Il manuale di Summerson: elementi essenziali del classicismo
Il manuale di John Summerson dedicato agli elementi essenziali del classicismo rappresenta uno dei testi fondamentali per comprendere lo sviluppo e il significato dell’architettura classica nel corso della storia. Attraverso l’analisi di esempi architettonici, trattati teorici e trasformazioni culturali, il testo illustra come il linguaggio classico si sia formato nell’antichità e come sia stato reinterpretato nei secoli successivi fino all’età moderna.
Un primo modo per comprendere cosa si intenda per architettura classica consiste nell’osservare alcuni edifici emblematici. A Londra, ad esempio, edifici come St. Paul’s Cathedral, il British Museum, la National Gallery, la Canada House e gli edifici pubblici situati lungo Whitehall possono essere considerati esempi di architettura classica. Al contrario, edifici come Westminster, il Natural History Museum e il Palazzo del Parlamento non appartengono a questo linguaggio architettonico. Questa distinzione permette di comprendere come l’architettura classica sia riconoscibile attraverso specifici elementi e principi compositivi.
Le radici dell’architettura classica affondano nell’antichità, in particolare nell’architettura dei templi greci e nelle costruzioni religiose, civili e militari dei romani. Nel corso della storia questo linguaggio architettonico è stato utilizzato come una sorta di linguaggio comune, condiviso da architetti e costruttori di epoche diverse.
Un edificio classico si distingue per la presenza di elementi decorativi che appartengono al vocabolario architettonico del mondo antico. Tra questi elementi si trovano le colonne, i particolari modi di trattare porte e finestre, nonché le terminazioni del frontone. Questi elementi non sono semplicemente decorativi, ma costituiscono un sistema codificato di regole e proporzioni.
Uno dei concetti fondamentali dell’architettura classica è quello di proporzione. La proporzione ha lo scopo di creare armonia all’interno della struttura dell’edificio. Questa armonia diventa comprensibile grazie all’uso di più ordini architettonici. Tuttavia, la proporzione da sola non è sufficiente a definire un edificio come classico: un’architettura può essere riconosciuta come classica soltanto quando stabilisce un riferimento diretto o implicito agli edifici dell’antichità.
Anche in epoche più recenti alcuni architetti hanno cercato di mantenere lo spirito dell’architettura classica pur utilizzando materiali moderni. Un esempio significativo è rappresentato dagli edifici di Auguste Perret, che pur essendo realizzati con tecniche e materiali moderni mantengono uno spirito compositivo legato alla tradizione classica.
Gli ordini architettonici
Un elemento centrale dell’architettura classica è rappresentato dal concetto di ordine. L’ordine è costituito dall’insieme formato dalla colonna e dalla sovrastruttura del colonnato del tempio, ovvero la trabeazione. Quest’ultima è composta da tre parti principali: architrave, fregio e cornice.
Gli ordini architettonici tradizionalmente riconosciuti sono cinque:
- Dorico
- Toscano
- Ionico
- Corinzio
- Composito
L’ordine dorico è caratterizzato da una colonna che si innalza su un piedistallo e sostiene la trabeazione. Questo ordine è associato simbolicamente alla forza e alla solidità.
La prima descrizione sistematica degli ordini fu fornita dall’architetto romano Vitruvio, che nel terzo e quarto libro del suo trattato descrisse gli ordini dorico, ionico, corinzio e toscano. Nel XV secolo Leon Battista Alberti riprese queste descrizioni, basandosi anche sull’osservazione de
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