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Prologo

L’ascesa della finanza si aggira intorno agli anni '70, negli ultimi anni ha causato i maggiori disastri economici internazionali. Ad accrescere la potenza della finanza hanno contribuito sia le nuove tecnologie che la liberalizzazione del mercato dei capitali, ciò secondo Shiller ha ampliato la capacità di generare ricchezza finanziaria, molto spesso virtuale.

All’inizio del 1700, John Law e altri scrittori mercantilisti assegnarono alla moneta e alle istituzioni finanziarie un ruolo attivo nei processi di sviluppo economico attribuendo loro la capacità di stimolare la crescita dei redditi e della domanda effettiva. Per questi pensatori il denaro non coincide con una merce ma nasce ad opera dello stato.

Shumpter e Keynes osservarono che la capacità delle istituzioni creditizie era quella di raccogliere informazioni corrette sugli attori economici e diffonderle al resto del sistema mediante la selezione delle migliori opportunità finanziarie. Per questo un banchiere deve sapere quale utilizzo viene fatto del denaro che concede. Per questi intellettuali la finanza avrebbe un ruolo fondamentale per quanto riguarda le decisioni di investimento delle imprese.

Shiller ha definito la finanza come la “scienza dell’architettura degli obiettivi” che struttura accordi economici necessari per dei fini che comprendono la gestione corretta del capitale e le attività finanziarie necessarie. Finanza deriva dal vocabolo latino “finire” cioè (anticipazione accordata in vista di un pagamento, di una determinata scadenza con un inizio in vista di un fine).

Sistemi finanziari: “mix di strumenti, istituzioni e mercati” che caratterizzano il sistema economico di un paese.

Finanza pubblica: sostegno allo stato per le proprie finalità economiche, politiche e culturali.

Finanza privata: sostegno agli operatori per l’intrapresa di attività imprenditoriali. L’attività finanziaria pubblica condiziona quella privata, senza le esigenze della finanza pubblica non si sarebbero prodotte innovazioni da parte delle banche centrali dei mercati obbligazionari e azionari.

Henry Kufman ha messo in luce la cattiva formazione impartita nelle business school americane, la maggior parte degli operatori di Wall Street ha dimenticato i danni di un comportamento irresponsabile nella corsa all’innovazione e al profitto, il sistema educativo raramente insegna storia della finanza e dell’impresa.

La crisi finanziaria del 2008 rafforzò le convinzioni di Kufman che attacca le scuole di direzione aziendale poiché si preoccupano solo di andare incontro alle esigenze richieste immediate dei mercati finanziari senza dar conto della “storia” della finanza e delle responsabilità di fondo che rappresentano la base di un buon sistema finanziario in grado di regolare l’economia e la politica di un paese.

Marc Bloch definiva la storia come la “scienza del mutamento”; ad essa è affidato il compito di evidenziare la complessità del reale e mettere in rapporto tra loro fenomeni di natura diversa. Per quanto riguarda la storia della finanza la base del mutamento è rappresentata dalle innovazione istituzionali, la definizione di nuove regole e la nascita di nuovi organismi. In questo volume verranno analizzati i “vincoli di natura culturale” che hanno influenzato la storia della finanza, la “rivoluzione commerciale e monetaria” e tutto il sistema mercantile con la diffusione dei processi di industrializzazione.

Rivoluzione commerciale

Vi fu un’espansione economica a partire dall’undicesimo e dodicesimo secolo proseguita fino al quattordicesimo interrotta dalla peste nera, da qui in poi vi fu un crollo commerciale e demografico che si ristabilì intorno al quindicesimo secolo.

Nell’alto medioevo vi fu un processo di ristrutturazione mercantile dell’economia accompagnato da un mutamento della geografia economica del continente europeo. La penisola italiana iniziò a svolgere un’intensa attività di intermediazione commerciale tra l’Europa occidentale e l’oriente. Le città coinvolte furono Venezia, Genova, Milano, Bologna.

