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Architettura romana (I a.C.-V)

La civiltà romana si sviluppa lungo un arco cronologico estremamente ampio, che ha inizio nell’VIII secolo a.C. con la fondazione di Roma. Dopo la fase monarchica, Roma attraversa il periodo della Repubblica, tra il VI e il I secolo a.C., per poi trasformarsi in Impero. La fine dell’Impero romano d’Occidente è tradizionalmente fissata nel 476 d.C., mentre l’Impero romano d’Oriente sopravvive fino al 1453. Questa straordinaria durata storica si riflette in un’evoluzione architettonica continua, capace di assimilare, reinterpretare e superare i modelli precedenti, in particolare quelli greci.

Uno degli aspetti più innovativi dell’architettura romana è l’uso sistematico dei materiali da costruzione. I Romani non si limitarono alla ricerca estetica, ma studiarono attentamente le proprietà meccaniche dei materiali, sfruttandole in modo funzionale. Tra i materiali più utilizzati troviamo il travertino, il tufo, il marmo, la pomice di origine vulcanica, i mattoni in terracotta e, soprattutto, il calcestruzzo romano. Il materiale fondamentale della costruzione romana è infatti l’opus caementicium, considerato l’antenato del calcestruzzo moderno. Era composto da una miscela di pietrisco, ghiaia, calce, acqua e pozzolana. Questo materiale risultava economico, facilmente modellabile e consentiva la realizzazione di strutture architettoniche estremamente complesse, come volte e cupole, impossibili con i sistemi costruttivi greci.

Per migliorare l’aspetto estetico e la compattezza delle murature, l’opus caementicium veniva spesso racchiuso in rivestimenti esterni che assumevano forme diverse a seconda della tecnica adottata. Tra i principali si ricordano l’opus incertum, realizzato con pietre irregolari disposte senza uno schema preciso; l’opus reticulatum, caratterizzato da piccoli blocchi piramidali disposti a rete diagonale; l’opus latericium, costituito da mattoni in terracotta; e l’opus mixtum, che combina elementi del reticulatum e del latericium. Queste tecniche permettevano grande libertà compositiva e una notevole rapidità di costruzione.

Dal punto di vista strutturale, l’architettura romana si fonda prevalentemente sul sistema pilastro-arco, che rappresenta un’evoluzione decisiva rispetto al sistema trilitico greco. L’arco consente una distribuzione più efficiente dei carichi e permette di coprire luci molto più ampie, superando le limitazioni imposte dall’architrave in pietra. Questo sistema rese possibili la costruzione di edifici di dimensioni e complessità senza precedenti, come ponti, acquedotti, terme, anfiteatri e basiliche.

Nel corso del tempo, i Romani non rifiutarono il modello greco, ma lo integrarono in modo originale, fondendo struttura e decorazione. Un esempio significativo è il Santuario di Ercole Vincitore, dove il sistema romano di archi e pilastri è affiancato da colonne e trabeazioni di derivazione greca con funzione prevalentemente decorativa. In altri casi si assiste a un uso quasi “filologico” del linguaggio greco, come sotto Augusto, durante il quale si predilige un’architettura ispirata all’ordine classico greco, come nei portici del Foro di Augusto. Un’ulteriore sintesi tra i due mondi si osserva nel Colosseo, dove il sistema ad archi tipicamente romano è “inquadrato” da ordini architettonici greci sovrapposti, trasformati in puro elemento decorativo.

Per una distribuzione più efficace dei carichi verticali, il sistema arco-pilastro viene spesso associato all’uso delle volte, che rappresentano una delle più grandi innovazioni romane. Le principali tipologie di volte utilizzate sono la volta a botte, la volta a crociera, la volta a vela e la cupola.

