ma al contrario si serviva della gestione di personalità individuali (vescovi e sacerdoti), che contribuirono alla differenziazione dei messaggi divini.

Contribuirono a deviare dal messaggio “ortodosso” le eresie che si svilupparono a partire dal secolo IV. Prima su tutte l’Arianesimo, condannato al Concilio di Nicea nel 325, che si sviluppò a partire dal sacerdote di Alessandria d’Egitto, Ario, e che minava la consustanzialità, ovvero l’identità di natura e sostanza tra Padre e Figlio. Successivamente, con l’aprirsi del dibattito sulla natura di Cristo, si svilupparono altri tipi di eresie, tra le quali il Nestorianesimo, condannato durante il Concilio di Efeso del 431, che prende il nome dal patriarca di Costantinopoli, Nestorio, il quale denigrava la natura divina di Cristo per esaltare quella umana, ed il Monofisismo, condannato con il Concilio di Calcedonia del 451 e che sosteneva l’esistenza di un’unica natura, quella divina.

Fu mediante l’apporto di questi fattori che nell’alto medioevo si delineò una situazione di confusione all’interno dello stesso Cristianesimo, che si ritrovava a essere professato in diverse forme.

Santi e sante dell'alto medioevo

La capacità di mescolare religioni diverse “sintetismo”, rimane sotto forme particolari: i santi e i demoni. Perché il cristianesimo nel medioevo ammette delle forze soprannaturali: santi che sono mediatori con la divinità e la testimonianza che il sintetismo non è stato completamente spazzato via dopo l’editto di Teodosio 380. A lungo i santi contano di più del Dio supremo. Diventano meta pellegrinaggio i luoghi dove si trovano i corpi, magari sono stati martirizzati. Si dice che sorvegliano i possedimenti. Si ritiene che manifestino con i miracoli la propria credenza. Simmetricamente alcune divinità dei culti esistenti vengono interpretate come demoni.

Inizialmente, quindi, venivano considerati santi i martiri uccisi per aver portato avanti la propria credenza spirituale. Con la tolleranza e l’ufficializzazione del cristianesimo, la santificazione si dirige verso i vescovi e coloro che compiono opere di evangelizzazione. Uno dei primi santi fu papa Silvestro I (epoca Costantino), il quale è riuscito, per la prima volta, a gestire una chiesa libera di praticare grazie all’Editto di Milano di Costantino del 313. Ci sarà poi Gregorio Magno che gestisce i Longobardi in Italia.

Grazie a lui abbiamo molte lettere (epistole) di scambio con gli stessi Longobardi. Rappresentative sono state le opere di cristianizzazione realizzate da San Patrizio in Irlanda nel VII secolo, da San Colombano in Britannia nell’VIII e degli Slavi da Cirillo e Metodio nel IX.

Spiegare il processo "dal comitato alla contea"

Le istituzioni di governo nella seconda metà del IX secolo e all’inizio del X, subiscono una trasformazione che si definisce nel XI secolo. Negli ultimi anni dell'impero carolingio le aristocrazie europee avevano acquisito sempre maggiore importanza e un'autonomia spiccata dal potere centrale. Tale autonomia aveva trovato un riconoscimento ufficiale nel cosiddetto capitolare di Quierzy, una disposizione emanata dall'imperatore Carlo il Calvo il 14 giugno 877 a Quierzy-sur-Oise, località della Francia settentrionale, mentre si apprestava a intraprendere una spedizione militare in Italia per combattere i Saraceni. Era un editto di benefici: quando si ha il feudo si ci dona al signore con tutti i propri beni. In quell’anno non viene istituita l’ereditarietà dei feudi minori, ma solo maggiori.

Nei comitati e nelle marche i titolari del potere pubblico, conti e marchesi, dalla fine del IX secolo esercitarono le loro funzioni in modo ampiamente svincolato dal controllo - chiave della frammentazione. Su questa frammentazione del potere pubblico cercò di incidere nella prima metà del secolo XI l'imperatore Corrado II, emanando nel 1037 una disposizione detta Edictum de beneficiis (ribattezzata in età moderna come Constitutio de feudis). Il testo stabiliva l'ereditarietà dei benefici minori, ossia dei benefici concessi dall'alta aristocrazia ai propri vassalli, precisando che nessun vassallo poteva essere privato del beneficio ottenuto senza una giusta causa, che doveva essere giudicata da un tribunale di pari grado o direttamente dal sovrano.

