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Storia medievale

Episodio che segna l'inizio del Medioevo è la deposizione dell'ultimo imperatore d'Occidente, Romolo Augustolo, da parte di un capo militare sciro (popolazione germanica che si era stanziata nella regione dei Carpazi), Odoacre nel 476 d.C.

I popoli barbarici non erano etnie stabili ma aggregati tribali che avevano avuto tra loro momenti di etnogenesi: comunanza culturale e giuridica.

Ciò aveva prodotto formazioni più o meno stabili dipendenti da alleanze formate tra i vari gruppi tribali e da relazioni con i popoli autoctoni del territorio in cui una tribù realizzava un nuovo stanziamento. Essi non avevano comunque un'identità collettiva. Ormai le truppe stanziate vicino al limes (confine dell'Impero romano) erano formate quasi esclusivamente da soldati barbari riconosciuti come foederates dei romani e aventi quindi la possibilità di acquisire un terzo delle terre, ma anche se essi erano inseriti nel quadro istituzionale della res pubblica, riconoscevano comunque l'autorità dei loro capi originari.

Piano piano in questi popoli nacque il desiderio di possedere delle terre e anche se essi non avevano progetti istituzionali alternativi al modello romano, erano in grado di inserirsi in un apparato ormai debole. Alcuni imperatori come Valente in Oriente avevano consapevolezza di ciò per cui cercarono di inquadrare alcuni di questi popoli in determinati territori attraverso gli espedienti:

Foederatio e hospitalitas

Vero e proprio rapporto di alleanza: gli alleati ottengono un terzo delle terre e in cambio di un consenso. L'indipendenza in cambio di prestazioni militari.

Ciò non impedì uno sfondamento della frontiera sul Reno all'inizio del V secolo.

Sappiamo quindi che la deposizione di Romolo Augustolo non fu la vera causa delle invasioni ma solo un episodio scatenante. La vera causa di tanta mobilità dei popoli va cercata in fattori:

  • Strutturali: molte tribù stavano abbandonando il seminomadismo.
  • Politici: le gentes che stavano a contatto con grandi imperi come quello romano, cominciavano a prendere consapevolezza della loro fragilità e ambivano a terre proprie.

Caratteristiche comuni dei regni romano-barbarici

  • In tutti i territori conquistati i barbari erano in netta minoranza rispetto ai popoli autoctoni.
  • Si ponevano problemi di convivenza che furono risolti con il mantenimento dell'amministrazione e della giurisdizione romana, integrate con la tradizione barbarica.
  • Vengono scritte le leggi in latino, strumento che era tipico romano.
  • In quasi tutti i regni romano-barbarici l'amministrazione continuò ad essere gestita dalla popolazione romana, mentre l'esercito era gestito dai barbari.
  • Il re era il potere assoluto e poteva punire, giudicare e costringere e tutti dovevano riconoscere il suo potere. Egli era una guida anche militare.
  • La cittadinanza era legata all'esercizio delle armi, solo i guerrieri si potevano definire uomini liberi e potevano eleggere il re unendosi in assemblee.

Impero romano d'Occidente

Come già detto ad occidente si erano fondati molti regni tra cui:

Franchi

Fino al V secolo erano un eterogeneo gruppo di tribù, foederati dei romani dal 430 d.C. Trovarono una coesione solo nel V secolo con Clodoveo che si espanse in Neustria, stabilì rapporti con l'episcopato e la chiesa, si fece battezzare, fece redigere la Lex Salica (comprendeva tutte le leggi dei franchi). Dopo di lui ci fu un periodo di crisi e instabilità, poi regnarono i Merovingi e infine i Carolingi.

Anglosassoni

Si stanziarono oltre la Manica spingendo i britannici più ad occidente. Essi trovarono un'unità intorno al nono secolo. Con l'arrivo degli anglosassoni ci fu un ritorno al paganesimo e solo con Agostino ci fu una nuova opera di evangelizzazione.