L’area baltica presidiata da città come Amburgo, Lubecca controllavano i traffici attraverso il Baltico e il mare del Nord. Barcellona divenne uno dei maggiori porti del Mediterraneo. La rivoluzione commerciale fu attuata da esponenti del ceto mercantile che seppero utilizzare innovativi strumenti monetari e creditizi.

Il ruolo delle innovazione istituzionali fu quello di attribuire maggior certezza allo sviluppo degli affari riducendo i rischi connessi all’esercizio delle attività economiche, migliorando la qualità degli scambi.

  • Public Market: economia locale in cui gli scambi avevano per oggetto prodotti alimentari e materie prime, questi erano regolati da norme emanate dagli organismi di governo, questa è caratterizzata come un’economia semplice.
  • Private Market: economia di mercato libero sulla quale agivano operatori impegnati nel commercio a lunga distanza capaci di lucrare maggior profitti commerciali in virtù della differenza tra i prezzi di vendita e acquisto, questa era un’economia più complessa, essa aveva il suo punto nodale nelle fiere. I mercanti non si limitavano a scambiare merci ma regolavano reciprocamente debiti e crediti, qui nasce un nuovo strumento monetario “la lettera di cambio”.

Sistema monetario

Accanto alla funzione di misura e riserva di valore “la moneta” ebbe il ruolo di mezzo di scambio e di pagamento. Fu l’ampliamento degli scambi a stimolare le innovazioni monetarie. Il regime monetario dell’Europa medievale era “dicotomico”, ovvero da un lato si imperniava sulla moneta metallica, un tipo di moneta basato sulla coniazione dell’argento, del rame e successivamente dell’oro, dall’altro vi era la moneta di conto, ovvero una moneta immaginaria non realmente coniata.

I parametri che definivano la moneta metallica erano il peso e la lega, entrambi venivano fissati dall’autorità politica che aveva il monopolio di emissione della moneta. La moneta d’oro e la moneta d’argento avevano un duplice valore: uno intrinseco corrispondente alla quantità di fino contenuta in essa, uno estrinseco attribuito dall’autorità. Il sistema monometallico, ovvero basato sulla coniazione del solo argento, era compatibile con un livello limitato di scambi, l’intensificazione dei commerci interni ed esterni portò a rendere questo sistema obsoleto intorno al dissolvimento dell’impero Carolingio.

Nelle città mercantili e portuali della penisola italiana, dove la ripresa dei traffici si manifestò con maggior vigore, si ebbe l’esigenza di disporre di monete stabili, più forti non soggette a svalutazioni. Come Genova e Venezia che intrattenevano traffici commerciali con i mercati del vicino Oriente. Per questo le autorità politiche decisero di coniare monete d’argento chiamate “grossi” le quali avevano un valore assai più elevato. Venezia fu avvantaggiata poiché possedeva ingenti quantitativa di metallo prezioso. Più avanti, intorno alla metà del quattordicesimo secolo, vi fu il ritorno alla coniazione dell’oro, ancora una volta da città-stato italiane.

La coniazione dapprima dei “grossi d’argento” poi di “monete d’oro” ebbe due principali conseguenze. La prima fu il ritorno ad un sistema bimetallico nel quale oro e argento svolgevano entrambi la funzione di misura del valore. La seconda conseguenza fu la formazione di due ambiti monetari scarsamente integrati: l’uno caratterizzato da specie monetarie pregiate (oro e argento), l’altro da specie monetarie scarse (rame e biglione) che servivano per gli scambi quotidiani nei mercati locali.

Questa difficoltà fu superata con Luigi IX (1260) che impose un'unica moneta di conto, questa tendenza a razionalizzare il pluralismo monetario rispondeva all’esigenza di migliorare l’efficacia delle transazioni commerciali e delle operazioni di cambio tra le diverse monete.