Accanto agli ordini architettonici greci, i Romani ne introdussero altri due: l’ordine tuscanico e l’ordine composito. L’ordine tuscanico deriva dall’architettura etrusca e viene reinterpretato dai Romani in una forma più regolare. Ispirato al dorico, si distingue per una colonna più slanciata, priva di scanalature, dotata di una base semplice e di un capitello sobrio. Era spesso impiegato in edifici militari, civili e utilitari, dove prevaleva la funzionalità sull’apparato decorativo.

L’ordine composito è invece una creazione interamente romana e rappresenta la massima espressione di ricchezza ornamentale. Come suggerisce il nome, combina elementi di ordini diversi: il capitello unisce le volute ioniche alle foglie d’acanto del corinzio, mentre il fusto e la base riprendono proporzioni simili a quelle corinzie, ma con maggiore slancio. La trabeazione è altamente decorata e sottolinea il carattere celebrativo e monumentale di questo ordine, utilizzato soprattutto in edifici pubblici, archi trionfali e monumenti imperiali.

2.1 Età repubblicana

I tre santuari laziali hanno lasciato alcune novità nel bagaglio architettonico romano, successivamente usate dai romani e no. Gli elementi più copiati sono l’uso di semicirconferenze poste alla base, gli emicicli e le esedre, usati dappertutto nel periodo imperiale dai fori, alle terme fino ad essere inserite all’interno dei templi e successivamente nelle basiliche cristiane, le absidi, e le file di ambienti voltati posti per superare dislivelli naturali, esempi più avanzati li vediamo nel Pelice della Villa Adriana con le cosiddette “cento camerelle” e nei Mercati di Traiano.

Santuario di Giove Anxur, Terracina

Arch. Sconosciuto. Inizio del I secolo a.C.

Il complesso si articola su tre terrazze monumentali, delle quali quella centrale riveste il ruolo principale poiché accoglie il tempio di Giove. Il tempio presenta un orientamento autonomo, non perfettamente allineato con l’asse della terrazza, scelta che ne sottolinea la centralità simbolica e cultuale rispetto all’impianto architettonico complessivo. Si tratta di un tempio romano-italico di tradizione arcaica, impostato su un alto podio che lo separava fisicamente e visivamente dal piano di calpestio. La cella era caratterizzata da colonne semi-inglobate nei muri rafforzando l’effetto monumentale dello spazio interno. La principale novità consiste nell’uso sistematico delle sostruzioni voltate in muratura per modellare il paesaggio naturale e creare architettura monumentale su più livelli, i Romani realizzarono una pianura artificiale mediante la costruzione di ambienti voltati sovrapposti, che fungevano da sostruzioni portanti. Queste strutture, realizzate in opus incertum, consentirono di regolarizzare il terreno e di ottenere ampie superfici orizzontali su cui impostare l’architettura sacra.

Santuario di Ercole Vincitore, Tivoli

Arch. Sconosciuto. Metà del I secolo a.C.

Il santuario si configura come un grandioso complesso scenografico terrazzato, articolato su cinque livelli e organizzato secondo un rigoroso asse monumentale. Al centro del sistema si apre una piazza rettangolare circondata su tre lati da portici; a completare l’impianto vi sono il tempio, impostato su alto podio, e un teatro di tradizione greca, inserito armonicamente nella struttura complessiva. I portici sono realizzati secondo il sistema romano a pilastri, con l’aggiunta di semicolonne addossate sul fronte e di una trabeazione, creando un effetto di monumentalità che fonde elementi strutturali e decorativi. L’articolazione su due livelli consente di risolvere un problema tipico dell’architettura repubblicana: l’incontro ad angolo retto delle volte a botte. Questo nodo strutturale viene superato evitando l’intersezione diretta delle volte e sfalsandone le quote su piani differenti. Di particolare rilievo è l’ampliamento della terrazza sul lato del pendio scosceso, dove i Romani realizzarono una poderosa serie di ambienti quadrati coperti da volte a padiglione. Queste strutture svolgono una duplice funzione: da un lato distribuiscono uniformemente i carichi della sovrastante terrazza, dall’altro consentono di superare e regolarizzare i dislivelli naturali del terreno.