Goti

Ostrogoti

Goti dell'est. Arrivarono in Italia con la volontà dei Bizantini e cercano di creare una comunità stabile sotto Teodorico che era cresciuto a Costantinopoli. Mantiene il titolo che gli era stato dato da Zenone, re dei Bizantini, di comandante delle truppe.

Tutto ciò aveva creato un equilibrio molto fragile che entrò in crisi negli ultimi anni di regno di Teodorico e si ruppe definitivamente dopo la sua morte a causa delle lotte per il potere.

Ciò diede modo all'imperatore Giustiniano, salito al trono in Oriente, di mandare delle truppe in Italia che sconfissero gli Ostrogoti.

Visigoti

Goti dell'ovest. Si stanziano in un territorio che va dalla Gallia meridionale fino ad arrivare quasi alla Spagna. Ereditarono il sistema politico-amministrativo romano e formarono così una comunità multietnica.

Con Alarico II venne emanata la Lex Romana Visigothorum che raccoglieva le leggi ispirate alla tradizione giuridica romana. Dal punto di vista religioso essi passarono 3 fasi:

  • Arianesimo: viene usato come consolidamento dell'identità visigota.
  • Imposizione dell'arianesimo: è necessario per consolidare il potere che tutti professino la stessa religione. Viene imposto l'arianesimo ma i vescovi sono molto potenti ma il sistema non funziona.
  • Conversione al cristianesimo: si convertono tutti al cristianesimo per poter mantenere e consolidare il potere.

Vandali

Occupano l'Africa Settentrionale e si scontrano con le popolazioni locali perseguitando i cristiani. Prelevano le tasse ma avendo poche spese i re vandali diventano molto ricchi. Nel 533 d.C. arrivano i Bizantini e conquistano facilmente il regno dei vandali.

Impero romano d'Oriente

Ad Oriente l'Impero romano continuò a esistere. Giustiniano regnò dal 527 d.C. al 565 d.C. Ed egli aveva come progetto quello di riunificare l'impero riconquistando i territori occidentali. Si scagliò prima contro i Goti, la guerra greco-gotica durò vent'anni, nel 540 d.C. fu conquistata Ravenna (allora capitale dei Goti), con Totila ci fu una ripresa da parte dei Goti che però vennero sconfitti nel 553 d.C.

Il piano di Giustiniano era stato un successo, nella penisola fu introdotta la legislazione giustinianea sfruttando anche l'autorevolezza episcopale romana (Giustiniano aveva costretto Virgilio vescovo a firmare il decreto che permettesse l'espansione delle sue leggi). Tuttavia la riconquista dell'Italia costituiva una situazione effimera perché dopo la conquista di Giustiniano, nel 568 d.C. i Longobardi prendono il possesso di molte regioni settentrionali.

I Longobardi

Nel 568 d.C. sotto re Alboino entrarono in Italia conquistando territori a “macchia di leopardo”. Essi erano una gens (gruppo di individui la cui consapevolezza di formare una comunità è basata sul fatto di credere ad un'ascendenza comune), erano probabilmente originari della Scandinavia o dell'attuale Ungheria. Erano un popolo “in armi” basato su un'aristocrazia cavaliera, il titolo regio era elettivo, infatti il re veniva eletto da un'assemblea di uomini liberi.

I primi anni del loro stanziamento furono caratterizzati da lotte e rivalità interne dovute alla presa del potere dopo la morte di Alboino. Come gli altri popoli essi si fusero con la popolazione autoctona formando una società multietnica.

Con il passare del tempo nel VII secolo i duchi diventarono funzionari regi e in ogni territorio conquistato venne posto un ducato in modo da controllare meglio tutti i possedimenti. La capitale comincia ad essere un luogo importante e cominciano ad essere scritte delle leggi che valgono però solo per i longobardi in quanto i cittadini romani continuano ad essere sottoposti alle leggi del diritto romano. Le leggi in questo modo distinte vengono fatte sostanzialmente per impedire ai longobardi la cosiddetta “giustizia privata”.