Successivamente venne creata da un celebre matematico la “partita doppia” consistente nella doppia registrazione di ciascuna operazione commerciale e finanziaria nelle sezioni “dare” e “avere” di due conti separati del libro Mastro, qui erano segnati sia i conti intestati alle varie persone sia i profitti e le perdite, ciò permetteva anche una verifica costante dell’andamento delle varie operazioni. Max Weber, il grande sociologo vissuto tra ottocento e novecento, dichiarò che la contabilità a “partita doppia” rappresentò la forma essenziale della razionalità economica occidentale.

Moneta pubblica e moneta privata

L’attività di coniazione appariva non solo funzionale alle esigenze della nascente economia di mercato, ma si presentava come redditizia per le autorità emittenti.

Signoraggio: corrisponde alla differenza tra il valore legale della moneta coniata stabilito dall’autorità e il valore intrinseco della stessa (metallo fino in essa contenuta). Le autorità emittenti esercitavano il diritto di “signoraggio”, infatti spesso manipolavano la moneta modificandone lo standard, facendo ricorso all’indebolimento dell’intrinseco della moneta o all’innalzamento di quest’ultimo.

Ciò andò in contrasto con i privati, i quali utilizzavano la moneta come supporto essenziale per i loro traffici. Oresme criticò le manipolazioni praticate dai sovrani francesi che danneggiavano le classi migliori, vale a dire i ceti proprietari e mercantili.

Origini della banca e l'usura

Secondo Sombart l’idea del capitalismo è già contenuta in quella di “credito”. Anche nel mondo medievale i meccanismi di credito apparivano di enorme importanza, anche se spesso e volentieri queste pratiche venivano condannate dalla chiesa poiché associava il prestito ad interesse all’usura.

Per gli scolastici la moneta, al contrario di altri beni, non ha un valore intrinseco ma solo uno convenzionale imposto dal principe per agevolare gli scambi. Il divieto del prestito ad interesse, pur non impedendo le attività di credito, creava forti problemi di coscienza ai mercanti medievali che spesso nei loro testamenti lasciavano alla chiesa parte del loro patrimonio.

Il perdurare del divieto ecclesiastico del prestito ad interesse fece sì che tra i pochi prestatori professionali vi fossero gli ebrei, ai quali non si poteva richiedere l’osservanza del diritto. Sin dall’alto medioevo gli ebrei si erano specializzati in questa attività economica di credito. A partire dalla seconda metà del XV secolo la pratica dell’interesse sui prestiti venne istituzionalizzata poiché si diffusero in Italia i “monti di pietà”, questi erano istituti di credito rivolti ai ceti più poveri, questa strategia ne esaltò la vocazione etica e mostrò il ruolo cardine delle strutture urbane di credito.

Censi e lettere di cambio

Lo strumento più antico per incentivare lo sfruttamento delle terre a partire dall’XI secolo fu il “censo riservativo”, ovvero un contratto stipulato tra il proprietario di un terreno ed un cessionario in base al quale il primo si riservava il diritto di percepire una rendita annua in denaro. Nel XV secolo perviene il cosiddetto “censo consegnativo”, una sorta di mutuo ipotecario a lungo termine che garantiva al prestatore di denaro un interesse sotto forma di rendita annua attinta dal reddito del bene immobile fornito a garanzia.

Vi fu poi la creazione dei “banchi de scripta”; tale processo coinvolse in origine i mercanti dotati di maggior liquidità, alcuni di loro si specializzarono nelle operazioni di cambio manuale tra le diverse monete e operanti in particolare nelle fiere, ciò da origine all’attività di intermediazione, raccolta dei depositi e di prestiti a interesse a privati.

Iniziò a consolidarsi un centro di operatori orientato verso attività legate al maneggio del denaro formato soprattutto da italiani. L’avvio della banca moderna coincide anche con la creazione della “lettera di cambio o tratta”. La lettera di cambio consentiva il trasferimento di somme di denaro elevate senza ricorrere alla moneta metallica riducendo notevolmente i rischi.