In particolar modo in Francia e Germania nacquero delle importanti dominazioni politiche, chiamate dagli storici principati (le fonti attuali li definiscono comitati, ducati e marche). Erano soprattutto costituite da famiglie di conti e marchesi, che avevano acquisito potere grazie alla riscossione delle tasse, amministrazione della giustizia, reclutamento dell’esercito, possedimento di beni fondiari, legami di alleanza e clientela con l’aristocrazia del territorio.

Fino alla seconda metà del IX secolo, i vescovi e i monasteri avevano ricevuto dai Sovrani l’immunità, che li esonerava dal controllo dei loro domini dall'autorità e dai funzionari pubblici. Successivamente tentarono anche i grandi proprietari di ottenerla per poter esercitare i poteri dei conti e marchesi. La ottengono nei momenti di debolezza del potere comitale o con la costruzione del castello.

Nelle aree controllate dal conte c’era un aumento di pressione sui contadini, delle richieste di lavoro e si consideravano i beni come patrimonio familiare. Queste aree si stavano trasformando in qualcosa di nuovo che gli storici chiamano contee. Non sono più circoscrizioni pubbliche, ma sono domini dinastico signorili. Con minore estensione (controllate da funzionari religiosi immuni e da laici potenti), diversa (poteva validare i confini della circoscrizione carolingia se il conte o la sua famiglia aveva possessi nei distretti confinanti) e meno stabile.

Sintetizzare funzioni e prerogative del conte in età carolingia

L'impero carolingio nel momento della sua massima espansione era formato dai diversi territori assoggettati dai Franchi (Aquitania e il regno dei Longobardi - carattere largamente autonomo anche nella soggezione all'impero). Viene introdotto un sistema amministrativo. Sia in questi regni, che nel resto dell’impero, si tendeva a uniformare i territori alle forme di potere tradizionale dei Franchi.

Vengono disegnate circoscrizioni pubbliche dette «comitati» (comitatus): con funzionario regio, conte. I comitati nelle aree che erano state soggette alla dominazione romana-tendevano a ricalcare le antiche provincie, il cui ricordo permane grazie all'organizzazione ecclesiastica diocesana. Detenevano il potere di banno, ovvero il diritto di amministrare la giustizia, curare l'arruolamento dei liberi e operare per il mantenimento della pace. Per ricompensa del loro servizio incameravano i proventi dell'azione giudiziaria, ricevevano in beneficio le terre ubicate all'interno del comitato e riscuotevano l'esenzione dei pedaggi.

Carlo Magno, per controllarli, istituisce i Missi dominici. Erano nominati direttamente dal sovrano, appartenevano alla più alta aristocrazia del regno ed erano sia laici che ecclesiastici; avevano vari compiti, specificati di volta in volta, ma il loro impiego principale fu quello di vigilare sull'operato dei funzionari pubblici locali. Erano inoltre i portavoce diretti dell'autorità imperiale e diffondevano sul territorio le leggi emanate dal sovrano.

Nel 877 con il Capitolare di Quierzy, viene innescato il processo di ereditarietà dei feudi maggiori, bisogna aspettare il 1037 con Constitutio de feudi per l’ereditarietà di quelli minori.

Continuità e innovazione istituzionale negli anni di Carlo Magno

Carlo Magno vuole consolidare il regno costruito dai suoi predecessori, si parla di “continuità”: Cerimonia formalizzata di “omaggio”- vuol dire entrare in un vassallaggio potente e ricevere beneficio. Questa catena di un dipendente, un potente, un dinasta carolingio - Si precisano effetti immunità, chi lo ha sviluppato ha un potere policettivo sui propri dipendenti. Potere su dipendenti ius restringendi “distretto”, disciplinare. Fino al 814 cerca di dare coerenza a questo sistema - recupera elementi da tradizioni precedenti: circoscrizioni “comitatis”- tendono a coincidere con i terreni diocesi.

772 avviò una guerra trentennale sanguinosissima contro i Sassoni, per conquistare territori a est del Reno. Conversioni forzate, deportazioni, decapitazioni di massa, colonizzazioni di regioni con elementi franchi. Altro fronte Germania meridionale (conquista ducato di Baviera (788)) inizio espansione Occidente(penisola iberica) - nota come “la marca di spagna” (a capo Barcellona) perché alle periferie della dominazione carolingia siedono volentieri le marche che altre circoscrizioni (vita più militare: donna mai definita marchesa).