Quando salì al trono Liutpandro la società era ormai del tutto mista. Egli avviò una nuova fase di espansione territoriale finalizzata a conquistare dei territori bizantini. Dalla seconda metà dell'VIII secolo l'impero dei longobardi cominciò a decadere a causa di:

  • Eccessiva aggressività dei re longobardi.
  • Stretta alleanza tra i vescovi e i franchi. Molti re longobardi tentarono di rompere questa alleanza ma non ci riuscirono.
  • Tracollo dell'organizzazione bizantina in Italia.

I Franchi (visti nel dettaglio)

Nel VI secolo il regno dei Franchi fu caratterizzato da una forte rivalità interna dopo la morte di Clodoveo che divise il regno tra i suoi figli. Il regno dei Franchi è sempre stato un regno diviso tra Austria, Neustria, Burgundia. I Franchi riuscirono a conquistare nuovi territori come la Borgogna e la Turingia e progressivamente la società cominciava ad integrarsi con quella gallo-romana rappresentata dai vescovi che acquisivano sempre più potere.

Per circa un trentennio il re della Neustria, Chilperico I, e il re dell'Austrasia, Sigiberto I, si fecero guerra tra loro. Alla morte di Sigiberto I prese il potere sua moglie Brunilde che era diventata il simbolo della nuova Francia, quando alla fine vinse il conflitto Clotario II egli fece uccidere Brunilde in modo violento.

Fanno in questo periodo la loro entrata in scena due figure che diventeranno le più importanti del secolo: Pipino il vecchio e Arnolfo. Dal matrimonio tra la figlia di Pipino e il figlio di Arnolfo nacque la dinastia dei Pipinidi o Carolingi. Essi resero ereditaria la carica di maestro di corte e per rafforzare la loro posizione iniziarono un'opera di damnatio memoriae contro i Merovingi definendoli dei “sovrani fannulloni”.

Ebbe un ruolo decisivo Carlo Martello che diede prova di rinate capacità militari vincendo una spedizione a Poitiers contro degli islamici e riuscendo facilmente a respingere i Sassoni. Prima di morire Carlo divise il regno tra i suoi tre figli: uno morì, uno si ritirò in monastero e fu l'ultimo Pipino il breve a prendere il potere e a diventare un potente maestro di palazzo.

Pipino il breve si alleò con la Chiesa per legittimare il suo status di re dei Franchi e quando Papa Stefano II chiese il suo intervento in Italia egli riuscì a riconquistare a favore della Chiesa dei territori occupati dai Longobardi. Stefano II allora dichiarò Pipino il breve come Patricius Romanorum ed egli si presentò quindi come massimo protettore della Chiesa di Roma.

Nel 768 d.C. Pipino il breve morì e anche lui come i suoi predecessori lasciò il regno ai suoi figli: Carlomanno che morì e Carlo Magno che prese il potere. Sotto Carlo Magno si cominciarono a organizzare spedizioni espansionistiche e furono riportate delle vittorie contro gli avari e in Baviera e il regno raggiunse la massima espansione. Nel 773/774 Carlo Magno sconfisse definitivamente i Longobardi e assunse la corona di Rex Longobardorum, inoltre avendo difeso il Papa anche Carlo come il padre si presentò come protettore della Chiesa romana e fu incoronato.

Riforme di Carlo

  • Si occupò della formazione culturale dei chierici.
  • Non volle cancellare gli usi locali dei vari popoli cercando di coordinarli in modo da non farli entrare in contraddizione.
  • Stabilì il mantenimento delle personalità del diritto (ognuno ha diritto ad essere giudicato secondo le sue leggi).
  • Numerosi interventi sul piano economico come per esempio:
    • I potenti potevano chiedere prestazioni d'opera ai contadini solo come pagamento di terre date in concessione non come tributi.
    • Provvedimenti contro l'usura.
    • Fissare il prezzo su dei prodotti per evitare speculazioni dei latifondisti.