Geografie della banca

I Lombardi e i Caorsini furono i primi a prediligere come attività principale il traffico di denaro. Tra il XII e il XIII secolo la Toscana era l’area a maggiore intensità finanziaria d’Europa. Lucca divenne il nodo centrale di una rete di società bancario-mercantili, questa trasse profitto dalla sua particolare ubicazione poiché congiungeva Canterbury a Roma. Tra quei banchieri i più importanti furono i Ricciardi che operarono a favore del papato e delle monarchie inglesi e francesi.

Alla fine del Duecento anche Siena diventò una delle città con maggior attività finanziaria poiché vantava un posizione strategica che collegava l’Europa mediterranea a quella del Nord. Una delle più importanti compagnie di Siena fu quella dei Bonsignori, anche quest’ultimi si legarono al papato e traevano profitto sulle fiere della Champagne.

Nel campo della finanza le grandi case mercantili e bancarie fiorentine tra cui aggiungiamo anche i Bardi, i Peruzzi, i Medici divennero i principali prestatori dei pontefici e dei sovrani inglesi.

Le nuove forme di impresa e la lex mercatoria

Le innovazioni che riguardarono l’ambito societario avevano tre finalità: accrescere la mobilità dei capitali, aumentare il rendimento degli investimenti, ridurre i rischi connessi al commercio a lunga distanza. Il primo tipo di impresa dei grandi centri portuali assunse il nome di “commenda”.

Questa venne creata per finanziare i commerci marittimi che avvenivano attraverso la Spagna, Africa, Provenza. Questa prevedeva che un mercante o un gruppo di mercanti fornissero il capitale necessario ad avviare un singolo viaggio ad un altro mercante attivo, di solito il 25% dei profitti andava a chi aveva intrapreso la spedizione ed un 75% agli investitori. La commenda raggiunse una straordinaria diffusione soprattutto a Venezia.

Un secondo tipo di impresa era la cosiddetta “compagnia” costituita da membri di una medesima famiglia e volta a sostenere finanziariamente la produzione e il commercio per via terrestre, essa rappresentava un esempio precoce di capitalismo famigliare, per non mettere a rischio l’intero patrimonio famigliare si arruolarono anche parenti meno stretti e investitori estranei nacque così la “compagnia di negozio”.

Evoluzione societaria: la “comandita”

Queste innovazioni permisero la formazione di un mercato internazionale di capitali, quest’intenso sviluppo economico si interruppe poiché crebbe smisuratamente la demografia che toccò i 70 milioni di abitanti ma l’economia non riuscì ad assicurare il sostentamento di una popolazione dilatatasi così velocemente. Ciò agì da stimolo per un ulteriore evoluzione delle forme societarie, la rivoluzione riguardò la “società in accomandita”.

Un caso emblematico di questa evoluzione fu rappresentato dai Medici di Firenze, la più celebre impresa commerciale e bancaria del quattrocento europeo. I Medici consolidarono i propri affari divenendo depositari della camera apostolica e monopolizzando le transazioni finanziarie a livello europeo durante il concilio di Costanza (1414).

La strategia organizzativa della compagnia Medici si incentrava sulla fondazione di filiali, agenzie e succursali nei principali centri commerciali europei come Ginevra, Londra, Pisa, Venezia, Milano e Napoli. La "società in accomandita" era divisa in soci accomandatari (gestori dell’impresa e responsabili del buon andamento) e soci accomandanti (i finanziatori, responsabili del loro capitale). Essa si diffuse in tutta l’Europa. L’elemento fondamentale che caratterizzò questo tipo di impresa (la accomandita) fu l’anonimato per quanto riguarda gli investitori che nel contratto potevano non figurare esplicitamente.

Lex mercatoria: diritto dei mercanti, un diritto universale definito autonomamente dagli operatori commerciali per fissare ancor meglio i meccanismi in grado di garantire l’applicazione dei contratti nella sfera giuridica.

La finanza dell’età del mercantilismo

Oltre all’accesso diretto ai mercati dell’oriente, agli europei si aprirono nuovi e inaspettati orizzonti con la scoperta del continente americano.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

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