Dal punto di vista costruttivo, il complesso impiega materiali e tecniche tipiche dell’edilizia romana: opus incertum e opus caementicium per le murature portanti, travertino per gli elementi architettonici di pregio e laterizi per integrazioni strutturali e rifiniture.

Santuario della Fortuna Primigenia, Palestrina

Arch. Sconosciuto. Tra il II e il I secolo a.C.

Il santuario è composto da un insieme di rampe e terrazze, con l’aggiunta di due gruppi di edifici, uno ai piedi della collina, la cosiddetta area sacra, e l’altro sopra. Salendo le prime rampe di scale, troviamo una terrazza arricchita da un portico dorico, interrotto da due esedre con un colonnato ionico, salendo ulteriormente troviamo una piazza rettangolare circondata da dei portici con al centro un grande emiciclo gradinato. Il santuario è di un’importanza eccezionale per lo studio dello sviluppo dell’architettura romana; in esso, se pure evidente l’influenza ellenistica del gusto scenografico e dei singoli elementi, troviamo caratteri di assialità così precisi, di stretto legame tra architettura e il paesaggio e soluzioni tecniche sapienti che non sono riconducibili a nessuna costruzione di stampo greco. Il santuario è disposto simmetricamente lungo un asse centrale ma in modo tale che il visitatore, mentre saliva, potesse avere un’esperienza solo graduale. Si tratta di una notevole anticipazione delle costruzioni romane più tarde, come le costruzioni imperiali delle terme, basate sul carattere di una rivelazione progressiva e ordinata. Notevole è l’uso del cassettone nelle volte e l’uso degli emicicli, semicirconferenze poste nella base, che non aveva funzioni statiche.

2.2 Età di Augusto

Con la vittoria di Augusto nella Battaglia di Azio nel 31 a.C. si conclude il periodo delle guerre civili e nasce un nuovo sistema politico, l’Impero Romano, caratterizzato da un potere centrale forte e stabile. I confini rimangono inizialmente simili a quelli della tarda Repubblica, con un’espansione significativa solo sotto Traiano; l’obiettivo principale diventa quindi il consolidamento e l’organizzazione dell’Impero. La concentrazione del potere nelle mani di un’unica figura ebbe conseguenze decisive anche in ambito architettonico. In particolare, si affermò in modo sistematico il mecenatismo pubblico, attraverso il quale l’imperatore utilizzava l’architettura come strumento di propaganda politica e ideologica. Augusto avviò infatti un vastissimo programma edilizio, volto a rinnovare l’immagine di Roma e a celebrarne la grandezza, riprendendo e portando a compimento molte delle opere iniziate o progettate da Giulio Cesare.

L’architettura augustea è caratterizzata da una marcata tendenza classicista e tradizionalista. Si assiste a un recupero consapevole dei modelli greci, ritenuti gli unici capaci di conferire dignità, ordine e autorevolezza all’architettura imperiale. Questo orientamento comportò una frenata delle sperimentazioni più audaci che avevano caratterizzato l’ultimo secolo della Repubblica. Tuttavia, la continuità delle esperienze tecniche non venne meno: accanto al classicismo decorativo, si registrarono importanti progressi costruttivi. Tra i risultati più significativi di questo periodo si annoverano la sperimentazione delle volte a crociera e delle volte a vela, l’adozione della cupola emisferica e un uso sempre più maturo e consapevole del sistema ad arco, elementi destinati a diventare fondamentali nello sviluppo dell’architettura romana imperiale. Anche in ambito decorativo si verificarono cambiamenti rilevanti, legati soprattutto all’impiego sistematico del marmo, utilizzato non solo come materiale strutturale ma soprattutto come rivestimento, contribuendo alla monumentalizzazione e alla nobilitazione degli spazi architettonici. Nel complesso, l’architettura dell’età di Augusto si configura come una sintesi equilibrata tra tradizione e innovazione, in cui il recupero del classicismo greco convive con avanzate soluzioni tecniche, ponendo le basi per lo sviluppo monumentale dell’architettura imperiale dei secoli successivi.