Ritorno da Spagna - una delle rare sconfitte. Sul passo di Roncisvalle (778), i montanari baschi (aiutate da guarnigioni islamiche) Franchi. Muore il prefetto della marca di Bretagna, Rolando (entrato nell'epopea popolare - si diffuse in tutta Europa grazie alla Chanson de Roland). Conquista Italia Longobarda (nei domini franchi) Ma mantiene la propria denominazione (regnum Langobardorum) e le proprie strutture politico-amministrative - si denomina “re dei Longobardi”, più avanti si dirà “re d'Italia” - re cristiano difensore della Chiesa di Roma. Longobardi ad un certo punto faranno rivolta, occasione per rimettere dei politici nella penisola.

L'Italia all’epoca era multietnica. Pone i propri capitolari. La conquista del regno longobardo fu importante per Carlo Magno anche da un punto di vista ideologico, poiché permetteva di completare il processo di legittimazione avviato da Pipino. Il principale alleato in questa politica non poteva che essere la chiesa di Roma, la quale proprio in quegli anni stava cercando di costruire una definitiva supremazia su altre sedi episcopali di antica tradizione, Ravenna o Milano.

Ruolo re fu formalizzato definitivamente nell'anno 800, quando papa Leone III, che, nella lotta tra famiglie dell'aristocrazia romana, era stato fisicamente aggredito dai longobardi, si rivolse a Carlo per un aiuto. Recatosi a Paderborn, una delle molte sedi della corte franca, fu ricondotto a Roma dietro scorta militare; a Roma lo raggiunse lo stesso Carlo Magno, che, il giorno di Natale, fu incoronato imperatore dallo stesso papa.

Significato di questa incoronazione gli storici hanno a lungo discusso, anche a causa della contraddittorietà delle fonti coeve (es. quelle di parte franca credono che Carlo abbia subito l'iniziativa del pontefice, mentre altre suggeriscono il contrario). In ogni caso-anno 800 non segna la nascita di un «impero»-incoronazione papale riconosceva il nuovo ruolo di Carlo Magno all'interno dell'Europa cristiana (unificata con forza) divenendo il re di più regni. Carlo non dice di essere imperatore del sacro romano impero, ma Rumanon Libertas imperium (colui che regge l’impero romano (non sacro))- titolo che rafforzava il ruolo del papa come autorità suprema della cristianità e indeboliva quella bizantina (manca imperat ad oriente, lentamente diventerà nuovo imperat), dilaniato dalle lotte contro opposizioni violente alle convenzioni e guidato nei medesimi anni da una donna, Irene. Da imperatore la maggior parte delle conquiste già avvenute.

Istituisce funzionari di controllo, prima erano i missi (inviati dall’imperatore), adesso sono missi dominici. Hanno un ruolo irregolare, conte che nella provincia ecclesiastica guardano come si comportano pubblici ufficiali.

Provvedimenti per tutto il regno

789 “Admonitio generalis” “esortazione generale”: ammonizione per tutti i sudditi Riforma educativa ed ecclesiastica del regno Franco. Già nel vaticano - miglioramento intreccio legami vaticani e vassallatici.

Una corte, tante corti

Nel regno franco non c’era una vera e propria capitale: i sovrani erano itineranti e, quando si spostavano di località in località, risiedevano in palazzi costruiti per lo più all’interno di proprietà della corona, definite «fisco regio» (fiscus). Diverti?: consumare risorse in loco, far sentire loro presenza, carisma. Dormono in palazzi regi. Palazzi anche nelle curtis regie (ne parleremo). Carlo elesse la propria residenza principale ad Aquisgrana Corrisponde all’attuale città tedesca Achen, in francese è la chapelle, ovvero capella palatina. Costruisce complesso edilizio che riprende Roma e Costantinopoli (capitali cristianità): palazzo regio e capella palatina (custodisce cappa di martino, non c'è maestro di palazzo, ma conte palatino e arcicappellano). Tra questi assunsero una particolare importanza la reggia (palatium regium) e la cappella palatina, così chiamata perché custodiva il mantello (cappa) di san Martino, il santo «nazionale» franco.

Nel palatium operavano diversi funzionari eliminata la carica di maior domus, che ricordava troppo direttamente l'origine del potere dei Carolingi, la gestione dell'amministrazione centrale era affidata a un laico e a un ecclesiastico, il conte palatino (comes palatii) e l' arcicappellano (apocrisiarius o custos palatii). Il primo esercita l'alta giustizia per conto del sovrano e coordina altri funzionari quali, per esempio, l'addetto al tesoro regio (camerarius), il controllore del fisco regio (siniscalcus), l'addetto all'organizzazione logistica dell'esercito (comes stabuli); il secondo era il responsabile dei numerosi ecclesiastici che vivevano a corte e gestiva la cancelleria regia, ossia il luogo in cui venivano scritti i capitolari e altri atti pubblici come i diplomi.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chindamo03 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Guglielmotti Paola.
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