Alla morte, Carlo Magno lasciò il regno ai suoi figli e alla fine la guida fu presa da Ludovico il Pio. Egli modificò profondamente l'ideologia e l'organizzazione dell'impero accentuandone i caratteri cristiani. Promulgò:

  • La ordinatio imperi: che stabiliva che alla sua morte il regno sarebbe andato ai suoi tre figli, escludendo il figlio del fratello.
  • Constitutio romana nell'824 d.C.: vincolava la consacrazione papale a un giuramento di fedeltà fatto all'imperatore.

Successivamente Ludovico modificò la constitutio imperii quando ebbe un quarto figlio e dopo la sua morte e quella del suo secondogenito ci fu una lotta tra i tre fratelli rimanenti che si concluse con un accordo e una spartizione dei territori. Dopo di loro salirono al trono i loro eredi finché dall'881 il potere andò a Carlo il Grasso che fu deposto nell'887 ponendo fine all'impero carolingio.

Rapporti vassallatico-beneficiari

Nel regno Franco ebbe successo la formalizzazione dei rapporti vassallatico-beneficiari nei primi decenni dell'ottavo secolo. I rapporti vassallatico-beneficiari non erano altro che contratti stretti liberamente tra due persone, una si impegnava ad essere fedele e l'altro al mantenimento del primo. Una persona si ritiene sostanzialmente inferiore ad un'altra a cui si mette al servizio ottenendo in cambio dei benefici come terre o beni di diversa natura.

Questi rapporti permettevano che si creassero dei seguiti armati ossia forze militari personali, e che i potenti e in particolare il re si creassero una fitta rete clientelare. Questo processo richiedeva però la disponibilità di molte risorse e tendeva a escludere chi non disponeva di un patrimonio sufficiente per poter avere una clientela. Il sistema cortense consolidava tale situazione a svantaggio dei piccoli proprietari terrieri che spesso diventavano dipendenti dai grandi proprietari.

Inoltre i rapporti vassallatico-beneficiari ebbero un forte impatto su quelli che erano stati i territori longobardi basati sulla piccola proprietà, ciò causò l'aumento delle grandi proprietà terriere e l'uniformazione di coloro che lavoravano la terra alla condizione di contadini dipendenti.

Nel momento della sua massima espansione l'impero carolingio era molto vasto e non era possibile la presenza del re in tutti i territori. Si costituiscono allora piccole circoscrizioni dette comitati in cui un conte amministrava la giustizia e svolgeva vari compiti. I comitati potevano avere grandezze differenti, nelle zone di confine furono istituite le marche, territori ampi in cui era importante l'organizzazione militare e che venivano gestite da un marchese. Vi erano anche territori inglobati in maniera non totalmente stabile e con una loro forte identità nazionale, essi erano detti ducati ed erano gestiti da duchi.

I conti, i marchesi e i duchi erano legati al re da rapporti vassallatico-beneficiari ed erano solitamente persone che nei loro singoli territori godevano già di un certo prestigio. Per evitare quindi che essi acquistassero troppo potere, il re aveva istituito una forma di controllo immediata costituita dai missi: dovevano vigilare sull'operato dei marchesi e dei conti. Erano persona dell'altra aristocrazia o ecclesiastici scelti dal re. Essi erano inoltre i portavoce dell'autorità imperiale.

Il re aveva acquisito una forte ingerenza nella nomina dei vescovi e ciò gli garantiva che molti personaggi che lui contribuiva a far diventare vescovi li fossero poi fedeli diventando suoi missi. Ma i vescovi erano comunque figure di grande importanza e potere per cui il re per assicurarsi ancora di più il loro sostegno li concedeva l'immunità: i vescovi erano immuni dal prelevamento delle tasse e dall'amministrazione e così anche i loro territori.

Con l'arr

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

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