Una figura centrale per la comprensione teorica dell’architettura di questo periodo è Vitruvio, autore del De Architectura. A lui si deve la trasmissione di fondamentali conoscenze tecniche, scientifiche ed estetiche del mondo antico, considerate parte integrante della formazione dell’architetto. Vitruvio definisce inoltre i tre ordini architettonici e formula i celebri principi estetici di firmitas, utilitas e venustas, destinati a influenzare profondamente la cultura architettonica occidentale.

Tra le principali opere realizzate in età augustea si ricordano il Foro di Augusto, il Mausoleo di Augusto, l’Ara Pacis, il Teatro di Marcello e i templi dell’area di Largo Argentina. A questi si aggiungono numerosi archi celebrativi, come l’Arco di Augusto di Roma, Rimini, Aosta e Orange, che testimoniano la diffusione del linguaggio architettonico augusteo anche nelle province.

Foro di Augusto, Roma

Fine del I sec. a.C. Arch. Sconosciuto.

Il Foro di Augusto fu realizzato in stretta connessione con il Foro di Giulio Cesare, il primo dei Fori imperiali portato a compimento da Augusto. L’intervento rispondeva all’esigenza di dotare Roma di uno spazio pubblico monumentale, adeguato al nuovo ruolo di capitale. L’impianto urbanistico riprende quello del Foro di Cesare, basandosi su una rigorosa impostazione assiale e simmetrica: la piazza, di forma rettangolare e allungata, è scandita lateralmente da portici e chiusa sul fondo dal Tempio di Marte. Questa disposizione evidenzia un chiaro richiamo alle piazze tardo-ellenistiche, caratterizzate da spazi regolari delimitati da porticati continui. All’interno del foro compaiono anche elementi curvilinei, che arricchiscono e articolano la rigidità geometrica dell’impianto: in particolare le due grandi esedre sui lati maggiori della piazza e l’abside del tempio, soluzioni che ampliano lo spazio e ne aumentano la monumentalità.

Il complesso presenta inoltre una significativa sintesi di modelli architettonici italici, riconducibili ai tre importanti santuari laziali di età repubblicana:

  • Il tempio su un alto podio, derivato dal Santuario di Giove Anxur a Terracina;
  • L’impiego di semicolonne a funzione prevalentemente decorativa addossate ai muri interni dei porticati, derivato dal Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli;
  • L’uso delle esedre, ispirato al Santuario della Fortuna Primigenia a Palestrina.

Nel Foro di Augusto si manifesta però anche una precisa scelta ideologica di ritorno al classicismo greco. Per rafforzare il legame con la cultura ellenica, Augusto abbandona il sistema romano di archi e volte nei portici e reintroduce il sistema trilitico, basato su colonne di ordine corinzio sormontate da una trabeazione riccamente decorata. Al di sopra del portico correva un attico continuo, ornato da cariatidi, sottolineando ulteriormente il dialogo con l’architettura greca classica.

Nel tempio si osserva infine un raffinato trattamento della parete della cella: le murature sono scandite da paraste, ovvero pilastri inglobati nel muro di cui emerge solo metà del fusto; davanti a ciascuna parasta è collocata una colonna libera priva di funzione strutturale, con un ruolo esclusivamente decorativo e simbolico. Questa soluzione accentua la profondità plastica delle superfici murarie e rafforza il carattere monumentale dell’edificio.

Teatro Marcello, Roma

Seconda metà del I sec. a.C. Arch. Sconosciuto.

Il Teatro di Marcello rappresenta uno degli esempi più significativi della capacità romana di rielaborare i

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

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